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LA BIBBIA
Neemia - Capitolo 1
Vocazione di Neemia: la sua missione per Giuda
[1]Parole di Neemia figlio di Akalià. Nel mese di
Casleu dell'anno ventesimo, mentre ero nella cittadella di Susa, [2]Canàni,
uno dei miei fratelli, e alcuni altri uomini arrivarono dalla
Giudea. Li interrogai riguardo ai Giudei che erano rimpatriati,
superstiti della deportazione, e riguardo a Gerusalemme. [3]Essi
mi dissero: «I superstiti della deportazione sono là, nella
provincia, in grande miseria e abbattimento; le mura di
Gerusalemme restano piene di brecce e le sue porte consumate dal
fuoco». [4]Udite queste parole, mi sedetti e piansi; feci
lutto per parecchi giorni, digiunando e pregando davanti al Dio
del cielo. [5]E dissi: «Signore, Dio del cielo, Dio
grande e tremendo, che mantieni l'alleanza e la misericordia con
quelli che ti amano e osservano i tuoi comandi, [6]siano i
tuoi orecchi attenti, i tuoi occhi aperti per ascoltare la
preghiera del tuo servo; io prego ora davanti a te giorno e notte
per gli Israeliti, tuoi servi, confessando i peccati, che noi
Israeliti abbiamo commesso contro di te; anch'io e la casa di mio
padre abbiamo peccato. [7]Ci siamo comportati male con te
e non abbiamo osservato i comandi, le leggi e le decisioni che tu
hai dato a Mosè tuo servo. [8]Ricordati della parola che
hai affidato a Mosè tuo servo: Se sarete infedeli, io vi
disperderò fra i popoli; [9]ma se tornerete a me e
osserverete i miei comandi e li eseguirete, anche se i vostri
esiliati si trovassero all'estremità dell'orizzonte, io di là
li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi
dimorare il mio nome. [10]Ora questi sono tuoi servi e tuo
popolo; tu li hai redenti con grande potenza e con mano forte. [11]Signore,
siano i tuoi orecchi attenti alla preghiera del tuo servo e alla
preghiera dei tuoi servi, che desiderano temere il tuo nome;
concedi oggi buon successo al tuo servo e fagli trovare
benevolenza davanti a questo uomo».
Io allora ero coppiere del re.
Neemia - Capitolo 2
[1]Nel mese di Nisan dell'anno ventesimo del re
Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il
vino e glielo versai. Ora io non ero mai stato triste in sua
presenza. [2]Perciò il re mi disse: «Perché hai
l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può esser altro che
un'afflizione del cuore». Allora io ebbi grande timore [3]e
dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio
aspetto non esser triste quando la città dove sono i sepolcri
dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal
fuoco?». [4]Il re mi disse: «Che cosa domandi?». Allora
io pregai il Dio del cielo, [5]e poi risposi al re: «Se
piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai suoi occhi,
mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei
padri, perché io possa ricostruirla». [6]Il re, che
aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà
il tuo viaggio? Quando ritornerai?». Io gli indicai un termine
di tempo. La cosa piacque al re; mi lasciò andare. [7]Poi
dissi al re: «Se piace al re, mi si diano le lettere per i
governatori dell'Oltrefiume, perché mi lascino passare ed
entrare in Giudea, [8]e una lettera per Asaf, guardiano
del parco del re, perché mi dia il legname per costruire le
porte della cittadella presso il tempio, per le mura della città
e per la casa che io abiterò». Il re mi diede le lettere
perché la mano benefica del mio Dio era su di me.
[9]Giunsi presso i governatori dell'Oltrefiume e diedi
loro le lettere del re. Il re aveva mandato con me una scorta di
capi dell'esercito e di cavalieri. [10]Ma quando
Sanballàt il Coronita e Tobia lo schiavo ammonita furono
informati del mio arrivo, ebbero gran dispiacere che fosse venuto
un uomo a procurare il bene degli Israeliti.
