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LA BIBBIA
Maccabei 2 - Capitolo 6
Introduzione dei culti pagani
[1]Non molto tempo dopo, il re inviò un vecchio
ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle patrie
leggi e a non governarsi più secondo le leggi divine, [2]inoltre
per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove
Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove Ospitale, come si
confaceva agli abitanti del luogo. [3]Grave e
intollerabile per tutti era il dilagare del male. [4]Il
tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie da parte
dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed entro i sacri
portici si univano a donne e vi introducevano le cose più
sconvenienti. [5]L'altare era colmo di cose detestabili,
vietate dalle leggi. [6]Non era più possibile né
osservare il sabato, né celebrare le feste tradizionali, né
fare aperta professione di giudaismo. [7]Si era trascinati
con aspra violenza ogni mese nel giorno natalizio del re ad
assistere al sacrificio; quando ricorrevano le feste dionisiache,
si era costretti a sfilare coronati di edera in onore di Dioniso.
[8]Fu emanato poi un decreto diretto alle vicine città
ellenistiche, per iniziativa dei cittadini di Tolemàide, perché
anch'esse seguissero le stesse disposizioni contro i Giudei, li
costringessero a mangiare le carni dei sacrifici [9]e
mettessero a morte quanti non accettavano di partecipare alle
usanze greche. Si poteva allora capire quale tribolazione
incombesse. [10]Furono denunziate, per esempio, due donne
che avevano circonciso i figli: appesero i loro bambini alle loro
mammelle e dopo averle condotte in giro pubblicamente per la
città, le precipitarono dalle mura. [11]Altri che si
erano raccolti insieme nelle vicine caverne per celebrare il
sabato, denunciati a Filippo, vi furono bruciati dentro, perché
essi avevano ripugnanza a difendersi per il rispetto a quel
giorno santissimo.
Carattere provvidenziale della persecuzione
[12]Io prego coloro che avranno in mano questo libro di
non turbarsi per queste disgrazie e di considerare che i castighi
non vengono per la distruzione ma per la correzione del nostro
popolo. [13]E veramene il fatto che agli empi è data
libertà per poco tempo, e subito incappano nei castighi, è
segno di grande benevolenza. [14]Poiché il Signore non si
propone di agire con noi come fa con gli altri popoli, attendendo
pazientemente il tempo di punirli, quando siano giunti al colmo
dei loro peccati; [15]e questo per non dovere alla fine
punirci quando fossimo giunti all'estremo delle nostre colpe. [16]Perciò
egli non ci toglie mai la sua misericordia, ma, correggendoci con
le sventure, non abbandona il suo popolo. [17]Questo sia
detto come verità da ricordare. Dopo questa breve parentesi
torniamo alla narrazione.
Il martirio di Eleazaro
[18]Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati,
uomo gia avanti negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della
persona, veniva costretto ad aprire la bocca e ad ingoiare carne
suina. [19]Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una
vita ignominiosa, s'incamminò volontariamente al supplizio, [20]sputando
il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti
ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per brama di
sopravvivere. [21]Coloro che erano incaricati
dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità
di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in
disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito
cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare la
porzione delle carni sacrificate imposta dal re, [22]perché,
agendo a questo modo, avrebbe sfuggito la morte e approfittato di
questo atto di clemenza in nome dell'antica amicizia che aveva
con loro. [23]Ma egli, facendo un nobile ragionamento,
degno della sua età e del prestigio della vecchiaia a cui si
aggiungeva la veneranda canizie, e della condotta irreprensibile
tenuta fin da fanciullo, e degno specialmente delle sante leggi
stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero alla
morte. [24]«Non è affatto degno della nostra età
fingere con il pericolo che molti giovani, pensando che a
novant'anni Eleàzaro sia passato agli usi stranieri, [25]a
loro volta, per colpa della mia finzione, durante pochi e
brevissimi giorni di vita, si perdano per causa mia e io procuri
così disonore e macchia alla mia vecchiaia. [26]Infatti
anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei
sfuggire né da vivo né da morto alle mani dell'Onnipontente. [27]Perciò,
abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della
mia età [28]e lascerò ai giovani nobile esempio, perché
sappiano affrontare la morte prontamente e generosamente per le
sante e venerande leggi». Dette queste parole, si avviò
prontamente al supplizio. [29]Quelli che ve lo
trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in
avversione, ritenendo a loro parere che le parole da lui prima
pronunziate fossero una pazzia. [30]Mentre stava per
morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, cui
appartiene la sacra scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla
morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma
nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di
lui». [31]In tal modo egli morì, lasciando non solo ai
giovani ma alla grande maggioranza del popolo la sua morte come
esempio di generosità e ricordo di fortezza.
