|
LA BIBBIA
Maccabei 1 - Capitolo 11
Tolomeo VI sostiene Demetrio II e muore con Alessandro Balas
[1]Il re d'Egitto raccolse forze numerose come la
sabbia che è lungo il lido del mare e molte navi e cercava di
impadronirsi con inganno del regno di Alessandro per annetterlo
al proprio regno. [2]Venne in Siria con dimostrazioni
pacifiche e tutte le città gli aprivano le porte e gli andavano
incontro, perché era ordine del re Alessandro di andargli
incontro, essendo suo suocero. [3]Ma quando Tolomeo
entrava nelle città, stabiliva in ognuna di esse le sue truppe
di guarnigione. [4]Quando giunse ad Asdòd, gli mostrarono
il tempio di Dagon bruciato e i villaggi intorno distrutti, i
cadaveri buttati qua e là e quelli carbonizzati dagli incendi
nella guerra: li avevano appunto accumulati lungo il percorso del
re. [5]Raccontarono al re quanto aveva fatto Giònata, per
metterlo in cattiva luce, ma il re tacque. [6]Giònata
andò incontro al re in Giaffa con grande apparato e si
salutarono a vicenda e passarono la notte colà. [7]Giònata
accompagnò poi il re fino al fiume chiamato Elèutero e fece
ritorno in Gerusalemme. [8]Il re Tolomeo si impadronì di
tutte le città della costa fino a Selèucia marittima e covava
piani iniqui riguardo ad Alessandro. [9]Mandò
un'ambasciata a dire al re Demetrio: «Su, concludiamo
un'alleanza fra noi: io ti darò mia figlia, che Alessandro ha in
moglie, e la possibilità di rientrare nel regno di tuo padre. [10]Mi
sono pentito di avergli dato mia figlia, perché ha cercato di
uccidermi». [11]Lo calunniò perché egli aspirava al suo
regno; [12]quindi, toltagli la figlia, la diede a Demetrio
e cambiò atteggiamento verso Alessandro e divenne così
manifesta la loro inimicizia. [13]Tolomeo entrò in
Antiochia e cinse la corona dell'Asia; si pose in capo due
corone, quella dell'Egitto e quella dell'Asia. [14]Alessandro
in quel frattempo era in Cilicia, perché si erano sollevati gli
abitanti di quelle province. [15]Appena seppe la cosa,
Alessandro venne contro di lui per combatterlo. Tolomeo condusse
l'esercito contro di lui e gli andò incontro con forze ingenti e
lo sconfisse. [16]Alessandro fuggì in Arabia per trovarvi
scampo e il re Tolomeo trionfò. [17]L'arabo Zabdiel
tagliò la testa ad Alessandro e la mandò a Tolomeo. [18]Ma
anche il re Tolomeo morì tre giorni dopo e quelli che egli aveva
lasciato nelle fortezze furono sopraffatti da altri che si
trovavano sulle fortezze stesse. [19]Così Demetrio
divenne re nell'anno centosessantasette.
Primi rapporti tra Demetrio e Gionata
[20]In quei giorni Giònata radunò gli uomini della
Giudea per espugnare l'Acra in Gerusalemme e allestì molte
macchine contro di essa. [21]Allora alcuni nemici del
popolo, uomini iniqui, corsero dal re ad annunciare che Giònata
assediava l'Acra. [22]Sentendo la cosa, quegli si adirò;
quando ne ebbe conferma, si mise subito in viaggio, venne a
Tolemàide e scrisse a Giònata di sospendere l'assedio e di
andargli incontro a Tolemàide al più presto per un colloquio. [23]Quando
Giònata ricevette il messaggio, ordinò di continuare l'assedio
e, scelti alcuni anziani e sacerdoti, decise di esporre se stesso
al pericolo; [24]prese con sé argento e oro, vesti e
molti altri doni e si recò dal re a Tolemàide e trovò favore
presso di lui. [25]C'erano però alcuni traditori del suo
popolo a deporre contro di lui, [26]ma il re lo trattò
come lo avevano trattato i suoi predecessori e lo esaltò davanti
a tutti i suoi amici, [27]lo confermò nella dignità di
sommo sacerdote e in tutti gli onori che aveva prima e stabilì
che fosse annoverato tra i primi suoi amici. [28]Giònata
ottenne che il re dichiarasse la Giudea esente dai tributi
insieme alle tre toparchie e alla Samaria e gli promise trecento
talenti. [29]Il re acconsentì e scrisse a Giònata, a
proposito di tutto questo, lettere del seguente tenore:
Nuova carta in favore dei Giudei
[30]«Il re Demetrio al fratello Giònata e al popolo
dei Giudei salute. [31]Rimettiamo anche a voi copia della
lettera che abbiamo scritta a Làstene nostro parente intorno a
voi, perché ne prendiate conoscenza. [32]Re Demetrio a
Làstene suo padre salute. [33]Abbiamo deciso di
beneficare il popolo dei Giudici nostri amici e rispettosi dei
nostri diritti, per la loro benevolenza nei nostri riguardi. [34]Abbiamo
assegnato a loro il territorio della Giudea; i tre distretti di
Afèrema, Lidda e Ramatàim restano trasferiti dalla Samaria alla
Giudea con le loro dipendenze in favore di quanti offrono
sacrifici in Gerusalemme, in compenso dei diritti che il re
prelevava in passato ogni anno da loro sui frutti della terra e
degli alberi. [35]Da qui innanzi tutte le altre nostre
competenze delle decime e delle tasse a noi dovute e le saline e
le corone a noi spettanti, tutto condoniamo loro. [36]Nessuna
di queste disposizioni sarà mai revocata da oggi. [37]Sia
dunque vostra cura preparare una copia della presente e
rimetterla a Giònata perché sia esposta sul monte santo in
luogo visibile».
