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LA BIBBIA
Giuditta - Capitolo 9
Preghiera di Giuditta
[1]Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse
cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era
rivestita e, nell'ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in
Gerusalemme l'incenso della sera, Giuditta supplicò a gran voce
il Signore: [2]«Signore, Dio del padre mio Simeone, tu
hai messo nella sua mano la spada della vendetta contro gli
stranieri, contro coloro che avevano sciolto a ignominia la
cintura d'una vergine, ne avevano denudato i fianchi a vergogna e
ne avevano contaminato il grembo a infamia. Tu avevi detto: non
si deve fare tal cosa! ma essi l'hanno fatta. [3]Per
questo hai consegnato alla morte i loro capi e al sangue quel
loro giaciglio, macchiato del loro inganno, ripagato con
l'inganno; hai abbattuto i servi con i loro capi e i capi sui
loro troni. [4]Hai destinato le loro mogli alla preda, le
loro figlie alla schiavitù, tutte le loro spoglie alla divisione
tra i tuoi figli diletti, perché costoro, accesi del tuo zelo,
erano rimasti inorriditi della profanazione del loro sangue e a
te avevano gridato chiamandoti in aiuto. Dio, Dio mio, ascolta
anche me che sono vedova. [5]Tu hai preordinato ciò che
precedette quei fatti e i fatti stessi e ciò che seguì. Tu hai
disposto le cose presenti e le future e quello che tu hai pensato
si è compiuto. [6]Le cose da te deliberate si sono
presentate e hanno detto: Ecco ci siamo; perché tutte le tue vie
sono preparate e i tuoi giudizi sono preordinati. [7]Or
ecco gli Assiri hanno aumentato la moltitudine dei loro eserciti,
vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri, si vantano
della forza dei loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi
e sulle lance, sugli archi e sulle fionde e ignorano che tu sei
il Signore che disperdi le guerre; [8]Signore è il tuo
nome. Abbatti la loro forza con la tua potenza e rovescia la loro
violenza con la tua ira: fanno conto di profanare il tuo
santuario, di contaminare la Dimora ove riposa il tuo nome e la
tua gloria, di abbattere con il ferro il corno del tuo altare. [9]Guarda
la loro superbia, fà scendere la tua ira sulle loro teste;
infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho deciso. [10]Con
l'inganno delle mie labbra abbatti il servo con il suo padrone e
il padrone con il suo ministro; spezza la loro alterigia per
mezzo di una donna. [11]Perché la tua forza non sta nel
numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il
Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio
dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei
disperati. [12]Sì, sì, Dio del padre mio e di Israele
tua eredità, Signore del cielo e della terra, creatore delle
acque, re di tutte le tue creature, ascolta la mia preghiera; [13]fà
che la mia parola e l'inganno diventino piaga e flagello di
costoro, che fanno progetti crudeli contro la tua alleanza e il
tuo tempio consacrato, contro il monte elevato di Sion e la sede
dei tuoi figli. [14]Dà a tutto il tuo popolo e ad ogni
tribù la prova che sei tu il Signore, il Dio d'ogni potere e
d'ogni forza e non c'è altri fuori di te, che possa proteggere
la stirpe d'Israele».
