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LA BIBBIA
Maccabei 1 - Capitolo 6
Fine di Antioco Epifane
[1]Il re Antioco intanto percorreva le regioni
settentrionali e seppe che c'era in Persia la città di
Elimàide, famosa per ricchezza e argento e oro; [2]che vi
era un tempio ricchissimo, dove si trovavano armature d'oro,
corazze e armi, lasciate là da Alessandro figlio di Filippo, il
re macedone, che aveva regnato per primo sui Greci. [3]Allora
vi si recò e cercava di impadronirsi della città e di
depredarla, ma non vi riuscì, perché il suo piano fu risaputo
dagli abitanti della città, [4]che si opposero a lui con
le armi; egli fu messo in fuga e dovette partire di là con
grande tristezza e tornare in Babilonia. [5]Poi venne un
messaggero in Persia ad annunciargli che erano state sconfitte le
truppe inviate contro Giuda, [6]che Lisia si era mosso con
un esercito tra i più agguerriti ma era rimasto sconfitto
davanti a loro e che quelli si erano rinforzati con armi e truppe
e bottino ingente, riportato dagli accampamenti che avevano
distrutti; [7]che inoltre avevano demolito l'idolo da lui
innalzato sull'altare in Gerusalemme, che avevano circondato con
mura alte come prima il santuario e anche Bet-Zur, che era una
sua città. [8]Il re, sentendo queste novità, rimase
sbigottito e scosso terribilmente; si mise a letto e cadde
ammalato per la tristezza, perché non era avvenuto secondo i
suoi desideri. [9]Rimase così molti giorni, perché si
rinnovava in lui una forte depressione e credeva di morire. [10]Allora
chiamò tutti i suoi amici e disse loro: «Se ne va il sonno dai
miei occhi e ho l'animo oppresso dai dispiaceri; [11]ho
pensato: in quale tribolazione sono giunto, in quale terribile
agitazione sono caduto io che ero sì fortunato e benvoluto sul
mio trono! [12]Ora mi ricordo dei mali che ho fatto in
Gerusalemme, portando via tutti gli arredi d'oro e d'argento che
vi erano e mandando a sopprimere gli abitanti di Giuda senza
ragione. [13]Riconosco che a causa di tali cose mi
colpiscono questi mali: ed ecco muoio nella più nera tristezza
in paese straniero».
Avvento al trono di Antioco V
[14]Poi chiamò Filippo, uno dei suoi amici, lo
costituì reggente su tutto il suo regno [15]e gli diede
il diadema e la veste regia e l'anello con l'incarico di guidare
Antioco suo figlio e di educarlo al regno. [16]Il re
Antioco morì in quel luogo nel centoquarantanove. [17]Lisia
fu informato che il re era morto e dispose che regnasse Antioco
figlio di lui, che egli aveva educato fin da piccolo, e lo
chiamò Eupàtore.
L'assedio dell'Arca di Gerusalemme da parte di Giuda Maccabeo
[18]Ora coloro che risiedevano nell'Acra impedivano il
passaggio degli Israeliti intorno al tempio e cercavano di
molestarli continuamente e di sostenere gli stranieri. [19]Giuda
si propose di eliminarli e radunò in assemblea tutto il popolo
per stringerli d'assedio. [20]Si organizzarono dunque e
posero l'assedio attorno all'Acra nell'anno centocinquanta e
Giuda fece costruire terrapieni e macchine. [21]Ma alcuni
di loro sfuggirono all'assedio e si unirono ad essi alcuni
rinnegati d'Israele [22]e andarono dal re e gli dissero:
«Fino a quando non farai giustizia e vendetta dei nostri
fratelli? [23]Noi siamo stati lieti di servire tuo padre e
di comportarci secondo i suoi comandi e di obbedire ai suoi
editti. [24]A causa di questo i figli del nostro popolo
hanno posto assedio alla fortezza e si sono estraniati da noi;
inoltre uccidono quanti di noi capitano nelle loro mani e si
dividono i nostri averi. [25]E non soltanto contro di noi
allungano le mani, ma anche su tutto il tuo territorio. [26]Ed
ecco, ora hanno posto il campo contro l'Acra in Gerusalemme per
espugnarla e hanno fortificato il santuario e Bet-Zur. [27]Se
tu non sarai sollecito nel prevenirli, faranno peggio e non li
potrai più arrestare».
Spedizione di Antioco V e di Lisia. Battaglia di
Bet-Zaccaria.
[28]Il re si adirò, quando ebbe sentito ciò, e
radunò tutti i suoi amici, comandanti dell'esercito e della
cavalleria. [29]Anche dagli altri regni e dalle isole del
mare gli giunsero truppe mercenarie. [30]Gli effettivi del
suo esercito assommavano a centomila fanti, ventimila cavalli e
trentadue elefanti addestrati alla guerra. [31]Passarono
per l'Idumea e posero il campo contro Bet-Zur; attaccarono per
molti giorni e allestirono macchine; ma quelli uscivano, le
incendiavano e contrattaccavano con valore. [32]Giuda
allora levò il campo dall'Acra e lo trasferì a Bet-Zaccaria di
fronte al campo del re. [33]Ma il re si mosse alle prime
luci del mattino e trasferì lo schieramento con impeto lungo la
strada di Bet-Zaccaria; le truppe si disposero a battaglia e
suonarono le trombe. [34]Posero innanzi agli elefanti
succo d'uva e di more per stimolarli al combattimento. [35]Distribuirono
le bestie tra le falangi e affiancarono a ciascun elefante mille
uomini protetti da corazze a maglia e da elmi di bronzo in testa
e cinquecento cavalieri scelti disposti in ordine intorno a
ciascuna bestia: [36]questi in ogni caso si tenevano ai
lati della bestia e, quando si muoveva, si spostavano insieme
senza allontanarsi da essa. [37]Sopra ogni elefante vi
erano solide torrette di legno, protette dagli attacchi, legate
con cinghie, e su ogni torretta stavano quattro soldati, che di
là bersagliavano, e un conducente indiano. [38]Il resto
della cavalleria si dispose di qua e di là sui due fianchi dello
schieramento, per terrorizzare i nemici e proteggere le falangi. [39]Quando
il sole brillava sugli scudi d'oro e di bronzo, ne risplendevano
per quei riflessi i monti e brillavano come fiaccole ardenti. [40]Un
distaccamento delle truppe del re si dispose sulle cime dei
monti, un altro nella pianura e avanzavano sicuri e ordinati. [41]Tremavano
quanti sentivano il frastuono di quella moltitudine e la marcia
di tanta gente e il cozzo delle armi: era veramente un esercito
immenso e forte. [42]Giuda con le sue truppe si avvicinò
per attaccare lo schieramento e caddero nel campo del re seicento
uomini. [43]Eleàzaro, chiamato Auaran, vide uno degli
elefanti, protetto di corazze regie, sopravanzare tutte le altre
bestie e pensò che sopra ci fosse il re; [44]volle allora
sacrificarsi per la salvezza del suo popolo e procurarsi nome
eterno. [45]Corse dunque là con coraggio attraverso la
falange e colpiva a morte a destra e a sinistra, mentre i nemici
si dividevano davanti a lui, ritirandosi sui due lati. [46]Egli
s'introdusse sotto l'elefante, lo infilò con la spada e lo
uccise; quello cadde sopra di lui ed Eleàzaro morì.