Maccabei 2 - Capitolo 7
Il martirio dei sette fratelli
[1]Ci fu anche il caso di sette fratelli che, presi
insieme alla loro madre, furono costretti dal re a forza di
flagelli e nerbate a cibarsi di carni suine proibite. [2]Uno
di essi, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi
di indagare o sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che
trasgredire le patrie leggi». [3]Allora il re irritato
comandò di mettere al fuoco padelle e caldaie. [4]Diventate
queste subito roventi, il re comandò di tagliare la lingua, di
scorticare e tagliare le estremità a quello che era stato loro
portavoce, sotto gli occhi degli altri fratelli e della madre. [5]Quando
quegli fu mutilato di tutte le membra, comandò di accostarlo al
fuoco e di arrostirlo mentre era ancora vivo. Mentre il fumo si
spandeva largamente all'intorno della padella, gli altri si
esortavano a vicenda con la loro madre a morire da forti,
esclamando: [6]«Il Signore Dio ci vede dall'alto e in
tutta verità ci dà conforto, precisamente come dichiarò Mosè
nel canto della protesta: Egli si muoverà a compassione dei
suoi servi». [7]Venuto meno il primo, in egual modo
traevano allo scherno il secondo e, strappatagli la pelle del
capo con i capelli, gli domandavano: «Sei disposto a mangiare,
prima che il tuo corpo venga straziato in ogni suo membro?». [8]Egli
rispondendo nella lingua paterna protestava: «No». Perciò
anch'egli si ebbe gli stessi tormenti del primo. [9]Giunto
all'ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla
vita presente, ma il re del mondo, dopo che saremo morti per le
sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna». [10]Dopo
costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori
prontamente la lingua e stese con coraggio le mani [11]e
disse dignitosamente: «Da Dio ho queste membra e, per le sue
leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo»; [12]così
lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza
del giovinetto, che non teneva in nessun conto le torture. [13]Fatto
morire anche costui, si misero a straziare il quarto con gli
stessi tormenti. [14]Ridotto in fin di vita, egli diceva:
«E' bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio
l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo
risuscitati; ma per te la risurrezione non sarà per la vita». [15]Subito
dopo, fu condotto avanti il quinto e fu torturato. [16]Ma
egli, guardando il re, diceva: «Tu hai potere sugli uomini, e
sebbene mortale, fai quanto ti piace; ma non credere che il
nostro popolo sia stato abbandonato da Dio. [17]Quanto a
te, aspetta e vedrai la grandezza della sua forza, come
strazierà te e la tua discendenza». [18]Dopo di lui
presero il sesto; mentre stava per morire, egli disse: «Non
illuderti stoltamente; noi soffriamo queste cose per causa
nostra, perché abbiamo peccato contro il nostro Dio; perciò ci
succedono cose che muovono a meraviglia. [19]Ma tu non
credere di andare impunito dopo aver osato di combattere contro
Dio».
[20]La madre era soprattutto ammirevole e degna di
gloriosa memoria, perché vedendo morire sette figli in un sol
giorno, sopportava tutto serenamente per le speranze poste nel
Signore. [21]Esortava ciascuno di essi nella lingua
paterna, piena di nobili sentimenti e, sostenendo la tenerezza
femminile con un coraggio virile, diceva loro: [22]«Non
so come siate apparsi nel mio seno; non io vi ho dato lo spirito
e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. [23]Senza
dubbio il creatore del mondo, che ha plasmato alla origine l'uomo
e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua
misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come
voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi».