Giuditta - Capitolo 10
IV. GIUDITTA E OLOFERNE
Giuditta si reca presso Oloferne
[1]Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di
Israele ed ebbe terminato di pronunziare tutte queste parole, [2]si
alzò dalla prostrazione, chiamò la sua ancella particolare e
scese nella casa, dove usava passare i giorni dei sabati e le sue
feste. [3]Qui si tolse il sacco di cui era rivestita,
depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse
con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il
diadema. Poi si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando
era vivo suo marito Manàsse. [4]Si mise i sandali ai
piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e
gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto
affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l'avesse vista. [5]Poi
affidò alla sua ancella un otre di vino, un'ampolla di olio;
riempì anche una bisaccia di farina tostata, di fichi secchi e
di pani puri e, fatto un involto di tutti questi recipienti,
glielo mise sulle spalle. [6]Allora uscirono verso la
porta della città di Betulia e trovarono pronti sul luogo Ozia e
gli anziani della città, Cabri e Carmi. [7]Costoro,
quando la videro trasformata nell'aspetto e con gli abiti mutati,
restarono molto ammirati della sua bellezza e le dissero: «[8]Il
Dio dei padri nostri ti conceda di trovar favore e di portare a
termine quello che hai stabilito di fare, a vanto degli Israeliti
e ad esaltazione di Gerusalemme». [9]Essa si chinò ad
adorare Dio e rispose loro: «Fatemi aprire la porta della città
e io uscirò per dar compimento alle parole augurali che mi avete
rivolto». Quelli diedero ordine ai giovani di guardia di aprirle
come aveva chiesto. [10]Così fecero e Giuditta uscì:
essa sola e l'ancella che aveva con sé. Dalla città gli uomini
la seguirono con gli sguardi mentre scendeva il monte, finché
attraversò la vallata e non poterono più scorgerla. [11]Esse
andavano avanti diritte per la valle, quando si fecero loro
incontro le sentinelle assire. [12]La presero e la
interrogarono: «Di qual popolo sei, donde vieni e dove vai?».
Essa rispose: «Sono figlia degli Ebrei e fuggo da loro, perché
stanno per essere consegnati in vostra balìa. [13]Io
quindi vengo alla presenza di Oloferne, comandante supremo dei
vostri eserciti, per rivolgergli parole di verità e mettergli
sotto gli occhi la strada per cui potrà passare e impadronirsi
di tutti questi monti senza che perisca uno solo dei suoi
uomini». [14]Quegli uomini, quando sentirono queste
parole e considerarono l'aspetto di lei, che appariva loro come
un miracolo di bellezza, le dissero: [15]«Hai messo in
salvo la tua vita, scendendo in fretta e venendo alla presenza
del nostro signore. Vieni dunque alla tenda di lui; alcuni di noi
ti accompagneranno, finché non ti abbiano affidato alle sue
mani. [16]Quando poi sarai alla sua presenza, non tremare
dentro di te, ma riferisci a lui quanto ci hai detto ed egli ti
tratterà bene». [17]Scelsero pertanto cento uomini tra
di loro, i quali si affiancarono a lei e alla sua ancella e le
condussero alla tenda di Oloferne. [18]In tutto il campo
ci fu un grande accorrere, essendosi sparsa la voce della sua
venuta tra gli attendamenti. La circondarono in massa mentre era
fuori della tenda di Oloferne, in attesa che gliela
annunziassero. [19]Erano ammirati della bellezza di lei e
ammirati degli Israeliti a causa di lei e si dicevano l'un
l'altro: «Chi disprezzerà un popolo che possiede tali donne?
Sarà bene non lasciarne sopravvivere alcun uomo, perché,
liberi, potrebbero far perdere la testa a tutto il mondo». [20]Venne
fuori la guardia del corpo di Oloferne e tutti gli inservienti e
la introdussero nella tenda. [21]Oloferne era adagiato sul
suo divano sotto un baldacchino, che era di porpora ricamata
d'oro, di smeraldo e di pie
Giuditta - Capitolo 11
Primo incontro di Giuditta e di Oloferne
[1]Allora Oloferne le rivolse la parola: «Stà
tranquilla, o donna, il tuo cuore non abbia timore, perché io
non ho mai fatto male ad alcun uomo che abbia accettato di
servire Nabucodònosor, re di tutta la terra. [2]Quanto al
tuo popolo che abita su questi monti, se non mi avessero
disprezzato, non avrei alzato la lancia contro di loro; essi
stessi si sono procurati tutto questo. [3]Ma ora dimmi per
qual motivo sei fuggita da loro e sei venuta da noi. Certamente
sei venuta per trovar salvezza. Fatti animo: resterai viva questa
notte e in seguito. [4]Nessuno ti può fare un torto, ma
ti useranno ogni riguardo, come si fa con i servi del mio
signore, il re Nabucodònosor».