[47]Ma vedendo la potenza delle forze del re e l'impeto
delle milizie, i Giudei si ritirarono.
Presa di Bet-Zur e assedio del monte Sion da parte dei Siri
[48]Allora i reparti dell'esercito del re salirono per
attaccarli a Gerusalemme e il re si accampò contro la Giudea e
il monte Sion. [49]Fece pace con quelli che erano in
Bet-Zur, i quali uscirono dalla città, non avendo più
vettovaglie per sostenere l'assedio: la terra infatti era nel
riposo dell'anno sabbatico. [50]Il re s'impadronì di
Bet-Zur e vi pose un presidio a guardia. [51]Intanto si
accampò contro il santuario per molto tempo e allestì
terrapieni e macchine, lanciafiamme e baliste, scorpioni per
lanciar frecce e fionde. [52]Anche i difensori opposero
macchine alle loro macchine e i combattimenti durarono molti
giorni. [53]Ma non c'erano più viveri nei depositi
poiché era in corso l'anno sabbatico e coloro che erano arrivati
in Giudea per sfuggire ai pagani avevano consumato il resto delle
provviste. [54]Furono allora lasciati pochi uomini nel
santuario, perché li aveva sorpresi la fame, e gli altri si
dispersero ciascuno al suo paese.
Il re accorda ai Giudei la libertà religiosa
[55]Lisia poi venne a sapere che Filippo, designato dal
re Antioco, ancora in vita, per educare Antioco suo figlio e
prepararlo al regno, [56]era tornato dalla Persia e dalla
Media; c'era con lui l'esercito partito con il re ed egli cercava
di prendere in mano il governo. [57]Allora mostrò fretta
e accennò di voler partire e disse al re e ai comandanti
dell'esercito e ai soldati: «Noi ci esauriamo di giorno in
giorno: il cibo è scarso e il luogo che assediamo è ben munito,
mentre gli affari del regno ci premono. [58]Ora dunque
offriamo la destra a questi uomini e facciamo pace con loro e con
tutto il loro popolo [59]e permettiamo loro di seguire le
loro tradizioni come prima; proprio per queste tradizioni che noi
abbiamo cercato di distruggere, essi si sono irritati e hanno
provocato tutto questo». [60]La proposta piacque al re e
a tutti i capi e mandò a negoziare la pace con loro ed essi
accettarono. [61]Il re e i capi giurarono davanti a loro
ed essi a tali patti uscirono dalla fortezza. [62]Ma
quando il re fece l'ingresso sul monte Sion e vide le
fortificazioni del luogo, violò il giuramento che aveva fatto e
impose la distruzione delle mura all'intorno. [63]Poi
partì in fretta e fece ritorno ad Antiochia; vi trovò Filippo
padrone della città, gli fece guerra e s'impadronì della città
con la forza.
Maccabei 1 - Capitolo 7
Demetrio I diventa re. Invia Bacchide e Alcimo in Giudea
[1]Nell'anno centocinquantuno Demetrio, figlio di
Selèuco, evase da Roma e sbarcò con pochi uomini in una città
della costa e là si proclamò re. [2]Quando rientrò
nella reggia dei suoi padri, l'esercito catturò Antioco e Lisia
per consegnarglieli. [3]Informato della cosa, disse: «Non
mostratemi la loro faccia». [4]Perciò i soldati li
uccisero e Demetrio sedette sul trono del suo regno.
[5]Allora andarono da lui tutti gli uomini perfidi ed
empi d'Israele, guidati da Alcimo che aspirava al sommo
sacerdozio. [6]Essi accusarono il popolo davanti al re
dicendo: «Giuda con i suoi fratelli ha sterminato tutti i tuoi
amici e ci ha strappato dal nostro paese. [7]Ora manda un
uomo fidato, che venga e prenda visione della rovina generale da
quello procurata a noi e ai domini del re e provveda a punire
quella famiglia e tutti i suoi sostenitori». [8]Il re
designò Bàcchide, uno degli amici del re, preposto alla regione
dell'Oltrefiume, potente nel regno e fedele al re, [9]e lo
inviò con l'empio Alcimo; attribuì a questi il sommo sacerdozio
e gli diede ordine di far vendetta contro gli Israeliti. [10]Così
partirono e giunsero in Giudea con forze numerose. Bàcchide
mandò messaggeri a Giuda e ai suoi fratelli per portare con
inganno parole di pace. [11]Ma essi non credettero alle
sue parole: avevano infatti saputo che era giunto con un forte
esercito. [12]Si radunò tuttavia presso Alcimo e
Bàcchide un gruppo di scribi per chiedere il riconoscimento dei
diritti. [13]Gli Asidei furono i primi tra gli Israeliti a
chieder loro la pace. [14]Dicevano infatti: «Un uomo
della stirpe di Aronne è venuto con i soldati, non ci farà
certo del male». [15]Egli usò con loro parole di pace e
giurò loro: «Non faremo alcun male né a voi né ai vostri
amici». [16]E quelli credettero. Ma egli prese sessanta
di loro e li uccise in un sol giorno, proprio secondo la parola
che sta scritta:
[17]«Le carni dei tuoi santi e il loro sangue
hanno sparso intorno a Gerusalemme
e nessuno li seppelliva».
