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LA BIBBIA
III. STORIA DI ISACCO E DI GIACOBBE
Nascita di Esaù e di Giacobbe
[19]Questa è la discendenza di Isacco, figlio di
Abramo. Abramo aveva generato Isacco. [20]Isacco aveva
quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl
l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l'Arameo. [21]Isacco
supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e
il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne
incinta. [22]Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa
esclamò: «Se è così, perché questo?». Andò a consultare il
Signore. [23]Il Signore le rispose:
«Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarà più forte dell'altro
e il maggiore servirà il più piccolo».
[24]Quando poi si compì per lei il tempo di partorire,
ecco due gemelli erano nel suo grembo. [25]Uscì il primo,
rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù. [26]Subito
dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu
chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi
nacquero.
[27]I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella
caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo
tranquillo, che dimorava sotto le tende. [28]Isacco
prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto,
mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.
Esaù cede il diritto di primogenitura
[29]Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di
lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito. [30]Disse
a Giacobbe: «Lasciami mangiare un pò di questa minestra rossa,
perché io sono sfinito» - Per questo fu chiamato Edom -. [31]Giacobbe
disse: «Vendimi subito la tua primogenitura». [32]Rispose
Esaù: «Ecco sto morendo: a che mi serve allora la
primogenitura?». [33]Giacobbe allora disse: «Giuramelo
subito». Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a
Giacobbe. [34]Giacobbe diede ad Esaù il pane e la
minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se
ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.
Genesi - Capitolo 26
Isacco a Gerar
[1]Venne una carestia nel paese oltre la prima che era
avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso
Abimèlech, re dei Filistei. [2]Gli apparve il Signore e
gli disse: «Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti
indicherò. [3]Rimani in questo paese e io sarò con te e
ti benedirò, perché a te e alla tua discendeza io concederò
tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad
Abramo tuo padre. [4]Renderò la tua discendenza numerosa
come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti
questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette
per la tua discendenza; [5]per il fatto che Abramo ha
obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo
prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie
leggi».
[6]Così Isacco dimorò in Gerar. [7]Gli uomini
del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse:
«E' mia sorella»; infatti aveva timore di dire: «E' mia
moglie», pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per
causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.
[8]Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei
Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con
la propria moglie Rebecca. [9]Abimèlech chiamò Isacco e
disse: «Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto:
E' mia sorella?». Gli rispose Isacco: «Perché mi son detto: io
non muoia per causa di lei!». [10]Riprese Abimèlech:
«Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si
unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa». [11]Abimèlech
diede quest'ordine a tutto il popolo: «Chi tocca questo uomo o
la sua moglie sarà messo a morte!».
[12]Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse
quell'anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto. [13]E
l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire
ricchissimo: [14]possedeva greggi di piccolo e di grosso
bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad
invidiarlo.
I pozzi tra Gerar e Bersabea
[15]Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo
padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati
riempiendoli di terra. [16]Abimèlech disse ad Isacco:
«Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di
noi». [17]Isacco andò via di là, si accampò sul
torrente di Gerar e vi si stabilì. [18]Isacco tornò a
scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i servi di suo
padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di
Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre. [19]I
servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo
di acqua viva. [20]Ma i pastori di Gerar litigarono con i
pastori di Isacco, dicendo: «L'acqua è nostra!».
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano
litigato con lui. [21]Scavarono un altro pozzo, ma quelli
litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna. [22]Allora
si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non
litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: «Ora il
Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel
paese». [23]Di là andò a Bersabea. [24]E in
quella notte gli apparve il Signore e disse:
«Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo».
[25]Allora egli costruì in quel luogo un altare e
invocò il nome del Signore; lì piantò la tenda. E i servi di
Isacco scavarono un pozzo.
Alleanza con Abimèlech
[26]Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui,
insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito. [27]Isacco
disse loro: «Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e
mi avete scacciato da voi?». [28]Gli risposero: «Abbiamo
visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un
giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un'alleanza
con te: [29]tu non ci farai alcun male, come noi non ti
abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti
abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal
Signore». [30]Allora imbandì loro un convito e
mangiarono e bevvero. [31]Alzatisi di buon mattino, si
prestarono giuramento l'un l'altro, poi Isacco li congedò e
partirono da lui in pace. [32]Proprio in quel giorno
arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del
pozzo che avevano scavato e gli dissero: «Abbiamo trovato
l'acqua». [33]Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la
città si chiama Bersabea fino ad oggi.
Le donne hittite di Esaù
[34]Quando Esaù ebbe quarant'anni, prese in moglie
Giudit, figlia di Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon
l'Hittita. [35]Esse furono causa d'intima amarezza per
Isacco e per Rebecca.
Genesi - Capitolo 27
Giacobbe carpisce la benedizione di Isacco
[1]Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così
indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore,
Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli rispose: «Eccomi». [2]Riprese:
«Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte. [3]Ebbene,
prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in
campagna e prendi per me della selvaggina. [4]Poi
preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché
io ti benedica prima di morire». [5]Ora Rebecca
ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque
Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa. [6]Rebecca
disse al figlio Giacobbe: «Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo
fratello Esaù: [7]Portami la selvaggina e preparami un
piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore
prima della morte. [8]Ora, figlio mio, obbedisci al mio
ordine: [9]Và subito al gregge e prendimi di là due bei
capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo
gusto. [10]Così tu lo porterai a tuo padre che ne
mangerà, perché ti benedica prima della sua morte». [11]Rispose
Giacobbe a Rebecca sua madre: «Sai che mio fratello Esaù è
peloso, mentre io ho la pelle liscia. [12]Forse mio padre
mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e
attirerò sopra di me una maledizione invece di una
benedizione». [13]Ma sua madre gli disse: «Ricada su di
me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi
a prendere i capretti». [14]Allora egli andò a prenderli
e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo
il gusto di suo padre. [15]Rebecca prese i vestiti
migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso
di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; [16]con
le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia
del collo. [17]Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il
piatto e il pane che aveva preparato.
[18]Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio».
Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». [19]Giacobbe
rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogento. Ho fatto
come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia
selvaggina, perché tu mi benedica». [20]Isacco disse al
figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!».