[24]Antioco, credendosi disprezzato e sospettando che
quella voce fosse di scherno, esortava il più giovane che era
ancora vivo e non solo a parole, ma con giuramenti prometteva che
l'avrebbe fatto ricco e molto felice se avesse abbandonato gli
usi paterni, e che l'avrebbe fatto suo amico e gli avrebbe
affidato cariche. [25]Ma poiché il giovinetto non badava
affatto a queste parole il re, chiamata la madre, la esortava a
farsi consigliera di salvezza per il ragazzo. [26]Dopo che
il re la ebbe esortata a lungo, essa accettò di persuadere il
figlio; [27]chinatasi verso di lui, beffandosi del crudele
tiranno, disse nella lingua paterna: «Figlio, abbi pietà di me
che ti ho portato in seno nove mesi, che ti ho allattato per tre
anni, ti ho allevato, ti ho condotto a questa età e ti ho dato
il nutrimento. [28]Ti scongiuro, figlio, contempla il
cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li
ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del
genere umano. [29]Non temere questo carnefice ma,
mostrandoti degno dei tuoi fratelli, accetta la morte, perché io
ti possa riavere insieme con i tuoi fratelli nel giorno della
misericordia». [30]Mentre essa finiva di parlare, il
giovane disse: «Che aspettate? Non obbedisco al comando del re,
ma ascolto il comando della legge che è stata data ai nostri
padri per mezzo di Mosè. [31]Ma tu, che ti fai autore di
tutte le sventure degli Ebrei, non sfuggirai alle mani di Dio. [32]Per
i nostri peccati noi soffriamo. [33]Se per nostro castigo
e correzione il Signore vivente si adira per breve tempo con noi,
presto si volgerà di nuovo verso i suoi servi. [34]Ma tu,
o sacrilego e di tutti gli uomini il più empio, non esaltarti
invano, agitando segrete speranze, mentre alzi la mano contro i
figli del Cielo; [35]perché non sei ancora al sicuro dal
giudizio dell'onnipotente Dio che tutto vede. [36]Gia ora
i nostri fratelli, che hanno sopportato breve tormento, hanno
conseguito da Dio l'eredità della vita eterna. Tu invece subirai
per giudizio di Dio il giusto castigo della tua superbia. [37]Anche
io, come gia i miei fratelli, sacrifico il corpo e la vita per le
patrie leggi, supplicando Dio che presto si mostri placato al suo
popolo e che tu fra dure prove e flagelli debba confessare che
egli solo è Dio; [38]con me invece e con i miei fratelli
possa arrestarsi l'ira dell'Onnipotente, giustamente attirata su
tutta la nostra stirpe». [39]Il re, divenuto furibondo,
si sfogò su costui più cudelmente che sugli altri, sentendosi
invelenito dallo scherno. [40]Così anche costui passò
all'altra vita puro, confidando pienamente nel Signore. [41]Ultima
dopo i figli, anche la madre incontrò la morte.
[42]Ma ora basti quanto s'è esposto circa i pasti
sacrificali e le incredibili crudeltà.
