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LA BIBBIA
Maccabei 2 - Capitolo 1
I. LETTERE AI GIUDEI DI EGITTO
PRIMA LETTERA
[1]«Ai fratelli giudei sparsi nell'Egitto salute. I
fratelli giudei che sono in Gerusalemme e nella regione della
Giudea augurano buona pace. [2]Dio voglia concedervi i
suoi benefici e ricordarsi della sua alleanza con Abramo, Isacco
e Giacobbe suoi servi fedeli; [3]conceda a tutti voi
volontà di adorarlo e di compiere i suoi desideri con cuore
generoso e animo pronto; [4]vi dia una mente aperta ad
intender la sua legge e i suoi comandi, e volontà di pace. [5]Esaudisca
le vostre preghiere e vi sia propizio e non vi abbandoni nell'ora
dell'avversità.
[6]Noi qui appunto preghiamo per voi.
[7]Quando regnava Demetrio nell'anno centosessantanove,
noi Giudei vi abbiamo scritto: "Nelle calamità e angosce
che ci hanno colpiti in questi anni da quando Giasone e i suoi
partigiani hanno apostatato dalla città santa e dal regno, [8]incendiando
il portone e versando sangue innocente, noi abbiamo pregato il
Signore e siamo stati esauditi. Quindi abbiamo preso l'offerta
delle vittime e del fior di farina, abbiamo acceso le lampade e
presentato i panì'. [9]Vi scriviamo la presente per
esortarvi a celebrare i giorni delle Capanne nel mese di Casleu.
L'anno centottantotto.
SECONDA LETTERA
Indirizzo
[10]I Giudei residenti in Gerusalemme e nella Giudea,
il consiglio degli anziani e Giuda, ad Aristòbulo, maestro del
re Tolomeo, appartenente alla stirpe dei sacerdoti consacrati con
l'unzione, e ai Giudei dimoranti in Egitto, salute e prosperità.
Ringraziamento per il castigo di Antioco
[11]Salvati da grandi pericoli per l'intervento di Dio,
lo ringraziamo molto per esserci potuti schierare contro il re. [12]Perché
egli stesso ha respinto le forze schierate contro la santa
città.
[13]Recatosi in Persia, il loro capo e con lui
l'esercito creduto invincibile, fu ucciso nel tempio della dea
Nanea, per gli inganni orditi dai sacerdoti di Nanea. [14]Con
il pretesto di celebrare le nozze con lei, Antioco con i suoi
amici si era recato sul posto per prelevarne le immense ricchezze
a titolo di dote. [15]Dopo che i sacerdoti del tempio di
Nanea gliele ebbero mostrate, egli entrò con pochi nel recinto
sacro e quelli, chiuso il tempio alle spalle di Antioco [16]e
aperta una porta segreta nel soffitto, scagliarono pietre e
fulminarono il condottiero e i suoi. Poi fattili a pezzi e
tagliate le loro teste, le gettarono a quelli di fuori.
[17]In tutto sia benedetto il nostro Dio, che ha
consegnato alla morte gli empi.
Il fuoco sacro miracolosamente conservato
[18]Stando noi per celebrare la purificazione del
tempio il venticinque di Casleu, abbiamo creduto necessario darvi
qualche spiegazione, perché anche voi celebriate la festa delle
Capanne e del fuoco, apparso quando Neemia offrì i sacrifici
dopo la ricostruzione del tempio e dell'altare. [19]Infatti
quando i nostri padri furono deportati in Persia, i sacerdoti
fedeli di allora, preso il fuoco dall'altare, lo nascosero con
cautela nella cavità di un pozzo che aveva il fondo asciutto e
là lo misero al sicuro, in modo che il luogo rimanesse ignoto a
tutti. [20]Dopo un buon numero di anni, quando piacque a
Dio, Neemia, rimandato dal re di Persia, inviò i discendenti di
quei sacerdoti che avevano nascosto il fuoco, a farne ricerca;
quando essi ci riferirono che non avevano trovato il fuoco ma
acqua grassa, comandò loro di attingerne e portarne. [21]Poi
furono portate le offerte per i sacrifici e Neemia comandò che
venisse aspersa con quell'acqua la legna e quanto vi era sopra. [22]Così
fu fatto e dopo un pò di tempo il sole, che prima era coperto di
nubi, cominciò a risplendere e si accese un gran rogo, con
grande meraviglia di tutti.