Rispose: «Il Signore me l'ha fatta capitare davanti». [21]Ma
Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio,
per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no». [22]Giacobbe
si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse:
«La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia
di Esaù». [23]Così non lo riconobbe, perché le sue
braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e
perciò lo benedisse. [24]Gli disse ancora: «Tu sei
proprio il mio figlio Esaù?». Rispose: «Lo sono». [25]Allora
disse: «Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio,
perché io ti benedica». Gliene servì ed egli mangiò, gli
portò il vino ed egli bevve. [26]Poi suo padre Isacco gli
disse: «Avvicinati e baciami, figlio mio!». [27]Gli si
avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l'odore degli abiti di lui
e lo benedisse:
«Ecco l'odore del mio figlio
come l'odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
[28]Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
[29]Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!».
[30]Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e
Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò
dalla caccia Esaù suo fratello. [31]Anch'egli aveva
preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva
detto: «Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio,
perché tu mi benedica». [32]Gli disse suo padre Isacco:
«Chi sei tu?». Rispose: «Io sono il tuo figlio primogenito
Esaù». [33]Allora Isacco fu colto da un fortissimo
tremito e disse: «Chi era dunque colui che ha preso la
selvaggina e me l'ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che
tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto resterà». [34]Quando
Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime
grida. Egli disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio!».
[35]Rispose: «E' venuto tuo fratello con inganno e ha
carpito la tua benedizione». [36]Riprese: «Forse perché
si chiama Giacobbe mi ha soppiantato gia due volte? Gia ha
carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia
benedizione!». Poi soggiunse: «Non hai forse riservato qualche
benedizione per me?». [37]Isacco rispose e disse a Esaù:
«Ecco, io l'ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi
tutti i suoi fratelli; l'ho provveduto di frumento e di mosto;
per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?». [38]Esaù
disse al padre: «Hai una sola benedizione padre mio? Benedici
anche me, padre mio!». Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e
pianse. [39]Allora suo padre Isacco prese la parola e gli
disse:
«Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall'alto.
[40]Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo».
[41]Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che
suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: «Si avvicinano i giorni
del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello
Giacobbe». [42]Ma furono riferite a Rebecca le parole di
Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio
minore Giacobbe e gli disse: «Esaù tuo fratello vuol vendicarsi
di te uccidendoti. [43]Ebbene, figlio mio, obbedisci alla
mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano. [44]Rimarrai
con lui qualche tempo, finché l'ira di tuo fratello si sarà
placata; [45]finché si sarà palcata contro di te la
collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli
hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei
venir privata di voi due in un sol giorno?».
Isacco manda Giacobbe da Làbano
[46]Poi Rebecca disse a Isacco: «Ho disgusto della mia
vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie
tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi
giova la vita?».
Genesi - Capitolo 28
[1]Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli
diede questo comando: «Tu non devi prender moglie tra le figlie
di Canaan. [2]Su, và in Paddan-Aram, nella casa di
Betuèl, padre di tua madre, e prenditi di là la moglie tra le
figlie di Làbano, fratello di tua madre. [3]Ti benedica
Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu
divenga una assemblea di popoli. [4]Conceda la benedizione
di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda
il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo». [5]Così
Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan-Aram presso
Làbano, figlio di Betuèl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre
di Giacobbe e di Esaù.
Altro matrimonio di Esaù
[6]Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e
l'aveva mandato in Paddan-Aram per prendersi una moglie di là e
che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: «Non
devi prender moglie tra le Cananee». [7]Giacobbe aveva
obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan-Aram. [8]Esaù
comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre
Isacco. [9]Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli
che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio
di Abramo, sorella di Nebaiòt.
Il sogno di Giacobbe
[10]Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso
Carran. [11]Capitò così in un luogo, dove passò la
notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la
pose come guanciale e si coricò in quel luogo. [12]Fece
un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima
raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e
scendevano su di essa. [13]Ecco il Signore gli stava
davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre
e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò
a te e alla tua discendenza. [14]La tua discendenza sarà
come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad
oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per
te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. [15]Ecco
io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò
ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver
fatto tutto quello che t'ho detto». [16]Allora Giacobbe
si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo
luogo e io non lo sapevo». [17]Ebbe timore e disse:
«Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di
Dio, questa è la porta del cielo». [18]Alla mattina
presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come
guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua
sommità. [19]E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di
allora la città si chiamava Luz. [20]Giacobbe fece questo
voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio
che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi,
[21]se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il
Signore sarà il mio Dio. [22]Questa pietra, che io ho
eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io
ti offrirò la decima».
Genesi - Capitolo 29
Giacobbe arriva presso Làbano
[1]Poi Giacobbe si mise in cammino e andò nel paese
degli orientali. [2]Vide nella campagna un pozzo e tre
greggi di piccolo bestiame, accovacciati vicino, perché a quel
pozzo si abbeveravano i greggi, ma la pietra sulla bocca del
pozzo era grande. [3]Quando tutti i greggi si erano
radunati là, i pastori rotolavano la pietra dalla bocca del
pozzo e abbeveravano il bestiame; poi rimettevano la pietra al
posto sulla bocca del pozzo. [4]Giacobbe disse loro:
«Fratelli miei, di dove siete?». Risposero: «Siamo di
Carran». [5]Disse loro: «Conoscete Làbano, figlio di
Nacor?». Risposero: «Lo conosciamo». [6]Disse loro:
«Sta bene?». Risposero: «Sì; ecco la figlia Rachele che viene
con il gregge». [7]Riprese: «Eccoci ancora in pieno
giorno: non è tempo di radunare il bestiame. Date da bere al
bestiame e andate a pascolare!». [8]Risposero: «Non
possiamo, finché non siano radunati tutti i greggi e si rotoli
la pietra dalla bocca del pozzo; allora faremo bere il gregge».
[9]Egli stava ancora parlando con loro, quando arrivò
Rachele con il bestiame del padre, perché era una pastorella. [10]Quando
Giacobbe vide Rachele, figlia di Làbano, fratello di sua madre,
insieme con il bestiame di Làbano, fratello di sua madre,
Giacobbe, fattosi avanti, rotolò la pietra dalla bocca del pozzo
e fece bere le pecore di Làbano, fratello di sua madre. [11]Poi
Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce. [12]Giacobbe
rivelò a Rachele che egli era parente del padre di lei, perché
figlio di Rebecca. Allora essa corse a riferirlo al padre. [13]Quando
Làbano seppe che era Giacobbe, il figlio di sua sorella, gli
corse incontro, lo abbracciò, lo baciò e lo condusse nella sua
casa. Ed egli raccontò a Làbano tutte le sue vicende. [14]Allora
Làbano gli disse: «Davvero tu sei mio osso e mia carne!».
