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LA BIBBIA
Maccabei 2 - Capitolo 11
Prima campagna di Lisia
[1]Dopo brevissimo tempo Lisia, tutore e parente del re
e incaricato degli affari di stato, mal sopportando l'accaduto, [2]raccolti
circa ottantamila uomini e tutta la cavalleria, mosse contro i
Giudei, calcolando di ridurre la città a dimora dei Greci, [3]di
imporre tasse al tempio come agli altri edifici di culto dei
pagani e di mettere in vendita ogni anno il sommo sacerdozio. [4]Egli
non considerava per niente la potenza di Dio, ma si appoggiava
sulla potenza di migliaia di fanti, sulle migliaia di cavalli e
sugli ottanta elefanti. [5]Entrato nella Giudea e
avvicinatosi a Bet-Zur, che era una posizione fortificata
distante da Gerusalemme circa venti miglia, la cinse d'assedio. [6]Quando
gli uomini del Maccabeo vennero a sapere che quegli assediava le
fortezze, tra gemiti e lacrime supplicarono con tutto il popolo
il Signore che inviasse il suo angelo buono a salvare Israele. [7]Lo
stesso Maccabeo, cingendo per primo le armi, esortò gli altri ad
esporsi con lui al pericolo per andare in aiuto dei loro
fratelli: tutti insieme partirono con coraggio. [8]Mentre
si trovavano ancora vicino a Gerusalemme, apparve come
condottiero davanti a loro un cavaliere in sella, vestito di
bianco, in atto di agitare un'armatura d'oro. [9]Tutti
insieme benedissero Dio misericordioso e si sentirono così
rafforzati in cuore, che erano pronti ad assalire non solo gli
uomini ma anche le bestie più feroci e mura di ferro. [10]Procedevano
in ordine, con un alleato venuto dal cielo, per la misericordia
che il Signore aveva avuto di loro. [11]Gettatisi come
leoni sui nemici, ne stesero al suolo undicimila e milleseicento
cavalieri, tutti gli altri li costrinsero a fuggire. [12]Costoro
in gran parte riuscirono a salvarsi feriti e spogliati. Anche
Lisia per salvarsi fu costretto a fuggire vergognosamente.
Pace con gli Ebrei. Quattro lettere riguardanti il trattato.
[13]Ma, non privo di intelligenza, pensando alla
sconfitta subìta e constatando che gli Ebrei erano invincibili,
perché l'onnipotente Dio combatteva al loro fianco, [14]mandò
a proporre un accordo su tutto ciò che fosse giusto, assicurando
che a questo scopo avrebbe persuaso il re, facendo pressione su
di lui perché diventasse loro amico. [15]Il Maccabeo,
badando a ciò che più conveniva, acconsentì a tutto quanto
Lisia chiedeva. Quanto infatti il Maccabeo aveva presentato a
Lisia per iscritto a riguardo dei Giudei, fu accordato dal re. [16]Il
contenuto della lettera scritta da Lisia ai Giudei era del
seguente tenore:
[17]«Lisia al popolo dei Giudei salute. Giovanni e
Assalonne, inviati da voi, ci hanno consegnato la decisione qui
sotto riportata e hanno chiesto la ratifica dei punti in essa
dichiarati. [18]Quanto era necessario riferire al re, l'ho
riferito ed egli ha accordato quanto era accettabile. [19]Se
dunque conserverete il vostro buon impegno per gli interessi del
regno, procurerò anche in avvenire di esservi causa di favori. [20]Su
questi punti e sui particolari ho dato ordine a questi due e ai
miei incaricati di trattare con voi. [21]State bene.
L'anno centoquarantotto, il ventiquattro del mese di
Dioscorinzio».
[22]La lettera del re si esprimeva così:
«Il re Antioco al fratello Lisia salute. [23]Dopo che
nostro padre è passato tra gli dei, volendo noi che i cittadini
del regno possano tranquillamente attendere ai loro interessi
particolari [24]e, avendo sentito che i Giudei, non
favorevoli al disegno di ellenizzazione di nostro padre,
attaccati invece al loro sistema di vita, chiedono di potersi
attenere alle proprie leggi, [25]desiderosi a nostra volta
che anche questo popolo sia libero da turbamenti, decretiamo che
il tempio sia loro restituito e si governino secondo le
tradizioni dei loro antenati. [26]Farai quindi cosa
opportuna a inviare loro messaggeri e ad offrire loro la destra
perché, conosciuta la nostra decisione, si sentano contenti e
riprendano a loro agio la cura delle proprie cose».