[23]I sacerdoti si posero allora in preghiera, mentre
il sacrificio veniva consumato, e con i sacerdoti tutti gli
altri: Giònata intonava, gli altri continuavano in coro insieme
a Neemia. [24]La preghiera era formulata in questo modo:
Signore, Signore Dio, creatore di tutto, tremendo e potente,
giusto e misericordioso, tu solo re e buono, [25]tu solo
generoso, tu solo giusto e onnipotente ed eterno, che salvi
Israele da ogni male, che hai fatto i nostri padri oggetto di
elezione e santificazione, [26]accetta il sacrificio
offerto per Israele tuo popolo, custodisci la tua porzione e
santificala. [27]Raccogli i nostri dispersi, libera quelli
che sono schiavi in mano ai pagani, guarda benigno i disprezzati
e gli oltraggiati; sappiano i pagani che tu sei il nostro Dio. [28]Punisci
quelli che ci opprimono e ci ingiuriano con superbia. [29]Concedi
al tuo popolo di radicarsi nel tuo luogo santo, come ha detto
Mosè. [30]I sacerdoti a loro volta cantavano inni. [31]Poi
vennero consumate le vittime del sacrificio e Neemia ordinò che
il resto dell'acqua venisse versata sulle pietre più grosse. [32]Fatto
questo, si accese una fiamma, la quale tuttavia fu assorbita dal
bagliore del fuoco acceso sull'altare. [33]Quando fu
divulgato il fatto e fu annunciato al re dei Persiani che nel
luogo dove i sacerdoti deportati avevano nascosto il fuoco era
comparsa acqua e che i sacerdoti al seguito di Neemia avevano con
quella purificato le cose necessarie al sacrificio, [34]il
re fece cingere il luogo e lo dichiarò sacro, dopo aver
accertato il fatto. [35]Il re ricevette anche molti doni
da quelli che aveva favoriti e ne diede a sua volta. [36]I
compagni di Neemia chiamarono questo luogo Neftar che significa
spurificaziones; ma i più lo chiamano Neftai.
Maccabei 2 - Capitolo 2
Geremia nasconde il materiale del culto
[1]Si trova scritto nei documenti che Geremia profeta
ordinò ai deportati di prendere del fuoco, come è stato
significato, [2]e che il medesimo profeta ai deportati
consegnò la legge raccomandando loro di non dimenticarsi dei
comandi del Signore e di non lasciarsi traviare nelle idee,
vedendo i simulacri d'oro e d'argento e il fasto di cui erano
circondati, [3]e che con altre simili espressioni li
esortava a non ripudiare la legge nel loro cuore. [4]Si
diceva anche nello scritto che il profeta, ottenuto un responso,
ordinò che lo seguissero con la tenda e l'arca. Quando giunse
presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato
l'eredità di Dio, [5]Geremia salì e trovò un vano a
forma di caverna e là introdusse la tenda, l'arca e l'altare
degli incensi e sbarrò l'ingresso. [6]Alcuni del suo
seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono
più il luogo. [7]Geremia, saputolo, li rimproverò
dicendo: Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà
riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio.
[8]Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà
la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e
come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse
solennemente santificato. [9]Si narrava anche che questi,
dotato di sapienza, offrì il sacrificio per la dedicazione e il
compimento del tempio. [10]E allo stesso modo che Mosè
aveva pregato il Signore ed era sceso il fuoco dal cielo a
consumare le vittime immolate, così pregò anche Salomone e il
fuoco sceso dal cielo consumò gli olocausti. [11]Mosè
aveva detto: Poiché non è stata mangiata la vittima offerta per
il peccato, essa è stata consumata. [12]Allo stesso modo
anche Salomone celebrò gli otto giorni.
La biblioteca di Neemia
[13]Si descrivevano le stesse cose nei documenti e
nelle memorie di Neemia e come egli, fondata una biblioteca,
curò la raccolta dei libri dei re, dei profeti e di Davide e le
lettere dei re intorno ai doni. [14]Anche Giuda ha
raccolto tutti i libri andati dispersi per la guerra che abbiamo
avuto, e ora si trovano presso di noi. [15]Se mai ne avete
bisogno, mandate persone con l'incarico di portarveli.