Così dimorò presso di lui per un mese.
I due matrimoni di Giacobbe
[15]Poi Làbano disse a Giacobbe: «Poiché sei mio
parente, mi dovrai forse servire gratuitamente? Indicami quale
deve essere il tuo salario». [16]Ora Làbano aveva due
figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava
Rachele. [17]Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele
era bella di forme e avvenente di aspetto, [18]perciò
Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: «Io ti servirò sette anni
per Rachele, tua figlia minore». [19]Rispose Làbano:
«Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con
me». [20]Così Giacobbe servì sette anni per Rachele:
gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. [21]Poi
Giacobbe disse a Làbano: «Dammi la mia sposa, perché il mio
tempo è compiuto e voglio unirmi a lei». [22]Allora
Làbano radunò tutti gli uomini del luogo e diede un banchetto. [23]Ma
quando fu sera, egli prese la figlia Lia e la condusse da lui ed
egli si unì a lei. [24]Làbano diede la propria schiava
Zilpa alla figLia, come schiava. [25]Quando fu mattina...
ecco era Lia! Allora Giacobbe disse a Làbano: «Che mi hai
fatto? Non è forse per Rachele che sono stato al tuo servizio?
Perché mi hai ingannato?». [26]Rispose Làbano: «Non si
usa far così nel nostro paese, dare, cioè, la più piccola
prima della maggiore. [27]Finisci questa settimana
nuziale, poi ti darò anche quest'altra per il servizio che tu
presterai presso di me per altri sette anni». [28]Giacobbe
fece così: terminò la settimana nuziale e allora Làbano gli
diede in moglie la figlia Rachele. [29]Làbano diede alla
figlia Rachele la propria schiava Bila, come schiava. [30]Egli
si unì anche a Rachele e amò Rachele più di Lia. Fu ancora al
servizio di lui per altri sette anni.
I figli di Giacobbe
[31]Ora il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata,
la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. [32]Così
Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché
disse: «Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio
marito mi amerà». [33]Poi concepì ancora un figlio e
disse: «Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato
anche questo». E lo chiamò Simeone. [34]Poi concepì
ancora e partorì un figlio e disse: «Questa volta mio marito mi
si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli». Per questo
lo chiamò Levi. [35]Concepì ancora e partorì un figlio
e disse: «Questa volta loderò il Signore». Per questo lo
chiamò Giuda. Poi cessò di avere figli.
Genesi - Capitolo 30
[1]Rachele, vedendo che non le era concesso di
procreare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse
a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». [2]Giacobbe
s'irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di
Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». [3]Allora
essa rispose: «Ecco la mia serva Bila: unisciti a lei, così che
partorisca sulle mie ginocchia e abbia anch'io una mia prole per
mezzo di lei». [4]Così essa gli diede in moglie la
propria schiava Bila e Giacobbe si unì a lei. [5]Bila
concepì e partorì a Giacobbe un figlio. [6]Rachele
disse: «Dio mi ha fatto giustizia e ha anche ascoltato la mia
voce, dandomi un figlio». Per questo essa lo chiamò Dan. [7]Poi
Bila, la schiava di Rachele, concepì ancora e partorì a
Giacobbe un secondo figlio. [8]Rachele disse: «Ho
sostenuto contro mia sorella lotte difficili e ho vinto!».
Perciò lo chiamò Nèftali.
[9]Allora Lia, vedendo che aveva cessato di aver figli,
prese la propria schiava Zilpa e la diede in moglie e Giacobbe. [10]Zilpa,
la schiava di Lia, partorì a Giacobbe un figlio. [11]Lia
disse: «Per fortuna!» e lo chiamò Gad. [12]Poi Zilpa,
la schiava di Lia, partorì un secondo figlio a Giacobbe. [13]Lia
disse: «Per mia felicità! Perché le donne mi diranno felice».
Perciò lo chiamò Aser.
[14]Al tempo della mietitura del grano, Ruben uscì e
trovò mandragore, che portò alla madre Lia. Rachele disse a
Lia: «Dammi un pò delle mandragore di tuo figlio». [15]Ma
Lia rispose: «E' forse poco che tu mi abbia portato via il
marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio
figlio?». Riprese Rachele: «Ebbene, si corichi pure con te
questa notte, in cambio delle mandragore di tuo figlio». [16]Alla
sera, quando Giacobbe arrivò dalla campagna, Lia gli uscì
incontro e gli disse: «Da me devi venire, perché io ho pagato
il diritto di averti con le mandragore di mio figlio». Così
egli si coricò con lei quella notte. [17]Il Signore
esaudì Lia, la quale concepì e partorì a Giacobbe un quinto
figlio. [18]Lia disse: «Dio mi ha dato il mio salario,
per avere io dato la mia schiava a mio marito». Perciò lo
chiamò Issacar. [19]Poi Lia concepì e partorì ancora un
sesto figlio a Giacobbe. [20]Lia disse: «Dio mi ha fatto
un bel regalo: questa volta mio marito mi preferirà, perché gli
ho partorito sei figli». Perciò lo chiamò Zàbulon. [21]In
seguito partorì una figlia e la chiamò Dina.
[22]Poi Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la
esaudì e la rese feconda. [23]Essa concepì e partorì un
figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore». [24]E lo
chiamò Giuseppe dicendo: «Il Signore mi aggiunga un altro
figlio!».
Come si è arricchito Giacobbe
[25]Dopo che Rachele ebbe partorito Giuseppe, Giacobbe
disse a Làbano: «Lasciami andare e tornare a casa mia, nel mio
paese. [26]Dammi le mogli, per le quali ti ho servito, e i
miei bambini perché possa partire: tu conosci il servizio che ti
ho prestato». [27]Gli disse Làbano: «Se ho trovato
grazia ai tuoi occhi... Per divinazione ho saputo che il Signore
mi ha benedetto per causa tua». [28]E aggiunse: «Fissami
il tuo salario e te lo darò». [29]Gli rispose: «Tu
stesso sai come ti ho servito e quanti sono diventati i tuoi
averi per opera mia. [30]Perché il poco che avevi prima
della mia venuta è cresciuto oltre misura e il Signore ti ha
benedetto sui miei passi. Ma ora, quando lavorerò anch'io per la
mia casa?». [31]Riprese Làbano: «Che ti devo dare?».
