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LA BIBBIA
Genesi - Capitolo 12
II. STORIA DI ABRAMO
Vocazione di Abramo
[1]Il Signore disse ad Abram:
«Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò.
[2]Farò di te un grande popolo
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e diventerai una benedizione.
[3]Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
[4]Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il
Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni
quando lasciò Carran. [5]Abram dunque prese la moglie
Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano
acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano
procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono
al paese di Canaan [6]e Abram attraversò il paese fino
alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si
trovavano allora i Cananei.
[7]Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua
discendenza io darò questo paese». Allora Abram costruì in
quel posto un altare al Signore che gli era apparso. [8]Di
là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda,
avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare
al Signore e invocò il nome del Signore. [9]Poi Abram
levò la tenda per accamparsi nel Negheb.
Abramo in Egitto
[10]Venne una carestia nel paese e Abram scese in
Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese.
[11]Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse
alla moglie Sarai: «Vedi, io so che tu sei donna di aspetto
avvenente. [12]Quando gli Egiziani ti vedranno,
penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre
lasceranno te in vita. [13]Dì dunque che tu sei mia
sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per
riguardo a te».
[14]Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli
Egiziani videro che la donna era molto avvenente. [15]La
osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al
faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del
faraone. [16]Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram,
che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine
e cammelli. [17]Ma il Signore colpì il faraone e la sua
casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. [18]Allora
il faraone convocò Abram e gli disse: «Che mi hai fatto?
Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? [19]Perché
hai detto: E' mia sorella, così che io me la sono presa in
moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!». [20]Poi
il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono
fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.
Genesi - Capitolo 13
Separazione di Abramo e di Lot
[1]Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie
e tutti i suoi averi; Lot era con lui. [2]Abram era molto
ricco in bestiame, argento e oro. [3]Poi di accampamento
in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al
luogo dove era stata gia prima la sua tenda, tra Betel e Ai, [4]al
luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram
invocò il nome del Signore. [5]Ma anche Lot, che andava
con Abram, aveva greggi e armenti e tende. [6]Il
territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano
beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. [7]Per
questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di
Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese. [8]Abram
disse a Lot: «Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei
mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. [9]Non sta
forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a
sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io
andrò a sinistra».
[10]Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la
valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte - prima
che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il
giardino del Signore, come il paese d'Egitto, fino ai pressi di
Zoar. [11]Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e
trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l'uno
dall'altro: [12]Abram si stabilì nel paese di Canaan e
Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende
vicino a Sòdoma. [13]Ora gli uomini di Sòdoma erano
perversi e peccavano molto contro il Signore.
[14]Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si
era separato da lui: «Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai
spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso
l'oriente e l'occidente. [15]Tutto il paese che tu vedi,
io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre. [16]Renderò
la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può
contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi
discendenti. [17]Alzati, percorri il paese in lungo e in
largo, perché io lo darò a te». [18]Poi Abram si
spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di
Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
Genesi - Capitolo 14
La campagna dei quattro re
[1]Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di
Ellasar, di Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim, [2]costoro
mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra,
Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela,
cioè Zoar. [3]Tutti questi si concentrarono nella valle
di Siddim, cioè il Mar Morto. [4]Per dodici anni essi
erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si
erano ribellati. [5]Nell'anno quattordicesimo arrivarono
Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad
Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim [6]e
gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso
il deserto. [7]Poi mutarono direzione e vennero a
En-Mispat, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli
Amaleciti e anche degli Amorrei che abitavano in Azazon-Tamar. [8]Allora
il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di
Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a
battaglia nella valle di Siddim contro di esso, [9]e cioè
contro Chedorlaomer re dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re
di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque. [10]Ora
la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di
Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero
nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne. [11]Gli
invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro
viveri e se ne andarono. [12]Andandosene catturarono anche
Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva
appunto in Sòdoma.
[13]Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo
che si trovava alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol
e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram. [14]Quando
Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero,
organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella
sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede
all'inseguimento fino a Dan. [15]Piombò sopra di essi di
notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì
l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco. [16]Ricuperò
così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le
donne e il popolo.