[27]La lettera del re indirizzata al popolo era così
concepita:
«Il re Antioco al consiglio degli anziani dei Giudei e agli
altri Giudei salute. [28]Se state bene, è appunto come
noi vogliamo: anche noi godiamo ottima salute. [29]Menelao
ci ha rivelato che voi volete tornare a vivere nelle vostre sedi.
[30]A quelli che si metteranno in viaggio entro i trenta
giorni del mese di Xàntico, sarà garantita sicurezza e facoltà
[31]di usare, come Giudei, delle loro regole alimentari e
delle loro leggi come prima e nessuno di loro potrà essere
molestato da alcuno per le mancanze commesse per ignoranza. [32]Ho
anche mandato Menelao per rassicurarvi. [33]State bene.
L'anno centoquarantotto, il venticinque del mese di Xàntico».
[34]Anche i Romani inviarono loro questa lettera:
«Quinto Memmio e Tito Manio, legati dei Romani, al popolo dei
Giudei salute. [35]Riguardo a ciò che Lisia, parente del
re, vi ha accordato, anche noi siamo d'accordo. [36]Riguardo
invece a quei punti che egli ha giudicato dover riferire al re,
mandate subito uno, dopo aver deliberato tra di voi, perché
possiamo esporre le cose in modo conveniente per voi. Noi siamo
in viaggio per Antiochia. [37]Mandate dunque in fretta
alcuni per farci conoscere di quale parere siete. [38]State
bene. L'anno centoquarantotto, il venticinque del mese di
Xàntico».
Maccabei 2 - Capitolo 12
I fatti di Giaffa e di Iamnia
[1]Conclusi questi accordi, Lisia ritornò presso il
re; i Giudei invece si diedero a coltivare la terra. [2]Ma
alcuni dei comandanti dei distretti e precisamente Timòteo e
Apollonio, figlio di Gennèo, Ierònimo e Demofonte e, oltre
questi, Nicànore, il comandante dei mercenari di Cipro, non li
lasciavano vivere tranquilli né procedere in pace. [3]Gli
abitanti di Giaffa perpetrarono un'empietà di questo genere:
invitarono i Giudei che abitavano con loro a salire con le mogli
e con i figli su barche allestite da loro, come se non ci fosse
alcuna cattiva intenzione a loro riguardo, [4]ma fosse
un'iniziativa di tutta la cittadinanza. Essi accettarono,
desiderosi di rinsaldare la pace, e lontani da ogni sospetto. Ma
quando furono al largo, li fecero affondare in numero non
inferiore a duecento. [5]Quando Giuda fu informato di
questa crudeltà compiuta contro i suoi connazionali, diede
ordine ai suoi uomini [6]e, invocando Dio, giusto giudice,
mosse contro gli assassini dei suoi fratelli e nella notte
incendiò il porto, bruciò le navi e uccise di spada quanti vi
si erano rifugiati. [7]Poi, dato che il luogo era
sbarrato, abbandonò l'impresa con l'idea di tornare un'altra
volta e sradicare tutta la cittadinanza di Giaffa. [8]Avendo
poi appreso che anche i cittadini di Iamnia volevano usare lo
stesso sistema con i Giudei che abitavano con loro, [9]piombando
di notte sui cittadini di Iamnia, incendiò il porto con la
flotta, così che si vedeva il bagliore delle fiamme fino a
Gerusalemme, che è distante duecentoquaranta stadi.
Spedizione in Galaad
[10]Quando si furono allontanati di là per nove stadi,
dirigendosi contro Timòteo, non meno di cinquemila Arabi con
cinquecento cavalieri irruppero contro Giuda. [11]Ne
nacque una zuffa furiosa, ma gli uomini di Giuda con l'aiuto di
Dio ebbero la meglio. I nomadi invece, sopraffatti, supplicarono
Giuda che stendesse loro la destra promettendo di cedergli
bestiame e di aiutarlo in tutto il resto. [12]Giuda,
prevedendo che realmente gli sarebbero stati utili in molte cose,
acconsentì a far la pace con loro ed essi, strette le destre,
tornarono alle loro tende. [13]Attaccò anche una città
difesa da contrafforti, circondata da mura e abitata da gente
d'ogni stirpe, chiamata Casfin. [14]Quelli di dentro,
sicuri della solidità delle mura e delle riserve di viveri, si
mostravano insolenti con gli uomini di Giuda, insultandoli,
aggiungendo bestemmie e pronunciando frasi che non è lecito
riferire. [15]Ma gli uomini di Giuda, dopo aver invocato
il grande Signore del mondo, il quale senza arieti e senza
macchine ingegnose aveva fatto cadere Gerico al tempo di Giosuè,
assalirono furiosamente le mura. [16]Presa la città per
volere di Dio, fecero innumerevoli stragi, cosicché il lago
adiacente, largo due stadi, sembrava pieno del sangue che vi
colava dentro.