Decisione di ricostruire le mura di Gerusalemme
[11]Giunto a Gerusalemme, vi rimasi tre giorni. [12]Poi
mi alzai di notte e presi con me pochi uomini senza dir nulla ad
alcuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per
Gerusalemme e senza aver altro giumento oltre quello che io
cavalcavo. [13]Uscii di notte per la porta della Valle e
andai verso la fonte del Drago e alla porta del Letame,
osservando le mura di Gerusalemme, come erano piene di brecce e
come le sue porte erano consumate dal fuoco. [14]Mi spinsi
verso la porta della Fonte e la piscina del re, ma non vi era
posto per cui potesse passare il giumento che cavalcavo. [15]Allora
risalii di notte la valle, sempre osservando le mura; poi,
rientrato per la porta della Valle, tornai a casa.
[16]I magistrati non sapevano né dove io fossi andato
né che cosa facessi. Fino a quel momento non avevo detto nulla
né ai Giudei né ai sacerdoti, né ai notabili, né ai
magistrati né ad alcuno di quelli che si occupavano dei lavori. [17]Allora
io dissi loro: «Voi vedete la miseria nella quale ci troviamo;
Gerusalemme è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco.
Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più
insultati!». [18]Narrai loro come la mano benefica del
mio Dio era stata su di me e anche le parole che il re mi aveva
dette. Quelli dissero: «Alziamoci e costruiamo!». E misero mano
vigorosamente alla buona impresa.
[19]Ma quando Sanballàt il Coronita e Tobia lo schiavo
ammonita, e Ghesem l'Arabo seppero la cosa, ci schernirono e ci
derisero dicendo: «Che state facendo? Volete forse ribellarvi al
re?». [20]Allora io risposi loro: «Il Dio del cielo ci
darà successo. Noi, suoi servi, ci metteremo a costruire; ma voi
non avete né parte né diritto né ricordo in Gerusalemme».
Neemia - Capitolo 3
I volontari della ricostruzione
[1]Eliasìb, sommo sacerdote, con i suoi fratelli
sacerdoti si misero a costruire la porta delle Pecore; la
consacrarono e vi misero i battenti; continuarono a costruire
fino alla torre di Mea, che poi consacrarono, e fino alla torre
di Cananeèl. [2]Accanto a Eliasìb lavoravano gli uomini
di Gerico e accanto a loro lavorava Zaccùr figlio di Imri. [3]I
figli di Senaà costruirono la porta dei Pesci, ne fecero
l'intelaiatura e vi posero i battenti, le serrature e le sbarre. [4]Accanto
a loro lavorava alle riparazioni Meremòt figlio di Uria, figlio
di Akkoz; accanto a loro lavorava alle riparazioni Mesullàm,
figlio di Berechia figlio di Mesezabèel; accanto a loro lavorava
alle riparazioni Zadòk figlio di Baana; [5]accanto a loro
lavoravano alle riparazioni quelli di Tekòa; ma i loro notabili
non piegarono il collo a lavorare all'opera del loro Signore. [6]Ioiadà
figlio di Pasèach e Mesullàm figlio di Besodia, restaurarono la
porta Vecchia; ne fecero l'intelaiatura e vi posero i battenti,
le serrature e le sbarre. [7]Accanto a loro lavoravano
alle riparazioni Melatia il Gabaonita, Iadon il Meronotita, e gli
uomini di Gàbaon e di Mizpà, alle dipendenze della sede del
governatore dell'Oltrefiume; [8]accanto a loro lavorava
alle riparazioni Uzzièl figlio di Caraia tra gli orefici e
accanto a lui lavorava Anania tra i profumieri. Essi hanno
rinforzato Gerusalemme fino al Muro Largo; [9]accanto a
loro lavorava alle riparazioni Refaia figlio di Cur, capo della
metà del distretto di Gerusalemme. [10]Accanto a loro
lavorava alle riparazioni, di fronte alla sua casa, Iedaia figlio
di Carumaf e accanto a lui lavorava Cattus figlio di Casabnià. [11]Malchia
figlio di Carim e Cassùb figlio di Pacat-Moab restaurarono la
parte successiva di mura e la torre dei Forni. [12]Accanto
a loro lavorava alle riparazioni insieme con le figlie, Sallùm
figlio di Allòches, capo della metà del distretto di
Gerusalemme. [13]Canun e gli abitanti di Zanòach
restaurarono la porta della Valle; la ricostruirono, vi posero i
battenti, le serrature e le sbarre. Fecero inoltre mille cubiti
di muro fino alla porta del Letame. [14]Malchia figlio di
Recàb, capo del distretto di Bet-Kerem, restaurò la porta del
Letame; la ricostruì, vi pose i battenti, le serrature e le
sbarre. [15]Sallùm figlio di Col-Coze, capo del distretto
di Mizpà, restaurò la porta della Fonte; la ricostruì, la
coprì, vi pose i battenti, le serrature e le sbarre. Fece
inoltre il muro della piscina di Siloe, presso il giardino del
re, fino alla scalinata per cui si scende dalla città di Davide.