Demetrio II soccorso dalle truppe di Gionata ad Antiochia
[38]Il re Demetrio, vedendo che il paese era in pace
sotto di lui e nessuno gli faceva resistenza, congedò le truppe
perché ognuno tornasse a casa sua, eccetto le forze straniere
che aveva assoldate dalle isole dei pagani. Allora gli si
inimicarono tutte le milizie dei suoi padri. [39]Trifone,
che prima stava con Alessandro, vide che tutte le milizie
mormoravano contro Demetrio e andò presso l'arabo Imalcue che
allevava il piccolo Antioco figlio di Alessandro. [40]Egli
insistette che glielo cedesse per farlo regnare al posto di suo
padre e gli riferì quanto aveva detto Demetrio e l'ostilità che
avevano per lui i soldati, e rimase là molti giorni. [41]Giònata
intanto mandò a chiedere al re che richiamasse gli occupanti
dell'Acra in Gerusalemme e quelli delle altre fortezze, perché
erano sempre in lotta con Israele. [42]Demetrio fece
rispondere a Giònata: «Non solo questo farò per te e per il
tuo popolo ma colmerò te e il tuo popolo di onori appena ne
avrò l'opportunità. [43]Ora però farai bene a inviarmi
uomini che combattano con me, perché si sono ritirate le mie
truppe». [44]Giònata gli inviò ad Antiochia tremila
degli uomini più forti; essi si recarono presso il re, e il re
si rallegrò della loro venuta. [45]I cittadini della
capitale si radunarono al centro della città in numero di circa
centoventimila uomini e volevano eliminare il re. [46]Il
re si rifugiò nel palazzo, ma i cittadini occuparono le vie
della città e incominciarono i combattimenti. [47]Il re
chiamò in aiuto i Giudei, i quali accorsero tutti a lui; poi si
sparsero per la città e ne uccisero in quel giorno circa
centomila; [48]quindi incendiarono la città, fecero in
quel giorno gran bottino e salvarono il re. [49]I
cittadini videro che i Giudei si erano impadroniti della città a
loro piacere e si persero d'animo e gridarono verso il re con
voce supplichevole: [50]«Stendi a noi la destra e
desistano i Giudei dal combattere noi e la città». [51]Gettarono
le armi e fecero la pace. I Giudei crebbero in fama presso il re
e presso quanti erano nel suo regno e fecero ritorno in
Gerusalemme portando grande bottino. [52]Demetrio rimase
sul trono del suo regno e il paese fu in pace sotto di lui. [53]Ma
rinnegò quanto aveva detto, cambiò rapporti con Giònata e non
corrispose alla benevolenza che questi gli aveva dimostrata e lo
fece soffrire molto.
Gionata contro Demetrio II. Simone riprende Bet-Zur. Il fatto
Casor
[54]Dopo questi fatti, Trifone ritornò con Antioco
ancora adolescente, il quale cominciò a regnare e cinse la
corona. [55]Si raccolsero presso di lui tutte le milizie
che Demetrio aveva licenziate e mossero guerra contro di lui ed
egli fuggì e rimase sconfitto. [56]Trifone catturò gli
elefanti e si impadronì di Antiochia. [57]Allora il
giovinetto Antioco scrisse a Giònata: «Ti confermo il sommo
sacerdozio, ti faccio capo dei quattro distretti e ti concedo di
essere tra gli amici del re». [58]Gli inviò vasi d'oro e
un servizio da tavola con la facoltà di bere in quei vasi, di
vestire la porpora e portare la fibbia d'oro. [59]Nominò
anche Simone suo fratello comandante dalla Scala di Tiro fino ai
confini dell'Egitto. [60]Giònata si diede a percorrere la
provincia dell'Oltrefiume e le varie città e accorse a lui, come
alleato, tutto l'esercito della Siria. Andò ad Ascalòna e i
cittadini gli uscirono incontro a rendergli omaggio. [61]Di
là passò a Gaza, ma gli abitanti di Gaza gli chiusero le porte;
egli la cinse d'assedio e incendiò i sobborghi e li mise a
sacco. [62]Allora quelli di Gaza supplicarono Giònata, il
quale diede loro la destra, prelevando i figli dei loro capi come
ostaggi e inviandoli a Gerusalemme; poi percorse la regione fino
a Damasco. [63]Giònata venne a sapere che i capi di
Demetrio si trovavano presso Cades in Galilea con un numeroso
esercito e con l'intenzione di distorglielo dall'impresa. [64]Egli
si mosse contro di loro, lasciando il fratello Simone nel paese. [65]Simone
si accampò contro Bet-Zur e l'assalì per molti giorni
assediandola. [66]Allora supplicarono che desse loro la
destra ed egli la diede, ma li fece sloggiare di là, occupò la
città e vi pose una guarnigione. [67]Giònata a sua volta
e il suo esercito si erano accampati presso il lago di Gennesaret
e raggiunsero di buon mattino la pianura di Casòr. [68]Ed
ecco l'esercito degli stranieri avanzare contro di lui nella
pianura, dopo aver disposto appostamenti contro di lui sui monti.
Essi avanzavano di fronte [69]quando gli appostati
sbucarono dalle loro posizioni e attaccarono battaglia. [70]Tutti
gli uomini di Giònata fuggirono, nessuno di loro rimase se non
Mattatia figlio di Assalonne e Giuda figlio di Calfi, comandanti
di contingenti dell'esercito. [71]Allora Giònata si
stracciò le vesti, si cosparse il capo di polvere e si prostrò
a pregare. [72]Poi ritornò a combattere contro di loro,
li sconfisse e li costrinse alla fuga. [73]I suoi che
erano fuggiti, quando videro ciò, ritornarono a lui e con lui si
diedero all'inseguimento fino a Cades dov'era il loro
accampamento e là anch'essi si accamparono. [74]Gli
stranieri caduti in quel giorno furono circa tremila. Giònata
tornò poi in Gerusalemme.
