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LA BIBBIA
Samuele 2 - Capitolo 19
Dolore di Davide
[1]Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano
di sopra della porta e pianse; diceva in lacrime: «Figlio mio!
Assalonne figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece
di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». [2]Fu
riferito a Ioab: «Ecco il re piange e fa lutto per Assalonne». [3]La
vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo,
perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è molto
afflitto a causa del figlio». [4]Il popolo in quel giorno
rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente
vergognosa per essere fuggita in battaglia. [5]Il re si
era coperta la faccia e gridava a gran voce: «Figlio mio
Assalonne, Assalonne figlio mio, figlio mio!». [6]Allora
Ioab entrò in casa del re e disse: «Tu copri oggi di rossore il
volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la
vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue mogli e alle
tue concubine, [7]perché mostri di amare quelli che ti
odiano e di odiare quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri
chiaramente che capi e ministri per te non contano nulla; ora io
ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi fossimo quest'oggi
tutti morti, allora sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. [8]Ora
dunque alzati, esci e parla al cuore della tua gente; perché io
giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà
con te questa notte; questa sarebbe per te la peggiore sventura
di tutte quelle che ti sono cadute addosso dalla tua giovinezza
fino ad oggi». [9]Allora il re si alzò e si sedette
sulla porta; fu dato quest'annunzio a tutto il popolo: «Ecco il
re sta seduto alla porta». E tutto il popolo venne alla presenza
del re.
Si prepara il ritorno di Davide
Gli Israeliti erano fuggiti ognuno alla sua tenda. [10]In
tutte le tribù d'Israele tutto il popolo stava discutendo e
diceva: «Il re ci ha liberati dalle mani dei nostri nemici e ci
ha salvati dalle mani dei Filistei; ora è dovuto fuggire dal
paese a causa di Assalonne. [11]Ma quanto ad Assalonne,
che noi avevamo consacrato perché regnasse su di noi, è morto
in battaglia. Ora perché non cercate di far tornare il re?». [12]Ciò
che si diceva in tutto Israele era giunto a conoscenza del re. Il
re Davide mandò a dire ai sacerdoti Zadòk ed Ebiatàr:
«Riferite agli anziani di Giuda: Perché volete essere gli
ultimi a far tornare il re alla sua casa? [13]Voi siete
mio osso e mia carne e perché dunque sareste gli ultimi a far
tornare il re? [14]Dite ad Amasà: Non sei forse mio osso
e mia carne? Dio mi faccia questo e mi aggiunga quest'altro, se
tu non diventerai davanti a me capo dell'esercito per sempre al
posto di Ioab!». [15]Così piegò il cuore di tutti gli
uomini di Giuda, come se fosse stato il cuore di un sol uomo;
essi mandarono a dire al re: «Ritorna tu e tutti i tuoi
ministri».
Episodi del ritorno: Simeì
[16]Il re dunque tornò e giunse al Giordano; quelli di
Giuda vennero a Gàlgala per andare incontro al re e per fargli
passare il Giordano.
[17]Simeì, figlio di Ghera, Beniaminita, che era di
Bacurìm, si affrettò a scendere con gli uomini di Giuda
incontro al re Davide. [18]Aveva con sé mille uomini di
Beniamino. Zibà, il servo della casa di Saul, i suoi quindici
figli con lui e i suoi venti servi si erano precipitati al
Giordano prima del re [19]e avevano servito per far
passare la famiglia del re e per fare quanto a lui sarebbe
piaciuto. Intanto Simeì, figlio di Ghera, si gettò ai piedi del
re nel momento in cui passava il Giordano [20]e disse al
re: «Il mio signore non tenga conto della mia colpa! Non
ricordarti di quanto il tuo servo ha commesso quando il re mio
signore è uscito da Gerusalemme; il re non lo conservi nella sua
mente! [21]Perché il tuo servo riconosce di aver peccato
ed ecco, oggi, primo di tutta la casa di Giuseppe, sono sceso
incontro al re mio signore». [22]Ma Abisài figlio di
Zeruià, disse: «Non dovrà forse essere messo a morte Simeì
perché ha maledetto il consacrato del Signore?». [23]Davide
disse: «Che ho io in comune con voi, o figli di Zeruià, che vi
mostriate oggi miei avversari? Si può mettere a morte oggi
qualcuno in Israele? Non so dunque che oggi divento re di
Israele?». [24]Il re disse a Simeì: «Tu non morirai!».