Melchisedek
[17]Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di
Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli
uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. [18]Intanto
Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del
Dio altissimo [19]e benedisse Abram con queste parole:
«Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
[20]e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici».
Abram gli diede la decima di tutto.
[21]Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: «Dammi le
persone; i beni prendili per te». [22]Ma Abram disse al
re di Sòdoma: «Alzo la mano davanti al Signore, il Dio
altissimo, creatore del cielo e della terra: [23]né un
filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che
è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram. [24]Per
me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a
ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e
Mamre, essi stessi si prendano la loro parte».
Genesi - Capitolo 15
Le promesse e l'alleanza
[1]Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu
rivolta ad Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo
scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». [2]Rispose
Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli
e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco». [3]Soggiunse
Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico
sarà mio erede». [4]Ed ecco gli fu rivolta questa parola
dal Signore: «Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te
sarà il tuo erede». [5]Poi lo condusse fuori e gli
disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a
contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». [6]Egli
credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. [7]E
gli disse: «Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei
Caldei per darti in possesso questo paese». [8]Rispose:
«Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il
possesso?». [9]Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre
anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e
un piccione». [10]Andò a prendere tutti questi animali,
li divise in due e collocò ogni metà di fronte all'altra; non
divise però gli uccelli. [11]Gli uccelli rapaci calavano
su quei cadaveri, ma Abram li scacciava. [12]Mentre il
sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un
oscuro terrore lo assalì. [13]Allora il Signore disse ad
Abram: «Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un
paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per
quattrocento anni. [14]Ma la nazione che essi avranno
servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi
ricchezze. [15]Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi
padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice. [16]Alla
quarta generazione torneranno qui, perché l'iniquità degli
Amorrei non ha ancora raggiunto il colmo».
[17]Quando, tramontato il sole, si era fatto buio
fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in
mezzo agli animali divisi. [18]In quel giorno il Signore
concluse questa alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d'Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate; [19]il paese dove
abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti, [20]gli
Hittiti, i Perizziti, i Refaim, [21]gli Amorrei, i
Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei».
Genesi - Capitolo 16
Nascita di Ismaele
[1]Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli.
Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar, [2]Sarai
disse ad Abram: «Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole;
unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli».
Abram ascoltò la voce di Sarai. [3]Così, al termine di
dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai,
moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in
moglie ad Abram, suo marito. [4]Egli si unì ad Agar, che
restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la
sua padrona non contò più nulla per lei. [5]Allora Sarai
disse ad Abram: «L'offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho
dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta
d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore
sia giudice tra me e te!». [6]Abram disse a Sarai:
«Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti
pare». Sarai allora la maltrattò tanto che quella si
allontanò. [7]La trovò l'angelo del Signore presso una
sorgente d'acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur, [8]e
le disse: «Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?».
Rispose: «Vado lontano dalla mia padrona Sarai». [9]Le
disse l'angelo del Signore: «Ritorna dalla tua padrona e restale
sottomessa». [10]Le disse ancora l'angelo del Signore:
«Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per
la sua moltitudine». [11]Soggiunse poi l'angelo del
Signore:
«Ecco, sei incinta:
partorirai un figlio
e lo chiamarai Ismaele,
perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
[12]Egli sarà come un ònagro;
la sua mano sarà contro tutti
e la mano di tutti contro di lui
e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli».
[13]Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: «Tu
sei il Dio della visione», perché diceva: «Qui dunque sono
riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?». [14]Per
questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto quello
che si trova tra Kades e Bered. [15]Agar partorì ad Abram
un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva
partorito. [16]Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli
partorì Ismaele.
Genesi - Capitolo 17
L'alleanza e la circoncisione
[1]Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli
apparve e gli disse:
«Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.
[2]Porrò la mia alleanza
tra me e te
e ti renderò numeroso
molto, molto». [3]Subito Abram si prostrò con il viso a
terra e Dio parlò con lui:
[4]«Eccomi:
la mia alleanza è con te
e sarai padre
di una moltitudine di popoli.
