Mahabalipuram turismo: storia delle Sette pagode, tsunami

Sito archeologico e storia del mito delle sette pagode di Mahabalipuram in India, il fascino del Tempio della Spiaggia legato ai templi sommersi.

Tempio Tamil Nadu - Mahabalipuram

Turismo Mahabalipuram

Quando si parla delle Sette pagode di Mahabalipuram ci si vuole riferire ad un mito presente in India e parzialmente in europa da parecchi secoli.

Sette Pagode è il nome che fu dato dai primi esploratori europei che giunsero alla città indiana di Mahabalipuram per il fatto che in essa, secondo una leggenda diffusa, sorgevano anticamente sette templi simili al Tempio della spiaggia, eretto nell’ottavo secolo sull rive del golfo del Bengala e di cui ancora oggi possono essere ammirati i resti.

Il Tempio della spiaggia, nelle credenze indiane, esprime il mito del brahmanesimo che intende spiegare l’origine delle pagode in modi soprannaturali.

A quel tempo regnava il principe Hiranyakasipu che non voleva adorare il dio Vishnu contrariamente al figlio Prahlada che invece era pieno di fede.

Per questo motivo il principe mandò via il figlio per un certo periodo di tempo trascorso il quale gli permise di tornare.

Ma ancora una volta ci furono dei diverbi tra i due sempre in merito a Vishnu tanto accesi che il padre, perdendo la pazienza, dette un calcio ad un pilastro da cui emerse subito Vishnu in forma di uomo con testa di leone che punì Hiranyakasipu uccidendolo, permettendo così a Prahlada di succedergli diventando lui il regnante e avendo anche un figlio che chiamò Bali.

Molti scopritori europei, tra cui anche Marco Polo, fecero alcuni cenni alle sette pagode come resoconto dei loro viaggi verso le colonie indiane.

Il merito della diffusione della conoscenza di questo mito in Europa viene riconosciuto principalmente al poeta Robert Southey, che in una delle sue poesie, riferendosi alla città usando per essa il nome di Bali, in onore del suo fondatore, afferma che sono presenti alcune pagode.

All’epoca del catastrofico tsunami, che colpì gran parte delle terre che si affacciano sull’oceano Indiano, l’acqua nei pressi di Mahabalipuram si ritrasse di circa 500 metri, con quell’ effetto tristemente famoso che avviene pochi istanti prima che un tale evento si abbatta sulla costa.

Coloro che erano sulla spiaggia furono testimoni oculari di quanto accadde e notarono per pochi istanti emergere dalle acque agitate una fila molto lunga di rocce enormi insieme ad alcune statue e piccoli edifici che erano stati ricoperti di sabbia per tanti anni.

Il più famoso ritrovamento archeologico dovuto allo tsunami è quello della grande statua di un leone in posizione seduta che, rimasto alla luce a causa del mutato andamento della linea costiera sulla spiaggia di Mahabalipuram, è divenuto una attrattiva per il tutto il turismo locale.

Nell’aprile del 2005 fu composta una squadra di archeologi indiani che, aiutati dai mezzi della marina militare nazionale, iniziarono una ricerca al largo della costa di Mahabalipuram utilizzando metodi sofisticati come la tecnologia del sonar.

Grazie a queste ricerche approfondite fecero scoperte molto interessanti. Le pietre che i testimoni oculari dissero di aver visto subito prima del verificarsi dello tsunami appartenevano ad un muro alto circa 200 centimetri e lungo poco meno di un centinaio di metri.

Inoltre furono rinvenuti anche ben due templi sommersi e un terzo tempio scavato della roccia a meno di 500 metri dalla costa.

Anche se tutto questo non può confermare in maniera assoluta l’esistenza di sette pagode, consente di affermare con certezza che l’area religiosa di Mahabalipuram era molto più ampia di quanto si ritenese prima di questi ritrovamenti.

Gli studiosi diissero inoltre che relazionando questi templi sommersi con il Tempio della spiaggia e altre strutture minori si riesce ad ottenere un insieme molto simile a quanto raffigurato nell’unico dipinto di epoca Pallava giunto noi che rappresenta la disposizione delle Sette Pagode.

Inotre, dopo lo tsunami, è rimasta allo scoperto anche una grande pietra riportante numerose iscrizioni, a testimonianza del fatto che il sovrano Krishna III aveva sborsato una ingene somma di denaro per far mantenere accesa una fiamma in eterno davanti al tempio.

Gli archelogi sempre più incuriositi hanno scavato ancora nelle vicinanze di questa pietra giungendo a scoprire un ulteriore tempio sempre di epoca Pallava insieme a numerose monete e altri oggetti provenienti dalle antiche cerimonie indù.