E il re glielo giurò.
Merib-Bàal
[25]Anche Merib-Bàal nipote di Saul scese incontro al
re. Non si era curato i piedi e le mani, né la barba intorno
alle labbra e non aveva lavato le vesti dal giorno in cui il re
era partito a quello in cui tornava in pace. [26]Quando
giunse da Gerusalemme incontro al re, il re gli disse: «Perché
non sei venuto con me, Merib-Bàal?». [27]Egli rispose:
«Re, mio signore, il mio servo mi ha ingannato! Il tuo servo
aveva detto: Io mi farò sellare l'asino, monterò e andrò con
il re, perché il tuo servo è zoppo. [28]Ma egli ha
calunniato il tuo servo presso il re mio signore. Però il re mio
signore è come un angelo di Dio; fà dunque ciò che sembrerà
bene ai tuoi occhi. [29]Perché tutti quelli della casa di
mio padre non avevano meritato dal re mio signore altro che la
morte; ma tu avevi posto il tuo servo fra quelli che mangiano
alla tua tavola. E che diritto avrei ancora di implorare presso
il re?». [30]Il re gli disse: «Non occorre che tu
aggiunga altre parole. Ho deciso: tu e Zibà vi dividerete i
campi». [31]Merib-Bàal rispose al re: «Se li prenda
pure tutti lui, dato che ormai il re mio signore è tornato in
pace a casa!».
Barzillài
[32]Barzillài il Galaadita era sceso da Roghelìm e
aveva passato il Giordano con il re, per congedarsi da lui presso
il Giordano. [33]Barzillài era molto vecchio: aveva
ottant'anni. Aveva fornito i viveri al re mentre questi si
trovava a Macanàim, perché era un uomo molto facoltoso. [34]Il
re disse a Barzillài: «Vieni con me; io provvederò al tuo
sostentamento presso di me, a Gerusalemme». [35]Ma
Barzillài rispose al re: «Quanti sono gli anni che mi restano
da vivere, perché io salga con il re a Gerusalemme? [36]Io
ho ora ottant'anni; posso forse ancora distinguere ciò che è
buono da ciò che è cattivo? Può il tuo servo gustare ancora
ciò che mangia e ciò che beve? Posso udire ancora la voce dei
cantori e delle cantanti? E perché allora il tuo servo dovrebbe
essere di peso al re mio signore? [37]Solo per poco tempo
il tuo servo verrà con il re oltre il Giordano; perché il re
dovrebbe darmi una tale ricompensa? [38]Lascia che il tuo
servo torni indietro e che io possa morire nella mia città
presso la tomba di mio padre e di mia madre. Ecco qui mio figlio,
il tuo servo Chimàm; venga lui con il re mio signore; fà per
lui quello che ti piacerà». [39]Il re rispose: «Venga
dunque con me Chimàm e io farò per lui quello che a te
piacerà; farò per te quello che desidererai da me». [40]Poi
tutto il popolo passò il Giordano; il re l'aveva gia passato.
Allora il re baciò Barzillài e lo benedisse; quegli tornò a
casa.
Giuda e Israele si contendono il re
[41]Così il re passò verso Gàlgala e Chimàm era
venuto con lui. Tutta la gente di Giuda e anche metà della gente
d'Israele aveva fatto passare il re.
[42]Allora tutti gli Israeliti vennero dal re e gli
dissero: «Perché i nostri fratelli, gli uomini di Giuda, ti
hanno portato via di nascosto e hanno fatto passare il Giordano
al re, alla sua famiglia e a tutta la gente di Davide?». [43]Tutti
gli uomini di Giuda risposero agli Israeliti: «Il re è un
nostro parente stretto; perché vi adirate per questo? Abbiamo
forse mangiato a spese del re o ci fu portata qualche
porzione?». [44]Gli Israeliti replicarono agli uomini di
Giuda: «Dieci parti mi spettano sul re; inoltre sono io il
primogenito e non tu; perché mi hai disprezzato? Non sono forse
stato il primo a proporre di far tornare il re?». Ma il parlare
degli uomini di Giuda fu più violento di quello degli Israeliti.
