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LA BIBBIA
Giuditta - Capitolo 1
I. LA CAMPAGNA DI OLOFERNE
Nabucodonosor e Arpacsad
[1]Nell'anno decimosecondo del regno di Nabucodònosor,
che regnava sugli Assiri nella grande città di Ninive, Arpacsàd
regnava sui Medi in Ecbàtana. [2]Questi edificò intorno
a Ecbàtana mura con pietre tagliate nella misura di tre cubiti
di larghezza e sei cubiti di lunghezza, portando l'altezza del
muro a settanta cubiti e la larghezza a cinquanta cubiti. [3]Costruì
alle porte della città le torri murali alte cento cubiti e
larghe alla base sessanta cubiti; [4]costruì le porte
portandole fino all'altezza di settanta cubiti: la larghezza di
ciascuna era di quaranta cubiti, per il passaggio dell'esercito
dei suoi forti e l'uscita in parata dei suoi fanti. [5]In
quel periodo di tempo il re Nabucodònosor mosse guerra al re
Arpacsàd nella grande pianura, cioè nella piana che si trova
nel territorio di Ragau. [6]Ma si schierarono a fianco di
costui tutti gli abitanti delle montagne e quelli della zona
dell'Eufrate, del Tigri e dell'Idaspe e gli abitanti della
pianura di Arioch, re degli Elamiti. Così molte genti si
trovarono adunate in aiuto ai figli di Cheleud. [7]Allora
Nabucodònosor re degli Assiri spedì messaggeri a tutti gli
abitanti della Persia e a tutti gli abitanti delle regioni
occidentali: a quelli della Cilicia e di Damasco, del Libano e
dell'Antilibano e a tutti gli abitanti della fascia litoranea [8]e
a quelli che appartenevano alle popolazioni del Carmelo e di
Gàlaad, della Galilea superiore e della grande pianura di
Esdrelon; [9]a tutti gli abitanti della Samaria e delle
sue città, a quelli che stavano oltre il Giordano fino a
Gerusalemme, Batane, Chelus e Cades e al torrente d'Egitto,
nonchè a Tafni, a Ramesse e a tutto il paese di Gessen, [10]fino
a comprendere la regione al di sopra di Tanis e Menfi, e ancora a
tutti gli abitanti dell'Egitto sino ai confini dell'Etiopia. [11]Ma
gli abitanti di tutte queste regioni disprezzarono l'invito di
Nabucodònosor re degli Assiri e non lo seguirono nella guerra,
perché non avevano alcun timore di lui, che agli occhi loro era
come un uomo qualunque. Essi respinsero i suoi messaggeri a mani
vuote e con disonore. [12]Allora Nabucodònosor si accese
di sdegno terribile contro tutte queste regioni e giurò per il
suo trono e per il suo regno che avrebbe fatto sicura vendetta,
devastando con la spada i paesi della Cilicia, di Damasco e della
Siria, tutte le popolazioni della terra di Moab, gli Ammoniti,
tutta la Giudea e tutti gli abitanti dell'Egitto fino al limite
dei due mari.
Campagna contro Arpacsad
[13]Quindi marciò con l'esercito contro il re
Arpacsàd nel diciassettesimo anno, e prevalse su di lui in
battaglia, travolgendo l'esercito di Arpacsàd con tutta la sua
cavalleria e tutti i suoi carri. [14]S'impadronì delle
sue città, giunse fino a Ecbàtana e ne espugnò le torri, ne
saccheggiò le piazze e ne mutò lo splendore in ludibrio. [15]Poi
sorprese Arpacsàd sui monti di Ragau, lo trafisse con le sue
lance e lo tolse di mezzo in quel giorno. [16]Fece quindi
ritorno a Ninive con tutto l'esercito eterogeneo, che era una
moltitudine infinita di guerrieri e si fermò là, egli e il suo
esercito, per centoventi giorni dandosi a divertimenti e
banchetti.