[5]Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abraham
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò. [6]E ti renderò molto, molto
fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re. [7]Stabilirò
la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di
generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il
Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. [8]Darò a te
e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero,
tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro
Dio».
[9]Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare
la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di
generazione in generazione. [10]Questa è la mia alleanza
che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza
dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. [11]Vi
lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il
segno dell'alleanza tra me e voi. [12]Quando avrà otto
giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione
in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato
con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. [13]Deve
essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con
denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come
alleanza perenne. [14]Il maschio non circonciso, di cui
cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia
eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza».
[15]Dio aggiunse ad Abramo: «Quanto a Sarai tua
moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara. [16]Io la
benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e
diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei».
[17]Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e
rise e pensò: «Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E
Sara all'età di novanta anni potrà partorire?». [18]Abramo
disse a Dio: «Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!». [19]E
Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo
chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come
alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza
dopo di lui. [20]Anche riguardo a Ismaele io ti ho
esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto,
molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una
grande nazione. [21]Ma stabilirò la mia alleanza con
Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l'anno venturo». [22]Dio
terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò
Abramo.
[23]Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i
nati nella sua casa e tutti quelli comperati con il suo denaro,
tutti i maschi appartenenti al personale della casa di Abramo, e
circoncise la carne del loro membro in quello stesso giorno, come
Dio gli aveva detto. [24]Ora Abramo aveva novantanove
anni, quando si fece circoncidere la carne del membro. [25]Ismaele
suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne
del membro. [26]In quello stesso giorno furono circoncisi
Abramo e Ismaele suo figlio. [27]E tutti gli uomini della
sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro dagli
stranieri, furono circoncisi con lui.
Genesi - Capitolo 18
L'apparizione di Mamre
[1]Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre,
mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda
del giorno. [2]Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini
stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro
incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, [3]dicendo:
«Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar
oltre senza fermarti dal tuo servo. [4]Si vada a prendere
un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. [5]Permettete
che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore;
dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete
passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fà pure come hai
detto». [6]Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da
Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e
fanne focacce». [7]All'armento corse lui stesso, Abramo,
prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si
affrettò a prepararlo. [8]Prese latte acido e latte
fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a
loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di loro sotto
l'albero, quelli mangiarono.
[9]Poi gli dissero: «Dov'è Sara, tua moglie?».
Rispose: «E' là nella tenda». [10]Il Signore riprese:
«Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua
moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare
all'ingresso della tenda ed era dietro di lui. [11]Abramo
e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò
che avviene regolarmente alle donne. [12]Allora Sara rise
dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il
piacere, mentre il mio signore è vecchio!». [13]Ma il
Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò
davvero partorire, mentre sono vecchia? [14]C'è forse
qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato
tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». [15]Allora
Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli
disse: «Sì, hai proprio riso».
L'intercessione di Abramo
[16]Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare
Sòdoma dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. [17]Il
Signore diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto
per fare, [18]mentre Abramo dovrà diventare una nazione
grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni
della terra? [19]Infatti io l'ho scelto, perché egli
obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare
la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il
Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso». [20]Disse
allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo
grande e il loro peccato è molto grave. [21]Voglio
scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è
giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
[22]Quegli uomini partirono di lì e andarono verso
Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. [23]Allora
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il
giusto con l'empio? [24]Forse vi sono cinquanta giusti
nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel
luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? [25]Lungi
da te il far morire il giusto con l'empio, così che il giusto
sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta
la terra non praticherà la giustizia?». [26]Rispose il
Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell'ambito
della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
[27]Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare
al mio Signore, io che sono polvere e cenere... [28]Forse
ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque
distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò,
se ve ne trovo quarantacinque». [29]Abramo riprese ancora
a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta».
Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». [30]Riprese:
«Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne
troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò
trenta». [31]Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio
Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la
distruggerò per riguardo a quei venti». [32]Riprese:
«Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola;
forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la
distruggerò per riguardo a quei dieci». [33]Poi il
Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e
Abramo ritornò alla sua abitazione.