Maccabei 1 - Capitolo 12
Relazioni di Gionata con Roma e Sparta
[1]Giònata, vedendo che le circostanze gli erano
propizie, scelse uomini adatti e li inviò a Roma per ristabilire
e rinnovare l'amicizia con quel popolo. [2]Anche presso
gli Spartani e in altre località inviò lettere sullo stesso
argomento. [3]Partirono dunque per Roma e là entrarono
nel consiglio e dissero: «Giònata sommo sacerdote e il popolo
dei Giudei ci hanno inviati a rinnovare la comune amicizia e
l'alleanza come la prima volta». [4]E i Romani diedero
loro lettere di raccomandazione per le autorità dei vari luoghi,
perché favorissero il loro ritorno pacifico in Giudea.
[5]Questa è invece la copia della lettera che Giònata
scrisse agli Spartani:
[6]«Giònata sommo sacerdote e il consiglio degli
anziani del popolo e i sacerdoti e tutto il resto del popolo
giudaico, agli Spartani loro fratelli salute. [7]Gia in
passato era stata spedita una lettera ad Onia sommo sacerdote da
parte di Areo, che regnava fra di voi, con l'attestazione che
siete nostri fratelli, come risulta dalla copia annessa. [8]Onia
aveva accolto con onore l'inviato e aveva accettato la lettera
nella quale vi erano le dichiarazioni di alleanza e di amicizia. [9]Noi
dunque, pur non avendone bisogno, avendo a conforto le scritture
sacre che sono nelle nostre mani, [10]ci siamo indotti a
questa missione per rinnovare la fraternità e l'amicizia con voi
in modo da non diventare per voi degli estranei; molti anni
infatti sono passati da quando mandaste messaggeri a noi. [11]Noi
dunque fedelmente in tutte le feste e negli altri giorni
prescritti ci ricordiamo di voi nei sacrifici che offriamo e
nelle nostre invocazioni, com'è doveroso e conveniente
ricordarsi dei fratelli. [12]Ci rallegriamo della vostra
gloria. [13]Noi invece siamo stati circondati da tante
oppressioni e molte guerre: ci hanno combattuti i re dei paesi
vicini, [14]ma non abbiamo voluto disturbare né voi né
gli altri nostri alleati e amici in queste lotte: [15]abbiamo
infatti dal cielo un valido aiuto per il quale noi siamo stati
liberati dai nostri nemici ed essi sono stati umiliati. [16]Ora
abbiamo designato Numenio figlio di Antioco e Antìpatro figlio
di Giasone e li abbiamo inviati presso i Romani a rinnovare la
precedente amicizia e alleanza con loro. [17]Abbiamo
quindi dato loro disposizioni di passare anche da voi, per
salutarvi e consegnarvi la nostra lettera, riguardante la ripresa
dei nostri rapporti e la nostra fraternità. [18]Voi
dunque farete cosa ottima comunicandoci una risposta su queste
cose».
[19]Segue ora copia della lettera che essi avevano
inviato ad Onia:
[20]«Areo, re degli Spartani, a Onia sommo sacerdote
salute. [21]Si è trovato in una scrittura, riguardante
gli Spartani e i Giudei, che essi sono fratelli e che discendono
dalla stirpe di Abramo. [22]Ora, dal momento che siamo
venuti a conoscenza di questa cosa, ci farete cosa gradita
scrivendoci sui vostri sentimenti di amicizia. [23]Noi
intanto vi rispondiamo: I vostri armenti e i vostri averi ci
appartengono e i nostri appartengono a voi. Abbiamo quindi
disposto perché vi sia riferito in questo senso».
Gionata in Celesiria, Simone in Filistea
[24]Giònata ebbe notizia che i generali di Demetrio
erano ritornati con forze più numerose di prima per ritentare la
guerra contro di lui. [25]Egli si mosse da Gerusalemme e
andò loro incontro nella regione di Amat, perché non volle dar
loro il tempo di entrare nel suo paese. [26]Mandò nel
loro campo delle spie, le quali tornarono annunciando che essi
stavano disponendosi per dar loro l'assalto di notte. [27]Quando
fu il tramonto, Giònata comandò ai suoi di vegliare tutta la
notte e di stare con le armi pronte per la battaglia e dispose
sentinelle intorno al campo. [28]Ma anche gli avversari
seppero che Giònata e i suoi uomini stavano pronti per la
battaglia e furon presi da timore ed esitazione d'animo e allora
accesero fuochi nel loro campo. [29]Giònata e i suoi
uomini non si accorsero di nulla fino al mattino, perché
continuavano a vedere il bagliore dei fuochi. [30]Allora
si diede a inseguire le loro tracce, ma non potè raggiungerli,
perché avevano passato il fiume Elèutero. [31]Giònata
piegò sugli Arabi chiamati Zabadei, li assalì e si impadronì
delle loro spoglie. [32]Poi ripartì e andò a Damasco e
si diede a percorrere tutto il paese. [33]Anche Simone
fece una spedizione, marciando fino ad Ascalòna e ai vicini
posti di guarnigione, poi piegò su Giaffa e se ne impadronì; [34]aveva
sentito infatti che avevano intenzione di consegnare la fortezza
ai partigiani di Demetrio; perciò vi pose una guarnigione per
presidiarla.
Lavori a Gerusalemme
[35]Quando Giònata fu di ritorno, radunò in assemblea
gli anziani del popolo e deliberò con loro di costruire fortezze
in Giudea, [36]di sopraelevare le mura di Gerusalemme e di
alzare una grande barriera tra la città e l'Acra per separare
questa dalla città affinchè fosse isolata, così che non
potessero più né comperare né vendere. [37]Si
organizzarono dunque per ricostruire la città e poiché era
rovinato parte del muro sul torrente dal lato orientale, Giònata
allestì il cosiddetto Kafenata. [38]Simone a sua volta
ricostruì Adida nella Sefela fortificandola e applicandovi porte
e sbarre.