Giuditta - Capitolo 2
Campagna occidentale
[1]Nell'anno decimottavo, il giorno ventidue del primo
mese, nel palazzo di Nabucodònosor re degli Assiri, fu discusso
un piano di vendetta contro tutta la terra, come aveva
annunziato. [2]Radunò tutti i suoi ministri e i suoi
dignitari, tenne con loro consiglio segreto ed espose
compiutamente con la sua parola tutta la perfidia di quelle
regioni. [3]Essi decisero che si dovesse punire con la
distruzione chiunque non si era allineato con l'ordine da lui
emanato. [4]Quando ebbe finito la consultazione,
Nabucodònosor re degli Assiri chiamò Oloferne, generale supremo
del suo esercito, che teneva il secondo posto dopo di lui, e gli
disse: [5]«Questo dice il gran re, il signore di tutta la
terra: Ecco tu uscirai come mio luogotenente e prenderai con te
uomini valorosi: centoventimila fanti e un contingente di
dodicimila cavalli con i loro cavalieri; [6]quindi
muoverai contro tutti i paesi di occidente, perché quelle
regioni hanno disobbedito al mio comando. [7]A costoro
ordinerai di preparare la terra e l'acqua, perché con collera
piomberò su di loro e coprirò la terra con i piedi del mio
esercito e li metterò in suo potere per il saccheggio. [8]Quelli
di loro che cadranno colpiti riempiranno le loro valli e ogni
torrente e fiume sarà pieno dei loro cadaveri fino a straripare;
[9]i loro prigionieri li spingerò fino agli estremi di
tutta la terra. [10]Tu dunque và e occupa per me tutto il
loro paese e, quando si saranno arresi a te, li terrai a mia
disposizione fino al giorno del loro castigo. [11]Quanto
ai ribelli, non abbia il tuo occhio compassione di destinarli
alla morte e alla devastazione in tutto il territorio. [12]Come
è vero che vivo io e vive la potenza del mio regno, questo ho
detto e questo farò di mia mano. [13]Da parte tua bada di
non trasgredire alcuna parola del tuo signore, ma eseguisci
esattamente ciò che ti ho comandato e non indugiare a tradurre
in atto i comandi». [14]Oloferne uscì dalla corte del
suo signore e convocò i comandanti, gli strateghi e gli
ufficiali dell'esercito assiro; [15]quindi scelse e contò
gli uomini per le sue formazioni, come gli aveva comandato il suo
signore, in numero di centoventimila, più dodicimila arcieri a
cavallo, [16]e li ordinò come si usa inquadrare la truppa
per la guerra. [17]Prese poi cammelli e asini e muli in
dotazione alle truppe, in numero grandissimo, e ancora pecore e
buoi e capre in quantità innumerevole per il loro
vettovagliamento. [18]Provvide ancora razioni in
abbondanza per ciascun uomo e gran rifornimento d'oro e d'argento
dal tesoro del re. [19]Partirono dunque lui e tutte le sue
truppe per iniziare la spedizione e precedere il re
Nabucodònosor e ricoprire la terra occidentale con i loro carri
e i cavalieri e la fanteria scelta. [20]Si unì anche a
loro una moltitudine varia, numerosa come le cavallette e come la
polvere del suolo, che non si poteva affatto contare per la
grande quantità.
Tappe dell'esercito di Oloferne
[21]Mossero da Ninive camminando tre giorni in
direzione della pianura di Bectilet e si accamparono a distanza
di Bectilet vicino al monte che sta sulla sinistra della Cilicia
superiore. [22]Di là, muovendo tutto il suo esercito,
fanti e cavalli e carri, Oloferne si diresse verso la montagna. [23]Quindi
devastò Fud e Lud e depredò i figli di Rassis e gli Ismaeliti,
che abitavano lungo il deserto a mezzogiorno di Cheleon. [24]In
seguito passò l'Eufrate, attraversò la Mesopotamia e demolì le
città che s'innalzavano sul torrente Abrona e nel territorio
fino al mare. [25]Poi invase i paesi della Cilicia,
sterminò quanti gli si opponevano e venne nella regione di Iafet
verso mezzogiorno alle frontiere dell'Arabia. [26]Accerchiò
anche tutti i Madianiti e appiccò il fuoco ai loro attendamenti
e depredò il loro bestiame. [27]Proseguendo, scese verso
la pianura di Damasco nei giorni della mietitura del grano, diede
fuoco a tutti i loro campi e votò allo sterminio i loro greggi e
armenti, saccheggiò le loro città, devastò le loro campagne e
passò a fil di spada tutti i giovani. [28]Allora si
sparse la paura e il terrore di lui fra tutte le popolazioni
della costa, su quelle che si trovavano in Sidòne e in Tiro, fra
gli abitanti di Sur e Okina, su tutte le genti di Iemnaan, e
anche gli abitanti di Asdòd e Ascalon ne ebbero grande terrore.