Invito alla Dedicazione
[16]Vi abbiamo scritto mentre stiamo per celebrare la
purificazione; farete ottima cosa se celebrerete anche voi questi
giorni. [17]Poiché Dio ha salvato tutto il suo popolo e
ha concesso a tutti l'eredità, nonchè il regno, il sacerdozio e
la santificazione [18]come ha promesso mediante la legge,
noi poniamo in Dio speranza che egli ci usi presto misericordia e
voglia presto radunarci, da ogni regione posta sotto il cielo,
nel luogo santo; egli infatti ci ha liberati da grandi mali e ha
purificato il luogo santo».
II. PREFAZIONE DELL'AUTORE
[19]I fatti riguardanti Giuda Maccabeo e i suoi
fratelli, la purificazione del grande tempio e la dedicazione
dell'altare, [20]come anche le guerre contro Antioco
Epìfane e il figlio di lui Eupàtore, [21]nonchè le
manifestazioni venute dal cielo sopra coloro che si erano battuti
con valore per il giudaismo, riuscendo in pochi a impadronirsi di
tutta la regione e a scacciare una moltitudine di barbari, [22]a
riconquistare il tempio famoso in tutto il mondo, a liberare la
città e a ristabilire le leggi che stavano per essere soppresse,
quando il Signore si rese loro propizio con ogni benevolenza: [23]questi
fatti narrati da Giasone di Cirene nel corso di cinque libri, ci
studieremo di riassumerli in una sola composizione. [24]Vedendo
infatti la massa di numeri e l'effettiva difficoltà per chi
desidera di inoltrarsi nelle narrazioni storiche, a causa della
vastità della materia, [25]ci siamo preoccupati di
offrire diletto a coloro che amano leggere, facilità a quanti
intendono ritenere nella memoria, utilità a tutti gli eventuali
lettori. [26]Per noi certo, che ci siamo sobbarcati la
fatica del sunteggiare, l'impresa non si presenta facile: ci
vorranno sudori e veglie, [27]così come non è facile
preparare un banchetto e accontentare le esigenze altrui;
tuttavia per far cosa gradita a molti ci sarà dolce sopportare
la fatica, [28]lasciando all'autore la completa
esposizione dei particolari, curandoci invece di procedere
secondo gli schemi di un riassunto. [29]Come infatti in
una casa nuova all'architetto tocca pensare a tutta la
costruzione, mentre chi è incaricato di dipingere a fuoco e a
fresco deve badare solo alla decorazione, così, penso, è per
noi. [30]L'entrare in argomento e il passare in rassegna i
fatti e l'insinuarsi nei particolari, spetta all'ideatore
dell'opera storica; [31]curare il sunto della esposizione
e tralasciare i complementi della narrazione storica, è
riservato a chi fa opera di compendio. [32]Di qui dunque
cominceremo la narrazione, senza nulla aggiungere a ciò che
abbiamo detto nella prefazione: sarebbe certo ingenuo abbondare
nei preamboli e abbreviare poi la narrazione storica.
Maccabei 2 - Capitolo 3
III. STORIA DI ELIODORO
La venuta di Eliodoro e Gerusalemme
[1]Nel periodo in cui la città santa godeva completa
pace e le leggi erano osservate perfettamente per la pietà del
sommo sacerdote Onia e la sua avversione al male, [2]gli
stessi re avevano preso ad onorare il luogo santo e a glorificare
il tempio con doni insigni, [3]al punto che Selèuco, re
dell'Asia, provvedeva con le proprie entrate a tutte le spese
riguardanti il servizio dei sacrifici. [4]Ma un certo
Simone della tribù di Bilga, nominato sovrintendente del tempio,
venne a trovarsi in contrasto con il sommo sacerdote intorno
all'amministrazione della città. [5]Non potendo aver
ragione con Onia, si recò da Apollonio di Tarso, che in quel
periodo era stratega della Celesiria e della Fenicia, [6]e
gli riferì che il tesoro di Gerusalemme era colmo di ricchezze
immense tanto che l'ammontare del capitale era incalcolabile e
non serviva per le spese dei sacrifici; era quindi ben possibile
ridurre tutto in potere del re.