Giacobbe rispose: «Non mi devi nulla; se tu farai per me quanto
ti dico, ritornerò a pascolare il tuo gregge e a custodirlo. [32]Oggi
passerò fra tutto il tuo bestiame; metti da parte ogni capo di
colore scuro tra le pecore e ogni capo chiazzato e punteggiato
tra le capre: sarà il mio salario. [33]In futuro la mia
stessa onestà risponderà per me; quando verrai a verificare il
mio salario, ogni capo che non sarà punteggiato o chiazzato tra
le capre e di colore scuro tra le pecore, se si troverà presso
di me, sarà come rubato». [34]Làbano disse: «Bene, sia
come tu hai detto!». [35]In quel giorno mise da parte i
capri striati e chiazzati e tutte le capre punteggiate e
chiazzate, ogni capo che aveva del bianco e ogni capo di colore
scuro tra le pecore. Li affidò ai suoi figli [36]e
stabilì una distanza di tre giorni di cammino tra sé e
Giacobbe, mentre Giacobbe pascolava l'altro bestiame di Làbano.
[37]Ma Giacobbe prese rami freschi di pioppo, di
mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce
bianche, mettendo a nudo il bianco dei rami. [38]Poi egli
mise i rami così scortecciati nei truogoli agli abbeveratoi
dell'acqua, dove veniva a bere il bestiame, proprio in vista
delle bestie, le quali si accoppiavano quando venivano a bere. [39]Così
le bestie si accoppiarono di fronte ai rami e le capre figliarono
capretti striati, punteggiati e chiazzati. [40]Quanto alle
pecore, Giacobbe le separò e fece sì che le bestie avessero
davanti a sé gli animali striati e tutti quelli di colore scuro
del gregge di Làbano. E i branchi che si era così costituiti
per conto suo, non li mise insieme al gregge di Làbano.
[41]Ogni qualvolta si accoppiavano bestie robuste,
Giacobbe metteva i rami nei truogoli in vista delle bestie, per
farle concepire davanti ai rami. [42]Quando invece le
bestie erano deboli, non li metteva. Così i capi di bestiame
deboli erano per Làbano e quelli robusti per Giacobbe. [43]Egli
si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande
quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.
Genesi - Capitolo 31
Fuga di Giacobbe
[1]Ma Giacobbe venne a sapere che i figli di Làbano
dicevano: «Giacobbe si è preso quanto era di nostro padre e con
quanto era di nostro padre si è fatta tutta questa fortuna». [2]Giacobbe
osservò anche la faccia di Làbano e si accorse che non era più
verso di lui come prima. [3]Il Signore disse a Giacobbe:
«Torna al paese dei tuoi padri, nella tua patria e io sarò con
te». [4]Allora Giacobbe mandò a chiamare Rachele e Lia,
in campagna presso il suo gregge [5]e disse loro: «Io mi
accorgo dal volto di vostro padre che egli verso di me non è
più come prima; eppure il Dio di mio padre è stato con me. [6]Voi
stesse sapete che io ho servito vostro padre con tutte le forze, [7]mentre
vostro padre si è beffato di me e ha cambiato dieci volte il mio
salario; ma Dio non gli ha permesso di farmi del male. [8]Se
egli diceva: Le bestie punteggiate saranno il tuo salario, tutto
il gregge figliava bestie punteggiate; se diceva: Le bestie
striate saranno il tuo salario, allora tutto il gregge figliava
bestie striate. [9]Così Dio ha sottratto il bestiame a
vostro padre e l'ha dato a me. [10]Una volta, quando il
piccolo bestiame va in calore, io in sogno alzai gli occhi e vidi
che i capri in procinto di montare le bestie erano striati,
punteggiati e chiazzati. [11]L'angelo di Dio mi disse in
sogno: Giacobbe! Risposi: Eccomi. [12]Riprese: Alza gli
occhi e guarda: tutti i capri che montano le bestie sono striati,
punteggiati e chiazzati, perché ho visto quanto Làbano ti fa. [13]Io
sono il Dio di Betel, dove tu hai unto una stele e dove mi hai
fatto un voto. Ora alzati, parti da questo paese e torna nella
tua patria!». [14]Rachele e Lia gli risposero: «Abbiamo
forse ancora una parte o una eredità nella casa di nostro padre?
[15]Non siamo forse tenute in conto di straniere da parte
sua, dal momento che ci ha vendute e si è anche mangiato il
nostro danaro? [16]Tutta la ricchezza che Dio ha sottratto
a nostro padre è nostra e dei nostri figli. Ora fà pure quanto
Dio ti ha detto».
[17]Allora Giacobbe si alzò, caricò i figli e le
mogli sui cammelli [18]e condusse via tutto il bestiame e
tutti gli averi che si era acquistati, il bestiame che si era
acquistato in Paddan-Aram, per ritornare da Isacco, suo padre,
nel paese di Canaan. [19]Làbano era andato a tosare il
gregge e Rachele rubò gli idoli che appartenevano al padre. [20]Giacobbe
eluse l'attenzione di Làbano l'Arameo, non avvertendolo che
stava per fuggire; [21]così potè andarsene con tutti i
suoi averi. Si alzò dunque, passò il fiume e si diresse verso
le montagne di Gàlaad.
Labano insegue Giacobbe
[22]Al terzo giorno fu riferito a Làbano che Giacobbe
era fuggito. [23]Allora egli prese con sé i suoi parenti,
lo inseguì per sette giorni di cammino e lo raggiunse sulle
montagne di Gàlaad. [24]Ma Dio venne da Làbano l'Arameo
in un sogno notturno e gli disse: «Bada di non dir niente a
Giacobbe, proprio nulla!». [25]Làbano andò dunque a
raggiungere Giacobbe; ora Giacobbe aveva piantato la tenda sulle
montagne e Làbano si era accampato con i parenti sulle montagne
di Gàlaad. [26]Disse allora Làbano a Giacobbe: «Che hai
fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie
figlie come prigioniere di guerra! [27]Perché sei fuggito
di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei
congedato con festa e con canti, a suon di timpani e di cetre! [28]E
non mi hai permesso di baciare i miei figli e le mie figlie!