Giuditta - Capitolo 3
[1]Perciò gli inviarono messaggeri con proposte di
pace: [2]«Ecco, ci mettiamo davanti a te noi, figli del
gran re Nabucodònosor; fà di noi quanto ti piacerà. [3]Ecco
le nostre case e tutto il nostro territorio e tutti i campi di
grano, i greggi e gli armenti e tutto il bestiame dei nostri
attendamenti sono a tua disposizione perché tu ne faccia quel
che vuoi. [4]Anche le nostre città e quanti vi abitano,
ecco sono tuoi servi, vieni e trattale come ti piacerà». [5]Si
presentarono di fatto ad Oloferne quegli uomini e si espressero
con lui su questo tono. [6]Egli scese allora con il suo
esercito lungo la costa e pose presidi nelle fortezze, poi
prelevò da esse uomini scelti come ausiliari. [7]Quelle
popolazioni con tutto il paese circostante lo accolsero con
corone e danze e suono di timpani. [8]Ma egli demolì
tutti i loro templi e tagliò i boschi sacri, perché aveva
ordine di distruggere tutti gli dei della terra, in modo che
tutti i popoli adorassero solo Nabucodònosor e tutte le lingue e
le tribù lo acclamassero come dio. [9]Poi giunse in vista
di Esdrelon, vicino a Dotain, che è di fronte alle grandi
montagne della Giudea. [10]Essi si accamparono fra Gebe e
Scitopoli e Oloferne rimase là un mese intero per raccogliere
tutto il bottino delle sue truppe.
Giuditta - Capitolo 4
Allarme in Giudea
[1]Quando gli Israeliti che abitavano in tutta la
Giudea sentirono per fama quanto Oloferne, il comandante supremo
di Nabucodònosor, aveva fatto agli altri popoli e come aveva
messo a sacco tutti i loro templi e li aveva votati allo
sterminio, [2]furono presi da indescrivibile terrore
all'avanzarsi di lui e furono costernati a causa di Gerusalemme e
del tempio del Signore, loro Dio. [3]Oltre tutto, essi
erano tornati da poco dalla prigionia e di recente tutto il
popolo si era radunato in Giudea; erano stati consacrati gli
arredi sacri e l'altare e il tempio dopo la profanazione. [4]Perciò
spedirono messaggeri in tutto il territorio della Samaria, a
Kona, a Bet-Coron, a Belmain, a Gerico e ancora a Choba, ad
Aisora e alle strette di Salem, [5]e disposero di occupare
in anticipo le cime dei monti più alti, di circondare di mura i
villaggi di quelle zone e di raccogliere vettovaglie in
preparazione alla guerra, tanto più che nelle loro campagne era
appena terminata la mietitura. [6]Inoltre Ioakìm, sommo
sacerdote in Gerusalemme in quel periodo di tempo, scrisse agli
abitanti di Betulia e Betomestaim, situata di fronte a Esdrelon
all'imbocco della pianura che si stende vicino a Dotain, [7]ordinando
loro di occupare i valichi dei monti, perché di là si apriva la
via d'ingresso alla Giudea e sarebbe stato facile arrestarli al
valico, dove erano obbligati per la strettezza del passaggio a
procedere tutti a due a due. [8]Gli Israeliti fecero come
aveva loro ordinato il sommo sacerdote Ioakìm e il consiglio
degli anziani di tutto il popolo d'Israele, che si trovava a
Gerusalemme.
Le grandi suppliche
[9]Nello stesso tempo ogni Israelita levò il suo grido
a Dio con fervida insistenza e tutti si umiliarono con grande
impegno. [10]Essi con le mogli e i bambini, i loro armenti
e ogni ospite e mercenario e i loro schiavi si cinsero di sacco i
fianchi. [11]Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che
abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e
cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le
mani davanti al Signore. [12]Ricoprirono di sacco anche
l'altare e alzarono il loro grido al Dio di Israele tutt'insieme
senza interruzione, supplicando che i loro figli non venissero
abbandonati allo sterminio, le loro mogli alla schiavitù, le
città di loro eredità alla distruzione, il santuario alla
profanazione e al ludibrio in mano alle genti. [13]Il
Signore porse l'orecchio al loro grido e volse lo sguardo alla
loro tribolazione, mentre il popolo digiunava da molti giorni in
tutta la Giudea e in Gerusalemme davanti al santuario del Signore
onnipotente. [14]Ioakìm sommo sacerdote e tutti gli altri
sacerdoti che stavano davanti al Signore e tutti i ministri del
culto divino, con i fianchi cinti di sacco, offrivano l'olocausto
perenne, i sacrifici votivi e le offerte volontarie del popolo. [15]Avevano
cosparso di cenere i loro turbanti e invocavano a piena voce il
Signore, perché provvedesse benignamente a tutta la casa di
Israele.