[7]Apollonio si incontrò con il re e gli riferì
intorno alle ricchezze a lui denunciate; quegli designò
l'incaricato degli affari Eliodòro e lo inviò con l'ordine di
effettuare il prelevamento delle suddette ricchezze. [8]Eliodòro
si mise subito in viaggio, in apparenza per visitare le città
della Celesiria e della Fenicia, in realtà per compiere
l'incarico del re. [9]Giunto a Gerusalemme e accolto con
deferenza dal sommo sacerdote della città, espose le
segnalazioni ricevute e disse chiaro il motivo per cui era
venuto; domandava poi se le cose stavano realmente così. [10]Il
sommo sacerdote gli spiegò che quelli erano i depositi delle
vedove e degli orfani; [11]che una parte era anche di
Ircano, figlio di Tobia, persona di condizione assai elevata; che
l'empio Simone andava denunciando la cosa a suo modo, ma
complessivamente si trattava di quattrocento talenti d'argento e
duecento d'oro; [12]che era assolutamente impossibile
permettere che fossero ingannati coloro che si erano fidati della
santità del luogo e del carattere sacro e inviolabile di un
tempio venerato in tutto il mondo.
La città è sconvolta
[13]Ma Eliodòro, a causa degli ordini ricevuti dal re,
rispose recisamente che quelle ricchezze dovevano essere
trasferite nell'erario del re. [14]Venne in un giorno da
lui stabilito per ordinare l'inventario delle medesime, mentre
tutta la città era in grande agitazione. [15]I sacerdoti,
rivestiti degli abiti sacerdotali, si erano prostrati davanti
all'altare ed elevavano suppliche al Cielo che aveva sancito la
legge dei depositi, perché fossero conservati integri a coloro
che li avevano consegnati. [16]Chi guardava l'aspetto del
sommo sacerdote riportava uno strazio al cuore, poiché il volto
e il cambiamento di colore ne mostravano l'intimo tormento. [17]Tutta
la sua persona era immersa in un timore e in un tremito del corpo
da cui appariva manifesta, a chi osservava, l'angoscia che aveva
in cuore. [18]Anche dalle case uscivano per accorrere in
folla a una pubblica supplica, perché il luogo santo stava per
essere violato. [19]Le donne, cingendo sotto il petto il
cilicio, riempivano le strade; anche le fanciulle, di solito
ritirate, in parte accorrevano alle porte, in parte sulle mura,
altre si sporgevano dalle finestre; [20]tutte, con le mani
protese verso il Cielo, moltiplicavano le suppliche. [21]Muoveva
a compassione il pianto confuso della moltitudine e l'ansia
tormentosa del sommo sacerdote. [22]Essi supplicavano
l'onnipotente Signore che volesse conservare intatti in piena
sicurezza i depositi per coloro che li avevano consegnati.
[23]Eliodòro metteva ugualmente in esecuzione il suo
programma.
Castigo di Eliodoro
[24]Ma appena fu arrivato sul posto con gli armati,
presso il tesoro, il Signore degli spiriti e di ogni potere
compì un'apparizione straordinaria, così che tutti i temerari
che avevano osato entrare, colpiti dalla potenza di Dio, si
trovarono fiaccati e atterriti. [25]Infatti apparve loro
un cavallo, montato da un cavaliere terribile e rivestito di
splendida bardatura, il quale si spinse con impeto contro
Eliodòro e lo percosse con gli zoccoli anteriori, mentre il
cavaliere appariva rivestito di armatura d'oro. [26]A lui
apparvero inoltre altri due giovani dotati di gran forza,
splendidi di bellezza e con vesti meravigliose, i quali, postisi
ai due lati, lo flagellavano senza posa, infliggendogli numerose
percosse. [27]In un attimo fu atterrato e si trovò
immerso in una fitta oscurità. Allora i suoi lo afferrarono e lo
misero in una barella. [28]Egli che era entrato poco prima
nella suddetta camera del tesoro con numeroso seguito e con tutta
la guardia, fu portato via impotente ad aiutarsi. Dopo aver
sperimentato nel modo più evidente la potenza di Dio. [29]Così,
mentre egli, prostrato dalla forza divina, era là senza voce e
privo d'ogni speranza di salvezza, [30]gli altri
benedicevano il Signore che aveva glorificato il suo luogo santo;
il tempio, che poco prima era pieno di trepidazione e confusione,
dopo che il Signore onnipotente aveva manifestato il suo
intervento, si riempì di gioia e letizia. [31]Subito
alcuni compagni di Eliodòro pregarono Onia che supplicasse
l'Altissimo e impetrasse la grazia della vita a costui che stava
irrimediabilmente esalando l'ultimo respiro. [32]Il sommo
sacerdote, temendo che il re per avventura venisse a sospettare
che i Giudei avessero teso un tranello a Eliodòro, offrì un
sacrificio per la salute dell'uomo. [33]Mentre il sommo
sacerdote compiva il rito propiziatorio, apparvero a Eliodòro
gli stessi giovani adorni delle stesse vesti, i quali in piedi
dissero: «Ringrazia ampiamente il sommo sacerdote Onia, per
merito del quale il Signore ti ridà la vita. [34]Tu poi,
che hai sperimentato i flagelli del Cielo, annuncia a tutti la
grande potenza di Dio». Dette queste parole, disparvero.