Samuele 2 - Capitolo 20
Rivolta di Seba
[1]Ora si trovava là un uomo iniquo chiamato Sèba,
figlio di Bicrì, un Beniaminita, il quale suonò la tromba e
disse:
«Non abbiamo alcuna parte con Davide
e non abbiamo un'eredità con il figlio di Iesse.
Ognuno alle proprie tende, Israele!».
[2]Tutti gli Israeliti si allontanarono da Davide per
seguire Sèba, figlio di Bicrì; ma gli uomini di Giuda rimasero
attaccati al loro re e lo accompagnarono dal Giordano fino a
Gerusalemme. [3]Davide entrò nella reggia a Gerusalemme.
Il re prese le dieci concubine che aveva lasciate a custodia
della reggia e le mise in un domicilio sorvegliato; egli
somministrava loro gli alimenti, ma non si accostava loro;
rimasero così recluse fino al giorno della loro morte, in stato
di vedovanza perenne.
Assassinio di Amasà
[4]Poi il re disse ad Amasà: «Radunami tutti gli
uomini di Giuda in tre giorni; poi vieni qui». [5]Amasà
dunque partì per adunare gli uomini di Giuda; ma tardò più del
tempo fissato. [6]Allora Davide disse ad Abisài: «Sèba
figlio di Bicrì ci farà ora più male di Assalonne; prendi i
servi del tuo signore e inseguilo, perché non trovi fortezze e
ci sfugga». [7]Abisài uscì per la spedizione, seguito
dalla gente di Ioab, dai Cretei, dai Peletei e da tutti i prodi;
uscirono da Gerusalemme per inseguire Sèba figlio di Bicrì.
[8]Si trovavano presso la grande pietra che è in
Gàbaon, quando Amasà venne loro incontro. Ioab indossava la
veste militare, sopra la quale portava la cintura con la spada
pendente dai fianchi nel fodero; egli la fece uscire e cadere. [9]Ioab
disse ad Amasà: «Stai bene, fratello mio?» e con la destra
prese Amasà per la barba per baciarlo. [10]Amasà non
fece attenzione alla spada che Ioab aveva nell'altra mano; Ioab
lo colpì al basso ventre e ne sparse le viscere a terra; non lo
colpì una seconda volta perché era gia morto. Poi Ioab e
Abisài suo fratello inseguirono Sèba, figlio di Bicrì. [11]Uno
dei giovani di Ioab era rimasto presso Amasà e diceva: «Chi ama
Ioab e chi è per Davide segua Ioab!». [12]Intanto Amasà
si rotolava nel sangue in mezzo alla strada e quell'uomo si
accorse che tutto il popolo si fermava. Allora trascinò Amasà
fuori della strada in un campo e gli buttò addosso una veste,
perché quanti gli arrivavano vicino lo vedevano e si fermavano. [13]Quando
esso fu tolto dalla strada, tutti passarono al seguito di Ioab
per dare la caccia a Sèba, figlio di Bicrì.
Fine della rivolta
[14]Attraversarono il territorio di tutte le tribù
d'Israele fino ad Abel-Bet-Maacà, dove tutti quelli della
famiglia di Bicrì erano stati convocati ed erano entrati al
seguito di Sèba. [15]Vennero dunque, assediarono Sèba in
Abel-Bet-Maacà e innalzarono contro la città un terrapieno;
tutto il popolo che era con Ioab scavava per demolire le mura. [16]Allora
una donna saggia gridò dalla città: «Ascoltate, ascoltate!
Dite a Ioab di avvicinarsi, gli voglio parlare!». [17]Quando
egli si fu avvicinato, la donna gli chiese: «Sei tu Ioab?».
Egli rispose: «Sì». Allora essa gli disse: «Ascolta la parola
della tua schiava». Egli rispose: «Ascolto». [18]Riprese:
«Una volta si soleva dire: Si interroghi bene ad Abèl e a Dan
per sapere se sono venute meno le costumanze [19]stabilite
dai fedeli d'Israele. Tu cerchi di far perire una città che è
una madre in Israele. Perché vuoi distruggere l'eredità del
Signore?». [20]Ioab rispose: «Lungi, lungi da me l'idea
di distruggere e di rovinare. [21]La questione è diversa:
un uomo delle montagne di Efraim, chiamato Sèba, figlio di
Bicrì, ha alzato la mano contro il re Davide. Consegnatemi lui
solo e io mi allontanerò dalla città». La donna disse a Ioab:
«Ecco, la sua testa ti sarà gettata dall'alto delle mura». [22]Allora
la donna rientrò in città e parlò a tutto il popolo con
saggezza; così quelli tagliarono la testa a Sèba, figlio di
Bicrì, e la gettarono a Ioab. Egli fece suonare la tromba; tutti
si dispersero lontano dalla città e ognuno andò alla propria
tenda. Poi Ioab tornò a Gerusalemme presso il re.