Certo hai agito in modo insensato. [29]Sarebbe in mio
potere di farti del male, ma il Dio di tuo padre mi ha parlato la
notte scorsa: Bada di non dir niente a Giacobbe, né in bene né
in male! [30]Certo, sei partito perché soffrivi di
nostalgia per la casa di tuo padre; ma perché mi hai rubato i
miei dei?». [31]Giacobbe rispose a Làbano e disse:
«Perché avevo paura e pensavo che mi avresti tolto con la forza
le tue figlie. [32]Ma quanto a colui presso il quale tu
troverai i tuoi dei, non resterà in vita! Alla presenza dei
nostri parenti riscontra quanto vi può essere di tuo presso di
me e prendilo». Giacobbe non sapeva che li aveva rubati Rachele.
[33]Allora Làbano entrò nella tenda di Giacobbe e poi
nella tenda di Lia e nella tenda delle due schiave, ma non trovò
nulla. Poi uscì dalla tenda di Lia ed entrò nella tenda di
Rachele. [34]Rachele aveva preso gli idoli e li aveva
messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra, così
Làbano frugò in tutta la tenda, ma non li trovò. [35]Essa
parlò al padre: «Non si offenda il mio signore se io non posso
alzarmi davanti a te, perché ho quello che avviene di regola
alle donne». Làbano cercò dunque il tutta la tenda e non
trovò gli idoli.
[36]Giacobbe allora si adirò e apostrofò Làbano, al
quale disse: «Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato,
perché ti sia messo a inseguirmi? [37]Ora che hai frugato
tra tutti i miei oggetti, che hai trovato di tutte le robe di
casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti e siano essi
giudici tra noi due. [38]Vent'anni ho passato con te: le
tue pecore e le tue capre non hanno abortito e i montoni del tuo
gregge non ho mai mangiato. [39]Nessuna bestia sbranata ti
ho portato: io ne compensavo il danno e tu reclamavi da me ciò
che veniva rubato di giorno e ciò che veniva rubato di notte. [40]Di
giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo e il sonno fuggiva
dai miei occhi. [41]Vent'anni sono stato in casa tua: ho
servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il
tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte. [42]Se
non fosse stato con me il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il
Terrore di Isacco, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma
Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la
scorsa notte egli ha fatto da arbitro».
Accordo tra Giacobbe e Labano
[43]Làbano allora rispose e disse a Giacobbe: «Queste
figlie sono mie figlie e questi figli sono miei figli; questo
bestiame è il mio bestiame e quanto tu vedi è mio. E che potrei
fare oggi a queste mie figlie o ai figli che esse hanno messi al
mondo? [44]Ebbene, vieni, concludiamo un'alleanza io e te
e ci sia un testimonio tra me e te». [45]Giacobbe prese
una pietra e la eresse come una stele. [46]Poi disse ai
suoi parenti: «Raccogliete pietre», e quelli presero pietre e
ne fecero un mucchio. Poi mangiarono là su quel mucchio. [47]Làbano
lo chiamò Iegar-Saaduta, mentre Giacobbe lo chiamò Gal-Ed. [48]Làbano
disse: «Questo mucchio sia oggi un testimonio tra me e te»; per
questo lo chiamò Gal-Ed [49]e anche Mizpa, perché disse:
«Il Signore starà di vedetta tra me e te, quando noi non ci
vedremo più l'un l'altro. [50]Se tu maltratterai le mie
figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, non un
uomo sarà con noi, ma bada, Dio sarà testimonio tra me e te». [51]Soggiunse
Làbano a Giacobbe: «Ecco questo mucchio ed ecco questa stele,
che io ho eretta tra me e te. [52]Questo mucchio è
testimonio e questa stele è testimonio che io giuro di non
oltrepassare questo mucchio dalla tua parte e che tu giuri di non
oltrepassare questo mucchio e questa stele dalla mia parte per
fare il male. [53]Il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano
giudici tra di noi». Giacobbe giurò per il Terrore di suo padre
Isacco. [54]Poi offrì un sacrificio sulle montagne e
invitò i suoi parenti a prender cibo. Essi mangiarono e
passarono la notte sulle montagne.
Genesi - Capitolo 32
[1]Alla mattina per tempo Làbano si alzò, baciò i
figli e le figlie e li benedisse. Poi partì e ritornò a casa.
[2]Mentre Giacobbe continuava il viaggio, gli si fecero
incontro gli angeli di Dio. [3]Giacobbe al vederli disse:
«Questo è l'accampamento di Dio» e chiamò quel luogo
Macanaim.
Giacobbe prepara l'incontro con Esaù
[4]Poi Giacobbe mandò avanti a sé alcuni messaggeri
al fratello Esaù, nel paese di Seir, la campagna di Edom. [5]Diede
loro questo comando: «Direte al mio signore Esaù: Dice il tuo
servo Giacobbe: Sono stato forestiero presso Làbano e vi sono
restato fino ad ora. [6]Sono venuto in possesso di buoi,
asini e greggi, di schiavi e schiave. Ho mandato ad informarne il
mio signore, per trovare grazia ai suoi occhi». [7]I
messaggeri tornarono da Giacobbe, dicendo: «Siamo stati da tuo
fratello Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha con
sé quattrocento uomini». [8]Giacobbe si spaventò molto
e si sentì angosciato; allora divise in due accampamenti la
gente che era con lui, il gregge, gli armenti e i cammelli. [9]Pensò
infatti: «Se Esaù raggiunge un accampamento e lo batte, l'altro
accampamento si salverà». [10]Poi Giacobbe disse: «Dio
del mio padre Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi
hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti farò
del bene, [11]io sono indegno di tutta la benevolenza e di
tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo servo. Con il mio
bastone soltanto avevo passato questo Giordano e ora sono
divenuto tale da formare due accampamenti. [12]Salvami
dalla mano del mio fratello Esaù, perché io ho paura di lui:
egli non arrivi e colpisca me e tutti, madre e bambini! [13]Eppure
tu hai detto: Ti farò del bene e renderò la tua discendenza
come la sabbia del mare, tanto numerosa che non si può
contare». [14]Giacobbe rimase in quel luogo a passare la
notte. Poi prese, di ciò che gli capitava tra mano, di che fare
un dono al fratello Esaù: [15]duecento capre e venti
capri, duecento pecore e venti montoni, [16]trenta
cammelle allattanti con i loro piccoli, quaranta giovenche e
dieci torelli, venti asine e dieci asinelli. [17]Egli
affidò ai suoi servi i singoli branchi separatamente e disse
loro: «Passate davanti a me e lasciate un certo spazio tra un
branco e l'altro». [18]Diede questo ordine al primo:
«Quando ti incontrerà Esaù, mio fratello, e ti domanderà: Di
chi sei tu? Dove vai? Di chi sono questi animali che ti camminano
davanti?, [19]tu risponderai: Del tuo fratello Giacobbe:
è un dono inviato al mio signore Esaù; ecco egli stesso ci
segue». [20]Lo stesso ordine diede anche al secondo e
anche al terzo e a quanti seguivano i branchi: «Queste parole
voi rivolgerete ad Esaù quando lo troverete; [21]gli
direte: Anche il tuo servo Giacobbe ci segue». Pensava infatti:
«Lo placherò con il dono che mi precede e in seguito mi
presenterò a lui; forse mi accoglierà con benevolenza». [22]Così
il dono passò prima di lui, mentr'egli trascorse quella notte
nell'accampamento.