[16]Dopo di lui Neemia figlio di Azbuk, capo della metà
del distretto di Bet-Zur, lavorò alle riparazioni fin davanti
alle tombe di Davide, fino alla piscina artificiale e fino alla
casa dei Prodi. [17]Dopo di lui lavoravano alle
riparazioni i leviti, sotto Recum figlio di Bani; accanto a lui
lavorava per il suo distretto Casabià, capo della metà del
distretto di Keilà. [18]Dopo di lui lavoravano alle
riparazioni i loro fratelli, sotto Binnui figlio di Chenadàd,
capo dell'altra metà del distretto di Keilà; [19]accanto
a lui Ezer figlio di Giosuè, capo di Mizpà, restaurava un'altra
parte delle mura, di fronte alla salita dell'arsenale,
all'angolo. [20]Dopo di lui Baruch figlio di Zaccai ne
restaurava con ardore un'altra parte dall'angolo fino alla porta
della casa di Eliasìb sommo sacerdote. [21]Dopo di lui
Meremòt figlio di Uria, figlio di Akkoz, ne restaurava un'altra
parte, dalla porta della casa di Eliasìb fino all'estremità
della casa di Eliasìb. [22]Dopo di lui lavoravano i
sacerdoti che abitavano la periferia. [23]Dopo di loro
Beniamino e Cassùb lavoravano di fronte alla lo
Reazioni presso i nemici dei Giudei
[33]Quando Sanballàt seppe che noi edificavamo le
mura, si adirò, si indignò molto, si fece beffe dei Giudei [34]e
disse in presenza dei suoi fratelli e dei soldati di Samaria:
«Che vogliono fare questi miserabili Giudei? Rifarsi le mura e
farvi subito sacrifici? Vogliono finire in un giorno? Vogliono
far rivivere pietre sepolte sotto mucchi di polvere e consumate
dal fuoco?». [35]Tobia l'Ammonita, che gli stava accanto,
disse: «Edifichino pure! Se una volpe vi salta su, farà
crollare il loro muro di pietra!».
[36]Ascolta, Dio nostro, come siamo disprezzati! Fà
ricadere sul loro capo il loro dileggio e abbandonali al
saccheggio in un paese di schiavitù! [37]Non coprire la
loro iniquità e non sia cancellato dalla tua vista il loro
peccato, perché hanno offeso i costruttori.
[38]Noi dunque andavamo ricostruendo le mura che furono
dappertutto portate fino a metà altezza; il popolo aveva preso a
cuore il lavoro.
Neemia - Capitolo 4
[1]Ma quando Sanballàt, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti
e gli Asdoditi seppero che la riparazione delle mura di
Gerusalemme progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi,
si adirarono molto [2]e tutti assieme congiurarono di
venire ad attaccare Gerusalemme e crearvi confusione. [3]Allora
noi pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo sentinelle
di giorno e di notte per difenderci dai loro attacchi. [4]Quelli
di Giuda dicevano: «Le forze dei portatori vengono meno e le
macerie sono molte; noi non potremo costruire le mura!». [5]I
nostri avversari dicevano: «Senza che s'accorgano di nulla, noi
piomberemo in mezzo a loro, li uccideremo e faremo cessare i
lavori». [6]Poiché i Giudei che dimoravano vicino a loro
vennero a riferirci dieci volte: «Da tutti i luoghi ai quali vi
volgete, essi saranno contro di noi», [7]io, nelle parti
sottostanti a ciascun posto oltre le mura, in luoghi scoperti,
disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance,
i loro archi. [8]Dopo aver considerato la cosa, mi alzai e
dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: «Non li
temete! Ricordatevi del Signore grande e tremendo; combattete per
i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie, per le
vostre mogli e per le vostre case!». [9]Quando i nostri
nemici vennero a sapere che eravamo informati della cosa, Dio
fece fallire il loro disegno e noi tutti tornammo alle mura,
ognuno al suo lavoro. [10]Da quel giorno la metà dei miei
giovani lavorava e l'altra metà stava armata di lance, di scudi,
di archi, di corazze; i capi erano dietro tutta la casa di Giuda.