Gionata cade nelle mani dei suoi nemici
[39]Intanto Trifone cercava di diventare re dell'Asia,
cingere la corona e stendere la mano contro il re Antioco, [40]ma
sospettava che Giònata glielo impedisse e, nel caso, gli
muovesse guerra. Perciò cercava di averlo nelle mani e di
eliminarlo; si mosse dunque e venne a Beisan. [41]Giònata
gli uscì incontro con quarantamila uomini scelti e inquadrati e
venne a Beisan. [42]Trifone, vedendo che era venuto con
numeroso esercito, si guardò bene dal mettergli le mani addosso.
[43]Anzi lo ricevette con molti onori, lo presentò a
tutti i suoi amici, gli offrì doni e ordinò ai suoi amici e
alle sue truppe di obbedirgli come a lui stesso. [44]Disse
a Giònata: «Perché mai hai disturbato tutta questa gente, non
essendoci guerra tra di noi? [45]Su, dovresti rimandarli
alle loro case; tu scegli per te pochi uomini che ti accompagnino
e vieni con me a Tolemàide e io la consegnerò a te insieme con
le altre fortezze e il resto dell'esercito e tutti i funzionari,
poi tornerò indietro e partirò: sono venuto appunto per
questo». [46]Giònata, fidatosi di lui, fece quanto aveva
detto e rimandò le truppe che tornarono nella Giudea. [47]Fece
rimanere tremila uomini, di cui duemila lasciò in Galilea e gli
altri mille andarono con lui. [48]Ma quando Giònata fu
entrato in Tolemàide, i cittadini chiusero le porte e si
impadronirono di lui e passarono a fil di spada quanti erano
entrati con lui. [49]Trifone mandò poi fanti e cavalli in
Galilea e nella grande pianura per liquidare tutti gli uomini di
Giònata. [50]Ma essi avevano sentito dire che Giònata
era stato catturato e che era finita per lui e per quelli che
erano con lui e, incoraggiatisi l'un l'altro, si presentarono
inquadrati, pronti alla battaglia. [51]Gli inseguitori li
videro decisi a difendere la loro vita e se ne tornarono. [52]Così
tutti giunsero senza molestie in Giudea; fecero lutto per
Giònata e per quelli della sua scorta e furono presi da grande
timore. Tutto Israele si immerse in un lutto profondo. [53]Tutti
i popoli intorno a loro cercarono subito di sterminarli, dicendo
appunto: «Non hanno più né capo né sostegno: scendiamo ora in
guerra contro di loro e cancelleremo anche il loro ricordo dagli
uomini».
Maccabei 1 - Capitolo 13
V. SIMONE SOMMO SACERDOTE ED ETNARCA DEI GIUDEI (143-134 a.C)
Simone prende il comando
[1]Simone seppe che Trifone stava radunando un numeroso
esercito per venire in Giudea a schiacciarla; [2]vide che
il popolo era tremante e impaurito, andò a Gerusalemme e radunò
il popolo; [3]li confortò e disse loro: «Voi sapete bene
quanto io e i miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo fatto
per le leggi e per il santuario e le guerre e le difficoltà che
abbiamo sostenute. [4]Per questa causa sono morti i miei
fratelli, tutti per la causa di Israele, e sono restato io solo. [5]Ebbene,
mai risparmierò la vita di fronte a qualunque tribolazione:
perché io non sono più importante dei miei fratelli. [6]Anzi
io difenderò il mio popolo e il santuario e le vostre mogli e i
figli vostri, poiché si sono radunati tutti i pagani per
sterminarci, spinti dall'odio». [7]Lo spirito del popolo
si infiammò all'udire queste parole; [8]perciò risposero
gridando a gran voce: «Tu sei il nostro condottiero al posto di
Giuda e di Giònata tuo fratello; [9]combatti la nostra
guerra e quanto ci comanderai noi faremo». [10]Egli
allora radunò tutti gli uomini atti alle armi e accelerò il
completamento delle mura di Gerusalemme e le fortificò
tutt'attorno. [11]Poi inviò Giònata figlio di Assalonne
con un forte esercito a Giaffa; egli ne scacciò gli occupanti e
rimase là sul posto.
Simone respinge Trifone dalla Giudea
[12]Intanto Trifone si mosse da Tolemàide con ingenti
forze per venire in Giudea e aveva con sé Giònata come
prigioniero. [13]Simone a sua volta si accampò in Adida
di fronte alla pianura. [14]Trifone venne a sapere che
Simone era succeduto a Giònata suo fratello e che si accingeva a
muovergli guerra, perciò mandò messaggeri a proporgli: [15]«Giònata
tuo fratello lo tratteniamo a causa del denaro che doveva
all'erario del re per gli affari che amministrava. [16]Ora,
mandaci cento talenti d'argento e due dei suoi figli in ostaggio,
perché una volta liberato non si allontani per ribellarsi a noi.
Con questo lo rimetteremo in libertà». [17]Simone si
rese conto che gli parlavano con inganno, ma mandò ugualmente a
prendere l'argento e i figli, per non attirarsi forte inimicizia
da parte del popolo, [18]che poteva commentare: «E'
perito perché non gli hai mandato l'argento né i figli». [19]Perciò
gli mandò i cento talenti e i figli; ma quegli non mantenne la
parola e non liberò Giònata. [20]Fatto questo, Trifone
si mosse per entrare nel paese e devastarlo, girando per la via
che conduce ad Adòra. Ma Simone con le sue truppe ne seguiva le
mosse puntando su tutti i luoghi dove quegli si dirigeva. [21]Quelli
dell'Acra intanto inviarono messaggeri a Trifone sollecitandolo a
venire da loro attraverso il deserto e a inviare loro
vettovaglie. [22]Trifone allestì tutta la sua cavalleria
per andare, ma in quella notte cadde neve abbondantissima, e
così a causa della neve non potè andare. Perciò si mosse e
andò in Gàlaad. [23]Quando fu vicino a Bascama, uccise
Giònata e lo seppellì sul posto. [24]Poi tornò e partì
per la sua regione.