[18]Allora la paura e il terrore si sparsero per tutto
il popolo, perché tutti dicevano: «Non c'è in loro verità né
giustizia, perché hanno trasgredito l'alleanza e il giuramento
prestato». [19]Bàcchide levò il campo da Gerusalemme e
si accampò in Bet-Zait; mandò ad arrestare molti degli uomini
che erano passati dalla sua parte e alcuni del popolo e li fece
uccidere e gettare nel pozzo grande. [20]Affidò il paese
ad Alcimo e gli lasciò soldati che lo sostenessero; quindi
Bàcchide fece ritorno dal re. [21]Alcimo rivendicava con
le armi il sommo sacerdozio; [22]tutti i perturbatori del
popolo si unirono a lui, si impadronirono della Giudea e
procurarono grandi sventure a Israele. [23]Giuda vide
tutti i mali che facevano Alcimo e i suoi fautori agli Israeliti
peggio dei pagani, [24]uscì allora nelle regioni intorno
alla Giudea, fece vendetta degli uomini che avevano disertato e
impedì loro di far scorrerie nella regione.
Nicanore in Giudea. Combattimento di Cafarsalama
[25]Quando Alcimo vide che Giuda e i suoi si erano
rinforzati e che non avrebbe potuto resister loro, ritornò
presso il re e mosse contro di loro accuse di misfatti.
[26]Allora il re mandò Nicànore, uno dei suoi capi
più illustri, che aveva odio e inimicizia per Israele e gli
ordinò di sterminare il popolo. [27]Nicànore venne in
Gerusalemme con truppe ingenti e mandò messaggeri a Giuda e ai
suoi fratelli con inganno a far queste proposte di pace: [28]«Non
ci sia battaglia tra me e voi. Verrò con pochi uomini per
incontrarmi pacificamente». [29]Venne da Giuda e si
salutarono a vicenda con segni di pace: ma i nemici stavano
pronti per metter le mani su Giuda. [30]Giuda fu informato
che quello era venuto da lui con inganno, ed ebbe timore di lui e
non volle più vedere la sua faccia. [31]Nicànore si
accorse che il suo piano era stato scoperto e uscì all'attacco
contro Giuda verso Cafarsalama. [32]Caddero dalla parte di
Nicànore circa cinquecento uomini; gli altri ripararono nella
città di Davide.
Minacce contro il tempio
[33]Dopo questi fatti Nicànore salì al monte Sion e
gli vennero incontro dal santuario alcuni sacerdoti e anziani del
popolo per salutarlo con espressioni di pace e mostrargli
l'olocausto offerto per il re. [34]Ma egli li schernì, li
derise, anzi li contaminò e parlò con arroganza; [35]giurò
incollerito: «Se non sarà consegnato subito Giuda e il suo
esercito nelle mie mani, vi assicuro che quando tornerò a guerra
finita, darò alle fiamme questo tempio»; e se ne andò tutto
furioso. [36]I sacerdoti rientrarono e stando davanti
all'altare e al tempio dissero tra il pianto: [37]«Tu hai
scelto questo tempio perché su di esso fosse invocato il tuo
nome e fosse casa di orazione e di supplica per il tuo popolo. [38]Fà
vendetta di questo uomo e delle sue schiere; siano trafitti di
spada. Ricòrdati delle loro bestemmie: non lasciarli
sopravvivere».
Il giorno di Nicanore ad Adasa
[39]Nicànore uscì da Gerusalemme, si accampò a
Bet-Coròn e gli andò incontro l'esercito della Siria. [40]Giuda
pose il campo in Adasa con tremila uomini e pregò: [41]«Quando
gli ufficiali del re assiro dissero bestemmie, venne il tuo
angelo e ne abbattè centottantacinquemila: [42]abbatti
allo stesso modo questo esercito davanti a noi oggi; sappiano
tutti gli altri che egli ha parlato empiamente contro il tuo
santuario e tu giudicalo secondo le sue empietà». [43]Si
scontrarono gli eserciti in combattimento il tredici del mese di
Adar e fu sconfitto l'esercito di Nicànore, anzi egli cadde in
battaglia per primo. [44]Quando i suoi soldati videro che
Nicànore era caduto, gettarono le armi e fuggirono. [45]Li
inseguirono per una giornata di cammino da Adasa fino a Ghezer e
suonavano le trombe dietro a loro per dare l'allarme. [46]Uscirono
allora uomini da tutti i villaggi della Giudea all'intorno e li
accerchiarono; essi si voltavano gli uni contro gli altri e
caddero tutti di spada: non ne rimase neppure uno. [47]I
Giudei presero le spoglie e il bottino, mozzarono la testa di
Nicànore e la destra, che aveva steso con superbia, e le
portarono e le esposero in Gerusalemme. [48]Il popolo fece
gran festa e passò quel giorno come giornata di gioia
straordinaria. [49]Stabilirono di celebrare ogni anno
questo giorno il tredici di Adar. [50]Così la Giudea ebbe
quiete per un pò di tempo.