Maccabei 2 - Capitolo 8
V. VITTORIA DEL GIUDAISMO.
MORTE DEL PERSECUTORE E PURIFICAZIONE DEL TEMPIO
Giuda Maccabeo alla macchia
[1]Intanto Giuda Maccabeo e i suoi compagni, passando
di nascosto nei villaggi, invitavano i parenti, raccogliendo in
più coloro che erano rimasti fedeli al giudaismo; così misero
insieme circa seimila uomini. [2]Alzarono allora suppliche
al Signore, perché riguardasse il popolo da tutti calpestato,
avesse pietà del tempio profanato da uomini empi, [3]usasse
misericordia alla città devastata e prossima ad essere rasa al
suolo, porgesse orecchio al sangue che gridava al suo cospetto, [4]non
dimenticasse l'iniquo sterminio di fanciulli innocenti e le
bestemmie pronunciate contro il suo nome e mostrasse sdegno
contro la malvagità. [5]Il Maccabeo, postosi a capo del
gruppo, divenne ormai invincibile ai pagani, mentre l'ira del
Signore si volgeva in misericordia. [6]Piombando
inaspettatamente su città e villaggi, li incendiava e,
impadronendosi delle posizioni più opportune, metteva in fuga
non pochi dei nemici, [7]scegliendo di preferenza la notte
come tempo favorevole a queste incursioni. La fama del suo valore
risuonava dovunque.
Campagna di Nicanore e di Gorgia
[8]Filippo, osservando che quest'uomo a poco a poco
otteneva vantaggio e progrediva continuamente nei successi,
scrisse a Tolomeo, stratega della Celesiria e della Fenicia,
perché intervenisse a favore degli interessi del re. [9]Quegli
incaricò Nicànore, figlio di Pàtroclo, uno dei primi amici del
re, e lo inviò, mettendo ai suoi ordini gente d'ogni nazione in
numero non inferiore a ventimila, per sterminare totalmente la
stirpe dei Giudei. Gli associò anche Gorgia, un generale di
professione ed esperto nelle azioni belliche. [10]Nicànore
stabilì di pagare il tributo che il re doveva ai Romani, che era
di duemila talenti, con la vendita degli schiavi giudei. [11]Anzi
spedì senz'altro un avviso alle città della costa, invitandole
all'acquisto di schiavi giudei e promettendo di barattare novanta
prigionieri per un talento; non immaginava che la vendetta
dell'Onnipotente stava per piombare su di lui.
[12]Giuda fu informato della spedizione di Nicànore e
annunciò ai suoi uomini la presenza dell'esercito. [13]Allora
i paurosi e i diffidenti della giustizia di Dio fuggirono,
portandosi lontano dalla zona. [14]Altri vendevano tutte
le cose che erano loro rimaste e insieme pregavano il Signore di
salvare coloro che l'empio Nicànore aveva venduti prima ancora
dello scontro; [15]questo, se non per loro merito, almeno
per l'alleanza con i loro padri e per riguardo al suo glorioso
nome invocato sopra di loro. [16]Il Maccabeo poi,
radunando i suoi uomini in numero di seimila, li esortava a non
scoraggiarsi davanti ai nemici, né a lasciarsi prendere da
timore di fronte alla moltitudine dei pagani venuti ingiustamente
contro di loro, ma a combattere da forti, [17]tenendo
davanti agli occhi le violenze da essi empiamente perpetrate
contro il luogo santo e lo strazio della città messa a ludibrio
e ancora la soppressione dell'ordinamento politico degli
antenati. [18]«Costoro - disse - confidano nelle armi e
insieme nel loro ardire; noi confidiamo nel Dio onnipotente,
capace di abbattere quanti vengono contro di lui e il mondo
intero con un sol cenno». [19]Ricordò loro distintamente
gli interventi divini al tempo degli antenati, quello avvenuto
contro Sennàcherib, quando morirono centottantacinquemila
uomini, [20]e quello successo in Babilonia nella battaglia
contro i Gàlati, quando vennero nella necessità di battersi,
essendo in tutto ottomila insieme con quattromila Macedoni, e
mentre i Macedoni soccombevano, gli ottomila sterminarono
centoventimila uomini con l'aiuto venuto loro dal Cielo e
trassero un grande vantaggio.