[11]Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano
o caricavano i pesi, con una mano lavoravano e con l'altra
tenevano la loro arma; [12]tutti i costruttori, lavorando,
portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il trombettiere
stava accanto a me. [13]Dissi allora ai notabili, ai
magistrati e al resto del popolo: «L'opera è grande ed estesa e
noi siamo sparsi sulle mura e distanti l'uno dall'altro. [14]Dovunque
udirete il suono della tromba, raccoglietevi presso di noi; il
nostro Dio combatterà per noi». [15]Così continuavamo i
lavori, mentre la metà della mia gente teneva impugnata la
lancia, dall'apparire dell'alba allo spuntar delle stelle. [16]Anche
in quell'occasione dissi al popolo: «Ognuno con il suo aiutante
passi la notte dentro Gerusalemme, per far con noi la guardia
durante la notte e riprendere il lavoro di giorno». [17]Io
poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi
seguivano, non ci togliemmo mai le vesti; ognuno teneva l'arma a
portata di mano.
Neemia - Capitolo 5
Difficoltà sociali sotto Neemia
Apologia della sua amministrazione
[1]Si alzò un gran lamento da parte della gente del
popolo e delle loro mogli contro i loro fratelli Giudei. [2]Alcuni
dicevano: «Noi, i nostri figli e le nostre figlie siamo
numerosi; ci si dia il grano perché possiamo mangiare e
vivere!». [3]Altri dicevano: «Dobbiamo impegnare i
nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci il
grano durante la carestia!». [4]Altri ancora dicevano:
«Abbiamo preso denaro a prestito sui nostri campi e sulle nostre
vigne per pagare il tributo del re. [5]La nostra carne è
come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i
loro figli; ecco dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre
figlie alla schiavitù e alcune delle nostre figlie sono gia
state ridotte schiave; noi non abbiamo via d'uscita, perché i
nostri campi e le nostre vigne sono in mano d'altri». [6]Quando
udii i loro lamenti e queste parole, ne fui molto indignato. [7]Dopo
aver riflettuto dentro di me, ripresi duramente i notabili e i
magistrati e dissi loro: «Dunque voi esigete un interesse da
usuraio dai nostri fratelli?». Convocai contro di loro una
grande assemblea [8]e dissi loro: «Noi, secondo la nostra
possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli Giudei che si
erano venduti agli stranieri e voi stessi vendereste i vostri
fratelli ed essi si venderebbero a noi?». Allora quelli tacquero
e non seppero che rispondere. [9]Io dissi: «Quello che
voi fate non è ben fatto. Non dovreste voi camminare nel timore
del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri nostri
nemici? [10]Anch'io, i miei fratelli e i miei servi
abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Ebbene, condoniamo
loro questo debito! [11]Rendete loro oggi stesso i loro
campi, le loro vigne, i loro oliveti e le loro case e l'interesse
del denaro del grano, del vino e dell'olio di cui siete creditori
nei loro riguardi». [12]Quelli risposero: «Restituiremo
e non esigeremo più nulla da loro; faremo come tu dici». Allora
chiamai i sacerdoti e in loro presenza li feci giurare che
avrebbero mantenuto la promessa. [13]Poi scossi la piega
anteriore del mio mantello e dissi: «Così Dio scuota dalla sua
casa e dai suoi beni chiunque non avrà mantenuto questa promessa
e così sia egli scosso e vuotato di tutto!». Tutta l'assemblea
disse: «Amen» e lodarono il Signore. Il popolo mantenne la
promessa.