La lotta con Dio
[23]Durante quella notte egli si alzò, prese le due
mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado
dello Iabbok. [24]Li prese, fece loro passare il torrente
e fece passare anche tutti i suoi averi. [25]Giacobbe
rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare
dell'aurora. [26]Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo
colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore
di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. [27]Quegli
disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora».
Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai
benedetto!». [28]Gli domandò: «Come ti chiami?».
Rispose: «Giacobbe». [29]Riprese: «Non ti chiamerai
più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con
gli uomini e hai vinto!». [30]Giacobbe allora gli chiese:
«Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il
nome?». E qui lo benedisse. [31]Allora Giacobbe chiamò
quel luogo Penuel «Perché - disse - ho visto Dio faccia a
faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». [32]Spuntava
il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca. [33]Per
questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo
sciatico, che è sopra l'articolazione del femore, perché quegli
aveva colpito l'articolazione del femore di Giacobbe nel nervo
sciatico.
Genesi - Capitolo 33
L'incontro con Esaù
[1]Poi Giacobbe alzò gli occhi e vide arrivare Esaù
che aveva con sé quattrocento uomini. Allora distribuì i figli
tra Lia, Rachele e le due schiave; [2]mise in testa le
schiave con i loro figli, più indietro Lia con i suoi figli e
più indietro Rachele e Giuseppe. [3]Egli passò davanti a
loro e si prostrò sette volte fino a terra, mentre andava
avvicinandosi al fratello. [4]Ma Esaù gli corse incontro,
lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero. [5]Poi
alzò gli occhi e vide le donne e i fanciulli e disse: «Chi sono
questi con te?». Rispose: «Sono i figli di cui Dio ha favorito
il tuo servo». [6]Allora si fecero avanti le schiave con
i loro figli e si prostrarono. [7]Poi si fecero avanti
anche Lia e i suoi figli e si prostrarono e infine si fecero
avanti Rachele e Giuseppe e si prostrarono. [8]Domandò
ancora: «Che è tutta questa carovana che ho incontrata?».
Rispose: «E' per trovar grazia agli occhi del mio signore». [9]Esaù
disse: «Ne ho abbastanza del mio, fratello, resti per te quello
che è tuo!». [10]Ma Giacobbe disse: «No, se ho trovato
grazia ai tuoi occhi, accetta dalla mia mano il mio dono, perché
appunto per questo io sono venuto alla tua presenza, come si
viene alla presenza di Dio, e tu mi hai gradito. [11]Accetta
il mio dono augurale che ti è stato presentato, perché Dio mi
ha favorito e sono provvisto di tutto!». Così egli insistette e
quegli accettò.
Giacobbe si separa da Esaù
[12]Poi Esaù disse: «Leviamo l'accampamento e
mettiamoci in viaggio: io camminerò davanti a te». [13]Gli
rispose: «Il mio signore sa che i fanciulli sono delicati e che
ho a mio carico i greggi e gli armenti che allattano: se si
affaticano anche un giorno solo, tutte le bestie moriranno. [14]Il
mio signore passi prima del suo servo, mentre io mi sposterò a
tutto mio agio, al passo di questo bestiame che mi precede e al
passo dei fanciulli, finché arriverò presso il mio signore a
Seir». [15]Disse allora Esaù: «Almeno possa lasciare
con te una parte della gente che ho con me!». Rispose: «Ma
perché? Possa io solo trovare grazia agli occhi del mio
signore!». [16]Così in quel giorno stesso Esaù ritornò
sul suo cammino verso Seir. [17]Giacobbe invece si
trasportò a Succot, dove costruì una casa per sé e fece
capanne per il gregge. Per questo chiamò quel luogo Succot.
Arrivo a Sichem
[18]Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di
Sichem, che è nel paese di Canaan, quando tornò da Paddan-Aram
e si accampò di fronte alla città. [19]Poi acquistò dai
figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d'argento,
quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda. [20]Ivi
eresse un altare e lo chiamò «El, Dio d'Israele».
Genesi - Capitolo 34
Violenza fatta a Dina
[1]Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe,
uscì a vedere le ragazze del paese. [2]Ma la vide Sichem,
figlio di Camor l'Eveo, principe di quel paese, e la rapì, si
unì a lei e le fece violenza. [3]Egli rimase legato a
Dina, figlia di Giacobbe; amò la fanciulla e le rivolse parole
di conforto. [4]Poi disse a Camor suo padre: «Prendimi in
moglie questa ragazza». [5]Intanto Giacobbe aveva saputo
che quegli aveva disonorato Dina, sua figlia, ma i suoi figli
erano in campagna con il suo bestiame. Giacobbe tacque fino al
loro arrivo.
Accordo matrimoniale con i Sichemiti
[6]Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per
parlare con lui. [7]Quando i figli di Giacobbe tornarono
dalla campagna, sentito l'accaduto, ne furono addolorati e
s'indignarono molto, perché quelli aveva commesso un'infamia in
Israele, unendosi alla figlia di Giacobbe: così non si doveva
fare!
[8]Camor disse loro: «Sichem, mio figlio, è
innamorato della vostra figlia; dategliela in moglie! [9]Anzi,
alleatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi
prenderete per voi le nostre figlie. [10]Abiterete con noi
e il paese sarà a vostra disposizione; risiedetevi, percorretelo
in lungo e in largo e acquistate proprietà in esso». [11]Poi
Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: «Possa io trovare
grazia agli occhi vostri; vi darò quel che mi direte. [12]Alzate
pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono;
vi darò quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie!».