Giuditta - Capitolo 5
Consiglio di guerra nell'accampamento di Oloferne
[1]Fu riferito intanto ad Oloferne, comandante supremo
dell'esercito di Assur, che gli Israeliti si preparavano alla
guerra e avevano bloccato i passi montani, avevano fortificato
tutte le sommità dei monti e avevano disposto ostacoli nelle
pianure. [2]Egli montò in gran furore e convocò tutti i
capi di Moab e gli strateghi di Ammon e tutti i satrapi delle
regioni marittime, [3]e disse loro: «Spiegatemi un pò,
voi figli di Canaan, che popolo è questo che dimora sui monti e
come sono le città che egli abita, quanti sono gli effettivi del
suo esercito, dove risiede la loro forza e il loro vigore, chi si
è messo alla loro testa come re e condottiero del loro esercito [4]e
perché hanno rifiutato di venire incontro a me a differenza di
tutte le popolazioni dell'occidente». [5]Gli rispose
Achior, condottiero di tutti gli Ammoniti: «Ascolti bene il mio
signore la risposta dalle labbra del suo servo: io riferirò la
verità sul conto di questo popolo, che sta su queste montagne
vicino al luogo ove risiedi, né uscirà menzogna dalla bocca del
suo servo. [6]Questo popolo si compone di discendenti dei
Caldei. [7]Essi si trasferirono dapprima nella
Mesopotamia, perché non vollero seguire gli dei dei loro padri
che si trovavano nel paese dei Caldei. [8]Essi avevano
abbandonato la tradizione dei loro padri e avevano adorato il Dio
del cielo, quel Dio che essi avevano conosciuto; perciò li
avevano scacciati dalla presenza dei loro dei ed essi si erano
rifugiati in Mesopotamia e furono là per molto tempo. [9]Ma
il loro Dio comandò loro di uscire dal paese che li ospitava e
venire nel paese di Canaan. Qui infatti si stabilirono e si
arricchirono di oro e di argento e di bestiame in gran numero. [10]Poi
scesero in Egitto, perché la fame aveva invaso tutto il paese di
Canaan, e vi rimasero come stranieri finché trovarono da vivere.
Là divennero anche una moltitudine imponente, tanto che non si
poteva contare la loro discendenza. [11]Ma si alzò contro
di loro il re dell'Egitto che li sfruttò nella preparazione dei
mattoni e perciò furono umiliati e trattati come schiavi. [12]Essi
alzarono suppliche al loro Dio e questi percosse tutto il paese
d'Egitto con castighi ai quali non c'era rimedio. Perciò gli
Egiziani li mandarono via dal loro paese. [13]Dio asciugò
il Mare Rosso davanti a loro [14]e li guidò per la via
del Sinai e di Cadesbarne; essi eliminarono quanti risiedevano
nel deserto. [15]Poi dimorarono nel paese degli Amorrei e
sterminarono con la loro forza gli abitanti di Esebon; quindi
passarono il Giordano e si insediarono in tutte quelle montagne. [16]Scacciarono
davanti a loro il Cananeo, il Perizzita, il Gebuseo, Sichem e
tutti i Gergesei e abitarono nel loro territorio per molti anni. [17]In
realtà fin quando non peccavano contro il loro Dio erano nella
prosperità, perché il Dio che è con loro odia il male. [18]Quando
invece si allontanarono dagli ordinamenti che egli aveva loro
imposti, furono terribilmente sconfitti in molte guerre e
condotti prigionieri in paese straniero, il tempio del loro Dio
fu raso al suolo e le loro città caddero in potere dei loro
nemici. [19]Ora appunto, riconciliati con il loro Dio,
hanno fatto ritorno dai luoghi dove erano stati dispersi, hanno
ripreso possesso di Gerusalemme, dove è il loro santuario, e si
sono stabiliti sulle montagne, che prima erano deserte. [20]Ora,
mio sovrano e signore, se vi è qualche aberrazione in questo
popolo perché ha peccato contro il suo Dio, se cioè ci
accorgiamo che c'è in mezzo a loro questo inciampo, avanziamo e
diamo loro battaglia. [21]Se invece non c'è alcuna
trasgressione nella loro gente, il mio signore passi oltre,