[21]Con queste parole li rese coraggiosi e pronti a
morire per le leggi e per la patria; poi divise in qualche modo
l'esercito in quattro parti; [22]mise al comando di ogni
schieramento i suoi fratelli Simone, Giuseppe e Giònata,
affidando a ciascuno millecinquecento uomini; [23]fece
inoltre leggere da Eleàzaro il libro sacro e, data la parola
d'ordine «Aiuto di Dio», postosi a capo del primo reparto,
attaccò Nicànore. [24]L'Onnipotente si fece in realtà
loro alleato ed essi uccisero più di novemila nemici, ferirono e
mutilarono nelle membra la maggior parte dell'esercito di
Nicànore e costrinsero tutti a fuggire. [25]S'impadronirono
anche del denaro dei mercanti convenuti per acquistarli;
inseguirono poi i nemici per un pezzo, ma tornarono indietro
impediti dall'ora tarda. [26]Era la vigilia del sabato e
per questa ragione non protrassero l'inseguimento. [27]Raccolte
le armi dei nemici e tolte loro le spoglie, passarono il sabato
benedicendo incessantemente e ringraziando il Signore che li
aveva fatti giungere salvi fino a quel giorno, fissandolo per
loro come inizio della sua misericordia. [28]Dopo il
sabato distribuirono parte delle spoglie ai sinistrati, alle
vedove, agli orfani; il resto se lo divisero loro e i loro figli.
[29]Compiute queste cose, alzarono insieme preghiere al
Signore misericordioso, scongiurandolo di riconciliarsi
pienamente con i suoi servi.
Sconfitta di Timoteo e Bacchide
[30]Combatterono anche con gli uomini di Timòteo e di
Bàcchide, uccidendone più di ventimila, e divennero padroni di
alte fortezze e distribuirono le molte spoglie, facendo parti
uguali per sé, per i sinistrati, per gli orfani, per le vedove e
anche per i vecchi. [31]Raccolte le armi dei nemici, con
molta cura riposero il tutto in luoghi opportuni; il resto del
bottino lo portarono a Gerusalemme. [32]Uccisero anche
l'ufficiale preposto alle guardie di Timòteo, uomo
scelleratissimo, che aveva fatto soffrire molto i Giudei. [33]Mentre
si celebrava la vittoria in patria, bruciarono coloro che avevano
incendiato le sacre porte, compreso Callìstene, che si era
rifugiato in una casupola; ricevette così una degna mercede
della sua empietà.
Fuga e confessione di Nicanore
[34]Il tristissimo Nicànore, colui che aveva convocato
mille mercanti per la vendita dei Giudei, [35]umiliato,
con l'aiuto di Dio, da coloro che erano da lui ritenuti
insignificanti, deposta la splendida veste, fuggiasco come uno
schiavo attraverso la campagna e ormai privo di tutto, arrivò ad
Antiochia, gia troppo fortunato di essere sopravvissuto alla
rovina dell'esercito. [36]Così chi si riprometteva di
assicurare il tributo per i Romani con la vendita dei prigionieri
in Gerusalemme, confessava ora che i Giudei avevano un difensore,
che i Giudei erano per questa ragione invincibili, perché
obbedivano alle leggi stabilite da lui.
Maccabei 2 - Capitolo 9
Fine di Antioco Epifane
[1]Avvenne in quel periodo il ritorno ignominioso di
Antioco dalle regioni della Persia. [2]Infatti egli era
giunto nella città chiamata Persepoli e si era accinto a
depredare il tempio e ad impadronirsi della piazza, ma i
cittadini ricorsero in massa alle armi e lo ricacciarono; perciò
Antioco, messo in fuga dagli abitanti, dovette ritirarsi
vergognosamente. [3]Mentre si trovava presso Ecbàtana,
gli giunsero le notizie su ciò che era accaduto a Nicànore e
agli uomini di Timòteo. [4]Montato in gran furore,
pensava di sfogarsi sui Giudei anche per lo smacco inflittogli da
coloro che lo avevano messo in fuga. Perciò diede ordine al
cocchiere di compiere il viaggio spingendo i cavalli senza sosta;
ma incombeva ormai su di lui il giudizio del Cielo. Così diceva
nella sua superbia: «Farò di Gerusalemme un cimitero di Giudei,
appena vi sarò giunto». [5]Ma il Signore che tutto vede,
il Dio d'Israele, lo colpì con piaga insanabile e invisibile.