I grandi ufficiali di Davide
[23]Ioab era a capo di tutto l'esercito d'Israele;
Benaià, figlio di Ioiadà, era capo dei Cretei e dei Peletei; [24]Adoràm
sovrintendeva ai lavori forzati; Giosafat, figlio di Achilùd,
era archivista; [25]Seraià era scriba; Zadòk ed Ebiatàr
erano sacerdoti e anche Ira lo Iairita era ministro di Davide.
Samuele 2 - Capitolo 21
V. SUPPLEMENTI
La grande carestia e l'uccisione dei discendenti di Saul
[1]Al tempo di Davide ci fu una carestia per tre anni;
Davide cercò il volto del Signore e il Signore gli disse: «Su
Saul e sulla sua casa pesa un fatto di sangue, perché egli ha
fatto morire i Gabaoniti». [2]Allora il re chiamò i
Gabaoniti e parlò loro. I Gabaoniti non erano del numero degli
Israeliti, ma un resto degli Amorrei, e gli Israeliti avevano
giurato loro; Saul però, nel suo zelo per gli Israeliti e per
quelli di Giuda, aveva cercato di sterminarli. [3]Davide
disse ai Gabaoniti: «Che devo fare per voi? In che modo
espierò, perché voi benediciate l'eredità del Signore?». [4]I
Gabaoniti gli risposero: «Fra noi e Saul e la sua casa non è
questione d'argento o d'oro, né ci riguarda l'uccidere qualcuno
in Israele». Il re disse: «Quello che voi direte io lo farò
per voi». [5]Quelli risposero al re: «Di quell'uomo che
ci ha distrutti e aveva fatto il piano di sterminarci, perché
più non sopravvivessimo entro alcun confine d'Israele, [6]ci
siano consegnati sette uomini tra i suoi figli e noi li
impiccheremo davanti al Signore in Gàbaon, sul monte del
Signore». Il re disse: «Ve li consegnerò». [7]Il re
risparmiò Merib-Bàal figlio di Giònata, figlio di Saul, per il
giuramento che Davide e Giònata, figlio di Saul, si erano fatto
davanti al Signore; [8]ma il re prese i due figli che
Rizpà figlia di Aià aveva partoriti a Saul, Armonì e
Merib-Bàal e i cinque figli che Meràb figlia di Saul aveva
partoriti ad Adrièl il Mecolatita figlio di Barzillài. [9]Li
consegnò ai Gabaoniti, che li impiccarono sul monte, davanti al
Signore. Tutti e sette perirono insieme. Furono messi a morte nei
primi giorni della mietitura, quando si cominciava a mietere
l'orzo.
[10]Allora Rizpà, figlia di Aià, prese il mantello di
sacco e lo tese, fissandolo alla roccia, e stette là dal
principio della mietitura dell'orzo finché dal cielo non cadde
su di loro la pioggia. Essa non permise agli uccelli del cielo di
posarsi su di essi di giorno e alle bestie selvatiche di
accostarsi di notte. [11]Fu riferito a Davide quello che
Rizpà, figlia di Aià, concubina di Saul, aveva fatto. [12]Davide
andò a prendere le ossa di Saul e quelle di Giònata suo figlio
presso i cittadini di Iabès di Gàlaad, i quali le avevano
portate via dalla piazza di Beisan, dove i Filistei avevano
appeso i cadaveri quando avevano sconfitto Saul sul Gelboe. [13]Egli
riportò le ossa di Saul e quelle di Giònata suo figlio; poi si
raccolsero anche le ossa di quelli che erano stati impiccati. [14]Le
ossa di Saul e di Giònata suo figlio, come anche le ossa degli
impiccati furono sepolte nel paese di Beniamino a Zela, nel
sepolcro di Kis, padre di Saul; fu fatto quanto il re aveva
ordinato. Dopo, Dio si mostrò placato verso il paese.