perché il Signore, che è il loro Dio, non si faccia loro scudo
e noi diven
Giuditta - Capitolo 6
Achior è consegnato agli Israeliti
[1]Quando si fu calmata l'agitazione degli uomini che
presenziavano tutt'intorno al convegno, parlò Oloferne,
comandante supremo dell'esercito di Assur, rivolgendosi ad Achior
alla presenza di tutta quell'assemblea di stranieri e a tutti i
Moabiti: [2]«Chi sei tu, Achior, e i mercenari di Efraim,
per profetare in mezzo a noi come hai fatto oggi e suggerire di
non combattere il popolo d'Israele, perché il loro Dio li
proteggerà dall'alto? E che altro dio c'è se non
Nabucodònosor? Questi invierà la sua forza e li sterminerà
dalla terra, né servirà il loro Dio a liberarli. [3]Saremo
noi suoi servi a spazzarli via come un sol uomo, perché non
potranno sostenere l'impeto dei nostri cavalli. [4]Li
bruceremo in casa loro, i loro monti s'inebrieranno del loro
sangue, i loro campi si colmeranno dei loro cadaveri, né potrà
resistere la pianta dei loro piedi davanti a noi, ma saranno
tutti distrutti. Questo dice Nabucodònosor, il signore di tutta
la terra: così ha parlato e le sue parole non potranno essere
smentite. [5]Quanto a te, Achior, mercenario di Ammon, che
hai detto queste cose nel giorno della tua sventura, non vedrai
più la mia faccia da oggi fino a quando farò vendetta di questa
razza che viene dall'Egitto. [6]Allora il ferro dei miei
soldati e la numerosa schiera dei miei ministri trapasserà i
tuoi fianchi e tu cadrai fra i loro cadaveri, quando io tornerò
a vederti. [7]I miei servi ora ti esporranno sulla
montagna e ti porranno in una delle città sul percorso; [8]non
morirai finché non sarai sterminato con loro. [9]Ma se
speri in cuor tuo che essi non saranno presi, non sia il tuo
aspetto così depresso. Ho detto: nessuna mia parola andrà a
vuoto».
[10]Allora Oloferne diede ordine ai suoi servi, che
erano di turno nella sua tenda, di prendere Achior, di esporlo
vicino a Betulia e di abbandonarlo nelle mani degli Israeliti. [11]I
suoi servi lo presero e lo condussero fuori dell'accampamento in
aperta campagna, lo menarono dal mezzo della pianura verso la
montagna e si trovarono presso le fonti che erano sotto Betulia. [12]Quando
gli uomini della città li scorsero sulla cresta del monte,
presero le armi e uscirono dalla città dirigendosi verso la
cresta. Tutti i frombolieri occuparono i sentieri di accesso e si
misero a lanciare pietre su di loro. [13]Quelli
ridiscesero al riparo del monte, legarono Achior e lo
abbandonarono gettandolo a terra alle falde del monte, quindi
fecero ritorno al loro signore. [14]Gli Israeliti scesero
dalla loro città, si avvicinarono a lui, lo slegarono, lo
condussero in Betulia e lo presentarono ai capi della città, [15]che
in quel tempo erano Ozia figlio di Mica della tribù di Simeone,
Cabri figlio di Gotonièl e Carmi figlio di Melchièl. [16]Radunarono
subito tutti gli anziani della città e tutti i giovani e le
donne accorsero al luogo del raduno. Posero Achior in mezzo a
tutta quell'adunanza e Ozia lo interrogò sull'accaduto. [17]Quegli
riferì loro le parole del consiglio di Oloferne e tutto il
discorso che Oloferne aveva pronunziato in mezzo ai capi degli
Assiri e quanto aveva detto superbamente contro il popolo
d'Israele. [18]Allora tutto il popolo si prostrò ad
adorare Dio e alzò queste suppliche: [19]«Signore, Dio
del cielo, guarda la loro superbia, abbi pietà dell'umiliazione
della nostra stirpe e accogli benigno in questo giorno la
presenza di coloro che sono consacrati a te». [20]Poi
confortarono Achior e gli rivolsero parole di gran lode; [21]Ozia
da parte sua lo accolse dopo l'adunanza nella sua casa e offrì
un banchetto a tutti gli anziani; per tutta quella notte
invocarono l'aiuto del Dio d'Israele.