Maccabei 1 - Capitolo 8
Elogio dei Romani
[1]Giuda venne a conoscere la fama dei Romani: che essi
erano molto potenti e favorivano tutti quelli che simpatizzavano
per loro e accordavano amicizia a quanti si rivolgevano a loro e
che erano forti e potenti. [2]Gli furono narrate le loro
guerre e le loro imprese gloriose compiute tra i Galli: come li
avessero vinti e sottoposti al tributo. [3]Aveva saputo
quanto avevano compiuto nella Spagna per impadronirsi delle
miniere di oro e di argento che vi sono; [4]e come avevano
sottomesso tutta la regione con la loro saggezza e costanza,
benché il paese fosse assai lontano da loro, e avevano vinto i
re che erano venuti contro di loro dall'estremità della terra:
li avevano sconfitti e avevano inflitto loro gravi colpi e gli
altri re pagavano loro il tributo ogni anno. [5]Avevano
poi sconfitto in guerra e sottomesso Filippo e Perseo re dei
Chittim e quanti si erano sollevati contro di loro. [6]Venne
a sapere che Antioco, il grande re dell'Asia, era sceso in guerra
contro di loro con centoventi elefanti e cavalleria e carri e
un'esercito immenso e fu sconfitto da loro, [7]che lo
presero vivo e gli imposero di pagare, lui e i suoi successori,
un tributo ingente, di consegnare ostaggi e cedere territori: [8]la
regione dell'India, la Media, la Lidia, tra le migliori loro
province, e che, dopo averle tolte a lui, le avevano date al re
Eumene. [9]Gli fu riferito inoltre come i Greci avevano
deciso di affrontarli e distruggerli, [10]ma la cosa fu da
loro risaputa e mandarono contro di quelli un solo generale;
vennero a battaglia con loro e ne caddero uccisi molti; i Romani
condussero in schiavitù le loro mogli e i loro figli e
saccheggiarono i loro beni, conquistarono il paese e abbatterono
le loro fortezze e li resero soggetti fino ad oggi. [11]Gli
altri regni e le isole e quanti per avventura si erano opposti a
loro, li distrussero e soggiogarono; con i loro amici invece e
con quanti si appoggiavano ad essi avevano mantenuto amicizia. [12]Avevano
assoggettato i re vicini e quelli lontani e quanti sentivano il
loro nome ne avevano timore. [13]Quelli che essi vogliono
aiutare e far regnare, regnano; quelli che essi vogliono, li
depongono, tanto si sono innalzati in potenza. [14]Con
tutti questi successi nessuno di loro si è imposto il diadema e
non vestono la porpora per fregiarsene. [15]Essi hanno
costituito un consiglio e ogni giorno trecentoventi consiglieri
discutono pienamente riguardo al popolo perché tutto vada bene. [16]Affidano
il comando e il governo di tutti i loro domìni a uno di loro per
un anno e tutti obbediscono a quel solo e non c'è in loro
invidia né gelosia.
Alleanza dei Giudei con i Romani
[17]Giuda pertanto scelse Eupòlemo, figlio di
Giovanni, figlio di Accos, e Giasone, figlio di Eleàzaro, e li
inviò a Roma a stringere amicizia e alleanza [18]per
liberarsi dal giogo, perché vedevano che il regno dei Greci
riduceva Israele in schiavitù. [19]Andarono fino a Roma
con viaggio lunghissimo, entrarono nel senato e incominciarono a
dire: [20]«Giuda, chiamato anche Maccabeo, e i suoi
fratelli e il popolo dei Giudei ci hanno inviati a voi, per
concludere con voi alleanza e amicizia e per essere iscritti tra
i vostri alleati e amici». [21]Piacque loro la proposta. [22]Questa
è la copia della lettera che trascrissero su tavolette di bronzo
e inviarono a Gerusalemme, perché vi rimanesse come documento di
amicizia e alleanza per i Giudei.
[23]«Salute ai Romani e al popolo dei Giudei per mare
e per terra sempre; lungi da loro la spada nemica. [24]Se
verrà mossa guerra prima contro Roma o contro uno qualsiasi dei
suoi alleati in tutto il suo dominio, [25]il popolo dei
Giudei combatterà al loro fianco con piena lealtà come
suggerirà loro l'occasione; [26]ai nemici non forniranno
né procureranno granaglie, armi, denaro, navi, secondo la
decisione di Roma, ma manterranno i loro impegni senza compenso. [27]Allo
stesso modo se capiterà prima una guerra al popolo dei Giudei,
combatteranno con loro i Romani con tutto l'animo, come
permetteranno loro le circostanze; [28]ai nemici non
forniranno granaglie, armi, denaro, navi, secondo la decisione di
Roma; osserveranno questi impegni senza frode. [29]Secondo
queste formule i Romani hanno stabilito un'alleanza con il popolo
dei Giudei. [30]Se dopo queste decisioni vorranno gli uni
o gli altri aggiungere o togliere qualche cosa, lo faranno di
comune accordo e quello che avranno aggiunto o tolto sarà
obbligatorio. [31]Riguardo poi ai mali che il re Demetrio
compie ai loro danni, gli abbiamo scritto: Perché aggravi il
giogo sui Giudei nostri amici e alleati? [32]Se dunque si
appelleranno contro di te, difenderemo i loro diritti e ti faremo
guerra per mare e per terra».