Gesta contro i Filistei
[15]I Filistei mossero di nuovo guerra ad Israele e
Davide scese con i suoi sudditi a combattere contro i Filistei.
Davide era stanco [16]e Isbi-Benòb, uno dei figli di
Rafa, che aveva una lancia del peso di trecento sicli di rame ed
era cinto di una spada nuova, manifestò il proposito di uccidere
Davide; [17]ma Abisài, figlio di Zeruià, venne in aiuto
al re, colpì il Filisteo e lo uccise. Allora i ministri di
Davide gli giurarono: «Tu non uscirai più con noi a combattere
e non spegnerai la lampada d'Israele».
[18]Dopo, ci fu un'altra battaglia contro i Filistei, a
Gob; allora Sibbecài il Cusatita uccise Saf, uno dei figli di
Rafa.
[19]Ci fu un'altra battaglia contro i Filistei a Gob;
Elcanàn, figlio di Iair di Betlemme, uccise il fratello di Golia
di Gat: l'asta della sua lancia era come un subbio di tessitori.
[20]Ci fu un'altra battaglia a Gat, dove si trovò un
uomo di grande statura, che aveva sei dita per mano e per piede,
in tutto ventiquattro dita: anch'egli era nato a Rafa. [21]Costui
insultò Israele, ma lo uccise Giònata, figlio di Simeà,
fratello di Davide. [22]Questi quattro erano nati a Rafa,
in Gat. Essi perirono per mano di Davide e per mano dei suoi
ministri.
Samuele 2 - Capitolo 22
Salmo di Davide
[1]Davide rivolse al Signore le parole di questo canto,
quando il Signore lo liberò dalla mano di tutti i suoi nemici,
specialmente dalla mano di Saul. [2]Egli disse:
«Il Signore è la mia roccia,
la mia fortezza, il mio liberatore,
[3]il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio,
il mio scudo, la mia salvezza, il mio riparo!
Sei la mia roccaforte che mi salva:
tu mi salvi dalla violenza.
[4]Invoco il Signore, degno di ogni lode,
e sono liberato dai miei nemici.
[5]Mi circondavano i flutti della morte,
mi atterrivano torrenti esiziali.
[6]Mi avviluppavano le funi degli inferi;
mi stavano davanti i lacci della morte.
[7]Nell'angoscia ho invocato il Signore,
ho gridato al mio Dio,
Egli ha ascoltato dal suo tempio la mia voce;
il mio grido è giunto ai suoi orecchi.
[8]Si scosse la terra e sobbalzò;
tremarono le fondamenta del cielo;
si scossero, perché egli si era irritato.
[9]Fumo salì dalle sue narici;
dalla sua bocca uscì un fuoco divoratore;
carboni accesi partirono da lui.
[10]Egli piegò i cieli e discese;
una nube oscura era sotto i suoi piedi.
[11]Cavalcò un cherubino e volò;
si librò sulle ali del vento.
[12]Si avvolse di tenebra tutto intorno;
acque scure e dense nubi erano la sua tenda.
[13]Per lo splendore che lo precedeva
arsero carboni infuocati.
[14]Il Signore tuonò nei cieli,
l'Altissimo emise la sua voce.
[15]Scagliò frecce e li disperse;
vibrò folgori e li mise in fuga.
[16]Apparvero le profondità marine;
si scoprirono le basi del mondo,
come effetto della tua minaccia, Signore,
del soffio violento della tua ira.
[17]Dall'alto stese la mano e mi prese;
mi fece uscire dalle grandi acque.
[18]Mi liberò dai miei robusti avversari,
dai miei nemici più forti di me.
[19]Mi affrontarono nel giorno della mia rovina,
ma il Signore fu il mio sostegno.
[20]Egli mi trasse al largo;
mi liberò, perché oggetto della sua benevolenza.
[21]Il Signore mi ricompensò secondo la mia
giustizia,
mi trattò secondo la purità delle mie mani.
[22]Perché mi sono mantenuto nelle vie del Signore,
non sono stato empio, lontano dal mio Dio,
[23]perché tutti i suoi decreti mi sono dinanzi
e non ho allontanato da me le sue leggi.
[24]Sono stato irreprensibile nei suoi riguardi;
mi sono guardato dall'iniquità.
[25]Il Signore mi trattò secondo la mia giustizia,
secondo la purità delle mie mani alla sua presenza.