[13]Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a
suo padre Camor e parlarono con astuzia, perché quegli aveva
disonorato la loro sorella Dina. [14]Dissero loro: «Non
possiamo fare questo, dare cioè la nostra sorella ad un uomo non
circonciso, perché ciò sarebbe un disonore per noi. [15]Solo
a questa condizione acconsentiremo alla vostra richiesta, se
cioè voi diventerete come noi, circoncidendo ogni vostro
maschio. [16]Allora noi vi daremo le nostre figlie e ci
prenderemo le vostre, abiteremo con voi e diventeremo un solo
popolo. [17]Ma se voi non ci ascoltate a proposito della
nostra circoncisione, allora prenderemo la nostra figlia e ce ne
andremo».
[18]Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio
di Camor. [19]Il giovane non indugiò ad eseguire la cosa,
perché amava la figlia di Giacobbe; d'altra parte era il più
onorato di tutto il casato di suo padre. [20]Vennero
dunque Camor e il figlio Sichem alla porta della loro città e
parlarono agli uomini della città: [21]«Questi uomini
sono gente pacifica: abitino pure con noi nel paese e lo
percorrano in lungo e in largo; esso è molto ampio per loro in
ogni direzione. Noi potremo prendere per mogli le loro figlie e
potremo dare a loro le nostre. [22]Ma solo ad una
condizione questi uomini acconsentiranno ad abitare con noi, a
diventare un sol popolo: se cioè noi circoncidiamo ogni nostro
maschio come loro stessi sono circoncisi. [23]I loro
armenti, la loro ricchezza e tutto il loro bestiame non saranno
forse nostri? Accontentiamoli dunque e possano abitare con
noi!». [24]Allora quanti avevano accesso alla porta della
sua città ascoltarono Camor e il figlio Sichem: tutti i maschi,
quanti avevano accesso alla porta della città, si fecero
circoncidere.
Vendetta di Simeone e di Levi
[25]Ma il terzo giorno, quand'essi erano sofferenti, i
due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, i fratelli di Dina,
presero ciascuno una spada, entrarono nella città con sicurezza
e uccisero tutti i maschi. [26]Passarono così a fil di
spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di
Sichem e si allontanarono. [27]I figli di Giacobbe si
buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città, perché quelli
avevano disonorato la loro sorella. [28]Presero così i
loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella
città e nella campagna. [29]Portarono via come bottino
tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e
saccheggiarono quanto era nelle case. [30]Allora Giacobbe
disse a Simeone e a Levi: «Voi mi avete messo in difficoltà,
rendendomi odioso agli abitanti del paese, ai Cananei e ai
Perizziti, mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro
di me, mi vinceranno e io sarò annientato con la mia casa». [31]Risposero:
«Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?».
Genesi - Capitolo 35
Giacobbe a Betel
[1]Dio disse a Giacobbe: «Alzati, và a Betel e abita
là; costruisci in quel luogo un altare al Dio che ti è apparso
quando fuggivi Esaù, tuo fratello». [2]Allora Giacobbe
disse alla sua famiglia e a quanti erano con lui: «Eliminate gli
dei stranieri che avete con voi, purificatevi e cambiate gli
abiti. [3]Poi alziamoci e andiamo a Betel, dove io
costruirò un altare al Dio che mi ha esaudito al tempo della mia
angoscia e che è stato con me nel cammino che ho percorso». [4]Essi
consegnarono a Giacobbe tutti gli dei stranieri che possedevano e
i pendenti che avevano agli orecchi; Giacobbe li sotterrò sotto
la quercia presso Sichem.
[5]Poi levarono l'accampamento e un terrore molto forte
assalì i popoli che stavano attorno a loro, così che non
inseguirono i figli di Giacobbe. [6]Giacobbe e tutta la
gente ch'era con lui arrivarono a Luz, cioè Betel, che è nel
paese di Canaan. [7]Qui egli costruì un altare e chiamò
quel luogo «El-Betel», perché là Dio gli si era rivelato,
quando sfuggiva al fratello. [8]Allora morì Dèbora, la
nutrice di Rebecca, e fu sepolta al disotto di Betel, ai piedi
della quercia, che perciò si chiamò Quercia del Pianto.
[9]Dio apparve un'altra volta a Giacobbe, quando
tornava da Paddan-Aram, e lo benedisse. [10]Dio gli disse:
«Il tuo nome è Giacobbe.
Non ti chiamerai più Giacobbe,
ma Israele sarà il tuo nome».
Così lo si chiamò Israele. [11]Dio gli disse:
«Io sono Dio onnipotente.
Sii fecondo e diventa numeroso,
popolo e assemblea di popoli
verranno da te,
re usciranno dai tuoi fianchi.
[12]Il paese che ho concesso
ad Abramo e a Isacco
darò a te
e alla tua stirpe dopo di te
darò il paese».
[13]Dio scomparve da lui, nel luogo dove gli aveva
parlato. [14]Allora Giacobbe eresse una stele, dove gli
aveva parlato, una stele di pietra, e su di essa fece una
libazione e versò olio. [15]Giacobbe chiamò Betel il
luogo dove Dio gli aveva parlato.
Nascita di Beniamino e morte di Rachele
[16]Poi levarono l'accampamento da Betel. Mancava
ancora un tratto di cammino per arrivare ad Efrata, quando
Rachele partorì ed ebbe un parto difficile. [17]Mentre
penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere: anche
questo è un figlio!». [18]Mentre esalava l'ultimo
respiro, perché stava morendo, essa lo chiamò Ben-Oni, ma suo
padre lo chiamò Beniamino. [19]Così Rachele morì e fu
sepolta lungo la strada verso Efrata, cioè Betlemme. [20]Giacobbe
eresse sulla sua tomba una stele. Questa stele della tomba di
Rachele esiste fino ad oggi.
Incesto di Ruben
[21]Poi Israele levò l'accampamento e piantò la tenda
al di là di Migdal-Eder. [22]Mentre Israele abitava in
quel paese, Ruben andò a unirsi con Bila, concubina del padre, e
Israele lo venne a sapere.
I dodici figli di Giacobbe
I figli di Giacobbe furono dodici. [23]I figli di Lia:
il primogenito di Giacobbe, Ruben, poi Simeone, Levi, Giuda,
Issacar e Zàbulon. [24]I figli di Rachele: Giuseppe e
Beniamino. [25]I figli di Bila, schiava di Rachele: Dan e
Nèftali. [26]I figli di Zilpa, schiava di Lia: Gad e
Aser. Questi sono i figli di Giacobbe che gli nacquero in
Paddan-Aram.