Gionata sepolto nel Mausoleo di Modin costruito da Simone
[25]Simone mandò a prendere le ossa di Giònata suo
fratello e lo seppellì in Modin, città dei suoi padri. [26]Tutto
Israele lo pianse con un grande lamento e fece lutto su di lui
per molti giorni. [27]Simone sopraelevò il sepolcro del
padre e dei fratelli e lo pose bene in vista con pietre levigate,
dietro e davanti. [28]Poi dispose sette piramidi, l'una di
fronte all'altra, per il padre, per la madre e per i quattro
fratelli. [29]Le completò con una struttura
architettonica, ponendovi attorno grandi colonne; pose sulle
colonne trofei di armi a perenne memoria e presso i trofei navi
scolpite che si potessero osservare da quanti erano in
navigazione sul mare. [30]Tale è il mausoleo che eresse
in Modin e che esiste ancora.
Favori di Demetrio II a Simone
[31]Trifone agiva con perfidia verso Antioco, il re
ancora giovinetto, finché lo uccise [32]e si fece re al
suo posto, si mise in capo la corona dell'Asia e procurò grandi
rovine al paese. [33]Simone intanto completò le fortezze
della Giudea, le cinse di torri elevate e di mura solide con
portoni e sbarre e rifornì le fortezze di viveri. [34]Poi
Simone scelse uomini adatti e li inviò al re Demetrio per
ottenere esoneri al paese; perché tutti gli atti di Trifone
erano state rapine.
[35]Il re Demetrio lo assicurò in questo senso, poi
gli rispose per iscritto inviandogli la seguente lettera:
[36]«Il re Demetrio a Simone sommo sacerdote e amico
del re, agli anziani e al popolo dei Giudei salute. [37]Abbiamo
ricevuto la corona d'oro e la palma che ci avete inviata e siamo
pronti a concludere con voi una pace solenne e a scrivere ai
sovrintendenti agli affari di concedervi le esenzioni; [38]quanto
stabilimmo con voi resta stabilito e le fortezze che avete
costruite restino di vostra proprietà. [39]Vi condoniamo
le mancanze e le colpe fino ad oggi e la corona che ci dovete; se
altro si riscuoteva in Gerusalemme, non sia più riscosso. [40]Se
alcuni di voi sono atti ad essere iscritti al seguito della
nostra persona, siano iscritti e regni la pace tra di noi».
[41]Nell'anno centosettanta fu tolto il giogo dei
pagani da Israele [42]e il popolo cominciò a scrivere
negli atti pubblici e nei contratti: «Anno primo di Simone il
grande, sommo sacerdote, stratega e capo dei Giudei».
Presa di Ghezer da parte di Simone
[43]In quel tempo Simone pose il campo contro Ghezer,
la circondò di accampamenti, fece allestire una torre mobile, la
spinse contro la città e abbattè una torre impadronendosene. [44]I
soldati della torre mobile si lanciarono nella città e si
produsse in città un grande trambusto. [45]I cittadini
salirono sulle mura insieme con le mogli e i bambini, con le
vesti stracciate, e supplicarono a gran voce per indurre Simone a
dar loro la destra [46]e dissero: «Non trattarci secondo
le nostre iniquità, ma secondo la tua clemenza». [47]Simone
venne a patti con loro e non combattè oltre contro di loro; ma
li scacciò dalla città, purificò le case nelle quali c'erano
idoli, e così entrò in città con canti di lode e di
ringraziamento. [48]Egli eliminò da essa ogni
contaminazione e vi stabilì uomini che fossero osservanti della
legge; poi la fortificò e costruì in essa la propria dimora.
Conquista dell'Acra di Gerusalemme da parte di Simone
[49]Ora quelli dell'Acra in Gerusalemme, messi
nell'impossibilità di uscire e venire nel paese a comprare e
vendere, erano terribilmente affamati e buon numero di essi
moriva di fame. [50]Allora fecero giungere il loro grido a
Simone, perché desse loro la destra, e Simone la diede; così li
sloggiò di là e purificò l'Acra da tutte le contaminazioni. [51]Fecero
ingresso in quel luogo il ventitrè del secondo mese dell'anno
centosettantuno, con canti di lode e con palme, con suoni di
cetre, cembali e arpe e con inni e canti, perché era stato
eliminato un grande nemico da Israele. [52]Simone stabilì
di celebrare ogni anno questo giorno di festa. Intanto completò
la fortificazione del monte del tempio lungo l'Acra; qui abitò
con i suoi. [53]Vedendo poi che suo figlio Giovanni era
ormai uomo, Simone lo fece capo di tutte le milizie e questi pose
la sua residenza in Ghezer.
Maccabei 1 - Capitolo 14
Elogio di Simone
[1]Nell'anno centosettantadue il re Demetrio radunò le
sue milizie e partì per la Media per raccogliere rinforzi e
combattere Trifone. [2]Ma Arsace, re della Persia e della
Media, appena seppe che Demetrio era entrato nel suo territorio,
mandò uno dei suoi generali per catturarlo vivo. [3]Costui
venne, battè l'esercito di Demetrio, lo catturò e lo condusse
ad Arsace e questi lo mise in carcere.
[4]Ebbe pace la terra di Giuda per tutta la vita di
Simone;
egli cercò il bene della sua gente
e ad essi fu gradito il suo potere
e la sua gloria per tutti i suoi giorni.
[5]In aggiunta a tutte le sue glorie
egli prese Giaffa per farne un porto
e aprì un accesso alle isole del mare.
[6]Ampliò i confini del suo popolo
e riconquistò la regione.
[7]Raccolse una turba di prigionieri
e s'impadronì di Ghezer, di Bet-Zur e dell'Acra;
[8]spazzò via da essa le immondezze,
e nessuno gli si oppose.
In pace si diedero a coltivare la loro terra;
il suolo dava i suoi prodotti
e gli alberi della campagna i loro frutti.
[9]I vecchi sedevano nelle piazze,
tutti s'interessavano al bene
i giovani indossavano splendide vesti
e armature di guerra.