Maccabei 1 - Capitolo 9
Il combattimento di Berea (Beerzet) e la morte di Giuda
Maccabeo
[1]Demetrio seppe che era morto Nicànore ed era stato
distrutto il suo esercito in combattimento e decise di mandare di
nuovo Bàcchide e Alcimo in Giudea e l'ala destra dell'esercito
con loro. [2]Seguirono la via di Gàlgala e si accamparono
sopra Mesalot in Arbèla; la occuparono prima e vi fecero morire
molti uomini. [3]Nel primo mese dell'anno
centocinquantadue posero il campo contro Gerusalemme. [4]Poi
lo tolsero e si portarono a Berea con ventimila uomini e duemila
cavalli. [5]Giuda era accampato in Elasa con tremila
uomini scelti. [6]Quando videro la massa di un esercito
così numeroso, ne rimasero sgomentati e molti si dileguarono dal
campo e non rimasero che ottocento uomini. [7]Giuda vide
che il suo esercito si disgregava mentre la battaglia incalzava;
si sentì venire meno il cuore, perché non aveva possibilità di
radunare i suoi, [8]e tutto affranto disse ai superstiti:
«Alziamoci e andiamo contro i nostri avversari, se mai possiamo
debellarli». [9]Ma lo dissuadevano dicendo: «Non
riusciremo ora se non a mettere in salvo noi stessi, ma torneremo
poi con i nostri fratelli e combatteremo; da soli siamo troppo
pochi». [10]Giuda disse: «Non sia mai che facciamo una
cosa simile, fuggire da loro; se è giunta la nostra ora, moriamo
da eroi per i nostri fratelli e non lasciamo ombra alla nostra
gloria». [11]L'esercito nemico uscì dal campo
schierandosi contro i Giudei: la cavalleria si divise in due ali
e i frombolieri e gli arcieri precedevano lo schieramento; i più
validi erano in prima fila e Bàcchide stava all'ala destra. [12]La
falange si mosse avanzando ai due lati e al suono delle trombe;
anche dalla parte di Giuda si diede fiato alle trombe. [13]La
terra fu scossa dal fragore degli eserciti; si scatenò la
battaglia che durò dal mattino fino a sera. [14]Giuda
notò che Bàcchide e la parte più forte dell'esercito era a
destra: allora si unirono a lui tutti i più coraggiosi [15]e
fu travolta l'ala destra dal loro urto ed egli l'inseguì fino al
monte di Asdòd. [16]Ma quelli dell'ala sinistra, vedendo
che era stata sconfitta l'ala destra, si volsero sugli stessi
passi di Giuda e dei suoi uomini assalendoli alle spalle. [17]Così
si accese la battaglia e caddero feriti a morte molti da una
parte e dall'altra; [18]cadde anche Giuda e gli altri
fuggirono.
Funerali di Giuda Maccabeo
[19]Giònata e Simone raccolsero Giuda loro fratello e
lo seppellirono nel sepolcro dei suoi padri in Modin. [20]Tutto
Israele lo pianse: furono in gran lutto e fecero lamenti per
molti giorni, esclamando: [21]Come è caduto l'eroe che
salvava Israele?». [22]Il resto delle imprese di Giuda e
delle sue battaglie, degli eroismi di cui diede prova e dei suoi
titoli di gloria non è stato scritto, perché troppo grande era
il loro numero.
IV. GIONATA CAPO DEI GIUDEI E SOMMO SACERDOTE (160-143 a.C.)
Trionfo del partito greco. Gionata capo della resistenza
[23]Dopo la morte di Giuda riapparvero i rinnegati in
tutto il territorio d'Israele e risorsero tutti gli operatori di
iniquità. [24]In quei giorni sopravvenne una terribile
carestia e la terra stessa congiurò in loro favore. [25]Bàcchide
scelse gli uomini più empi e li fece padroni della regione. [26]Quelli
si diedero a ricercare e braccare gli amici di Giuda e li
condussero da Bàcchide, che si vendicava di loro e li scherniva.
[27]Ci fu grande tribolazione in Israele, come non si
verificava da quando fra loro erano scomparsi i profeti. [28]Allora
tutti gli amici di Giuda si radunarono e dissero a Giònata: [29]«Da
quando è morto tuo fratello Giuda, non c'è uomo simile a lui
per condurre l'azione contro i nemici e Bàcchide e gli avversari
della nostra nazione. [30]Ora noi ti eleggiamo oggi nostro
capo e condottiero nelle nostre battaglie». [31]Giònata
assunse il comando in quella occasione e prese il posto di Giuda
suo fratello.
Gionata nel deserto di Tekoa. Episodi cruenti intorno a
Madaba
[32]Appena Bàcchide ne ebbe notizia, cercò di
ucciderlo. [33]Furono informati anche Giònata e Simone
suo fratello e tutti i loro seguaci, ed essi fuggirono nel
deserto di Tekòa e si accamparono presso la cisterna di Asfar. [34]Bàcchide
lo seppe in giorno di sabato e si portò con tutto il suo
esercito al di là del Giordano. [35]Giònata inviò suo
fratello, capo della turba, a chiedere ai Nabatei suoi amici di
custodire presso di sé i loro equipaggiamenti che erano
abbondanti. [36]Ma i figli di Iambri che abitavano in
Màdaba fecero una razzia e catturarono Giovanni, con tutte le
cose che aveva, e portarono via tutto. [37]Dopo questo
fatto riferirono a Giònata e a Simone suo fratello: «I figli di
Iambri hanno una grande festa di nozze e conducono a Nàdabat la
sposa, figlia di uno dei grandi magnati di Canaan, con corteo
solenne». [38]Si ricordarono allora del sangue del loro
fratello Giovanni, perciò si mossero e si appostarono in un
antro del monte. [39]Ed ecco alzando gli occhi videro un
corteo numeroso e festante e lo sposo con gli amici e fratelli,
che avanzava incontro al corteo, con tamburi e strumenti musicali
e grande apparato. [40]Balzando dal loro appostamento li
trucidarono; molti caddero colpiti a morte mentre gli altri
ripararono sul monte ed essi presero le loro spoglie. [41]Le
nozze furono mutate in lutto e i suoni delle loro musiche in
lamento. [42]Così vendicarono il sangue del loro fratello
e ritornarono nelle paludi del Giordano.