[26]Con il pio ti mostri pio,
con il prode ti mostri integro;
[27]con il puro ti mostri puro,
con il tortuoso ti mostri astuto.
[28]Tu salvi la gente umile,
mentre abbassi gli occhi dei superbi.
[29]Sì, tu sei la mia lucerna, Signore;
il Signore illumina la mia tenebra.
[30]Sì, con te io posso affrontare una schiera,
con il mio Dio posso slanciarmi sulle mura.
[31]La via di Dio è perfetta;
la parola del Signore è integra;
egli è scudo per quanti si rifugiano in lui.
[32]C'è forse un dio come il Signore;
una rupe fuori del nostro Dio?
[33]Dio mi cinge di forza,
rende sicura la mia via.
[34]Ha reso simili i miei piedi a quelli delle cerve;
mi ha fatto stare sulle alture.
[35]Ha addestrato la mia mano alla guerra;
ha posto un arco di bronzo nelle mie braccia.
[36]Mi hai dato lo scudo della tua salvezza,
la tua sollecitudine mi fa crescere.
[37]Fai largo davanti ai miei passi;
le mie gambe non vacillano.
[38]Inseguo e raggiungo i miei nemici,
non desisto finché non siano distrutti.
[39]Li colpisco ed essi non possono resistere;
cadono sotto i miei piedi.
[40]Mi cingi di forza per la battaglia;
hai fatto piegare sotto di me i miei avversari.
[41]Mi mostri i nemici di spalle,
così io distruggo quelli che mi odiano.
[42]Gridano, ma nessuno li salva,
verso il Signore, che a loro non risponde.
[43]Li disperdo come polvere della terra,
li calpesto come fango delle piazze.
[44]Tu mi liberi dalle contese del popolo;
mi poni a capo di nazioni;
un popolo non conosciuto mi serve.
[45]I figli degli stranieri mi onorano
appena sentono, mi obbediscono.
[46]I figli degli stranieri vengono meno,
lasciano con spavento i loro nascondigli.
[47]Viva il Signore! Sia benedetta la mia rupe!
Sia esaltato il Dio della mia salvezza!
[48]Dio fa vendetta per me
e mi sottomette i popoli.
[49]Tu mi liberi dai miei nemici,
mi innalzi sopra i miei avversari,
mi liberi dall'uomo violento.
[50]Perciò ti loderò, Signore,
fra i popoli canterò inni al tuo nome.
[51]Egli concede una grande vittoria al suo re,
la grazia al suo consacrato,
a Davide e ai suoi discendenti per sempre».
Samuele 2 - Capitolo 23
Ultime parole di Davide
[1]Queste sono le ultime parole di Davide:
«Oracolo di Davide, figlio di Iesse,
oracolo dell'uomo che l'Altissimo ha innalzato,
del consacrato del Dio di Giacobbe,
del soave cantore d'Israele.
[2]Lo spirito del Signore parla in me,
la sua parola è sulla mia lingua;
[3]il Dio di Giacobbe ha parlato,
la rupe d'Israele mi ha detto:
Chi governa gli uomini ed è giusto,
chi governa con timore di Dio,
[4]è come la luce del mattino
al sorgere del sole,
in un mattino senza nubi,
che fa scintillare dopo la pioggia
i germogli della terra.
[5]Così è stabile la mia casa davanti a Dio,
perché ha stabilito con me un'alleanza eterna,
in tutto regolata e garantita.
Non farà dunque germogliare
quanto mi salva
e quanto mi diletta?
[6]Ma gli scellerati sono come spine,
che si buttano via a fasci
e non si prendono con la mano;
[7]chi le tocca usa un ferro o un'asta di lancia
e si bruciano al completo nel fuoco».
I prodi di Davide
[8]Questi sono i nomi dei prodi di Davide: Is-Bàal il
Cacmonita, capo dei Tre. Egli impugnò la lancia contro ottocento
uomini e li trafisse in un solo scontro. [9]Dopo di lui
veniva Eleàzaro figlio di Dodò l'Acochita, uno dei tre prodi
che erano con Davide, quando sfidarono i Filistei schierati in
battaglia, mentre gli Israeliti si ritiravano sulle alture. [10]Egli
si alzò, percosse i Filistei, finché la sua mano, sfinita,
rimase attaccata alla spada. Il Signore concesse in quel giorno
una grande vittoria e il popolo seguì Eleàzaro soltanto per
spogliare i cadaveri. [11]Dopo di lui veniva Sammà figlio
di Aghè, l'Ararita. I Filistei erano radunati a Lechì; in quel
luogo vi era un campo pieno di lenticchie: mentre il popolo
fuggiva dinanzi ai Filistei, [12]Sammà si piantò in
mezzo al campo, lo difese e sconfisse i Filistei. E il Signore
concesse una grande vittoria.