Genesi - Capitolo 19
La distruzione di Sodoma
[1]I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della
sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena
li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò
con la faccia a terra. [2]E disse: «Miei signori, venite
in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i
piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra
strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla
piazza». [3]Ma egli insistette tanto che vennero da lui
ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto,
fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. [4]Non si
erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè
gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa,
giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. [5]Chiamarono
Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da
te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo
abusarne!». [6]Lot uscì verso di loro sulla porta e,
dopo aver chiuso il battente dietro di sé, [7]disse:
«No, fratelli miei, non fate del male! [8]Sentite, io ho
due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve
le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non
facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra
del mio tetto». [9]Ma quelli risposero: «Tirati via!
Quest'individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il
giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!». E spingendosi
violentemente contro quell'uomo, cioè contro Lot, si
avvicinarono per sfondare la porta. [10]Allora
dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa
Lot e chiusero il battente; [11]quanto agli uomini che
erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio
accecante dal più piccolo al più grande, così che non
riuscirono a trovare la porta.
[12]Quegli uomini dissero allora a Lot: «Chi hai
ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai
in città, falli uscire da questo luogo. [13]Perché noi
stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di
loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a
distruggerli». [14]Lot uscì a parlare ai suoi generi,
che dovevano sposare le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite
da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la
città!». Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare. [15]Quando
apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: «Su,
prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non
essere travolto nel castigo della città». [16]Lot
indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le
sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore
verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della
città. [17]Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse:
«Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti
dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere
travolto!». [18]Ma Lot gli disse: «No, mio Signore! [19]Vedi,
il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una
grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non
riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga
e io muoia. [20]Vedi questa città: è abbastanza vicina
perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io
fugga lassù - non è una piccola cosa? - e così la mia vita
sarà salva». [21]Gli rispose: «Ecco, ti ho favorito
anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato.
[22]Presto, fuggi là perché io non posso far nulla,
finché tu non vi sia arrivato». Perciò quella città si
chiamò Zoar.
[23]Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a
Zoar, [24]quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo
sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal
Signore. [25]Distrusse queste città e tutta la valle con
tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. [26]Ora
la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
[27]Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era
fermato davanti al Signore; [28]contemplò dall'alto
Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un
fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
[29]Così, quando Dio distrusse le città della valle,
Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe,
mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.
Origine dei Moabiti e degli Ammoniti
[30]Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla
montagna, insieme con le due figlie, perché temeva di restare in
Zoar, e si stabilì in una caverna con le sue due figlie. [31]Ora
la maggiore disse alla più piccola: «Il nostro padre è veccho
e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo
l'uso di tutta la terra. [32]Vieni, facciamo bere del vino
a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo
sussistere una discendenza da nostro padre». [33]Quella
notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a
coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando
essa si coricò, né quando essa si alzò. [34]All'indomani
la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono
coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa
notte e và tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una
discendenza da nostro padre». [35]Anche quella notte
fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a
coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si
coricò, né quando essa si alzò. [36]Così le due figlie
di Lot concepirono dal loro padre. [37]La maggiore
partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei
Moabiti che esistono fino ad oggi. [38]Anche la più
piccola partorì un figlio e lo chiamò «Figlio del mio
popolo». Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad
oggi.
Genesi - Capitolo 20
Abramo a Gerar
[1]Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel
Negheb, e si stabilì tra Kades e Sur; poi soggiornò come
straniero a Gerar. [2]Siccome Abramo aveva detto della
moglie Sara: «E' mia sorella», Abimèlech, re di Gerar, mandò
a prendere Sara. [3]Ma Dio venne da Abimèlech di notte,
in sogno, e gli disse: «Ecco stai per morire a causa della donna
che tu hai presa; essa appartiene a suo marito». [4]Abimèlech,
che non si era ancora accostato a lei, disse: «Mio Signore, vuoi
far morire anche la gente innocente? [5]Non mi ha forse
detto: E' mia sorella? E anche lei ha detto: E' mio fratello. Con
retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo». [6]Gli
rispose Dio nel sogno: «Anch'io so che con retta coscienza hai
fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me:
perciò non ho permesso che tu la toccassi. [7]Ora
restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi
egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che
sarai degno di morte con tutti i tuoi». [8]Allora
Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi
servi, ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si
impaurirono molto. [9]Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli
disse: «Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso contro di te,
perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto
grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno». [10]Poi
Abimèlech disse ad Abramo: «A che miravi agendo in tal modo?».