Il passaggio del Giordano
[43]Bàcchide ne ebbe notizia e venne in giorno di
sabato fin sulle sponde del Giordano con numeroso esercito. [44]Giònata
disse ai suoi: «Alziamoci e combattiamo per la nostra vita,
perché oggi non è come gli altri giorni. [45]Ecco
abbiamo i nemici di fronte a noi e alle spalle, dall'uno e
dall'altro lato l'acqua del Giordano o la palude o la boscaglia,
non c'è possibilità di sfuggire. [46]Alzate ora le
vostre grida al Cielo, perché possiate scampare dalla mano dei
vostri nemici». [47]E si attaccò battaglia. Giònata
stese la mano per colpire Bàcchide, ma questi lo scansò e si
tirò indietro. [48]Allora Giònata e i suoi uomini si
gettarono nel Giordano e raggiunsero a nuoto l'altra sponda; gli
altri non passarono il Giordano per inseguirli. [49]Dalla
parte di Bàcchide caddero in quella giornata circa duemila
uomini.
Fortificazioni di Bacchide. Morte di Alcimo
[50]Bàcchide tornò in Gerusalemme ed edificò
fortezze in tutta la Giudea: le fortezze di Gerico, Emmaus,
Bet-Coròn, Betel, Tamnata, Piraton e Tefon con mura alte, porte
e sbarre e [51]vi pose un presidio per molestare Israele. [52]Fortificò
anche la città di Bet-Zur e Ghezer e l'Acra e vi stabilì
milizie e vettovaglie. [53]Prese come ostaggi i figli dei
capi della regione e li pose come prigionieri nell'Acra a
Gerusalemme.
[54]Nell'anno centocinquantatrè, nel secondo mese,
Alcimo ordinò di demolire il muro del cortile interno del
santuario; così demoliva l'opera dei profeti. Si incominciò
dunque a demolire. [55]Ma in quel tempo Alcimo ebbe un
colpo e fu interrotta la sua opera. La sua bocca rimase impedita
e paralizzata e non poteva più parlare né dare disposizioni per
la sua casa. [56]Alcimo morì in quel tempo con grande
spasimo. [57]Bàcchide, vedendo che Alcimo era morto, se
ne tornò presso il re e la Giudea rimase tranquilla per due
anni.
L'assedio di Bet-Basi
[58]Tutti gli empi tennero questo consiglio: «Ecco
Giònata e i suoi vivono tranquilli e sicuri. Noi dunque faremo
venire Bàcchide e li catturerà tutti in una sola notte». [59]Andarono
e tennero consiglio da lui. [60]Egli si mosse per venire
con un esercito numeroso e mandò di nascosto lettere a tutti i
suoi fautori nella Giudea, perché s'impadronissero di Giònata e
dei suoi. Ma non riuscirono, perché era stata svelata la loro
trama. [61]Anzi questi presero una cinquantina di uomini,
tra i promotori di tale iniquità nel paese e li misero a morte. [62]Poi
Giònata e Simone con i loro uomini si recarono fuori del paese a
Bet-Basi nel deserto e ricostruirono le sue rovine e la
fortificarono. [63]Lo seppe Bàcchide e radunò la sua
gente e avvisò quelli della Giudea. [64]Andò ad
accamparsi presso Bet-Basi e la attaccò per molti giorni
allestendo anche macchine. [65]Giònata lasciò Simone suo
fratello nella città e uscì nella regione, percorrendola con un
drappello di armati. [66]Battè Odomèra con i suoi
fratelli e i figli di Fasiron nel loro attendamento. Cominciarono
così a battersi e aumentarono di forze. [67]Simone a sua
volta e i suoi fecero una sortita dalla città e incendiarono le
macchine. [68]Poi attaccarono Bàcchide, che fu sconfitto,
e lo gettarono in grande disappunto, perché il suo piano e la
sua impresa erano andati a vuoto. [69]Si rivolse con
rabbia contro quei rinnegati che l'avevano consigliato di venire
nel paese. [70]Giònata lo seppe e gli mandò messaggeri
per concludere la pace con lui e scambiare i prigionieri. [71]Quegli
accettò e fece secondo le sue proposte e gli giurò che non gli
avrebbe recato alcun male per il resto dei suoi giorni; [72]poi
gli restituì i prigionieri che prima aveva catturati nella
Giudea e, messosi sulla via del ritorno, se ne andò nel suo
paese e non volle più tornare nel loro territorio. [73]Così
si riposò la spada in Israele. Giònata risiedeva in Micmas e
incominciò a governare il popolo e a far scomparire gli empi da
Israele.
Maccabei 1 - Capitolo 10
Competizione di Alessandro Balas. Gionata nominato sommo
sacredote
[1]Nell'anno centosessanta Alessandro Epìfane, figlio
di Antioco, s'imbarcò e occupò Tolemàide; vi fu riconosciuto
re e cominciò a regnare. [2]Quando lo seppe, il re
Demetrio radunò un esercito molto grande e gli mosse contro per
fargli guerra. [3]Demetrio mandò anche lettere a Giònata
con espressioni di amicizia per esaltarlo. [4]Diceva
infatti: «Preveniamo costoro con la proposta di far pace con
noi, prima che Giònata concluda un'alleanza con Alessandro
contro tutti noi. [5]Si ricorderà certo di tutti i mali
che abbiamo causati a lui, ai suoi fratelli e al suo popolo». [6]Gli
concesse facoltà di raccogliere milizie, di preparare armi e
considerarsi suo alleato e gli fece restituire gli ostaggi che
erano nell'Acra. [7]Giònata venne in Gerusalemme e lesse
le lettere davanti a tutto il popolo e a quelli dell'Acra. [8]Questi
ebbero grande timore quando sentirono che il re gli aveva
concesso facoltà di arruolare milizie. [9]Quelli
dell'Acra restituirono gli ostaggi ed egli li rese ai loro
genitori. [10]Giònata pose la residenza in Gerusalemme e
incominciò a ricostruire e rinnovare la città. [11]Ordinò
ai costruttori di edificare le mura e la cinta muraria del monte
Sion con pietre quadrate per fortificazione, e così fecero. [12]Gli
stranieri che stavano nelle fortezze edificate da Bàcchide
fuggirono; [13]ognuno abbandonò la sua posizione e tornò
alla sua terra; [14]solo in Bet-Zur erano rimasti alcuni
traditori della legge e dei comandamenti; fu quello il loro
rifugio.