[5]Giuditta gli rispose: «Degnati di accogliere le
parole della tua serva e possa la tua schiava parlare alla tua
presenza. Io non dirò il falso al mio signore in questa notte. [6]Certo,
se vorrai seguire le parole della tua serva, Dio agirà
magnificamente con te e il mio signore non fallirà nei suoi
progetti. [7]Perché, per la vita di Nabucodònosor, re di
tutta la terra, e per la potenza di lui che ti ha inviato a
riordinare ogni essere vivente, non gli uomini soltanto per mezzo
tuo lo servono, ma anche le bestie selvatiche e gli armenti e gli
uccelli del cielo vivranno in grazia della tua forza per l'onore
di Nabucodònosor e di tutta la sua casa. [8]Abbiamo gia
conosciuto per fama la tua saggezza e le abili astuzie del tuo
genio ed è risaputo in tutta la terra che tu sei il migliore in
tutto il regno, esperto nelle conoscenze e meraviglioso nelle
imprese militari. [9]Quanto al discorso tenuto da Achior
nella tua riunione, noi ne abbiamo udito il contenuto, perché
gli uomini di Betulia l'hanno risparmiato ed egli ha rivelato
loro quanto aveva detto davanti a te. [10]Perciò, signore
sovrano, non trascurare le sue parole, ma imprimile bene nella
tua memoria perché sono vere: realmente il nostro popolo non
sarà punito e non prevarrà la spada contro di lui, se non avrà
peccato contro il suo Dio. [11]Ora perché il mio signore
non resti deluso e a mani vuote, sappia che si avventerà la
morte contro di loro, perché li stringe il peccato per il quale
provocheranno l'ira del loro Dio appena compiranno un gesto
inconsulto. [12]Siccome sono venuti a mancare loro i
viveri e tutta l'acqua è stata consumata, han deciso di mettere
le mani sul loro bestiame e deliberato di consumare quanto Dio
con leggi ha vietato loro di mangiare. [13]Hanno perfino
decretato di dar fondo alle primizie del frumento e alle decime
del vino e dell'olio che conservavano come diritto sacro dei
sacerdoti che stanno in Gerusalemme e fanno servizio alla
presenza del nostro Dio, tutte cose che a nessuno del popolo era
permesso neppure di toccare con la mano. [14]Perciò hanno
mandato messaggeri a Gerusalemme, dove anche i cittadini hanno
fatto altrettanto, perché riportino loro il permesso da parte
del consiglio degli anziani. [15]Ma, quando riceveranno la
risposta e la eseguiranno, in quel giorno preciso saranno messi
in tuo potere per l'estrema rovina. [16]Per questo, io tua
serva, conscia di tutte queste cose, sono fuggita da loro e Dio
mi ha indirizzata a compiere con te un'impresa che farà stupire
la terra ovunque ne giungerà la fama. [17]La tua serva è
religiosa e serve notte e giorno al Dio del cielo. Ora io intendo
restare con te, mio signore, ma uscirà la tua serva di notte
nella valle; io pregherò il mio Dio ed egli mi rivelerà quando
essi avranno commesso i loro peccati. [18]Allora verrò a
riferirti e tu uscirai con tutto l'esercito e nessuno di loro
potrà opporti resistenza. [19]Io ti guiderò attraverso
la Giudea, finché giungerò davanti a Gerusalemme e vi porrò in
mezzo il tuo trono. Tu li potrai condurre via come pecore senza
pastore e nemmeno un cane abbaierà davanti a te. Queste cose mi
sono state dette prima, io ne ho avuto la rivelazione e
l'incarico di annunziarle a te».