[11]Rispose Abramo: «Io mi sono detto: certo non vi sarà
timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia
moglie. [12]Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia
di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia
moglie. [13]Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi
dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu
mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me: è mio
fratello». [14]Allora Abimèlech prese greggi e armenti,
schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì la moglie
Sara. [15]Inoltre Abimèlech disse: «Ecco davanti a te il
mio territorio: và ad abitare dove ti piace!». [16]A
Sara disse: «Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo fratello:
sarà per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con te.
Così tu sei in tutto riabilitata». [17]Abramo pregò Dio
e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue serve, sì che
poterono ancora partorire. [18]Perché il Signore aveva
reso sterili tutte le donne della casa di Abimèlech, per il
fatto di Sara, moglie di Abramo.
Genesi - Capitolo 21
Nascita di Isacco
[1]Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a
Sara come aveva promesso. [2]Sara concepì e partorì ad
Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva
fissato. [3]Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era
nato, che Sara gli aveva partorito. [4]Abramo circoncise
suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli
aveva comandato. [5]Abramo aveva cento anni, quando gli
nacque il figlio Isacco. [6]Allora Sara disse: «Motivo di
lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di
me!». [7]Poi disse: «Chi avrebbe mai detto ad Abramo:
Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio
nella sua vecchiaia!».
Agar e Ismaele cacciati
[8]Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un
grande banchetto quando Isacco fu svezzato. [9]Ma Sara
vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva
partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. [10]Disse
allora ad Abramo: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché
il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio
Isacco». [11]La cosa dispiacque molto ad Abramo per
riguardo a suo figlio. [12]Ma Dio disse ad Abramo: «Non
ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta
la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché
attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe. [13]Ma
io farò diventare una grande nazione anche il figlio della
schiava, perché è tua prole». [14]Abramo si alzò di
buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad
Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e
la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di
Bersabea. [15]Tutta l'acqua dell'otre era venuta a
mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio [16]e
andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco,
perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando
gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. [17]Ma
Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar
dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha
udito la voce del fanciullo là dove si trova. [18]Alzati,
prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una
grande nazione». [19]Dio le aprì gli occhi ed essa vide
un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il
fanciullo. [20]E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e
abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco. [21]Egli
abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del
paese d'Egitto.
Abramo e Abimèlech a Bersabea
[22]In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo
esercito, disse ad Abramo: «Dio è con te in quanto fai. [23]Ebbene,
giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli
né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te,
così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero».
[24]Rispose Abramo: «Io lo giuro». [25]Ma Abramo
rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d'acqua, che i servi
di Abimèlech avevano usurpato. [26]Abimèlech disse: «Io
non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato,
né io ne ho sentito parlare se non oggi». [27]Allora
Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede ad
Abimèlech: tra loro due conclusero un'alleanza. [28]Poi
Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge. [29]Abimèlech
disse ad Abramo: «Che significano quelle sette agnelle che hai
messe in disparte?». [30]Rispose: «Tu accetterai queste
sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di
testimonianza che io ho scavato questo pozzo». [31]Per
questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero
giuramento tutti e due. [32]E dopo che ebbero concluso
l'alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del
suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei. [33]Abramo
piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del
Signore, Dio dell'eternità. [34]E fu forestiero nel paese
dei Filistei per molto tempo.
Genesi - Capitolo 22
Il sacrificio di Isacco
[1]Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli
disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». [2]Riprese:
«Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel
territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io
ti indicherò». [3]Abramo si alzò di buon mattino,
sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco,
spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il
luogo che Dio gli aveva indicato. [4]Il terzo giorno
Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. [5]Allora
Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il
ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da
voi». [6]Abramo prese la legna dell'olocausto e la
caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello,
poi proseguirono tutt'e due insieme. [7]Isacco si rivolse
al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi,
figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è
l'agnello per l'olocausto?». [8]Abramo rispose: «Dio
stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!».