[15]Il re Alessandro seppe dell'ambasciata che Demetrio
aveva mandato a Giònata; gli narrarono anche le battaglie e gli
atti di valore che egli e i suoi fratelli avevano compiuto e le
fatiche sopportate [16]e disse: «Troveremo un altro come
lui? Facciamocelo amico e alleato». [17]Scrisse e spedì
a lui questa lettera:
[18]«Il re Alessandro al fratello Giònata salute. [19]Abbiamo
sentito dire di te che sei uomo forte e potente e disposto ad
essere nostro amico. [20]Noi dunque ti nominiamo oggi
sommo sacerdote del tuo popolo e amico del re - gli aveva inviato
anche la porpora e la corona d'oro - perché tu favorisca la
nostra causa e mantenga amicizia con noi». [21]Giònata
indossò le vesti sacre nel settimo mese dell'anno centosessanta
nella festa delle Capanne e arruolò soldati e fece preparare
molte armi.
Lettera di Demetrio I a Gionata
[22]Demetrio venne a sapere queste cose e si rattristò
e disse: [23]«Perché abbiamo lasciato che Alessandro ci
prevenisse nell'accaparrarsi l'amicizia dei Giudei a suo
sostegno? [24]Scriverò anch'io parole d'invito e proposte
di onori e di doni, perché passino dalla nostra parte». [25]Scrisse
loro in questi termini: «Il re Demetrio al popolo dei Giudei
salute. [26]Avete osservato le nostre alleanze e siete
rimasti nella nostra amicizia e non siete passati ai nostri
nemici: l'abbiamo saputo e ne siamo felici. [27]Continuate
dunque a mantenerci la vostra fedeltà e ricambieremo con favori
quello che farete per noi. [28]Vi concederemo ampie
immunità e vi invieremo doni. [29]Fin da ora dispenso voi
ed esonero tutti i Giudei dal tributo e dalla tassa del sale e
dalle corone. [30]Rinuncio anche da oggi in poi a
riscuotere dalla Giudea e dai tre distretti che le sono annessi,
dalla Samaria e dalla Galilea, la terza parte del grano e la
metà dei frutti degli alberi che mi spetta, da oggi per sempre. [31]Gerusalemme
sia santa ed esente con il suo distretto e così siano sacre le
decime e i tributi. [32]Rinuncio anche al potere sull'Acra
in Gerusalemme e la concedo al sommo sacerdote perché vi
stabilisca uomini da lui scelti a presidiarla. [33]Rimetto
in libertà senza compenso anche ogni persona giudea, fatta
prigioniera fuori del paese di Giuda in tutti i miei domìni;
tutti siano esonerati dai tributi, anche da quelli del bestiame. [34]Tutte
le feste e i sabati e i noviluni e il triduo prima e il triduo
dopo la festa siano tutti giorni di esenzione e di immunità per
tutti i Giudei che sono nel mio regno; [35]nessuno avrà
il potere di intentare causa contro di loro o di disturbarli per
alcun motivo. [36]Si potranno arruolare nell'esercito del
re fino a tremila Giudei e sarà dato loro il soldo, come spetta
a tutte le forze del re. [37]Saranno posti di stanza
alcuni di loro nelle più grandi fortezze del re, alcuni di loro
saranno anche preposti agli affari di fiducia del regno; i loro
superiori e i comandamenti saranno scelti tra di loro e potranno
regolarsi secondo le loro leggi, come ha prescritto il re anche
per la Giudea. [38]I tre distretti assegnati alla Giudea,
detraendoli dalla regione della Samaria, saranno riconosciuti
dalla Giudea e considerati come sottoposti a uno solo e non
dipendenti da altra autorità che non sia quella del sommo
sacerdote. [39]Assegno Tolemàide e le sue dipendenze come
dono al tempio di Gerusalemme per le spese necessarie al
santuario. [40]Io personalmente assegno ogni anno
quindicimila sicli d'argento prelevati dai diritti del re sulle
località più convenienti. [41]Gli ulteriori contributi
che non sono stati versati dagli incaricati come negli anni
precedenti, d'ora in poi saranno corrisposti per le oprere del
tempio. [42]Oltre a ciò i cinquemila sicli che venivano
prelevati dall'ammontare delle entrate annuali del tempio sono
anche condonati perché appartengono ai sacerdoti che vi prestano
servizio. [43]Chiunque si rifugerà nel tempio di
Gerusalemme e nella sua zona con debiti da rendere al re o per
qualunque motivo, sarà dichiarato libero con quanto gli
appartiene nel mio regno. [44]Per le costruzioni e i
restauri nel tempio le spese saranno sostenute dalla cassa del
re. [45]Anche per la costruzione delle mura e delle
fortificazioni intorno a Gerusalemme le spese saranno sostenute
dall'erario del re e così la costruzione di mura nella Giudea».
Gionata respinge le offerte di Demetrio. Morte del re
[46]Quando Giònata e il popolo intesero simili
espressioni, non vi prestarono fede e non le accettarono,
ricordando le grandi iniquità da lui compiute contro Israele e
quanto li avesse fatti soffrire. [47]Ma preferirono
Alessandro, perché questi era stato il primo ad avviare
trattative di pace, e gli furono sempre alleati.
[48]Il re Alessandro raccolse grandi forze e uscì in
campo contro Demetrio. [49]I due re attaccarono battaglia
e l'esercito di Demetrio fu messo in fuga; Alessandro lo inseguì
ed ebbe la meglio sulle sue truppe; [50]la battaglia
infuriò fino al tramonto del sole e Demetrio cadde ucciso in
quel giorno.