Conversione di Elidoro
[35]Eliodòro offrì un sacrificio al Signore e
innalzò grandi preghiere a colui che gli aveva restituito la
vita, poi si congedò da Onia e fece ritorno con il suo seguito
dal re. [36]Egli testimoniava a tutti le opere del sommo
Dio, che aveva visto con i suoi occhi. [37]Quando poi il
re gli domandava chi fosse adatto ad essere inviato ancora una
volta in Gerusalemme, rispondeva: [38]Se hai qualcuno che
ti è nemico o insidia il tuo governo, mandalo là e l'avrai
indietro flagellato per bene, se pure ne uscirà salvo, perché
in quel luogo c'è veramente una potenza divina. [39]Lo
stesso che ha la sua dimora nei cieli è custode e difensore di
quel luogo ed è pronto a percuotere e abbattere coloro che vi
accedono con cattiva intenzione. [40]Così dunque si sono
svolti i fatti rigurdanti Eliodòro e la difesa del tesoro.
Maccabei 2 - Capitolo 4
IV. PROPAGANDA ELLENISTICA E PERSECUZIONE SOTTO ANTIOCO
EPIFANE
Misfatti di Simone
[1]Il suddetto Simone, che si era fatto delatore dei
beni e della patria, diffamava Onia, come se avesse percosso
Eliodòro e fosse stato l'organizzatore dei disordini; [2]osava
definire nemico della cosa pubblica il benefattore della città,
il protettore dei cittadini, il difensore delle leggi. [3]L'odio
era giunto a tal punto che si compirono delle uccisioni da parte
di uno dei gregari di Simone; [4]allora Onia, vedendo
l'aggravarsi dell'invidia e accorgendosi che Apollonio figlio di
Menèsteo, stratega della Celesira e della Fenicia, aizzava la
perfidia di Simone, [5]si recò dal re, non per far la
parte di accusatore dei suoi concittadini, ma per provvedere al
bene comune del popolo e di ciascuno in particolare. [6]Vedeva
infatti che senza un provvedimento del re era impossibile
ristabilire la pace nella vita pubblica e che Simone non avrebbe
messo freno alla sua pazzia.
Il sommo sacerdote Giasone introduce l'ellenismo
[7]Ma, Selèuco essendo passato all'altra vita e avendo
preso le redini del governo Antioco chiamato anche Epìfane,
Giasone, fratello di Onia, volle procurarsi con la corruzione il
sommo sacerdozio [8]e, in un incontro con il re, gli
promise trecentosessanta talenti d'argento e altri ottanta
talenti riscossi con un'altra entrata. [9]Oltre a questi
prometteva di versargli altri centocinquanta talenti, se gli
fosse stato concesso di stabilire di sua autorità una palestra e
un campo d'addestramento e di erigere una corporazione
d'Antiocheni a Gerusalemme. [10]Avendo il re acconsentito,
egli, ottenuto il potere, si diede subito a trasformare i suoi
connazionali secondo i costumi greci, [11]annullando i
favori concessi dal re ai Giudei, ad opera di Giovanni, padre di
quell'Eupolemo che aveva guidato l'ambasciata presso i Romani per
negoziare il patto d'amicizia e di alleanza, e sradicando le
leggi cittadine inaugurò usanze perverse. [12]Fu subito
zelante nel costruire una palestra, proprio ai piedi
dell'acròpoli, e nell'indurre i giovani più distinti a portare
il pètaso. [13]Così era raggiunto il colmo
dell'ellenizzazione e la diserzione verso i costumi stranieri per
l'eccessiva corruzione dell'empio e falso sommo sacerdote
Giasone. [14]Perciò i sacerdoti non erano più premurosi
del servizio all'altare, ma, disprezzando il tempio e trascurando
i sacrifici, si affrettarono a partecipare agli spettacoli
contrari alla legge nella palestra, appena dato il segnale del
lancio del disco. [15]Così tenendo in poco conto le
glorie patrie stimavano nobilissime le glorie elleniche. [16]Ma
appunto a causa di queste li sorprese una grave situazione e si
ebbero quali avversari e punitori proprio coloro le cui
istituzioni seguivano con zelo e a cui cercavano di rassomigliare
in tutto. [17]Non è cosa che resti impunita il
comportarsi empiamente contro le leggi divine, come dimostrerà
chiaramente il successivo periodo di tempo.