[20]Le parole di lei piacquero a Oloferne e ai suoi
servi, i quali tutti ammirarono la sua sapienza e dissero: [21]«Da
un capo all'altro della terra non esiste donna simile, per la
bellezza dell'aspetto e il senno della parola». [22]E
Oloferne le disse: «Bene ha fatto Dio a mandarti avanti al tuo
popolo, perché resti nelle vostre mani la forza e coloro che
hanno disprezzato il mio signore vadano in rovina. [23]Tu
sei bella d'aspetto e saggia nelle parole; se farai come hai
detto, il tuo Dio sarà mio Dio e tu siederai nel palazzo del re
Nabucodònosor e sarai famosa in tutto il mondo.
Giuditta - Capitolo 12
[1]Ordinò poi che la conducessero dove aveva disposto
le sue argenterie e prescrisse pure che le preparassero la tavola
con i cibi approntati per lui e le dessero da bere il suo vino. [2]Ma
disse Giuditta: «Io non toccherò questi cibi, perché non ne
venga qualche contaminazione, ma mi saranno serviti quelli che ho
portato con me». [3]Oloferne le fece osservare: «Quando
verrà a mancare quello che hai con te, dove andremo a rifornirci
di cibi uguali per darteli? In mezzo a noi non c'è nessuno della
tua gente». [4]Ma Giuditta rispose: «Per la tua vita,
mio signore, ti assicuro che io, tua serva, non finirò le
riserve che ho con me, prima che il Signore abbia compiuto per
mano mia quello che ha stabilito». [5]Così i servi di
Oloferne la condussero alla tenda ed essa riposò fino a
mezzanotte; poi si alzò all'ora della veglia del mattino. [6]Essa
fece dire ad Oloferne: «Comandi il mio signore che lascino
uscire la tua serva per la preghiera». [7]Oloferne
comandò alla guardia del corpo di non impedirla. Rimase così al
campo tre giorni: usciva di notte nella valle sotto Betulia e si
lavava nella zona dell'accampamento alla sorgente d'acqua. [8]Risalita
dal lavacro, pregava il Signore Dio di Israele di dirigere la sua
impresa volta a ristabilire i figli del suo popolo. [9]Rientrando
purificata, rimaneva nella sua tenda, finché, verso sera, non le
si apprestava il cibo.
Giuditta al banchetto di Oloferne
[10]Ed ecco, al quarto giorno, Oloferne fece preparare
un rinfresco riservato ai suoi servi, senza invitare a mensa
alcuno dei suoi ufficiali, [11]e disse a Bagoa, il
funzionario incaricato di tutte le sue cose: «Và e invita
quella donna ebrea che è presso di te a venire con noi, per
mangiare e bere assieme a noi, [12]poiché è cosa
disonorevole alla nostra reputazione se lasceremo andare una
donna simile senza godere della sua compagnia; se non sapremo
conquistarla, si farà beffe di noi». [13]Bagoa, uscito
dalla presenza di Oloferne, andò da lei e disse: «Non abbia
difficoltà questa bella ragazza a venire presso il mio signore,
per essere onorata alla sua presenza e bere con noi il vino in
giocondità e divenire oggi come una delle donne assire, che
stanno nel palazzo di Nabucodònosor». [14]Giuditta
rispose a lui: «E chi sono io per osare contraddire il mio
signore? Quanto sarà gradito ai suoi occhi, mi affretterò a
compierlo e sarà per me motivo di gioia fino al giorno della mia
morte». [15]Subito si alzò e si adornò delle vesti e
d'ogni altro ornamento muliebre; la sua ancella l'aveva preceduta
e aveva steso a terra per lei davanti ad Oloferne le pellicce che
aveva ricevuto da Bagoa per suo uso quotidiano, per adagiarvisi
sopra e prendere cibo. [16]Giuditta entrò e si adagiò.
Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito,
aumentando molto nel suo cuore la passione per lei; gia da quando
l'aveva vista, cercava l'occasione di sedurla. [17]Le
disse pertanto Oloferne: «Bevi e datti alla gioia con noi». [18]Giuditta
rispose: «Sì, berrò, signore, perché oggi sento dilatarsi la
vita in me, più che tutti i giorni che ho vissuto». [19]Incominciò
quindi a mangiare e a bere davanti a lui ciò che le aveva
preparato l'ancella. [20]Oloferne si deliziò della
presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne
aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo.
Giuditta - Capitolo 13
[1]Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a
ritirarsi. Bagoa chiuse dal di fuori la tenda e allontanò le
guardie dalla vista del suo signore e ognuno andò al proprio
giaciglio; in realtà erano tutti fiaccati, perché il bere era
stato eccessivo. [2]Rimase solo Giuditta nella tenda e
Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. [3]Allora
Giuditta ordinò all'ancella di stare fuori della sua tenda e di
aspettare che uscisse, come aveva fatto ogni giorno; aveva detto
infatti che sarebbe uscita per la sua preghiera e anche con Bagoa
aveva parlato in questo senso. [4]Si erano allontanati
tutti dalla loro presenza e nessuno, piccolo o grande, era
rimasto nella parte più interna della tenda; Giuditta, fermatasi
presso il divano di lui, disse in cuor suo: «Signore, Dio d'ogni
potenza, guarda propizio in quest'ora all'opera delle mie mani
per l'esaltazione di Gerusalemme. [5]E' venuto il momento
di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per
la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi». [6]Avvicinatasi
alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne,
ne staccò la scimitarra di lui; [7]poi, accostatasi al
letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: «Dammi
forza, Signore Dio d'Israele, in questo momento». [8]E
con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo
e gli staccò la testa. [9]Indi ne fece rotolare il corpo
giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco
dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, [10]la
quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt'e due,
secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo,
fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia
e giunsero alle porte della città.
Giuditta porta a Betulia la testa di Oloferne
[11]Giuditta gridò di lontano al corpo di guardia
delle porte: «Aprite, aprite subito la porta: è con noi Dio, il
nostro Dio, per esercitare ancora la sua forza in Israele e la
sua potenza contro i nemici, come ha dimostrato oggi». [12]Non
appena gli uomini della sua città sentirono la sua voce, corsero
giù in fretta alla porta della città e chiamarono gli anziani. [13]Corsero
tutti, piccoli e grandi, perché non s'aspettavano il suo arrivo;
aprirono dunque la porta, le accolsero dentro e, acceso il fuoco
per far chiaro, si fecero loro attorno. [14]Giuditta disse
loro a gran voce: «Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non
ha distolto la sua misericordia dalla casa d'Israele, ma ha
colpito i nostri nemici in questa notte per mano mia». [15]Estrasse
allora la testa dalla bisaccia e la mise in mostra dicendo loro:
«Ecco la testa di Oloferne, comandante supremo dell'esercito
assiro; ecco le cortine sotto le quali giaceva ubriaco; Dio l'ha
colpito per mano di donna. [16]Viva dunque il Signore, che
mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato
ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha potuto compiere
alcun male con me a mia contaminazione e vergogna».
[17]Tutto il popolo era oltremodo fuori di sé e tutti
si chinarono ad adorare Dio, esclamando in coro: «Benedetto sei
tu, nostro Dio, che hai annientato in questo giorno i nemici del
tuo popolo». [18]Ozia a sua volta le disse: «Benedetta
sei tu, figlia, davanti al Dio altissimo più di tutte le donne
che vivono sulla terra e benedetto il Signore Dio che ha creato
il cielo e la terra e ti ha guidato a troncare la testa del capo
dei nostri nemici. [19]Davvero il coraggio che hai avuto
non cadrà dal cuore degli uomini, che ricorderanno sempre la
potenza di Dio. [20]Dio faccia riuscire questa impresa a
tua perenne esaltazione, ricolmandoti di beni, in riconoscimento
della prontezza con cui hai esposto la vita di fronte
all'umiliazione della nostra stirpe, e hai sollevato il nostro
abbattimento, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio». E
tutto il popolo esclamò: «Amen! Amen!».