[10]Alle città fornì vettovaglie,
e le munì con mezzi di difesa;
così divenne celebre il suo nome
e la sua gloria fino all'estremità della terra.
[11]Fece regnare sul paese la pace
e Israele gioì di grande letizia.
[12]Ognuno sedeva sotto la sua vite
e sotto il suo fico
e nessuno incuteva loro timore.
[13]Scomparve dal paese chi li avversava
e i re andarono in rovina in quei giorni.
[14]Confortò tutti i derelitti nel suo popolo;
ricercò la legge ed eliminò ogni iniquo e maligno.
[15]Diede splendore al tempio
e lo rifornì di tutti gli arredi.
Rinnovo dell'alleanza con Sparta e Roma
[16]Si sparse fino a Roma e a Sparta la notizia che era
morto Giònata e se ne rattristarono molto. [17]Tuttavia,
quando seppero che Simone suo fratello era divenuto sommo
sacerdote al suo posto e continuava a mantenere il potere sulla
regione e sulle città, [18]scrissero a lui su tavolette
di bronzo per rinnovare con lui l'amicizia e l'alleanza che
avevano concluso con Giuda e Giònata suoi fratelli. [19]I
messaggi furono letti davanti all'adunanza in Gerusalemme. [20]Questa
è la copia della lettera che inviarono gli Spartani:
«Le autorità e la cittadinanza degli Spartani a Simone sommo
sacerdote, agli anziani, ai sacerdoti e al resto del popolo
giudaico, loro fratelli, salute. [21]I messaggeri inviati
al nostro popolo ci hanno riferito intorno alla vostra gloria e
al vostro onore e noi ci siamo rallegrati per il loro arrivo. [22]Abbiamo
registrato le loro dichiarazioni negli atti pubblici, in questi
termini: Numenio, figlio di Antioco, e Antìpatro, figlio di
Giasone, messaggeri dei Giudei, sono giunti presso di noi per
rinnovare l'amicizia con noi. [23]E' piaciuto al popolo di
ricevere questi uomini con ogni onore e di inserire il testo del
loro discorso nei registri a disposizione del pubblico, perché
il popolo degli Spartani ne mantenga il ricordo».
[24]Successivamente Simone mandò a Roma Numenio con un
grande scudo d'oro, del peso di mille mine, per concludere
l'alleanza con loro.
Decreto onorifico in favore di Simone
[25]Quando il popolo seppe queste cose, disse: «Quale
contraccambio daremo a Simone e ai suoi figli? [26]Egli
infatti e i suoi fratelli e la casa di suo padre sono stati saldi
e hanno scacciato da sé con le armi i nemici d'Israele e hanno
assicurato la libertà». Poi fecero un'iscrizione su tavole di
bronzo, che furono poste su colonne sul monte Sion. [27]Questo
è il testo dell'iscrizione:
«Il diciotto di Elul dell'anno centosettantadue, che è il
terzo anno di Simone sommo sacerdote, in Asaramel, [28]nella
grande assemblea dei sacerdoti e del popolo, dei capi della
nazione e degli anziani della regione ci è stato reso noto: [29]Poiché
più volte erano sorte guerre nel paese, Simone, figlio di
Mattatia, sacerdote della stirpe di Ioarìb, e i suoi fratelli si
gettarono nella mischia e si opposero agli avversari del loro
popolo, perché restassero incolumi il santuario e la legge, e
arrecarono gloria grande al loro popolo. [30]Giònata
riunì la sua nazione e ne divenne il sommo sacerdote, poi andò
a raggiungere i suoi antenati. [31]I loro nemici vollero
invadere il loro paese e stendere la mano contro il santuario. [32]Simone
allora si oppose e si battè per il suo popolo e spese molto del
suo per dotare di armi le milizie della sua nazione e assegnare
loro un salario. [33]Inoltre fortificò le città della
Giudea e Bet-Zur nel territorio della Giudea, dove prima c'era la
roccaforte dei nemici, e vi pose un presidio di soldati giudei. [34]Fortificò
Giaffa, situata sul mare, e Ghezer presso i confini di Asdòd,
nelle quali prima risiedevano i nemici, e vi impiantò i Giudei e
provvide in esse quanto era necessario al loro sostentamento. [35]Il
popolo ammirò la fede di Simone e la gloria che egli si
proponeva di procurare al suo popolo; lo costituirono loro capo e
sommo sacerdote per queste sue imprese e per la giustizia e la
fede che egli aveva conservate al suo popolo e perché aveva
cercato con ogni mezzo di elevare la sua gente. [36]Nei
suoi giorni si riuscì felicemente per mezzo suo a scacciare dal
loro paese i pagani e quelli che erano nella città di Davide e
in Gerusalemme, che si erano edificati l'Acra e ne uscivano
profanando i dintorni del santuario e recando offesa grande alla
sua purità. [37]Egli vi insediò soldati giudei, la
fortificò per la purità della regione e della città ed elevò
le mura di Gerusalemme. [38]Il re Demetrio quindi gli
confermò il sommo sacerdozio; [39]lo ascrisse tra i suoi
amici e gli conferì grandi onori. [40]Seppe infatti che i
Giudei erano considerati amici, alleati e fratelli da parte dei
Romani, e che questi erano andati incontro ai messaggeri di
Simone con segni di onore; [41]che i Giudei e i sacerdoti
avevano approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e
sommo sacerdote finché sorgesse un profeta fedele, [42]che
fosse loro comandante militare e avesse cura del santuario e
fossero nominati da lui i sovrintendenti ai loro lavori, al
paese, agli armamenti e alle fortezze; [43]che,
prendendosi cura del santuario, fosse da tutti obbedito; che
scrivessero nel suo nome tutti i contratti del paese e vestisse
di porpora e ornamenti d'oro; [44]né doveva essere lecito
a nessuno del popolo né dei sacerdoti respingere alcuno di
questi diritti o disobbedire ai suoi ordini o convocare riunioni
senza suo consenso e vestire di porpora e ornarsi della fibbia
aurea; [45]chiunque agisse contro questi decreti o ne
respingesse alcuno, fosse ritenuto colpevole. [46]Piacque
a tutto il popolo sancire che Simone si comportasse secondo
questi decreti. [47]Simone da parte sua accettò e gradì
di esercitare il sommo sacerdozio, di essere anche stratega ed
etnarca dei Giudei e dei sacerdoti e capo di tutti». [48]Disposero
che questa iscrizione fosse riportata su tavole di bronzo da
collocarsi nel recinto del santuario in luogo visibile [49]e
che se ne depositasse copia nel tesoro, perché fosse a
disposizione di Simone e dei suoi figli.