[18]Celebrandosi in Tiro i giochi quinquennali con
l'intervento del re, [19]l'empio Giasone inviò come
rappresentanti alcuni Antiocheni di Gerusalemme, i quali
portavano con sé trecento dramme d'argento per il sacrifico a
Ercole; ma questi portatori ritennero non conveniente usarle per
il sacrifico, bensì impiegarle per altra spesa. [20]Così
il denaro destinato al sacrificio a Ercole da parte del mandante,
servì, grazie ai portatori, per la costruzione delle triremi.
Antioco Epifane acclamato a Gerusalemme
[21]Antioco, avendo mandato Apollonio, figlio di
Menèsteo, in Egitto per l'intronizzazione del re Filomètore,
venne a sapere che costui era diventato contrario al suo governo
e quindi si preoccupò della sua sicurezza. Perciò si recò a
Giaffa, poi mosse alla volta di Gerusalemme. [22]Fu
accolto da Giasone e dalla città con dimostrazioni magnifiche e
introdotto con corteo di fiaccole e acclamazioni. Così riprese
la marcia militare verso la Fenicia.
Menelao diventa sommo sacerdote
[23]Tre anni dopo, Giasone mandò Menelao, fratello del
gia menzionato Simone, a portare al re denaro e a presentargli un
memoriale su alcuni affari importanti. [24]Ma quello,
fattosi presentare al re e avendolo ossequiato con un portamento
da persona autorevole, si accaparrò il sommo sacerdozio,
superando l'offerta di Giasone di trecento talenti d'argento. [25]Munito
delle disposizioni del re, si presentò di ritorno, non avendo
con sé nulla che fosse degno del sommo sacerdozio, ma avendo le
manie di un tiranno unite alla ferocia di una belva. [26]Così
Giasone, che aveva tradito il proprio fratello, fu tradito a sua
volta da un altro e fu costretto a fuggire nel paese
dell'Ammanìtide. [27]Menelato si impadronì del potere,
ma non s'interessò più del denaro promesso al re, [28]sebbene
gliele avesse fatto richiesta Sòstrato, comandante
dell'acròpoli; questi infatti aveva l'incarico della riscossione
dei tributi. Per questo motivo tutti e due furono convocati dal
re. [29]Menelao lasciò come sostituto nel sommo
sacerdozio Lisìmaco suo fratello; Sòstrato lasciò Cratète,
comandante dei Ciprioti.
Assassinio di Onia
[30]Mentre così stavano le cose, le città di Tarso e
Mallo si ribellarono, perché erano state date in dono ad
Antiòchide, concubina del re. [31]Il re partì in fretta
per riportare all'ordine la situazione, lasciando come
luogotenente Andronìco, uno dei suoi dignitari. [32]Menelao
allora, pensando di aver trovato l'occasione buona, sottrasse
alcuni arredi d'oro del tempio e ne fece omaggio ad Andronìco;
altri poi si trovò che li aveva venduti a Tiro e nelle città
vicine. [33]Ma Onia lo biasimò, dopo essersi accertato
della cosa ed essersi rifugiato in località inviolabile a Dafne
situata presso Antiochia. [34]Per questo Menelao,
incontratosi in segreto con Andronìco, lo pregò di sopprimere
Onia. Quegli, recatosi da Onia e ottenutane con inganno la
fiducia, dandogli la destra con giuramento lo persuase, sebbene
ancora guardato con sospetto, ad uscire dall'asilo e subito lo
uccise senza alcun riguardo alla giustizia. [35]Per questo
fatto non solo i Giudei, ma anche molti altri popoli si mossero a
sdegno e tristezza per l'empia uccisione di tanto uomo. [36]Quando
il re tornò dalle località della Cilicia, si presentarono a lui
i Giudei della città insieme con i Greci che condividevano
l'esecrazione dell'uccisione di Onia contro ogni diritto. [37]Antioco
fu intimamente rattristato, colpito da cordoglio e mosso a
lacrime per la saggezza e la grande prudenza del defunto; [38]subito,
acceso di sdegno, tolse la porpora ad Andronìco, ne stracciò le
vesti e lo trascinò attraverso tutta la città fino al luogo
stesso dove egli aveva sacrilegamente ucciso Onia e là cancellò
dal mondo l'assassino. Così il Signore gli rese il meritato
castigo.