Giuditta - Capitolo 14
V. LA VITTORIA
Gli ebrei assalgono l'accampamento assiro
[1]Giuditta rispose loro: «Ascoltatemi bene, fratelli:
prendete questa testa e appendetela sugli spalti delle vostre
mura. [2]Attendete poi che sia apparsa la luce del mattino
e sia sorto il sole sulla terra: allora, ognuno prenda l'armatura
da guerra e ogni uomo valido esca dalla città. Quindi, date
inizio all'azione contro di loro come se voleste scendere al
piano contro le prime difese degli Assiri, ma in realtà non
scenderete. [3]Quelli prenderanno le loro armi e
correranno entro il loro accampamento a svegliare i capi
dell'esercito assiro. Poi si raduneranno insieme davanti alla
tenda di Oloferne, ma non lo troveranno e così si lasceranno
prendere dal terrore e fuggiranno davanti a voi. [4]Allora
inseguiteli voi e quanti abitano l'intero territorio d'Israele e
abbatteteli nella loro fuga. [5]Ma, prima di far questo,
chiamatemi Achior l'Ammonita, perché venga a vedere e
riconoscere colui che ha disprezzato la casa d'Israele e che l'ha
inviato qui tra noi come per votarlo alla morte». [6]Chiamarono
subito Achior dalla casa di Ozia ed egli appena giunse e vide la
testa di Oloferne in mano ad un uomo in mezzo al popolo radunato,
cadde a terra e rimase senza fiato. [7]Quando l'ebbero
sollevato, si gettò ai piedi di Giuditta pieno di riverenza per
la sua persona e disse: «Benedetta sei tu in tutto
l'accampamento di Giuda e in mezzo a tutti i popoli: quanti
udranno il tuo nome si sentiranno scossi. [8]Ma ora
raccontami quanto hai fatto in questi giorni». Giuditta gli
narrò in mezzo al popolo quanto aveva compiuto dal giorno in cui
era partita fino al momento in cui parlava. [9]Quando
finì di parlare, il popolo scoppiò in alte grida di giubilo e
riempì la città di voci festose. [10]Allora Achior,
vedendo quanto aveva fatto il Dio di Israele, credette fermamente
in Dio, si fece circoncidere e fu aggregato definitivamente alla
casa d'Israele.
[11]Quando spuntò il mattino, appesero la testa di
Oloferne alle mura; poi ogni uomo prese le sue armi e scesero
lungo i sentieri del monte divisi in manipoli. [12]Appena
li videro, gli Assiri mandarono in cerca dei loro capi e questi
corsero dagli strateghi, dai chiliarchi e da tutti i loro
ufficiali. [13]Poi si radunarono davanti alla tenda di
Oloferne e dissero al suo attendente: «Sveglia il nostro
signore, perché quegli schiavi hanno osato scendere per darci
battaglia, a loro estrema rovina». [14]Bagoa entrò e
bussò alle cortine della tenda, poiché pensava che egli
dormisse con Giuditta. [15]Ma siccome nessuno rispondeva,
aprì ed entrò nella parte più interna della tenda e lo trovò
cadavere, steso a terra vicino all'ingresso, con la testa
tagliata via dal tronco. [16]Allora diede in alte grida di
dolore e di lamento, urlando con tutte le forze e stracciandosi
le vesti. [17]Poi si precipitò nella tenda dove era
alloggiata Giuditta e non ve la trovò. Allora corse fuori
davanti al popolo e gridò: [18]«Gli schiavi ci hanno
traditi! Una sola donna ebrea ha gettato la vergogna sulla casa
del re Nabucodònosor! Oloferne eccolo a terra e la testa non è
più sul suo busto». [19]I comandanti dell'esercito
assiro, appena udirono questo annunzio, si stracciarono i
mantelli e rimasero terribilmente sconvolti nel loro animo;
risuonarono entro l'accampamento altissime le loro grida e gli
urli di dolore.