La battaglia di Carnion
[17]Allontanatisi di là settecentocinquanta stadi
giunsero a Caraca, presso i Giudei chiamati Tubiani; [18]ma
da quelle parti non trovarono Timòteo, il quale era gia partito
dalla zona, senza aver intrapreso alcuna azione, ma lasciando in
un certo luogo un presidio molto forte. [19]Dosìteo e
Sosìpatro, due capitani del Maccabeo, in una sortita
sterminarono gli uomini di Timòteo lasciati nella fortezza, che
erano più di diecimila. [20]Intanto il Maccabeo ordinò
il suo esercito dividendolo in reparti, nominò questi al comando
dei reparti e mosse contro Timòteo, il quale aveva con sé
centoventimila fanti e duemilacinquecento cavalieri. [21]Quando
Timòteo seppe dell'arrivo di Giuda, mandò avanti le donne, i
fanciulli e tutto il bagaglio nel luogo chiamato Carnion: era
questa una posizione inespugnabile e inaccessibile per la
strettezza di tutti i passaggi. [22]All'apparire del primo
reparto di Giuda, si diffuse tra i nemici il panico e il terrore
perché si verificò contro di loro l'apparizione di colui che
dall'alto tutto vede, e perciò cominciarono a fuggire
precipitandosi chi da una parte chi dall'altra, cosicché spesso
erano colpiti dai propri compagni e trafitti dalle punte delle
loro spade. [23]Giuda dirigeva l'inseguimento con ogni
energia, trafiggendo quegli empi: ne sterminò circa trentamila. [24]Lo
stesso Timòteo, caduto in mano agli uomini di Dosìteo e
Sosìpatro, supplicava con molta astuzia di essere lasciato sano
e salvo, perché tratteneva come ostaggi i genitori di molti di
loro e di alcuni i fratelli ai quali sarebbe capitato di essere
trattati senza riguardo. [25]Avendo egli con molti
discorsi prestato solenne promessa di restituire incolumi gli
ostaggi, lo lasciarono libero per la salvezza dei propri
fratelli.
[26]Giuda mosse poi contro Carnion e l'Atergatèo e
uccise venticinquemila uomini.
Ritorno per Efron e Beisan
[27]Dopo la sconfitta e lo sterminio di questi, marciò
contro la fortezza di Efron, nella quale era stanziato Lisia con
una moltitudine di gente di ogni razza; davanti alle mura erano
schierati i giovani più forti e combattevano vigorosamente,
mentre nella città stavano pronte molte riserve di macchine e di
proiettili. [28]Avendo invocato il Signore che distrugge
con la sua potenza le forze dei nemici, i Giudei fecero cadere la
città nelle proprie mani e uccisero venticinquemila di coloro
che vi stavano dentro. [29]Ritornati di là, mossero verso
Beisan, che dista seicento stadi da Gerusalemme. [30]Ma i
Giudei che vi abitavano testimoniarono che i cittadini di Beisan
avevano dimostrato loro benevolenza e buona comprensione nel
tempo della sventura [31]e questi li ringraziarono e li
esortarono ad essere ben disposti anche in seguito verso il loro
popolo. Poi si recarono a Gerusalemme nell'imminenza della festa
delle settimane.
Campagna contro Gorgia
[32]Dopo questa festa, chiamata Pentecoste, mossero
contro Gorgia, stratega dell'Idumea. [33]Questi avanzò
con tremila fanti e quattrocento cavalieri. [34]Schieratisi
in combattimento, caddero un piccolo numero di Giudei. [35]Un
certo Dosìteo, degli uomini di Bacènore, abile nel cavalcare e
valoroso, si attaccò a Gorgia e, afferratolo per la clamide, lo
trascinava a gran forza volendo prendere vivo quello scellerato;
ma uno dei cavalieri traci si gettò su di lui tagliandogli la
spalla e Gorgia potè fuggire a Maresa. [36]Poiché gli
uomini di Esdrin combattevano da lungo tempo ed erano stanchi,
Giuda supplicò il Signore che si mostrasse loro alleato e guida
nella battaglia. [37]Poi, intonato nella lingua paterna il
grido di guerra che si accompagnava agli inni, diede un assalto
improvviso alle truppe di Gorgia e le mise in fuga.