Lisimaco muore in una sommossa
[39]Essendo poi avvenuti molti furti sacrileghi in
città da parte di Lisìmaco su istigazione di Menelao ed
essendosene sparsa la voce al di fuori, il popolo si ribellò a
Lisìmaco, quando gia molti arredi d'oro erano stati portati via.
[40]La folla era eccitata e piena di furore e Lisìmaco,
armati circa tremila uomini, diede inizio ad atti di violenza,
mettendo come comandante un certo Aurano gia avanzato in età e
non meno in stoltezza. [41]Ma quelli, appena si accorsero
dell'aggressione di Lisìmaco, afferrarono chi pietre, chi grossi
bastoni, altri raccolsero a manciate la polvere sul posto e si
gettarono contro coloro che stavano attorno a Lisìmaco. [42]A
questo modo ne ferirono molti, alcuni ne stesero morti,
costrinsero tutti alla fuga, misero a morte lo stesso
saccheggiatore del tempio presso la camera del tesoro.
Menelao prosciolto per denaro
[43]Per questi fatti fu intentato un processo contro
Menelao. [44]«Venuto il re a Tiro, i tre uomini mandati
dal consiglio degli anziani difesero presso di lui il loro
diritto. [45]Menelao, ormai sul punto di essere
abbandonato, promise una buona quantità di denaro a Tolomeo,
figlio di Dorìmene, perché traesse il re dalla sua parte. [46]Tolomeo
invitò il re sotto un portico, come per prendere il fresco, e
gli fece mutar parere. [47]Così il re prosciolse dalle
accuse Menelao, causa di tutto il male, e a quegli infelici che,
se avessero discusso la causa anche presso gli Sciti, sarebbero
stati prosciolti come innocenti, decretò la pena di morte. [48]Così
senza dilazione subirono l'ingiusta pena coloro che avevano
difeso la città, il popolo e gli arredi sacri. [49]Gli
stessi cittadini di Tiro, indignati per questo fatto, provvidero
generosamente quanto occorreva per la loro sepoltura. [50]Menelao
invece, per la cupidigia dei potenti, rimase al potere, crescendo
in malvagità e facendosi grande traditore dei concittadini.
Maccabei 2 - Capitolo 5
Seconda campagna egiziana
[1]In questo periodo di tempo Antioco organizzò la
seconda spedizione in Egitto. [2]Sopra tutta la città per
circa quaranta giorni apparivano cavalieri che correvano per
l'aria con auree vesti, armati di lance roteanti e di spade
sguainate, [3]e schiere di cavalieri disposti a battaglia
e attacchi e scontri vicendevoli e trambusto di scudi e selve di
aste e lanci di frecce e bagliori di bardature d'oro e corazze
d'ogni specie. [4]Per questo tutti pregarono che
l'apparizione fosse di buon augurio.