Morte di Isacco
[27]Poi Giacobbe venne da suo padre Isacco a Mamre, a
Kiriat-Arba, cioè Ebron, dove Abramo e Isacco avevano
soggiornato come forestieri. [28]Isacco raggiunse l'età
di centottat'anni. [29]Poi Isacco spirò, morì e si
riunì al suo parentado, vecchio e sazio di giorni. Lo
seppellirono i suoi figli Esaù e Giacobbe.
Genesi - Capitolo 36
Mogli e figli di Esaù in Canaan
[1]Questa è la discendenza di Esaù, cioè Edom. [2]Esaù
prese le mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon,
l'Hittita; Oolibama, figlia di Ana, figlio di Zibeon, l'Hurrita; [3]Basemat,
figlia di Ismaele, sorella di Nebaiòt. [4]Ada partorì ad
Esaù Elifaz, Basemat partorì Reuel, [5]Oolibama partorì
Ieus, Iaalam e Core. Questi sono i figli di Esaù, che gli
nacquero nel paese di Canaan.
Migrazione di Esaù
[6]Poi Esaù prese le mogli e i figli e le figlie e
tutte le persone della sua casa, il suo gregge e tutto il suo
bestiame e tutti i suoi beni che aveva acquistati nel paese di
Canaan e andò nel paese di Seir, lontano dal fratello Giacobbe. [7]Infatti
i loro possedimenti erano troppo grandi perché essi potessero
abitare insieme e il territorio, dove essi soggiornavano, non
poteva sostenerli per causa del loro bestiame. [8]Così
Esaù si stabilì sulle montagne di Seir. Ora Esaù è Edom.
Discendenza di Esaù in Seir
[9]Questa è la discendenza di Esaù, padre degli
Idumei, nelle montagne di Seir. [10]Questi sono i nomi dei
figli di Esaù: Elifaz, figlio di Ada, moglie di Esaù; Reuel,
figlio di Basemat, moglie di Esaù. [11]I figli di Elifaz
furono: Teman, Omar, Zefo, Gatam, Kenaz. [12]Elifaz,
figlio di Esaù, aveva per concubina Timna, la quale ad Elifaz
partorì Amalek. Questi sono i figli di Ada, moglie di Esaù. [13]Questi
sono i figli di Reuel: Naat e Zerach, Samma e Mizza. Questi
furono i figli di Basemat, moglie di Esaù. [14]Questi
furono i figli di Oolibama, moglie di Esaù, figlia di Ana,
figlio di Zibeon; essa partorì a Esaù Ieus, Iaalam e Core.
I capi di Edom
[15]Questi sono i capi dei figli di Esaù: i figli di
Elifaz primogenito di Esaù: il capo di Teman, il capo di Omar,
il capo di Zefo, il capo di Kenaz, [16]il capo di Core, il
capo di Gatam, il capo di Amalek. Questi sono i capi di Elifaz
nel paese di Edom: questi sono i figli di Ada.
[17]Questi i figli di Reuel, figlio di Esaù: il capo
di Naat, il capo di Zerach, il capo di Samma, il capo di Mizza.
Questi sono i capi di Reuel nel paese di Edom; questi sono i
figli di Basemat, moglie di Esaù.
[18]Questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esaù:
il capo di Ieus, il capo di Iaalam, il capo di Core. Questi sono
i capi di Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esaù.
[19]Questi sono i figli di Esaù e questi i loro capi.
Egli è Edom.
Discendenza di Seir l'Hurrita
[20]Questi sono i figli di Seir l'Hurrita, che abitano
il paese: Lotan, Sobal, Zibeon, Ana, [21]Dison, Eser e
Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, figli di Seir, nel paese
di Edom. [22]I figli di Lotan furono Ori e Emam e la
sorella di Lotan era Timna. [23]I figli di Sobal sono
Alvan, Manacat, Ebal, Sefo e Onam. [24]I figli di Zibeon
sono Aia e Ana; questo è l'Ana che trovò le sorgenti calde nel
deserto, mentre pascolava gli asini del padre Zibeon. [25]I
figli di Ana sono Dison e Oolibama, figlia di Ana. [26]I
figli di Dison sono Emdam, Esban, Itran e Cheran. [27]I
figli di Eser sono Bilan, Zaavan e Akan. [28]I figli di
Disan sono Uz e Aran. [29]Questi sono i capi degli
Hurriti: il capo di Lotan, il capo di Sobal, il capo di Zibeon,
il capo di Ana, [30]il capo di Dison, il capo di Eser, il
capo di Disan. Questi sono i capi degli Hurriti, secondo le loro
tribù nel paese di Seir.
I re di Edom
[31]Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom,
prima che regnasse un re degli Israeliti. [32]Regnò
dunque in Edom Bela, figlio di Beor, e la sua città si chiama
Dinaba. [33]Poi morì Bela e regnò al suo posto Iobab,
figlio di Zerach, da Bosra. [34]Poi morì Iobab e regnò
al suo posto Usam, del territorio dei Temaniti. [35]Poi
morì Usam e regnò al suo posto Adad, figlio di Bedad, colui che
vinse i Madianiti nelle steppe di Moab; la sua città si chiama
Avit. [36]Poi morì Adad e regnò al suo posto Samla da
Masreka. [37]Poi morì Samla e regnò al suo posto Saul da
Recobot-Naar. [38]Poi morì Saul e regnò al suo posto
Baal-Canan, figlio di Acbor. [39]Poi morì Baal-Canan,
figlio di Acbor, e regnò al suo posto Adar: la sua città si
chiama Pau e la moglie si chiamava Meetabel, figlia di Matred, da
Me-Zaab.
Ancora i capi di Edom
[40]Questi sono i nomi dei capi di Esaù, secondo le
loro famiglie, le loro località, con i loro nomi: il capo di
Timna, il capo di Alva, il capo di Ietet, [41]il capo di
Oolibama, il capo di Ela, il capo di Pinon, [42]il capo di
Kenan, il capo di Teman, il capo di Mibsar, [43]il capo di
Magdiel, il capo di Iram. Questi sono i capi di Edom secondo le
loro sedi nel territorio di loro proprietà. E' appunto questo
Esaù il padre degli Idumei.
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