[13]Tre dei Trenta scesero al tempo della mietitura e
vennero da Davide nella caverna di Adullàm, mentre una schiera
di Filistei era accampata nella valle dei Rèfaim. [14]Davide
era allora nella fortezza e c'era un appostamento di Filistei a
Betlemme. [15]Davide espresse un desiderio e disse: «Se
qualcuno mi desse da bere l'acqua del pozzo che è vicino alla
porta di Betlemme!». [16]I tre prodi si aprirono un varco
attraverso il campo filisteo, attinsero l'acqua dal pozzo di
Betlemme, vicino alla porta, la presero e la presentarono a
Davide; il quale però non ne volle bere, ma la sparse davanti al
Signore, [17]dicendo: «Lungi da me, Signore, il fare tal
cosa! E' il sangue di questi uomini, che sono andati là a
rischio della loro vita!». Non la volle bere. Questo fecero quei
tre prodi.
[18]Abisài, fratello di Ioab, figlio di Zeruià, fu il
capo dei Trenta. Egli impugnò la lancia contro trecento uomini e
li trafisse; si acquistò fama fra i trenta. [19]Fu il
più glorioso dei Trenta e perciò fu fatto loro capo, ma non
giunse alla pari dei Tre. [20]Poi veniva Benaià, figlio
di Ioiadà, uomo valoroso, celebre per le sue prodezze, oriundo
da Cabseèl. Egli uccise i due figli di Arièl, di Moab. Scese
anche in mezzo a una cisterna, dove uccise un leone, in un giorno
di neve. [21]Uccise anche un Egiziano, uomo d'alta
statura, che teneva una lancia in mano; Benaià gli scese contro
con un bastone, strappò di mano all'Egiziano la lancia e lo
uccise con la lancia di lui. [22]Questo fece Benaià
figlio di Ioiadà, e si acquistò fama tra i trenta prodi. [23]Fu
il più illustre dei Trenta, ma non giunse alla pari dei Tre.
Davide lo ammise nel suo consiglio. [24]Poi vi erano
Asaèl fratello di Ioab, uno dei Trenta; Elcanàn figlio di
Dodò, di Betlemme. [25]Sammà di Caròd; Elikà di
Caròd; [26]Cèles di Pelèt; Ira figlio di Ikkès, di
Tekòa; [27]Abièzer di Anatot; Mebunnài di Cusà; [28]Zalmòn
di Acòach; Maharai di Netofà; [29]Chèleb figlio di
Baanà, di Netofà; Ittài figlio di Ribài, di Gàbaa di
Beniamino; Benaià di Piratòn; [30]Iddài di
Nahale-Gaàs; [31]Abi-Albòn di Arbàt; Azmàvet di
Bacurìm; [32]Eliacbà di Saalbòn; Iasèn di Gun; [33]Giònata
figlio di Sammà, di Aràr; Achiàm figlio di Saràr, di Afàr; [34]Elifèlet
figlio di Acasbài, il Maacatita; Eliàm figlio di Achitòfel, di
Ghilo; [35]Chesrài del Carmelo; Paarài di Aràb; [36]Igàl
figlio di Natàn, da Zobà; Banì di Gad; [37]Zèlek
l'Ammonita; Nacrai da Beeròt, scudiero di Ioab, figlio di
Zeruià; [38]Irà di Ièter; Garèb di Ièter; [39]Uria
l'Hittita. In tutto trentasette.
Samuele 2 - Capitolo 24
Il censimento del popolo
[1]La collera del Signore si accese di nuovo contro
Israele e incitò Davide contro il popolo in questo modo: «Su,
fà il censimento d'Israele e di Giuda». [2]Il re disse a
Ioab e ai suoi capi dell'esercito: «Percorri tutte le tribù
d'Israele, da Dan fino a Bersabea, e fate il censimento del
popolo, perché io conosca il numero della popolazione». [3]Ioab
rispose al re: «Il Signore tuo Dio moltiplichi il popolo cento
volte più di quello che è, e gli occhi del re mio signore
possano vederlo! Ma perché il re mio signore desidera questa
cosa?». [4]Ma l'ordine del re prevalse su Ioab e sui capi
dell'esercito e Ioab e i capi dell'esercito si allontanarono dal
re per fare il censimento del popolo d'Israele.