Il sacrificio per i morti
[38]Giuda poi radunò l'esercito e venne alla città di
Odollam; poiché si compiva la settimana, si purificarono secondo
l'uso e vi passarono il sabato. [39]Il giorno dopo, quando
ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda
andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti
nei sepolcri di famiglia. [40]Ma trovarono sotto la tunica
di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge
proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui
costoro erano caduti. [41]Perciò tutti, benedicendo
l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose
occulte, [42]ricorsero alla preghiera, supplicando che il
peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda
esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati,
avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il
peccato dei caduti. [43]Poi fatta una colletta, con tanto
a testa, per circa duemila dramme d'argento, le inviò a
Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio,
agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero
della risurrezione. [44]Perché se non avesse avuto ferma
fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato
superfluo e vano pregare per i morti. [45]Ma se egli
considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si
addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua
considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il
sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal
peccato.
Maccabei 2 - Capitolo 13
Campagna di Antioco V e di Lisia. Supplizio di Menelao
[1]Nell'anno centoquarantanove giunse notizia agli
uomini di Giuda che Antioco Eupàtore muoveva contro la Giudea
con numerose truppe; [2]era con lui Lisia, suo tutore e
preposto agli affari dello stato, che aveva con sé un esercito
greco di centodiecimila fanti, cinquemilatrecento cavalli,
ventidue elefanti e trecento carri falcati. [3]A costoro
si unì anche Menelao, il quale incoraggiava con molta astuzia
Antioco, non per la salvezza della patria, ma per la speranza di
essere rimesso al suo posto di comando. [4]Ma il Re dei re
eccitò l'ira di Antioco contro quello scellerato e, quando Lisia
ebbe additato costui come causa di tutti i mali, diede ordine che
fosse condotto a Berèa e messo a morte secondo l'usanza del
luogo. [5]Vi è là una torre di cinquanta cubiti piena di
cenere. Essa ha un ordigno girevole che da ogni lato fa cadere a
precipizio sulla cenere. [6]Di lassù chi è reo di
sacrilegio o chi ha raggiunto gli estremi in certi altri delitti,
tutti lo spingono alla morte. [7]In tal modo l'empio
Menelao incontrò la morte e non trovò terra per la sepoltura; [8]giusto
castigo poiché, dopo aver commesso molti delitti attorno
all'altare dov'erano il fuoco sacro e la cenere, nella cenere
trovò la sua morte.
Preghiere e successi dei Giudei presso Modin
[9]Il re avanzava con barbari sentimenti e con
l'intenzione di far provare ai Giudei trattamenti peggiori di
quelli che avevano subiti sotto suo padre. [10]Quando
Giuda seppe queste cose, ordinò al popolo di pregare il Signore
giorno e notte, perché, come altre volte, così anche ora
aiutasse coloro che erano in pericolo di essere privati della
legge, della patria e del tempio santo [11]e non
permettesse che il popolo, che aveva appena goduto di un breve
respiro, cadesse in mano a quegli infami pagani. [12]Quando
ebbero fatto ciò tutti insieme ed ebbero supplicato il Signore
misericordioso con gemiti e digiuni e prostrazioni per tre giorni
continui, Giuda li esortò e comandò loro di tenersi preparati. [13]Tenuto
poi un convegno a parte con gli anziani, decise che si dovesse,
con l'aiuto di Dio, risolvere le cose uscendo a battaglia prima
che l'esercito entrasse nella Giudea e si impadronisse della
città. [14]Affidando poi ogni cura al creatore del mondo,
esortò i suoi a combattere da prodi fino alla morte per le
leggi, per il tempio, per la città, per la patria, per le loro
istituzioni, e pose il campo vicino a Modin. [15]Data ai
suoi uomini la parola d'ordine «Vittoria di Dio», con giovani
valorosi ben scelti, piombò di notte sulla tenda del re
nell'accampamento, uccise circa tremila uomini e trafisse il più
grosso degli elefanti insieme con l'uomo che era nella torretta [16]e
alla fine riempirono tutto il campo di terrore e confusione; poi
se ne tornarono ad impresa ben riuscita. [17]Quando gia
spuntava il giorno, la cosa era compiuta, per la protezione del
Signore che aveva assistito Giuda.