Matrimonio di Alessandro con Cleopatra. Gionata stratega e
governatore
[51]Alessandro mandò allora ambasciatori al re Tolomeo
con questo messaggio: [52]«Poiché sono rientrato nel mio
regno e mi sono seduto sul trono dei miei padri, ho ripreso il
comando e ho sconfitto Demetrio - egli si era impadronito del mio
territorio [53]ma io gli ho mosso guerra ed egli e il suo
esercito furono sconfitti dal nostro e ci siamo seduti sul trono
del suo regno - [54]concludiamo tra di noi amicizia; tu
concedimi in sposa tua figlia, io sarò tuo genero e offrirò a
te e a lei doni degni di te».
[55]Tolomeo rispose: «Felice il giorno in cui sei
tornato nella terra dei tuoi padri e ti sei seduto sul trono del
loro regno. [56]Io farò quanto hai proposto nella
lettera, ma tu vienimi incontro fino a Tolemàide, perché ci
vediamo a vicenda, e io diventerò tuo suocero, come hai
chiesto».
[57]Tolomeo partì dall'Egitto con la figlia Cleopatra
e si recò a Tolemàide nell'anno centosessantadue. [58]Gli
andò incontro il re Alessandro: Tolomeo gli diede sua figlia
Cleopatra e celebrò le nozze con lei in Tolemàide secondo lo
stile dei re con grande sfarzo.
[59]Il re Alessandro scrisse a Giònata di venirgli
incontro. [60]Egli andò con grande parata a Tolemàide e
s'incontrò con i due re; offrì loro e ai loro amici oro e
argento e molti doni e si guadagnò il loro favore. [61]Si
accordarono però contro di lui uomini pestiferi d'Israele,
traditori della legge, per deporre contro di lui, ma il re non
prestò loro ascolto. [62]Il re invece diede ordine di far
deporre a Giònata le sue vesti e di rivestirlo della porpora e
l'ordine fu eseguito. [63]Il re lo fece sedere accanto a
sé e disse ai suoi ufficiali: «Attraversate con lui la città e
proclamate che nessuno porti accuse contro di lui per qualunque
motivo e nessuno gli rechi molestia in alcun modo». [64]Ora,
quando i suoi accusatori videro gli onori che riceveva, come
proclamava il banditore, e che era stato rivestito di porpora, si
dileguarono tutti. [65]Il re gli conferì onori e lo
ascrisse tra i suoi primi amici e lo costituì stratega e
governatore della provincia. [66]Così Giònata tornò a
Gerusalemme in pace e gioia.
Demetrio II. Apollonio governatore di Celesiria, battuto da
Gionata
[67]Nell'anno centosessantacinque Demetrio, figlio di
Demetrio, venne da Creta nella terra dei suoi padri. [68]Il
re Alessandro, quando lo seppe, ne fu assai preoccupato e tornò
in Antiochia. [69]Demetrio affidò il governo della
Celesiria ad Apollonio e questi raccolse un grande esercito, si
accampò presso Iamnia e inviò al sommo sacerdote Giònata
questo messaggio:
[70]«Soltanto tu ti sei alzato contro di noi e io sono
diventato oggetto di derisione e di scherno a causa tua. Perché
ti fai forte contro di noi stando sui monti? [71]Ora, se
sei tanto sicuro delle tue forze, scendi contro di noi nella
pianura e qui misuriamoci, perché con me c'è la forza delle
città. [72]Infòrmati e sappi chi sono io e chi sono gli
altri miei alleati. Questi ti diranno: Non potrete tener saldo il
piede davanti a noi, perché gia due volte sono stati da noi
sconfitti i tuoi padri nella loro terra. [73]Così ora non
potrai resistere alla cavalleria e a un esercito come il nostro
in pianura, ove non c'è roccia né scoglio né luogo in cui
rifugiarsi». [74]Quando Giònata intese le parole di
Apollonio, ne ebbe l'animo irritato; scelse diecimila uomini e
uscì da Gerusalemme. Suo fratello Simone gli venne incontro per
aiutarlo. [75]Si accampò presso Giaffa, ma gli abitanti
avevano chiuso la città, perché a Giaffa vi era un presidio di
Apollonio. Le diedero l'assalto; [76]i cittadini
spaventati aprirono e Giònata fu padrone di Giaffa. [77]Apollonio
lo seppe e mise in campo tremila cavalli e molte truppe e si
mosse verso Asdòd, come se intendesse fare quel percorso, ma
subito si spinse nella pianura, poiché aveva una cavalleria
numerosa sulla quale contava. [78]Giònata lo inseguì
alle spalle in direzione di Asdòd e gli eserciti attaccarono
battaglia. [79]Apollonio aveva lasciato un migliaio di
cavalieri nascosti dietro di loro; [80]Giònata però si
era accorto che c'era un appostamento dietro di lui. Quelli
circondarono il suo schieramento e lanciarono frecce contro le
truppe da mattina fino a sera. [81]Ma le truppe tennero
fermo come aveva ordinato Giònata, mentre i cavalli di quelli si
stancarono. [82]Allora Simone fece uscire le sue riserve e
attaccò la falange e poiché la cavalleria ormai era esausta,
quelli furono travolti e si diedero alla fuga; [83]i
cavalieri si dispersero nella pianura e gli altri si rifugiarono
in Asdòd ed entrarono in Bret-Dagon, il tempio del loro idolo,
in cerca di scampo. [84]Giònata allora incendiò Asdòd e
le città all'intorno, prese le loro spoglie e diede alle fiamme
anche il tempio di Dagon e quanti vi si erano rifugiati. [85]Gli
uccisi di spada e i morti tra le fiamme assommarono a circa
ottomila uomini. [86]Poi Giònata tolse il campo di là e
si accampò di fronte ad Ascalòna e i cittadini gli vennero
incontro con grandi onori. [87]Così Giònata tornò in
Gerusalemme con i suoi uomini carichi di bottino. [88]Il
re Alessandro, udendo queste notizie, aumentò gli onori a
Giònata; [89]gli inviò la fibbia d'oro che si usa
inviare ai parenti del re e gli diede in possesso Ekròn e tutto
il suo territorio.
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