Maccabei 1 - Capitolo 15
Lettere di Antioco VII e assedio di Dora
[1]Antioco, figlio del re Demetrio, inviò lettere
dalle isole del mare, a Simone sommo sacerdote ed etnarca dei
Giudei e a tutto il popolo, [2]il cui contenuto era del
seguente tenore: «Il re Antioco a Simone sommo sacerdote ed
etnarca e al popolo dei Giudei salute. [3]Poiché alcuni
uomini pestiferi si sono impadroniti del regno dei nostri padri,
voglio rivendicare i miei diritti sul regno, per ricostruirlo
com'era prima; ho reclutato un esercito ingente di mercenari e
allestito navi da guerra. [4]E' mia volontà sbarcare
nella regione, per punire coloro che hanno rovinato il nostro
paese e desolato molte città nel mio regno. [5]Ora ti
confermo tutte le esenzioni che ti hanno concesse i re miei
predecessori, e tutti gli altri esoneri dai doni. [6]Ti
concedo di batter moneta propria con corso legale al tuo paese; [7]Gerusalemme
e il suo santuario siano liberi; tutti gli armamenti che hai
preparato e le fortezze che hai costruite e occupi, restino in
tuo possesso. [8]Quanto devi al re e i debiti che potrai
avere verso il re in avvenire da ora e sempre ti sono rimessi. [9]Quando
poi avremo preso possesso del nostro regno, onoreremo te, il tuo
popolo e il tempio con grandi onori, così da render chiara la
vostra gloria in tutta la terra».
[10]Nell'anno centosettantaquattro Antioco entrò nella
terra dei suoi padri e si schierarono con lui tutte le milizie,
così che pochi rimasero con Trifone. [11]Antioco si diede
ad inseguirlo e quegli dovette fuggire e venne fino a Dora
situata sul mare, [12]perché vedeva che i mali si
addensavano su di lui, mentre le truppe lo abbandonavano. [13]Antioco
pose il campo contro Dora, avendo con sé centoventimila armati e
ottomila cavalli. [14]Egli circondò la città mentre le
navi attaccarono dal mare; fece così pressione contro la città
dalla terra e dal mare, non lasciando più entrare né uscire
nessuno.
Ritorno dell'ambasciatore da Roma in Giudea e promulgazione
dell'alleanza con i Romani
[15]Intanto arrivarono da Roma Numenio e i suo
compagni, portando lettere per i re dei vari paesi. Esse
dicevano:
[16]«Lucio console dei Romani al re Tolomeo salute. [17]Gli
anziani dei Giudei sono giunti a noi come amici nostri e alleati,
a rinnovare l'antica amicizia e alleanza, inviati da Simone sommo
sacerdote e dal popolo dei Giudei. [18]Essi hanno portato
uno scudo d'oro di mille mine. [19]E' piaciuto a noi di
scrivere ai re dei vari paesi, perché non procurino loro del
male, né facciano guerra alle loro città o alla loro regione,
né prestino alleanza a chi entri in guerra con loro. [20]Ci
è parso bene accettare da essi lo scudo. [21]Se pertanto
uomini pestiferi sono fuggiti dalla loro regione presso di voi,
consegnateli a Simone, perché ne faccia giustizia secondo la
loro legge».
[22]Uguali espressioni scrissero al re Demetrio, ad
Attalo, ad Ariarate e Arsace [23]e a tutti i paesi: a
Sampsame, agli Spartani, a Delo, a Mindo, a Sicione, alla Caria,
a Samo, alla Pamfilia, alla Lidia, ad Alicarnasso, a Rodi, a
Faselide, a Coo, a Side, ad Arado, a Gortina, a Cnido, a Cipro e
a Cirene. [24]Copia di queste lettere avevano trascritto
per Simone sommo sacerdote.
Antioco VII assediando Dora diventa ostile a Simone e lo fa
rimproverare
[25]Antioco dunque teneva il campo contro Dora da due
giorni, lanciando continuamente contro di essa le schiere e
costruendo macchine; aveva precluso a Trifone ogni possibilità
di uscire ed entrare. [26]Simone gli inviò duemila uomini
scelti per combattere al suo fianco e insieme argento, oro e
molti equipaggiamenti. [27]Ma Antioco non volle accettare
niente, anzi ritirò quanto aveva prima concesso a Simone e si
inimicò con lui. [28]Poi gli inviò Atenobio, uno dei
suoi amici, a trattare con lui in questi termini: «Voi occupate
Giaffa, Ghezer e l'Acra in Gerusalemme, tutte città del mio
regno. [29]Avete devastato il loro territorio e avete
causato rovina grande nel paese e vi siete impadroniti di molte
località nel mio regno. [30]Ora, consegnate le città che
avete occupate, insieme con i tributi delle località di cui vi
siete impadroniti fuori del territorio della Giudea, [31]oppure
date in sostituzione cinquecento talenti d'argento e, in compenso
dei danni arrecati e dei tributi delle città, altri cinquecento
talenti; altrimenti verremo e vi muoveremo guerra». [32]Atenobio,
l'amico del re, si recò in Gerusalemme e vide la gloria di
Simone, il vasellame con lavori in oro e argento e il suo grande
fasto, e ne rimase meravigliato; poi gli riferì le parole del
re. [33]Simone gli rispose: «Non abbiamo occupato terra
straniera né ci siamo impossessati di beni altrui ma
dell'eredità dei nostri padri, che fu posseduta dai nostri
nemici senza alcun diritto nel tempo passato. [34]Noi,
avendone avuta l'opportunità, abbiamo ricuperato l'eredità dei
nostri padri. [35]Quanto a Giaffa e a Ghezer, che tu
reclami, esse causarono rovina grande nel nostro paese: per esse
daremo cento talenti». [36]Atenobio non gli rispose
parola, ma tornò indispettito presso il re, al quale riferì
quelle parole e la gloria di Simone e quanto aveva visto. Il re
si adirò furiosamente.