Giuditta - Capitolo 7
II. L'ASSEDIO DI BETULIA
Campagna contro Israele
[1]Il giorno dopo, Oloferne diede ordine a tutto
l'esercito e a tutta la moltitudine di coloro che erano venuti
come suoi alleati, di iniziare l'azione contro Betulia, occupando
le vie d'accesso alla montagna e attaccando battaglia contro gli
Israeliti. [2]In quel giorno effettivamente ogni uomo
valido fra loro si pose in marcia. Il loro esercito si componeva
di centosettantamila fanti e dodicimila cavalieri, senza contare
gli addetti ai servizi e molti altri uomini che erano a piedi con
loro, in numero ingente. [3]Essi si accamparono nella
valle vicina a Betulia oltre la sorgente, allargandosi dalla zona
sopra Dotain fino a Belbaim ed estendendosi da Betulia fino a
Kiamon, che è di fronte a Esdrelon. [4]Gli Israeliti,
quando videro la loro moltitudine, rimasero molto costernati e si
dicevano l'un l'altro: «Ora costoro inghiottiranno tutta la
terra, né i monti più alti, né le valli profonde, né i colli
potranno resistere al loro peso». [5]Ognuno prese la sua
armatura e, accesi i fuochi sulle torri, stettero in guardia
tutta quella notte. [6]Il giorno seguente Oloferne fece
uscire tutta la cavalleria contro il fronte degli Israeliti che
erano in Betulia, [7]osservò le vie di accesso alla loro
città, ispezionò le sorgenti d'acqua e le occupò e, dopo
avervi posto attorno guarnigioni di uomini armati, fece ritorno
tra la sua gente. [8]Allora gli si avvicinarono tutti gli
Idumei e tutti i capi del popolo di Moab e gli strateghi della
costa e gli dissero: [9]«Voglia ascoltare il signor
nostro una parola, perché siano evitati inconvenienti nel tuo
esercito. [10]Questo popolo non si affida alle sue lance,
ma all'altezza dei monti, sui quali essi si sono appostati, e
certo non è facile arrivare sulle creste dei loro monti. [11]Quindi,
signore, non attaccare costoro come si usa nella battaglia
campale e non cadrà un sol uomo del tuo esercito. [12]Rimani
fermo nel tuo accampamento avendo buona cura di ogni uomo del tuo
esercito: intanto i tuoi gregari vadano ad occupare la sorgente
dell'acqua che sgorga alla radice del monte, [13]perché
di là attingono tutti gli abitanti di Betulia; vedrai che la
sete li farà morire e verranno alla resa della loro città. Noi
e la nostra gente saliremo sulle vicine alture dei monti e ci
apposteremo su di esse e staremo a guardia per non lasciare
uscire dalla città alcun uomo. [14]Così cadranno sfiniti
dalla fame essi, le loro donne, i loro figli e, prima che la
spada arrivi su di loro, saranno stesi sulle piazze fra le loro
case. [15]Avrai così reso loro un terribile contraccambio
perché si sono ribellati e non hanno voluto venire incontro a te
con intenzioni pacifiche». [16]Piacque questo discorso ad
Oloferne e a tutti i suoi ministri e diede ordine che si facesse
come avevano proposto. [17]Si mosse quindi il reparto dei
Moabiti e cinquemila Assiri con loro, si accamparono nella valle
e occuparono gli acquedotti e le sorgenti d'acqua degli
Israeliti. [18]A loro volta gli Idumei e gli Ammoniti, con
dodicimila Assiri, salirono e si appostarono sulla montagna di
fronte a Dotain. Spinsero anche contingenti dei loro a meridione
e a oriente di fronte a Egrebel, che si trova vicino a Chus,
situata sul torrente Mochmur. Il rimanente esercito degli Assiri
restò accampato nella pianura ricoprendo tutta l'estensione del
terreno. Le tende e gli equipaggiamenti costituivano una massa
imponente, perché essi erano in realtà una turba immensa.