Antioco V tratta con i Giudei
[18]Il re, avuto questo saggio dell'audacia dei Giudei,
tentava con l'astuzia la conquista delle posizioni. [19]Così
si spingeva contro Bet-Zur, una ben munita fortezza dei Giudei,
ma veniva respinto, aveva sfortuna e falliva; [20]mentre
Giuda faceva giungere il necessario agli assediati. [21]Intanto
Rodoco, appartenente alle file dei Giudei, aveva rivelato i
segreti ai nemici: fu ricercato, preso e tolto di mezzo. [22]Il
re tornò a trattare con quelli che erano in Bet-Zur, diede e
ricevette la destra di pace e se ne andò. Assalì gli uomini di
Giuda ma ebbe la peggio. [23]Ricevette poi notizia che
Filippo, lasciato in Antiochia a dirigere gli affari, agiva da
dissennato e ne rimase sconcertato; invitò i Giudei a trattare,
si sottomise, si obbligò con giuramento a rispettare tutte le
giuste condizioni, ristabilì l'accordo e offrì un sacrificio,
onorò il tempio e beneficò il luogo. [24]Fece
accoglienze al Maccabeo e lasciò Egemònide come stratega da
Tolemàide fino al paese dei Gerreni. [25]Venne a
Tolemàide, ma i cittadini di Tolemàide si mostrarono
malcontenti per quegli accordi; erano irritati contro coloro che
avevano voluto abolire i loro privilegi. [26]Salì allora
sulla tribuna Lisia, fece la sua difesa meglio che potè, li
persuase, li calmò, li rese ragionevoli; poi tornò ad
Antiochia. Così si svolse la spedizione del re e il suo ritorno.
Maccabei 2 - Capitolo 14
VII. LOTTA CONTRO NICANORE, GENERALE DI DEMETRIO I - IL
GIORNO DI NICANORE
Intervento del sommo sacerdote Alcimo
[1]Dopo un periodo di tre anni, venne all'orecchio
degli uomini di Giuda che Demetrio, figlio di Selèuco, era
sbarcato nel porto di Tripoli con un grande esercito e la flotta [2]e
si era impadronito del paese, eliminando Antioco e il suo tutore
Lisia. [3]Un certo Alcimo, che era stato prima sommo
sacerdote, ma che si era volontariamente contaminato nei giorni
della secessione, accorgendosi che per nessun verso si apriva a
lui una via di salvezza né ulteriore accesso al sacro altare, [4]andò
dal re Demetrio verso l'anno centocinquantuno offrendogli una
corona d'oro e una palma oltre ai tradizionali ramoscelli di
ulivo del tempio e per quel giorno stette quieto. [5]Ma
colse l'occasione favorevole alla sua follia, quando fu chiamato
da Demetrio al consiglio e fu interrogato in quale disposizione e
mentalità si tenessero i Giudei. A questa richiesta rispose: [6]«I
Giudei che si dicono Asidèi, a capo dei quali sta Giuda il
Maccabeo, alimentano guerre e ribellioni e non lasciano che il
regno trovi la tranquillità. [7]Per questo anch'io,
privato della dignità ereditaria, intendo dire del sommo
sacerdozio, sono venuto qui, [8]spinto anzitutto da
schietta premura per gli interessi del re e dalla preoccupazione
della sconsideratezza delle suddette persone, in secondo luogo
mirando ai miei concittadini, perché, a causa del disordine
della situazione descritta, tutto il nostro popolo viene non poco
impoverito. [9]Ora che sai queste cose in particolare, tu,
re, provvedi al paese e alla nostra stirpe che va decadendo, con
quella cortese benevolenza che hai con tutti. [10]Fin
quando Giuda è là, la situazione non può mettersi
tranquilla». [11]Dopo queste sue parole, gli altri amici,
irritati per i successi di Giuda, si affrettarono a infiammare
Demetrio. [12]Questi, designato subito Nicànore, gia a
capo degli elefanti, e nominatolo stratega della Giudea, lo
inviò [13]con l'ordine di eliminare prima Giuda, di
disperdere i suoi uomini e di costituire Alcimo sommo sacerdote
del tempio massimo. [14]Allora i pagani della Giudea, che
erano fuggiti davanti a Giuda, si univano in massa a Nicànore
sapendo che le sfortune e le calamità dei Giudei sarebbero state
apportatrici di fortuna per loro.
