Fano: cosa vedere nella città della fortuna

Cosa vedere a Fano, itinerario comprendente i principali monumenti e luoghi di interesse, tra cui Mura romane, Arco di Augusto, Cattedrale, Fontana della fortuna e Museo Civico.

Palazzo della Ragione, Teatro della Fortuna - Fano

Dove si trova e cenni storici

Città delle Marche in provincia di Pesaro e Urbino, Fano si affaccia sul Mare Adriatico, vicino alla foce del Metauro.

E’ soprannominata la città della fortuna, appellativo derivante dalla presenza del Tempio della Fortuna, attorno al quale si sviluppò il centro abitato.

Il suo porto turistico Marina dei Cesari, è collocato tra due spiagge, quella di Lido di Fano a ponente, caratterizzata da un arenile di sabbia, e della Sassonia a levante, formata da sassi e ciottoli e estesa fino alla foce del Metauro.

La prima testimonianza scritta in cui appare la città di Fano risale al 49 a.C., ai tempi dei Romani, pur essendo il suo territorio abitato fin dall’età della protostoria.

Itinerari turistici

Città di mare dotata di un centro storico molto attraente, Fano offre interessanti percorsi di visita attraverso cui è possibile risalire alla sua lunga storia.

Durante il periodo imperiale Augusteo furono edificate le mura, di cui se ne sono conservate circa i due terzi, insieme alla Porta di Augusto, nota anche come Arco d’Augusto e costruita nel punto in cui la via Flaminia si congiungeva al decumano massimo della città.

Di questa antica cinta muraria è ancora visibile un’altra porta, più modesta rispetto a quella di Augusto, chiamata Porta della Mandria perché in epoca medioevale nella zona venivano portate le greggi al pascolo.

Le mura romane furono ampliate nel quindicesimo secolo sotto la Signoria dei Malatesta, mediante la costruzione, davanti all’Arco di Augusto, della Porta Maggiore e della fortezza nota come Rocca Malatestiana, progettata da Matteo Nuti e situata all’estremità nord-orientale delle mura.

Nel sedicesimo secolo, sotto lo Stato Pontificio, fu edificato anche il Bastione del Sangallo, situato nell’angolo sud-orientale delle mura malatestiane.

Un percorso sotterraneo che si snoda tra vicoli, cunicoli e gallerie, sotto la città, ci conduce nella Fano romana, quando si chiamava Iulia Fanestris.

Nei pressi della porta nota come Arco d’Augusto, si trova la Cattedrale di Santa Maria Assunta, il cui aspetto attuale è frutto di importanti interventi operati nel tempo.

La Chiesa, costruita nella seconda metà del dodicesimo secolo sui resti di una costruzione precedente, andata distrutta a causa di un incendio, conserva un pregiato pulpito, realizzato con sculture provenienti dall’originaria struttura romanica.

All’interno della Cattedrale, la Cappella Nolfi è celebre per il ciclo affrescato da Domenico Zampieri, detto il Domenichino, inoltre si possono ammirare, nella Cappella dei Santi Protettori, la tela della Vergine con i Santi Orso e Eusebio, opera di Ludovico Carracci, e la tela della Vergine Assunta, eseguita da Sebastiano Ceccarini e situata sull’altare maggiore.

Piazza XX settembre, cuore della città, ospita la Fontana della Fortuna decorata con una copia dell’elegante statuetta bronzea della Dea Fortuna, realizzata nel 1593 da Donnino Ambrosi, l’originale della statua si trova nel Museo Civico.

Su questa piazza si affaccia il trecentesco Palazzo della Ragione, con facciata in stile romanico-gotico e interno rimaneggiato nell’ottocento in stile neoclassico per ospitare il Teatro della Fortuna.

Sulla sinistra del Palazzo sorge la moderna Torre Civica, costruita nel 1950 al posto del settecentesco campanile abbattuto dai tedeschi nel 1944, mentre a destra del Palazzo, attraverso l’arco Borgia-Cybo, si accede alla Corte Malatestiana, un incantevole spazio aperto usato in estate per spettacoli e rappresentazioni, sul quale si affacciano le due parti dell’antica dimora dei Malatesta, attuale sede del Museo civico e della Pinacoteca.

Il Museo civico conserva reperti preistorici, protostorici e del periodo romano, provenienti dal territorio di Fano, oltre a una preziosa collezione di pitture di scuola locale, romana, veneta e bolognese che vanno dal quindicesimo al diciassettesimo secolo, fino all’arte contemporanea.

Presso l’antico dislivello fra la città romana e il litorale adriatico, sorge la Chiesa di San Pietro in Valle, una chiesa seicentesca progettata dall’architetto romano Giambattista Cavagna.

La facciata della Chiesa è rimasta incompiuta, mentre l’interno nel corso del tempo è stato adornato di marmi, stucchi, affreschi e pitture, tanto da essere considerata uno degli esempi più significativi del barocco marchigiano.

Molte di queste pitture si possono ammirare presso la Pinacoteca del Palazzo Malatestiano.

Vicino a Piazza XX settembre, sotto il portico dell’ex Chiesa di San Francesco si trovano le tombe monumentali appartenenti a Paola Bianca Malatesta e al marito Pandolfo III Malatesta.

La prima è un capolavoro di scultura tardogotica dello scultore veneziano Filippo di Domenico, la seconda in stile rinascimentale è attribuita all’architetto Leon Battista Alberti.

La Chiesa di Santa Maria Nuova, in origine dedicata a San Salvatore, fu costruita nel sedicesimo secolo, su una struttura medioevale di cui non rimangono tracce.

Del periodo rinascimentale si distinguono l’elegante portico e il bellissimo portale, opera di Bernardino di Pietro da Carona, mentre gli stucchi dell’interno risalgono alla ricostruzione avvenuta nel diciottesimo secolo.

Al suo interno sono conservati eccellenti dipinti del Perugino.

In Piazza Jacopo Sansovino sorge la cinquecentesca Basilica di San Paterniano, dedicata al principale patrono della città.

La facciata della chiesa, rimasta incompiuta, ha un imponente portale realizzato nel 1573 dallo scalpellino veneto Giacomo di Stefano Bambagiani.

Nel coro della Basilica si trova la pala d’altare raffigurante San Paterniano in gloria sopra la città di Fano, realizzata nel 1612 dal pittore Alessandro Tiarini.

Carnevale

Da ricordare che Fano è famosa per il suo Carnevale, considerato il più antico d’Italia, famoso per il getto, ovvero il tradizionale lancio di dolcetti dai carri allegorici caratterizzati da altezze che sfiorano i venti metri.

Nonostante che i primi documenti relativi al carnevale di Fano risalgano al 1347, lo storico Vincenzo Nolfi attribuisce la sua nascita alla riconciliazione tra la famiglia guelfa del Cassero e quella ghibellina Da Carignano, ricordate da Dante nella Divina Commedia.

Col passare del tempo il carnevale di Fano divenne una festa sempre più importante, grazie soprattutto alla sospensione della differenza tra le varie classi sociali per un giorno, avvenimento che consentiva ai servi di prendersi gioco dei padroni, immuni da punizioni, usanza rappresentata abbondantemente nella satira.