[19]Allora gli Israeliti alzarono suppliche al Signore
loro Dio, con l'animo in preda all'abbattimento, perché da ogni
parte li avevano circondati i nemici e non c'era modo di passare
in mezzo a loro. [20]Il campo degli Assiri al completo,
fanti, carri e cavalli, rimase fermo tutt'attorno per
trentaquattro giorni e venne a mancare a tutti gli abitanti di
Betulia ogni riserva d'acqua. [21]Anche le cisterne erano
vuote e non potevano più bere a sazietà un giorno solo, perché
distribuivano da bere in quantità razionata. [22]Incominciarono
i bambini a cadere sfiniti, le donne e i ragazzi venivano meno
per la sete e cadevano nelle piazze della città e nei passaggi
delle porte e ormai non rimaneva più in loro alcuna energia. [23]Allora
tutto il popolo si radunò presso Ozia e i capi della città, con
giovani, donne e fanciulli, e alzarono grida e dissero davanti a
tutti gli anziani: [24]«Sia giudice il Signore tra voi e
noi, perché voi ci avete recato un grave danno rifiutando di
proporre la pace agli Assiri. [25]Ora non c'è più
nessuno che ci possa aiutare, perché Dio ci ha venduti in balìa
di costoro per essere abbattuti davanti a loro dalla sete e da
terribili mali. [26]Ormai chiamateli e consegnate la
città intera per il saccheggio al popolo di Oloferne e a tutto
il suo esercito. [27]E' meglio per noi esser loro preda;
diventeremo certo loro schiavi, ma potremo vivere e non vedremo
con i nostri occhi la morte dei nostri bambini, né le donne e i
nostri figli esalare l'ultimo respiro. [28]Chiamiamo a
testimonio contro di voi il cielo e la terra e il nostro Dio, il
Signore dei nostri padri, che ci punisce per la nostra iniquità
e per le colpe dei nostri padri, perché non ci lasci più in una
situazione come questa in cui siamo oggi». [29]Successe
allora un pianto generale in mezzo all'adunanza e gridarono
suppliche a gran voce al Signore loro Dio. [30]Ozia
rispose loro: «Coraggio, fratelli, resistiamo ancora cinque
giorni e in questo tempo il Signore Dio nostro rivolgerà di
nuovo la misericordia su di noi; non è possibile che egli ci
abbandoni fino all'ultimo. [31]Ma se proprio passeranno
questi giorni e non ci arriverà alcun aiuto, farò secondo le
vostre richieste». [32]Così rimandò il popolo ciascuno
al proprio posto ed essi tornarono sulle mura e sulle torri della
città e rimandarono le donne e i figli alle loro case; ma tutti
nella città erano in grande abbattimento.
Giuditta - Capitolo 8
III. GIUDITTA
Presentazione di Giuditta
[1]In quei giorni venne a conoscenza della situazione
Giuditta figlia di Merari, figlio di Oks, figlio di Giuseppe,
figlio di Oziel, figlio di Elkia, figlio di Anania, figlio di
Gedeone, figlio di Rafain, figlio di Achitob, figlio di Elia,
figlio di Chelkia, figlio di Eliàb, figlio di Natanaèl, figlio
di Salamiel, figlio di Sarasadai, figlio di Israele. [2]Suo
marito era stato Manàsse, della stessa tribù e famiglia di lei;
egli era morto al tempo della mietitura dell'orzo. [3]Mentre
stava sorvegliando quelli che legavano i covoni nella campagna,
il suo capo fu colpito da insolazione. Dovette mettersi a letto e
morì in Betulia sua città e lo seppellirono con i suoi padri
nel campo che sta tra Dotain e Balamon. [4]Giuditta era
rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati gia
tre anni e quattro mesi. [5]Si era fatta preparare una
tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di
sacco e portava le vesti delle vedove. [6]Da quando era
vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e
i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i
giorni di gioia per Israele. [7]Era bella d'aspetto e
molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manàsse le
aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e
terreni ed essa era rimasta padrona di tutto. [8]Né
alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché
temeva molto Dio.