Nicanore fa amicizia con Giuda
[15]Quando seppero della venuta di Nicànore e
dell'aggressione dei pagani, i Giudei cosparsi di polvere,
elevarono suppliche a colui che ha stabilito il suo popolo per i
secoli e che con segni palesi sempre protegge la sua porzione. [16]Poi
il comandante, dati gli ordini, mosse rapidamente di là e si
scontrò con loro presso il villaggio di Dessau. [17]Simone,
fratello di Giuda, aveva gia attaccato Nicànore, ma era rimasto
battuto per l'improvvisa comparsa dei nemici. [18]Tuttavia
Nicànore, sentendo parlare del valore che avevano gli uomini di
Giuda e del loro entusiasmo nelle lotte per la patira, non si
arrischiava a decidere la sorte con spargimento di sangue. [19]Per
questo mandò Posidonio e Teòdoto e Mattatia a dare e ricevere
la destra per la pace. [20]Fu fatto un lungo esame intorno
a queste cose e, quando il comandante ne diede comunicazione alle
truppe, il parere risultò concorde e accettarono gli accordi. [21]Fissarono
il giorno nel quale sarebbero venuti a un incontro privato.
Dall'una e dall'altra parte avanzò una lettiga e collocarono dei
seggi. [22]Giuda tuttavia dispose degli uomini armati nei
luoghi opportuni per paura che si verificasse d'improvviso
qualche tradimento da parte dei nemici: così in buon accordo
tennero il convegno. [23]Nicànore si trattenne in
Gerusalemme e non fece alcun gesto fuori luogo; anzi licenziò le
turbe raccogliticce che gli si erano unite. [24]Voleva
Giuda sempre alla sua presenza, sentiva un'intima inclinazione
per quel prode. [25]L'esortò a sposarsi e ad avere figli;
e quegli si sposò, potè mettersi a posto e godere giorni
sereni.
Alcimo riaccende le ostilità e Nicanore minaccia il tempio
[26]Ma Alcimo, vedendo la loro reciproca simpatia e
procuratosi copia degli accordi intercorsi, andò da Demetrio e
gli disse che Nicànore seguiva una linea contraria agli
interessi dello stato: aveva infatti nominato suo successore
Giuda, il sobillatore del regno. [27]Il re, acceso di
sdegno e irritato per le calunnie di quel genio malefico, scrisse
a Nicànore, dichiarandogli di essere scontento delle alleanze
concluse e ordinandogli che gli mandasse subito ad Antiochia il
Maccabeo in catene. [28]Nicànore, sopreso da questi
ordini, rimase sconcertato e aveva ripugnanza a rompere le
alleanze senza che l'uomo avesse commesso alcuna colpa. [29]Ma,
poiché non gli era possibile agire contro la volontà del re,
cercava l'occasione per effettuare la cosa con qualche
stratagemma. [30]Il Maccabeo, notando che Nicànore era
più freddo nei rapporti con lui e che nei consueti incontri si
comportava con durezza, arguendo che questa freddezza non
presagiva niente di buono, raccolti non pochi dei suoi non si
fece più vedere da Nicànore. [31]Quest'altro, accortosi
di essere stato giocato abilmente da quell'uomo, salito al
massimo e santo tempio, mentre i sacerdoti stavano compiendo i
sacrifici prescritti, ordinò che gli fosse consegnato l'uomo. [32]I
sacerdoti dichiararono con giuramento che non sapevano dove mai
fosse il ricercato [33]ma egli, stendendo la destra contro
il tempio, giurò: «Se non mi consegnerete Giuda in catene,
farò di questa dimora di Dio una piazza pulita, abbatterò dalle
fondamenta l'altare e innalzerò qui uno splendido tempio a
Dioniso». [34]Dette queste grosse parole, se ne andò. I
sacerdoti alzando le mani al cielo, invocarono il protettore
sempre vigile del nostro popolo: [35]«Tu, Signore, che di
nulla hai bisogno, ti sei compiaciuto di porre il tempio della
tua abitazione in mezzo a noi. [36]E ora tu, Santo e
Signore di ogni santità, custodisci questa tua casa, appena
purificata, per sempre libera da contaminazioni».