[14]Di più, da quando il re mi aveva stabilito loro
governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al
trentaduesimo anno del re Artaserse, durante dodici anni, né io
né i miei fratelli mangiammo la provvista assegnata al
governatore. [15]I governatori che mi avevano preceduto,
avevano gravato il popolo, ricevendone pane e vino, oltre a
quaranta sicli d'argento; perfino i loro servi angariavano il
popolo, ma io non ho fatto così, poiché ho avuto timore di Dio.
[16]Anzi ho messo mano ai lavori di queste mura e non
abbiamo comperato alcun podere. Tutti i miei giovani erano
raccolti là a lavorare. [17]Avevo alla mia tavola
centocinquanta uomini, Giudei e magistrati, oltre a quelli che
venivano a noi dalle nazioni vicine. [18]Quel che si
preparava a mie spese ogni giorno era un bue, sei capi scelti di
bestiame minuto e cacciagione; ogni dieci giorni vino per tutti
in abbondanza. Tuttavia non ho mai chiesto la provvista assegnata
al governatore, perché il popolo era gia gravato abbastanza a
causa dei lavori. [19]Mio Dio, ricordati in mio favore per
quanto ho fatto a questo popolo.
Neemia - Capitolo 6
Intrighi dei nemici di Neemia
Le mura sono ultimate
[1]Quando Sanballàt e Tobia e Ghesem l'Arabo e gli
altri nostri nemici seppero che io avevo riedificato le mura e
che non vi era più rimasta alcuna breccia, sebbene ancora io non
avessi messo i battenti alle porte, [2]Sanballàt e Ghesem
mi mandarono a dire: «Vieni e troviamoci insieme a Chefirim,
nella valle di Oni». Essi pensavano di farmi del male. [3]Ma
io inviai loro messaggeri a dire: «Sto facendo un gran lavoro e
non posso scendere: perché dovrebbe interrompersi il lavoro,
mentre io lo lascio per scendere da voi?». [4]Essi
mandarono quattro volte a dirmi la stessa cosa e io risposi nello
stesso modo.
[5]Allora Sanballàt mi mandò a dire la stessa cosa la
quinta volta per mezzo del suo servo che aveva in mano una
lettera aperta, [6]nella quale stava scritto: «Si sente
dire fra queste nazioni, e Gasmù lo afferma, che tu e i Giudei
meditate di ribellarvi e perciò tu ricostruisci le mura e,
secondo queste voci, tu diventeresti loro re [7]e avresti
inoltre stabilito profeti per far questa proclamazione a
Gerusalemme: Vi è un re in Giuda! Or questi discorsi saranno
riferiti al re. Vieni dunque e consultiamoci assieme». [8]Ma
io gli feci rispondere: «Le cose non stanno come tu dici, ma tu
inventi!». [9]Tutta quella gente infatti ci voleva
impaurire e diceva: «Le loro mani desisteranno e il lavoro non
si farà». Ora invece si sono irrobustite le mie mani!
[10]Io andai a casa di Semaia figlio di Delaia, figlio
di Meetabèel, che si era rinchiuso là dentro; egli mi disse:
«Troviamoci insieme nel tempio, dentro il santuario, e chiudiamo
le porte del santuario, perché verranno ad ucciderti, di notte
verranno ad ucciderti». [11]Ma io risposi: «Un uomo come
me può darsi alla fuga? Un uomo della mia condizione potrebbe
entrare nel santuario per salvare la vita? No, io non entrerò».
[12]Compresi che non era mandato da Dio, ma aveva
pronunziato quella profezia a mio danno, perché Tobia e
Sanballàt l'avevano prezzolato. [13]Era stato pagato per
impaurirmi e indurmi ad agire in quel modo e a peccare, per farmi
una cattiva fama ed espormi al disonore. [14]Mio Dio,
ricordati di Tobia e di Sanballàt, per queste loro opere; anche
della profetessa Noadia e degli altri profeti che cercavano di
spaventarmi!