Aveva appena terminato quella frase, quando lo colpì un
insopportabile dolore alle viscere e terribili spasimi
intestinali, [6]ben meritati da colui che aveva straziato
le viscere altrui con molti e strani generi di tormenti. [7]Ma
egli non desisteva affatto dalla sua alterigia, anzi pieno ancora
di superbia spirava il fuoco della sua collera contro i Giudei e
comandava di accelerare la corsa. Ma gli accadde di cadere dal
carro in corsa tumultuosa e per la grave caduta di riportare
contusioni in tutte le membra del corpo. [8]Colui che poco
prima pensava di comandare ai flutti del mare, arrogandosi di
essere un superuomo e di pesare sulla bilancia le cime dei monti,
ora gettato a terra doveva farsi portare in lettiga, rendendo a
tutti manifesta la potenza di Dio, [9]a tal punto che nel
corpo di quell'empio si formavano i vermi e, mentre era ancora
vivo, le sue carni fra spasimi e dolori cadevano a brandelli e
l'esercito era tutto nauseato dal fetore e dal marciume di lui. [10]Colui
che poco prima credeva di toccare gli astri del cielo, ora
nessuno poteva sopportarlo per l'intollerabile intensità del
fetore. [11]Allora finalmente, malconcio a quel modo,
incominciò ad abbassare il colmo della sua superbia e ad
avviarsi al ravvedimento per effetto del divino flagello, mentre
ad ogni istante era lacerato dai dolori. [12]Non potendo
più sopportare il suo proprio fetore, disse: «E' giusto
sottomettersi a Dio e non pensare di essere uguale a Dio quando
si è mortali!». [13]Quell'empio si mise a pregare quel
Signore che ormai non avrebbe più avuto misericordia di lui, e
diceva [14]che avrebbe dichiarato libera la città santa,
che prima si affrettava a raggiungere per raderla al suolo e
farne un cimitero; [15]che avrebbe reso pari agli Ateniesi
tutti i Giudei che prima aveva stabilito di non degnare neppure
della sepoltura, ma di gettare in pasto alle fiere insieme con i
loro bambini; [16]che avrebbe adornato con magnifici doni
votivi il sacro tempio, che prima aveva saccheggiato, e avrebbe
restituito in maggior numero tutti gli arredi sacri e avrebbe
provveduto con le proprie entrate ai contributi fissati per i
sacrifici; [17]inoltre che si sarebbe fatto Giudeo e si
sarebbe recato in ogni luogo abitato per annunciare la potenza di
Dio.
Lettera di Antioco ai Giudei
[18]Ma poiché i dolori non diminuivano per nulla - era
arrivato infatti su di lui il giusto giudizio di Dio - e
disperando ormai di sé, scrisse ai Giudei la lettera che
riportiamo qui sotto, nello stile di una supplica, così
concepita:
[19]«Ai Giudei, ottimi cittadini, il re e condottiero
Antioco augura magnifica salute, benessere e prosperità. [20]Se
voi state bene e i figli e le vostre cose procedono secondo il
vostro pensiero, io, riponendo le mie speranze nel Cielo, [21]mi
ricordo con tenerezza del vostro onore e della vostra
benevolenza. Ritornando dalle province della Persia e trovandomi
colpito da una malattia insopportabile, ho creduto necessario
pensare alla comune sicurezza di tutti. [22]Pur non
disperando del mio stato, ma avendo molta fiducia di poter
scampare dalla malattia, [23]considerando d'altra parte
che anche mio padre, quando aveva intrapreso spedizioni nelle
province settentrionali, aveva indicato il successore, [24]perché
se accadesse qualche cosa di inaspettato o si diffondesse la
notizia di qualche grave incidente, gli abitanti del paese,
sapendo in mano a chi era stato lasciato il governo, non si
agitassero; [25]e oltre a questo constatando che i sovrani
vicini e confinanti con il nostro regno spiano il momento
opportuno e attendono gli eventi, ho designato come re mio figlio
Antioco, che gia più volte, quando intraprendevo i viaggi nei
distretti settentrionali, ho raccomandato e affidato a moltissimi
di voi. A lui indirizzo la lettera qui unita. [26]Vi prego
dunque e vi scongiuro di ricordarvi dei benefici ricevuti
pubblicamente o privatamente e prego ciascuno di conservare la
vostra benevolenza verso di me e mio figlio. [27]Ho
fiducia che egli si comporterà con voi con moderazione e
umanità, secondo le mie direttive».