Morte di Razis
[37]Fu denunziato a Nicànore un certo Razis degli
anziani di Gerusalemme, uomo pieno di amore per la città, che
godeva grandissima fama e chiamato per la sua benevolenza padre
dei Giudei. [38]Egli infatti nei giorni precedenti la
rivolta si era attirata l'accusa di giudaismo e realmente per il
giudaismo aveva impegnato corpo e anima con piena generosità. [39]Volendo
Nicànore far nota a tutti l'ostilità che aveva verso i Giudei,
mandò più di cinquecento soldati per arrestarlo; [40]pensava
infatti che, prendendo costui, avrebbe arrecato loro un grave
colpo. [41]Ma, quando quella truppa stava per occupare la
torre e tentava di forzare la porta del cortile e ordinavano di
portare il fuoco e di appiccarlo alle porte, egli, accerchiato da
ogni lato, si piantò la spada in corpo, [42]preferendo
morire nobilmente piuttosto che divenire schiavo degli empi e
subire insulti indegni della sua nobiltà. [43]Non avendo
però portato a segno il colpo per la fretta della lotta, mentre
la folla premeva fuori delle porte, salì coraggiosamente sulle
mura e si lasciò cadere a precipizio sulla folla con gesto da
prode. [44]Essi lo scansarono immediatamente lasciando uno
spazio libero ed egli cadde in mezzo allo spazio vuoto. [45]Poiché
respirava ancora, con l'animo infiammato, si alzò, mentre il
sangue gli usciva a fiotti e le ferite lo straziavano e,
attraversata di corsa la folla, salì su di un tratto di roccia, [46]ormai
completamente esague; si trappò gli intestini e prendendoli con
le mani li gettò contro la folla; morì in tal modo invocando il
Signore della vita e dello spirito perché di nuovo glieli
restituisse.
Maccabei 2 - Capitolo 15
Bestemmie di Nicanore
[1]Nicànore, avendo saputo che gli uomini di Giuda si
trovavano nella regione della Samaria, decise di assalirli a
colpo sicuro nel giorno del riposo. [2]Poiché i Giudei
che l'avevano seguito forzatamente gli dicevano: «Assolutamente
non devi ucciderli in modo così crudele e barbaro; rendi onore
al giorno che è stato gia onorato rivestendolo di santità da
colui che tutto vede», [3]quell'uomo tre volte scellerato
chiese se c'era in cielo un Signore che aveva comandato di
celebrare il giorno del sabato. [4]Essi risposero: «Vi è
il Signore vivente; egli è il sovrano del cielo, che ha
comandato di celebrare il settimo giorno». [5]L'altro
ribattè: «E io sono sovrano sulla terra, che comando di
prendere le armi e portare a termine le disposizioni del re».
Tuttavia non riuscì a mandare ad effetto il suo crudele intento.
Esortazione e sogno di Giuda
[6]Nicànore, dunque, alzata la testa con tutta la
superbia, aveva decretato di erigere un pubblico trofeo per la
vittoria sugli uomini di Giuda. [7]Il Maccabeo invece era
costantemente convinto e pienamente fiducioso di trovare
protezione da parte del Signore. [8]Esortava i suoi uomini
a non temere l'attacco dei pagani, ma a tener fissi in mente gli
aiuti che in passato erano venuti loro dal Cielo e ad aspettare
ora la vittoria che sarebbe stata loro concessa dall'Onnipotente.
[9]Confortandoli così con le parole della legge e dei
profeti e ricordando loro le lotte che avevano gia condotte a
termine, li rese più coraggiosi. [10]Avendo così
stimolato i loro sentimenti, espose e denunziò la malafede dei
pagani e la violazione dei giuramenti. [11]Dopo aver
armato ciascuno di loro non tanto con la sicurezza degli scudi e
delle lance quanto con il conforto delle egrege parole, li
riempì di gioia, narrando loro un sogno degno di fede, anzi una
vera visione. [12]La sua visione era questa: Onia, che era
stato sommo sacerdote, uomo eccellente, modesto nel portamento,
mite nel contegno, dignitoso nel proferir parole, occupato dalla
fanciullezza in quanto riguardava la virtù, con le mani protese
pregava per tutta la nazione giudaica. [13]Gli era anche
apparso un personaggio che si distingueva per la canizie e la
dignità ed era rivestito di una maestà meravigliosa e piena di
magnificenza. [14]Onia disse: «Questi è l'amico dei suoi
fratelli, colui che innalza molte preghiere per il popolo e per
la città santa, Geremia il profeta di Dio». [15]E
Geremia stendendo la destra consegnò a Giuda una spada d'oro,
pronunciando queste parole nel porgerla: [16]«Prendi la
spada sacra come dono da parte di Dio; con questa abbatterai i
nemici».