[15]Le mura furono condotte a termine il
venticinquesimo giorno di Elul, in cinquantadue giorni. [16]Quando
tutti i nostri nemici lo seppero, tutte le nazioni che stavano
intorno a noi furono prese da timore e restarono molto sorprese
alla vista e dovettero riconoscere che quest'opera si era
compiuta per l'intervento del nostro Dio. [17]In quei
giorni i notabili di Giuda mandavano frequenti lettere a Tobia e
da Tobia ne ricevevano; [18]infatti molti in Giuda erano
suoi alleati, perché egli era genero di Secania figlio di Arach
e suo figlio Giovanni aveva sposato la figlia di Mesullàm figlio
di Berechia. [19]Anche in mia presenza parlavano bene di
lui e gli riferivano le mie parole. Anche Tobia mandava lettere
per intimorirmi.
Neemia - Capitolo 7
[1]Quando le mura furono riedificate e io ebbi messo a
posto le porte e i portinai, i cantori e i leviti furono
stabiliti nei loro uffici, [2]diedi il governo di
Gerusalemme a Canàni mio fratello e ad Anania comandante della
cittadella, perché era un uomo fedele e temeva Dio più di tanti
altri. [3]Ordinai loro: «Le porte di Gerusalemme non si
aprano finché il sole non comincia a scaldare e si chiudano e si
sbarrino le porte mentre i cittadini sono ancora in piedi; si
stabiliscano delle guardie prese fra gli abitanti di Gerusalemme,
ognuno al suo turno e ognuno davanti alla propria casa».
Il ripopolamento di Gerusalemme
[4]La città era spaziosa e grande; ma dentro vi era
poca gente e non si costruivano case. [5]Il mio Dio mi
ispirò di radunare i notabili, i magistrati e il popolo, per
farne il censimento.
Trovai il registro genealogico di quelli che erano tornati
dall'esilio la prima volta e vi trovai scritto quanto segue:
Lista dei primi Sionisti
[6]Questi sono gli abitanti della provincia che sono
tornati dall'esilio: quelli che Nabucodònosor re di Babilonia
aveva deportati e che erano tornati in Gerusalemme e in Giudea,
ognuno nella sua città. [7]Essi erano tornati con
Zorobabele, Giosuè, Neemia, Azaria, Raamia, Nahamani, Mardocheo,
Bilsan, Mispèret, Bigvai, Necum e Baana.
Computo degli uomini del popolo d'Israele:
[8]Figli di Pareos: duemila centosettantadue.
[9]Figli di Sefatia: trecentosettantadue.
[10]Figli di Arach: seicentocinquantadue.
[11]Figli di Paat-Moab, cioè i figli di Giosuè e di
Ioab: duemila ottocentodiciotto.
[12]Figli di Elam: milleduecento cinquantaquattro.
[13]Figli di Zattu: ottocentoquarantacinque.
[14]Figli di Zaccai: settecentosessanta.
[15]Figli di Binnui: seicentoquarantotto.
[16]Figli di Bebai: seicentoventotto.
[17]Figli di Azgad: duemilatrecento ventidue.
[18]Figli di Adonikam: seicentosessantasette.
[19]Figli di Bigvai: duemilasessantasette.
[20]Figli di Adin: seicentocinquantacinque.
[21]Figli di Ater, cioè di Ezechia: novantotto.
[22]Figli di Casum: trecentoventotto.
[23]Figli di Bezai: trecentoventiquattro.
[24]Figli di Carif: centododici.
[25]Figli di Gàbaon: novantacinque.
[26]Uomini di Betlemme e di Netofa: centottantotto.
[27]Uomini di Anatòt: centoventotto.
[28]Uomini di Bet-Azmàvet: quarantadue.
[29]Uomini di Kiriat-Iearìm, di Chefira e di Beeròt:
settecentoquarantatrè.
[30]Uomini di Rama e di Gheba: seicentoventuno.
[31]Uomini di Micmas: centoventidue.
[32]Uomini di Betel e di Ai: centoventitrè.
[33]Uomini di un altro Nebo: cinquantadue.