Giuditta e gli anziani
[9]Venne dunque a sapere le parole esasperate rivolte
dal popolo alle autorità, perché erano demoralizzati per la
mancanza d'acqua, e anche Giuditta seppe di tutte le risposte che
aveva date loro Ozia e come avesse giurato loro di consegnare la
città agli Assiri dopo cinque giorni. [10]Subito mandò
la sua ancella particolare che aveva in cura tutte le sue
sostanze a chiamare Cabri e Carmi, che erano gli anziani della
sua città. [11]Vennero da lei ed essa disse loro:
«Ascoltatemi bene, voi capi dei cittadini di Betulia. Non è
stato affatto conveniente il discorso che oggi avete tenuto al
popolo, aggiungendo il giuramento che avete pronunziato e
interposto tra voi e Dio, di mettere la città in mano ai nostri
nemici, se nel frattempo il Signore non vi avrà mandato aiuto. [12]Chi
siete voi dunque che avete tentato Dio in questo giorno e vi
siete posti al di sopra di lui, mentre non siete che uomini? [13]Certo,
voi volete mettere alla prova il Signore onnipotente, ma non ci
capirete niente, né ora né mai. [14]Se non siete capaci
di scorgere il fondo del cuore dell'uomo né di afferrare i
pensieri della sua mente, come potrete scrutare il Signore, che
ha fatto tutte queste cose, e conoscere i suoi pensieri o
comprendere i suoi disegni? No, fratelli, non vogliate irritare
il Signore nostro Dio. [15]Se non vorrà aiutarci in
questi cinque giorni, egli ha pieno potere di difenderci nei
giorni che vuole o anche di farci distruggere da parte dei nostri
nemici. [16]E voi non pretendete di impegnare i piani del
Signore Dio nostro, perché Dio non è come un uomo che gli si
possan fare minacce e pressioni come ad uno degli uomini. [17]Perciò
attendiamo fiduciosi la salvezza che viene da lui, supplichiamolo
che venga in nostro aiuto e ascolterà il nostro grido se a lui
piacerà. [18]Realmente in questa nostra generazione non
c'è mai stata, né esiste oggi una tribù o famiglia o popolo o
città tra di noi, che adori gli dei fatti da mano d'uomo, come
è avvenuto nei tempi passati. [19]Per questo motivo i
nostri padri furono abbandonati alla spada e alla devastazione e
caddero rovinosamente davanti ai loro nemici. [20]Noi
invece non riconosciamo altro Dio fuori di lui e per questo
speriamo che egli non trascurerà noi e neppure la nostra
nazione. [21]Perché se noi saremo presi, resterà presa
anche tutta la Giudea e sarà saccheggiato il nostro santuario e
Dio chiederà ragione di quella profanazione al nostro sangue. [22]L'uccisione
dei nostri fratelli, l'asservimento della patria, la devastazione
della nostra eredità Dio la farà ricadere sul nostro capo in
mezzo ai popoli pagani tra i quali ci capiterà di essere schiavi
e saremo così motivo di scandalo e di disprezzo di fronte ai
nostri padroni. [23]La nostra schiavitù non ci
guadagnerà alcun favore, perché la porrà a nostro disonore il
Signore Dio nostro. [24]Dunque, fratelli, dimostriamo ai
nostri fratelli che la loro vita dipende da noi, che i nostri
sacri pegni, il tempio e l'altare, poggiano su di noi. [25]Oltre
tutto ringraziamo il Signore Dio nostro che ci mette alla prova,
come ha gia fatto con i nostri padri. [26]Ricordatevi
quanto ha fatto con Abramo, quali prove ha fatto passare ad
Isacco e quanto è avvenuto a Giacobbe in Mesopotamia di Siria,
quando pascolava i greggi di Làbano suo zio materno. [27]Certo,
come ha passato al crogiuolo costoro non altrimenti che per
saggiare il loro cuore, così ora non vuol far vendetta di noi,
ma è a fine di correzione che il Signore castiga coloro che gli
stanno vicino». [28]Allora rispose a lei Ozia: «Quanto
hai detto, l'hai proferito con cuore retto e nessuno può
contraddire alle tue parole. [29]Poiché non da oggi è
manifesta la tua saggezza, ma dall
Giuditta > da capitolo 1 a capitolo 8
Giuditta > da capitolo 9 a capitolo 16
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