L'animo dei combattenti
[17]Esortati dalle bellissime parole di Giuda, capaci
di spingere all'eroismo e di rendere virile anche l'animo dei
giovani, decisero di non restare in campo, ma di intervenire
coraggiosamente e decidere la sorte attaccando battaglia con
tutto il coraggio, perché la città e le cose sante e il tempio
erano in pericolo. [18]Minore era il loro timore per le
donne e i figli come pure per i fratelli e i parenti, poiché la
prima e principale preoccupazione era per il tempio consacrato. [19]Anche
per quelli rimasti in città non era piccola l'angoscia, essendo
tutti turbati per l'ansia del combattimento in campo aperto. [20]Mentre
tutti erano in attesa della prova imminente e i nemici gia
avevano cominciato ad attaccare e l'esercito era in ordine di
battaglia e gli elefanti erano piazzati in posizione opportuna e
la cavalleria schierata ai lati, [21]il Maccabeo dopo aver
osservato le moltitudini presenti e la svariata attrezzatura
delle armi e la ferocia delle bestie, alzò le mani al cielo e
invocò il Signore che compie prodigi, convinto che non è
possibile vincere con le armi, ma che egli concede la vittoria a
coloro che ne sono degni, secondo il suo giudizio. [22]Invocando
il Signore, si esprimeva in questo modo: «Tu, Signore, inviasti
il tuo angelo al tempo di Ezechia re della Giudea ed egli fece
perire nel campo di Sennàcherib centottantacinquemila uomini. [23]Anche
ora, sovrano del cielo, manda un angelo buono davanti a noi per
incutere paura e tremore. [24]Siano atterriti dalla
potenza del tuo braccio coloro che bestemmiando sono venuti qui
contro il tuo santo tempio». Con queste parole egli terminò.
Disfatta e morte di Nicanore
[25]Gli uomini di Nicànore avanzavano al suono delle
trombe e degli inni di guerra. [26]Invece gli uomini di
Giuda con invocazioni e preghiere si gettarono nella mischia
contro i nemici. [27]In tal modo combattendo con le mani e
pregando Dio con il cuore, travolsero non meno di tretacinquemila
uomini, rallegrandosi grandemente per la manifesta presenza di
Dio. [28]Terminata la battaglia, mentre facevano ritorno
pieni di gioia, riconobbero Nicànore caduto con tutte le sue
armi. [29]Levarono alte grida dandosi all'entusiasmo,
mentre benedicevano l'Onnipotente nella lingua paterna. [30]Quindi
colui che era stato sempre il primo a combattere per i suoi
concittadini con anima e corpo, colui che aveva conservato
l'affetto della prima età verso i suoi connazionali, comandò
che tagliassero la testa di Nicànore e la sua mano con il
braccio e li portassero a Gerusalemme. [31]Quando vi
giunse, chiamò a raccolta tutti i connazionali e i sacerdoti
davanti all'altare: sostando in mezzo a loro mandò a chiamare
quelli dell'Acra [32]e mostrò loro la testa dell'empio
Nicànore e la mano che quel bestemmiatore aveva steso contro la
sacra dimora dell'Onnipotente pronunciando parole orgogliose. [33]Tagliata
poi la lingua del sacrilego Nicànore, la fece gettare a pezzi
agli uccelli e ordinò di appendere davanti al tempio la mercede
della sua follia.
[34]Tutti allora, rivolti verso il cielo, benedissero
il Signore glorioso dicendo: «Benedetto colui che ha conservato
la sua dimora inviolata». [35]Fece poi appendere la testa
di Nicànore all'Acra alla vista di tutti, perché fosse segno
manifesto dell'aiuto di Dio. [36]Quindi decretarono
unanimemente con voto pubblico di non lasciar passare inosservato
quel giorno, ma di commemorarlo il tredici del decimosecondo mese
- che in lingua siriaca si chiama Adar - il giorno precedente la
festa di Mardocheo.
Epilogo del redattore
[37]Così andarono le cose riguardo a Nicànore e,
poiché da quel tempo la città è rimasta in mano agli Ebrei,
anch'io chiudo qui la mia narrazione. [38]Se la
disposizione dei fatti è riuscita scritta bene e ben composta,
era quello che volevo; se invece è riuscita di poco valore e
mediocre, questo solo ho potuto fare. [39]Come il bere
solo vino e anche il bere solo acqua è dannoso e viceversa come
il vino mescolato con acqua è amabile e procura un delizioso
piacere, così l'arte di ben disporre l'argomento delizia gli
orecchi di coloro a cui capita di leggere la composizione. E qui
sia la fine.
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