Giuditta - Capitolo 15
[1]Tutti gli altri che erano nelle tende, appena
seppero dell'accaduto, restarono allibiti [2]e furono
presi dal panico e nessuno volle più restare vicino al compagno,
ma tutti si sparsero in fuga in ogni senso nella pianura e su per
i monti. [3]Anche quelli accampati sulle montagne intorno
a Betulia si diedero alla fuga. A questo punto gli Israeliti,
cioè quanti tra di loro erano atti alle armi, si buttarono su di
essi. [4]Ozia mandò subito a Betomastaim, a Bebai, a
Cobai, a Cola e in tutti i territori d'Israele messaggeri ad
annunziare l'accaduto e a invitare tutti a gettarsi sui nemici e
annientarli. [5]Appena gli Israeliti udirono ciò, tutti
compatti piombarono su di loro e li fecero a pezzi arrivando fino
a Coba. Scesero in campo anche quelli di Gerusalemme e di tutta
la zona montuosa, perché anche a loro avevano riferito i casi
successi nell'accampamento dei loro nemici. Quelli che abitavano
in Gàlaad e nella Galilea li colpirono terribilmente
aggirandoli, arrivando fino a Damasco e al suo territorio. [6]I
cittadini rimasti in Betulia si gettarono sul campo degli Assiri,
si impadronirono delle loro spoglie e ne trassero ingente
ricchezza. [7]Gli Israeliti tornati dalla strage si
impadronirono del resto e le borgate e i villaggi del monte e del
piano vennero in possesso di grande bottino, poiché ve n'era in
grandissima quantità.
Ringraziamento
[8]Allora il sommo sacerdote Ioakìm, e il consiglio
degli anziani degli Israeliti, che abitavano in Gerusalemme,
vennero a vedere i benefici che il Signore aveva operato per
Israele e inoltre per vedere Giuditta e porgerle il loro omaggio.
[9]Appena furono entrati in casa sua, tutti insieme le
rivolsero parole di benedizione ed esclamarono al suo indirizzo:
«Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d'Israele,
tu splendido onore della nostra gente. [10]Tutto questo
hai compiuto con la tua mano, egregie cose hai operato per
Israele, di esse Dio si è compiaciuto. Sii sempre benedetta
dall'onnipotente Signore». Tutto il popolo soggiunse: «Amen!».
[11]Tutto il popolo continuò per trenta giorni a
saccheggiare l'accampamento. A Giuditta diedero la tenda di
Oloferne, tutte le argenterie, i divani, i vasi e tutti gli
arredi: essa prese tutto in consegna e cominciò a caricarlo
sulla sua mula, poi aggiogiò i suoi carri e vi accumulò sopra
la roba. [12]Intanto si radunarono tutte le donne
d'Israele per vederla e la colmavano di elogi e composero tra
loro una danza in suo onore. Essa prese in mano dei tirsi e li
distribuì alle donne che erano con lei. [13]Insieme con
esse si incoronò di fronde di ulivo: precedette tutto il popolo,
guidando la danza di tutte le donne, mentre ogni Israelita
seguiva in armi portando corone; risuonavano inni sulle loro
labbra.
[14]Allora Giuditta intonò questo canto di
riconoscenza in mezzo a tutto Israele e tutto il popolo
accompagnava a gran voce questa lode.
Giuditta - Capitolo 16
[1]Giuditta disse:
«Lodate il mio Dio con i timpani,
cantate al Signore con cembali,
elevate a lui l'accordo del salmo e della lode;
esaltate e invocate il suo nome.