[28]Quest'omicida e bestemmiatore dunque, soffrendo
crudeli tormenti, come li aveva fatti subire agli altri, finì
così la sua vita in terra straniera, in una zona montuosa, con
una sorte misera. [29]Curò il trasporto della salma
Filippo, cresciuto insieme a lui, il quale poi, diffidando del
figlio di Antioco, si recò in Egitto presso Tolomeo Filomètore.
Maccabei 2 - Capitolo 10
Purificazione del tempio
[1]Il Maccabeo intanto e i suoi uomini, guidati dal
Signore, rioccuparono il tempio e la città, [2]distrussero
le are innalzate dagli stranieri sulle piazze e i recinti sacri. [3]Purificarono
il tempio e vi costruirono un altro altare; poi facendo scintille
con le pietre, ne trassero il fuoco e offrirono sacrifici, dopo
un'interruzione di due anni; prepararono l'altare degli incensi,
le lampade e l'offerta dei pani. [4]Fatto questo,
prostrati a terra, supplicarono il Signore, che non li facesse
più incorrere in quei mali ma, se mai peccassero ancora,
venissero da lui corretti con clemenza, ma non abbandonati in
mano a un popolo di barbari e bestemmiatori. [5]La
purificazione del tempio avvenne nello stesso giorno in cui gli
stranieri l'avevano profanato, il venticinque dello stesso mese,
cioè di Casleu. [6]Con gioia passarono otto giorni come
nella festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima
avevano passato la feste delle Capanne dispersi sui monti e nelle
caverne come animali selvatici. [7]Perciò, tenendo in
mano bastoni ornati, rami verdi e palme, innalzavano inni a colui
che aveva fatto ben riuscire la purificazione del suo proprio
tempio. [8]Stabilirono quindi con pubblico decreto e
deliberazione per tutto il popolo dei Giudei, che ogni anno si
celebrassero questi giorni.
VI. LOTTA DI GIUDA CONTRO I POPOLI VICINI E CONTRO LISIA,
MINISTRO DI EUPATORE
Inizio del regno di Antioco Eupatore
[9]Tali furono le vicende riguardanti la morte di
Antioco chiamato Epìfane. [10]Ora invece esporremo le
cose accadute sotto Antioco Eupàtore, figlio di quell'empio,
sunteggiando le principali sventure connesse alle guerre. [11]Costui,
dunque, succeduto nel regno, nominò capo degli affari politici
un certo Lisia, primo stratega della Celesiria e della Fenicia. [12]Tolomeo,
chiamato Macrone, preferendo osservare la giustizia nei riguardi
dei Giudei, a causa dei torti che erano stati fatti loro, cercava
di svolgere i rapporti con loro pacificamente. [13]Per
questo motivo fu accusato dagli amici presso l'Eupàtore ed egli,
sentendosi spesso chiamare traditore per aver abbandonato Cipro a
lui affidata dal Filomètore ed essere passato dalla parte di
Antioco Epìfane, né potendo esercitare con onore la carica,
preso il veleno, pose fine alla propria vita.