Assalto di Giasone e repressione di Epifane
[5]Essendosi diffusa la falsa notizia che Antioco era
passato all'altra vita, Giasone, prendendo con sé non meno di
mille uomini, sferrò un assalto alla città. Si accese la lotta
sulle mura e, quando la città era ormai presa, Menelao si
rifugiò nell'acròpoli. [6]Giasone fece strage dei propri
concittadini senza pietà, non comprendendo che un successo
contro i propri connazionali era il massimo insuccesso, e
credendo di riportare trofei sui nemici e non sulla propria
gente. [7]Non riuscì però ad impadronirsi del potere e
alla fine, conscio della vergogna del tradimento, corse di nuovo
a rifugiarsi nell'Ammanìtide. [8]Da ultimo incontrò una
pessima sorte. Imprigionato presso Areta, re degli Arabi,
fuggendo poi di città in città, perseguitato da tutti e odiato
come traditore delle leggi, riguardato con orrore come carnefice
della patria e dei concittadini, fu spinto in Egitto; [9]colui
che aveva mandato in esilio numerosi figli della sua patria morì
presso gli Spartani, fra i quali si era ridotto quasi a cercare
riparo in nome della comunanza di stirpe. [10]E ancora,
colui che aveva lasciato insepolta una moltitudine di gente,
finì non pianto da alcuno, privo di esequie ed escluso dal
sepolcro dei suoi padri.
[11]Quando il re venne a conoscenza di questi fatti,
concluse che la Giudea stava ribellandosi. Perciò tornando
dall'Egitto, furioso come una belva, prese la città con le armi [12]e
diede ordine ai soldati di colpire senza risparmio quanti
capitavano e di uccidere quelli che si rifugiavano nelle case. [13]Vi
fu massacro di giovani e di vecchi, sterminio di uomini, di donne
e di fanciulli, stragi di fanciulle e di bambini. [14]Ottantamila
in quei tre giorni furono spacciati, quarantamila nel corso della
lotta e in numero non inferiore agli uccisi furono quelli venduti
schiavi.
Saccheggio del tempio
[15]Non sazio di questo, Antioco osò entrare nel
tempio più santo di tutta la terra, avendo a guida quel Menelao
che si era fatto traditore delle leggi e della patria, [16]e
afferrò con empie mani gli arredi sacri; quanto dagli altri re
era stato deposto per l'abbellimento e lo splendore del luogo e
per segno d'onore, egli lo saccheggiò con le sue mani
sacrileghe.
[17]Antioco si inorgoglì, non comprendendo che il
Signore si era sdegnato per breve tempo a causa dei peccati degli
abitanti della città e per questo c'era stato l'abbandono di
quel luogo. [18]Se il popolo non si fosse trovato
implicato in molti peccati, come era avvenuto per Eliodòro,
mandato dal re Seleuco a ispezionare la camera del tesoro, anche
costui al suo ingresso sarebbe stato colpito da flagelli e
sarebbe stato distolto dalla sua audacia. [19]Ma il
Signore aveva eletto non gia il popolo a causa di quel luogo, ma
quel luogo a causa del popolo. [20]Perciò anche il luogo,
dopo essere stato coinvolto nelle sventure piombate sul popolo,
da ultimo ne condivise i benefici; esso, che per l'ira
dell'Onnipotente aveva sperimentato l'abbandono, per la
riconciliazione del grande Sovrano fu ripristinato in tutta la
sua gloria.
I funzionari del paese
[21]Antioco dunque portando via dal tempio
milleottocento talenti d'argento, fece ritorno in fretta ad
Antiochia, convinto nella sua superbia di aver reso navigabile la
terra e transitabile il mare, per effetto del suo orgoglio. [22]Egli
lasciò sovrintendenti per opprimere la nazione: in Gerusalemme
Filippo, frigio di stirpe, ma nei modi più barbaro di chi
l'aveva nominato; [23]sul Garizim Andronìco; oltre a loro
Menelao, il quale più degli altri era altezzoso con i
concittadini, nutrendo una ostilità dichiarata contro i Giudei.
Intervento del misarca Apollonio
[24]Mandò poi il misarca Apollonio con un esercito di
ventiduemila uomini, e con l'ordine di uccidere quanti erano in
età adulta e di vendere le donne e i fanciulli. [25]Costui,
giunto a Gerusalemme e fingendo intenzioni pacifiche, si tenne
quieto fino al giorno sacro del sabato. Allora sorpresi i Giudei
in riposo, comandò ai suoi una parata militare [26]e
trucidò quanti uscivano per assistere alla festa; poi, scorrendo
con gli armati per la città, mise a morte un gran numero di
persone.
[27]Ma Giuda, chiamato anche Maccabeo, che faceva parte
di un gruppo di dieci, si ritirò nel deserto, vivendo tra le
montagne alla maniera delle fiere insieme a quelli che erano con
lui; e vivevano cibandosi di alimenti erbacei, per non contrarre
contaminazione.
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