[2]Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre;
egli mi ha riportata nel suo accampamento
in mezzo al suo popolo,
mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori.
[3]Calò Assur dai monti, giù da settentrione,
calò con le torme dei suoi armati,
il suo numero ostruì i torrenti,
i suoi cavalli coprirono i colli.
[4]Affermò di bruciare il mio paese,
di stroncare i miei giovani con la spada,
di schiacciare al suolo i miei lattanti,
di prender come preda i miei fanciulli,
di rapire le mie vergini.
[5]Il Signore onnipotente li ha rintuzzati
per mano di donna!
[6]Poiché non cadde il loro capo contro giovani
forti,
né figli di titani lo percossero,
né alti giganti l'oppressero,
ma Giuditta figlia di Merari,
con la bellezza del suo volto lo fiaccò.
[7]Essa depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse con aroma il volto,
[8]cinse del diadema i capelli,
indossò una veste di lino per sedurlo.
[9]I suoi sandali rapirono i suoi occhi
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.
[10]I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio,
per la sua forza raccapricciarono i Medi.
[11]Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra
e quelli si spaventarono;
i miei deboli alzarono il grido
e quelli furono sconvolti;
gettarono alte grida e quelli volsero in fuga.
[12]Come figli di donnicciuole li trafissero,
li trapassarono come disertori,
perirono sotto le schiere del mio Signore.
[13]Innalzerò al mio Dio un canto nuovo:
Signore, grande sei tu e glorioso,
mirabile nella tua potenza e invincibile.
[14]Ti sia sottomessa ogni tua creatura:
perché tu dicesti e tutte le cose furon fatte;
mandasti il tuo spirito e furono costruite
e nessuno può resistere alla tua voce.
[15]I monti sulle loro basi insieme con le acque
sussulteranno,
davanti a te le rocce si struggeranno come cera;
ma a coloro che ti temono
tu sarai sempre propizio.
[16]Poca cosa è per te ogni sacrificio in soave
odore,
non basta quanto è pingue per farti un olocausto;
ma chi teme il Signore è sempre grande.
[17]Guai alle genti che insorgono contro il mio
popolo:
il Signore onnipotente li punirà nel giorno del
giudizio,
immettendo fuoco e vermi nelle loro carni,
e piangeranno nel tormento per sempre».
[18]Quando giunsero a Gerusalemme si prostrarono ad
adorare Dio e, appena il popolo fu purificato, offrirono i loro
olocausti e le offerte spontanee e i doni. [19]Giuditta
dedicò tutti gli oggetti di Oloferne, che il popolo le aveva
dati, e anche la cortina che aveva presa direttamente dal letto
di lui, come offerta consacrata a Dio. [20]Il popolo
continuò a far festa in Gerusalemme vicino al tempio per tre
mesi e Giuditta rimase con loro.
Vecchiaia e morte di Giuditta
[21]Dopo quei giorni, ognuno tornò nella propria sede
ereditaria; Giuditta tornò a Betulia e dimorò nella sua
proprietà e divenne famosa in tutta la terra durante la sua
vita. [22]Molti ne erano anche invaghiti, ma nessun uomo
potè avvicinarla per tutti i giorni della sua vita da quando suo
marito Manàsse morì e fu riunito al suo popolo. [23]Essa
andò molto avanti negli anni protraendo la vecchiaia nella casa
del marito fino a centocinque anni: alla sua ancella preferita
aveva concesso la libertà. Morì in Betulia e la seppellirono
nella grotta sepolcrale del marito Manàsse [24]e la casa
d'Israele la pianse sette giorni. Prima di morire aveva diviso i
suoi beni tra i parenti più stretti di Manàsse suo marito e tra
i parenti più stretti della sua famiglia. [25]Né vi fu
più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse
Giuditta e per un lungo periodo dopo la sua morte.
Giuditta > da capitolo 1 a capitolo 8
Giuditta > da capitolo 9 a capitolo 16
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