Cendebeo, governatore della zona litoranea, molesta la Giudea
[37]Trifone intanto, salito su una nave, fuggì a
Ortosia. [38]Il re allora nominò Cendebèo primo stratega
della zona litoranea e mise al suo comando forze di fanteria e
cavalleria. [39]Poi gli ordinò di accamparsi in vista
della Giudea e gli ordinò di ricostruire Cedron, rinforzando le
porte, e di iniziare la guerra contro il popolo. Il re intanto
coninuò la caccia a Trifone. [40]Cendebèo si recò a
Iamnia e cominciò a molestare il popolo, a invadere la Giudea, a
far prigionieri tra il popolo e metterli a morte. [41]Egli
ricostruì Cedron e vi dispose la cavalleria e la truppa perché
potessero uscire e battere le strade della Giudea, come gli aveva
ordinato il re.
Maccabei 1 - Capitolo 16
Vittoria dei figli di Simone su Cendebeo
[1]Allora Giovanni salì da Ghezer e riferì a Simone
suo padre quanto faceva Cendebèo. [2]Simone chiamò i
suoi due figli maggiori Giuda e Giovanni e disse loro: «Io e i
miei fratelli e la casa di mio padre abbiamo combattuto le
battaglie d'Israele dalla gioventù fino ad oggi e riuscì nelle
nostre mani l'impresa di salvare Israele ripetutamente; [3]ora
io sono vecchio e voi, per misericordia del Cielo, siete
nell'età buona; prendete il posto mio e di mio fratello e fatevi
avanti a combattere per il vostro popolo; l'aiuto del Cielo sia
con voi». [4]Giovanni arruolò nella regione ventimila
uomini esperti nelle armi e cavalieri; partirono contro Cendebèo
e passarono la notte in Modin. [5]Alzatisi il mattino,
proseguirono per la pianura ed ecco venire incontro a loro un
esercito ingente, fanti e cavalleria; ma un torrente li separava.
[6]Giovanni con la sua gente pose il campo di fronte.
Vedendo che il grosso esitava ad attraversare il torrente, passò
per primo. Lo videro i suoi uomini e passarono dopo di lui. [7]Egli
divise la moltitudine e pose i cavalieri in mezzo ai fanti,
perché la cavalleria degli avversari era molto numerosa. [8]Poi
diedero fiato alle trombe: Cendebèo e il suo schieramento furono
respinti; molti della loro parte caddero colpiti a morte e i
superstiti si rifugiarono nella fortezza. [9]Fu ferito
allora anche Giuda, fratello di Giovanni. Giovanni invece li
inseguì, finché giunse a Cedron che Cendebèo aveva
ricostruito. [10]I nemici fuggirono nelle torri esistenti
nelle campagne di Asdòd, ma egli vi appiccò il fuoco. Restarono
sul campo circa duemila nemici. Poi Giovanni ritornò in Giudea
senza molestie.
Morte tragica di Simone a Dok. Gli succede il figlio Giovanni
[11]Tolomeo, figlio di Abùbo, era stato costituito
stratega della pianura di Gerico. Egli possedeva molto argento e
oro, [12]poiché era il genero del sommo sacerdote. [13]Il
suo cuore si inorgoglì e si propose di impadronirsi del paese e
covava perfidi disegni contro Simone e i suoi figli per
eliminarli. [14]Simone era in visita alle città della
regione e si interessava delle loro necessità. Venne allora in
Gerico insieme con Mattatia e Giuda suoi figli, nell'anno
centosettantasette, nell'undicesimo mese, cioè il mese di Sabat.
[15]Il figlio di Abùbo, che covava il tradimento, li
ricevette nella cittadella, chiamata Dok, che egli aveva
costruita, e servì loro un gran banchetto, nascondendo ivi degli
armati. [16]Quando Simone e i figli furono inebriati,
Tolomeo e i suoi uomini si alzarono, impugnarono le armi, si
scagliarono contro Simone nella sala del banchetto e trucidarono
lui, i due figli e alcuni suoi servi. [17]Egli commise
un'enorme perfidia e rese male per bene. [18]Tolomeo
scrisse di questa cosa e spedì al re, perché gli inviasse
milizie in aiuto e gli desse in consegna la loro regione e le
città. [19]Inviò altri uomini a Ghezer per eliminare
Giovanni e spedì lettere ai suoi comandanti, che venissero da
lui, perché doveva loro argento e oro e doni; [20]altri
uomini inviò ad occupare Gerusalemme e il monte del tempio. [21]Ma
qualcuno corse avanti e informò Giovanni che suo padre e i suoi
fratelli erano periti, aggiungendo: «Ha inviato uomini per
uccidere anche te». [22]Udendo ciò, Giovanni rimase
profondamente costernato; poi catturò gli uomini inviati per
sopprimerlo e li mise a morte. Aveva infatti saputo che cercavano
di ucciderlo.
[23]Le altre azioni di Giovanni, le sue battaglie e gli
atti di valore da lui compiuti, la ricostruzione delle mura da
lui eseguita e le sue imprese, ecco stanno scritte negli annali
del suo sommo sacerdozio, da quando divenne sommo sacerdote dopo
la morte di suo padre.
Maccabei_1 > da capitolo 1 a capitolo 5
Maccabei_1 > da capitolo 6 a capitolo 10
Maccabei_1 > da capitolo 11 a capitolo 16
Bibbia completa > sommario
|