[34]Figli di un altro Elam: milleduecento
cinquantaquattro.
[35]Figli di Carim: trecentoventi.
[36]Figli di Gerico: trecentoquarantacinque.
[37]Figli di Lod, di Cadid e di Ono: settecentoventuno.
[38]Figli di Senaà: tremilanovecentotrenta.
[39]I sacerdoti: figli di Iedaia della casa di Giosuè:
novecentosessantatrè.
[40]Figli di Immer: millecinquantadue.
[41]Figli di Pascur: milleduecentoquarantasette.
[42]Figli di Carim: millediciassette.
[43]I leviti: figli di Giosuè, cioè di Kadmiel, di
Binnui e di Odevà: settantaquattro.
[44]I cantori: figli di Asaf: centoquarantotto.
[45]I portieri: figli di Ater, figli di Talmon, figli di
Akkub, figli di Catità, figli di Sobai: centotrentotto.
[46]Gli oblati: figli di Zica, figli di Casufa,
figli di Tabbaot, [47]figli di Keros,
figli di Sia, figli di Padon,
[48]figli di Lebana, figli di Agabà,
figli di Salmai, [49]figli di Canan,
figli di Ghiddel, figli di Gacar,
[50]figli di Reaia, figli di Rezin,
figli di Nekoda, [51]figli di Gazzam,
figli di Uzza, figli di Pasèach,
[52]figli di Besai, figli dei Meunim, figli dei Nefisesim,
[53]figli di Bakbuk, figli di Cakufa.
figli di Carcur, [54]figli di Baslit,
figli di Mechida, figli di Carsa,
[55]figli di Barkos, figli di Sisara,
figli di Temach, [56]figli di Neziach,
figli di Catifa.
[57]Discendenti dei servi di Salomone: figli di Sotai,
figli di Sofèret, figli di Perida, [58]figli di Iaala,
figli di Darkon, figli di Ghiddel, [59]figli di Sefatia,
figli di Cattil, figli di Pochèret-Azzebàim, figli di Amòn.
[60]Totale degli oblati e dei discendenti dei servi di
Salomone: trecentonovantadue.
[61]Ecco quelli che tornarono da Tel-Melach, da
Tel-Carsa, da Cherub-Addòn e da Immer e che non avevano potuto
stabilire il loro casato per dimostrare che erano della stirpe di
Israele: [62]figli di Delaia, figli di Tobia, figli di
Nekoda: seicentoquarantadue.
[63]Tra i sacerdoti: figli di Cobaia, figli di Akkos,
figli di Barzillài, il quale aveva sposato una delle figlie di
Barzillài il Galaadita e fu chiamato con il loro nome. [64]Questi
cercarono il loro registro genealogico, ma non lo trovarono e
furono quindi esclusi dal sacerdozio; [65]il governatore
ordinò loro di non mangiare cose santissime finché non si
presentasse un sacerdote con Urim e Tummim.
[66]La comunità nel suo totale era di quarantaduemila
trecentosessanta persone, [67]oltre ai loro schiavi e alle
loro schiave in numero di settemila trecentotrentasette. Avevano
anche duecentoquarantacinque cantori e cantanti. [68]Avevano
settecentotrentasei cavalli, duecentoquarantacinque muli, [69]quattrocentotrentacinque
cammelli, seimila settecentoventi asini. [70]Alcuni dei
capifamiglia offrirono doni per la fabbrica. Il governatore diede
al tesoro mille dracme d'oro, cinquanta coppe, cinquecentotrenta
vesti sacerdotali. [71]Alcuni capifamiglia diedero al
tesoro della fabbrica ventimila dracme d'oro e duemiladuecento
mine d'argento. [72]Il resto del popolo diede ventimila
dracme d'oro, duemila mine d'argento e sessantanove vesti
sacerdotali. [73a]I sacerdoti, i leviti, i portieri, i
cantori, alcuni del popolo, gli oblati e tutti gli Israeliti si
stabilirono nelle loro città.
[73b]Come giunse il settimo mese, gli Israeliti erano
nelle loro città.
Neemia > da capitolo 1 a capitolo 7
Neemia > da capitolo 8 a capitolo 13
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