Gorgia e le fortezze idumee
[14]Gorgia, divenuto stratega della regione, assoldava
stranieri e teneva viva la guerra contro i Giudei. [15]Insieme
con lui anche gli Idumei, che occupavano fortezze strategiche,
lottavano contro i Giudei e, dando asilo a tutti i fuorusciti da
Gerusalemme, cominciarono a fomentare la guerra. [16]Pertanto
gli uomini del Maccabeo, dopo aver innalzato preghiere e
supplicato Dio che si facesse loro alleato, mossero contro le
fortezze degli Idumei [17]e, attaccandole con energia, si
impadronirono delle posizioni, respinsero quelli che combattevano
sulle mura e uccisero quanti erano venuti a tiro; ne uccisero
così non meno di ventimila. [18]Non meno di novemila
tuttavia fuggirono in due torri fortificate a regola d'arte e
fornite di tutto l'occorrente per sostenere l'assedio. [19]Allora
il Maccabeo, lasciando Simone e Giuseppe e inoltre Zaccheo e i
suoi uomini, sufficienti per quell'assedio, si recò in zone più
critiche. [20]Ma gli uomini di Simone, vinti dalla
prospettiva del guadagno, si lasciarono persuadere per denaro da
alcuni che erano nelle torri e, ricevute settantamila dramme, ne
lasciarono fuggire alcuni. [21]Quando fu riferito al
Maccabeo l'accaduto, radunati i capi del popolo, li accusò di
aver venduto per denaro i loro fratelli, dando libertà ai loro
nemici. [22]Fece giustiziare coloro che si erano resi
colpevoli di tradimento e senza indugio espugnò le due torri. [23]Essendo
ben riuscito in tutto con le armi in mano, mise a morte nelle due
fortezze più di ventimila uomini.
Giuda batte Timoteo e prende Ghezer
[24]Timòteo, che prima aveva perduto di fronte ai
Giudei, assoldando ora forze straniere in gran numero e radunando
la cavalleria dell'Asia, che non era meno numerosa, avanzò con
l'intenzione di soggiogare la Giudea con le armi. [25]Gli
uomini del Maccabeo al suo avvicinarsi, si cosparsero il capo di
polvere per la preghiera a Dio e, cintisi i fianchi di sacco, [26]si
prostrarono sul rialzo davanti all'altare e lo supplicarono che
si mostrasse loro propizio e fosse nemico dei loro nemici e
avversario dei loro avversari, secondo l'espressione della legge.
[27]Terminata la preghiera, presero le armi e uscirono
dalla città per un bel tratto. Quando furono vicini ai nemici,
si fermarono. [28]Appena spuntata la luce del mattino,
iniziò l'attacco dalle due parti, gli uni avendo a garanzia del
successo e della vittoria gloriosa la fiducia nel Signore, gli
altri ponendo come guida nel conflitto il loro ardire. [29]Accesasi
una lotta durissima, apparvero dal cielo ai nemici cinque uomini
splendidi su cavalli dalle briglie d'oro, che guidavano i Giudei.
[30]Essi presero in mezzo il Maccabeo e, riparandolo con
le loro armature, lo rendevano invulnerabile; contro gli
avversari invece scagliavano dardi e folgori ed essi, confusi e
accecati, si dispersero in preda al disordine. [31]Ne
furono uccisi ventimilacinquecento e seicento cavalieri. [32]Lo
stesso Timòteo dovette rifugiarsi nella fortezza chiamata
Ghezer, ben munita, dove era comandante Chèrea. [33]Ma i
soldati del Maccabeo assediarono con entusiasmo la fortezza per
quattro giorni. [34]Gli assediati, fidando delle
fortificazioni del luogo, bestemmiavano in modo orribile e
lanciavano empie frasi. [35]Alle prime luci del quinto
giorno, venti giovani del Maccabeo, accesi di sdegno per le
bestemmie, prese d'assalto le mura coraggiosamente e con
selvaggio furore, travolsero chiunque trovarono. [36]Anche
altri, attaccando con una manovra di aggiramento, incendiarono le
torri e, accesi dei fuochi, bruciarono vivi i bestemmiatori;
altri ancora sfondarono le porte e fatto entrare il resto
dell'esercito affrettarono la presa della città. [37]Uccisero
Timòteo che si era nascosto in una buca e il fratello di lui
Chèrea e Apollòfane. [38]Terminata l'impresa, con canti
e inni di riconoscenza benedicevano il Signore che aveva
magnificamente favorito Israele e concesso loro la vittoria.
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