[5]Passarono il Giordano e cominciarono da Aroer e
dalla città che è in mezzo al torrente di Gad e presso Iazer. [6]Poi
andarono in Gàlaad e nel paese degli Hittiti a Kades; andarono a
Dan. Poi girarono intorno a Sidòne; [7]andarono alla
fortezza di Tiro e in tutte le città degli Evei e dei Cananei e
finirono nel Negheb di Giuda a Bersabea. [8]Percorsero
così tutto il paese e dopo nove mesi e venti giorni tornarono a
Gerusalemme. [9]Ioab consegnò al re la cifra del
censimento del popolo: c'erano in Israele ottocentomila guerrieri
che maneggiavano la spada; in Giuda cinquecentomila.
La peste e il perdono divino
[10]Ma dopo che Davide ebbe fatto il censimento del
popolo, si sentì battere il cuore e disse al Signore: «Ho
peccato molto per quanto ho fatto; ma ora, Signore, perdona
l'iniquità del tuo servo, poiché io ho commesso una grande
stoltezza». [11]Quando Davide si fu alzato il mattino
dopo, questa parola del Signore fu rivolta al profeta Gad, il
veggente di David: [12]«Và a riferire a Davide: Dice il
Signore: Io ti propongo tre cose: scegline una e quella ti
farò». [13]Gad venne dunque a Davide, gli riferì questo
e disse: «Vuoi tre anni di carestia nel tuo paese o tre mesi di
fuga davanti al nemico che ti insegua oppure tre giorni di peste
nel tuo paese? Ora rifletti e vedi che cosa io debba rispondere a
chi mi ha mandato». [14]Davide rispose a Gad: «Sono in
grande angoscia! Ebbene cadiamo nelle mani del Signore, perché
la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani
degli uomini!». [15]Così il Signore mandò la peste in
Israele, da quella mattina fino al tempo fissato; da Dan a
Bersabea morirono settantamila persone del popolo. [16]E
quando l'angelo ebbe stesa la mano su Gerusalemme per
distruggerla, il Signore si pentì di quel male e disse
all'angelo che distruggeva il popolo: «Basta; ritira ora la
mano!».
Ora l'angelo del Signore si trovava presso l'aia di Araunà il
Gebuseo. [17]Davide, vedendo l'angelo che colpiva il
popolo, disse al Signore: «Io ho peccato; io ho agito da iniquo;
ma queste pecore che hanno fatto? La tua mano venga contro di me
e contro la casa di mio padre!».
Costruzione di un altare
[18]Quel giorno Gad venne da Davide e gli disse:
«Sali, innalza un altare al Signore sull'aia di Araunà il
Gebuseo».
[19]Davide salì, secondo la parola di Gad, come il
Signore aveva comandato. [20]Araunà guardò e vide il re
e i suoi ministri dirigersi verso di lui. Araunà uscì e si
prostrò davanti al re con la faccia a terra.
[21]Poi Araunà disse: «Perché il re mio signore
viene dal suo servo?». Davide rispose: «Per acquistare da te
quest'aia e innalzarvi un altare al Signore, perché il flagello
cessi di colpire il popolo». [22]Araunà disse a Davide:
«Il re mio signore prenda e offra quanto gli piacerà! Ecco i
buoi per l'olocausto; le trebbie e gli arnesi dei buoi serviranno
da legna. [23]Tutte queste cose, re, Araunà te le
regala». Poi Araunà disse al re: «Il Signore tuo Dio ti sia
propizio!». [24]Ma il re rispose ad Araunà: «No, io
acquisterò da te queste cose per il loro prezzo e non offrirò
al Signore mio Dio olocausti che non mi costino nulla». Davide
acquistò l'aia e i buoi per cinquanta sicli d'argento; [25]edificò
in quel luogo un altare al Signore e offrì olocausti e sacrifici
di comunione. Il Signore si mostrò placato verso il paese e il
flagello cessò di colpire il popolo.
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