Proseguirono tutt'e due insieme; [9]così arrivarono al
luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare,
collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose
sull'altare, sopra la legna. [10]Poi Abramo stese la mano
e prese il coltello per immolare suo figlio. [11]Ma
l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo,
Abramo!». Rispose: «Eccomi!». [12]L'angelo disse: «Non
stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora
so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo
unico figlio». [13]Allora Abramo alzò gli occhi e vide
un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a
prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. [14]Abramo
chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si
dice: «Sul monte il Signore provvede». [15]Poi l'angelo
del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta [16]e
disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai
fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico
figlio, [17]io ti benedirò con ogni benedizione e
renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del
cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua
discendenza si impadronirà delle città dei nemici. [18]Saranno
benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra,
perché tu hai obbedito alla mia voce».
[19]Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero
in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
La discendenza di Nacor
[20]Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa
notizia: «Ecco Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello»: [21]Uz,
il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram [22]e
Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl; [23]Betuèl generò
Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor, fratello di
Abramo. [24]Anche la sua concubina, chiamata Reuma,
partorì figli: Tebach, Gacam, Tacas e Maaca.
Genesi - Capitolo 23
La tomba dei patriarchi
[1]Gli anni della vita di Sara furono centoventisette:
questi furono gli anni della vita di Sara. [2]Sara morì a
Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Canaan, e Abramo venne a
fare il lamento per Sara e a piangerla. [3]Poi Abramo si
staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti: [4]«Io
sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la
proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar
via la salma e seppellirla». [5]Allora gli Hittiti
risposero: [6]«Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un
principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel
migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti proibirà di
seppellire la tua defunta nel suo sepolcro». [7]Abramo si
alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti agli
Hittiti e parlò loro: [8]«Se è secondo il vostro
desiderio che io porti via il mio morto e lo seppellisca,
ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Zocar, [9]perché
mi dia la sua caverna di Macpela, che è all'estremità del suo
campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà
sepolcrale in mezzo a voi». [10]Ora Efron stava seduto in
mezzo agli Hittiti. Efron l'Hittita rispose ad Abramo, mentre lo
ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano per la porta della sua
città, e disse: [11]«Ascolta me, piuttosto, mio signore:
ti cedo il campo con la caverna che vi si trova, in presenza dei
figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il tuo morto». [12]Allora
Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del paese. [13]Parlò
ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse: «Se
solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo.
Accettalo da me, così io seppellirò là il mio morto». [14]Efron
rispose ad Abramo: [15]«Ascolta me piuttosto, mio
signore: un terreno del valore di quattrocento sicli d'argento
che cosa è mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto».
[16]Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo
pesò ad Efron il prezzo che questi aveva detto, mentre lo
ascoltavano gli Hittiti, cioè quattrocento sicli d'argento,
nella moneta corrente sul mercato. [17]Così il campo di
Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la
caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il
campo e intorno al suo limite, [18]passarono in proprietà
ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti entravano nella
porta della città. [19]Dopo, Abramo seppellì Sara, sua
moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre,
cioè Ebron, nel paese di Canaan. [20]Il campo e la
caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad Abramo in
proprietà sepolcrale.
Genesi - Capitolo 24
Matrimonio di Isacco
[1]Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il
Signore lo aveva benedetto in ogni cosa. [2]Allora Abramo
disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva
potere su tutti i suoi beni: «Metti la mano sotto la mia coscia [3]e
ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra,
che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei
Cananei, in mezzo ai quali abito, [4]ma che andrai al mio
paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio
Isacco». [5]Gli disse il servo: «Se la donna non mi vuol
seguire in questo paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al
paese da cui tu sei uscito?». [6]Gli rispose Abramo:
«Guardati dal ricondurre là mio figlio! [7]Il Signore,
Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di
mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha
giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso
manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di
là una moglie per il mio figlio. [8]Se la donna non
vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto;
ma non devi ricondurre là il mio figlio».
[9]Allora il servo mise la mano sotto la coscia di
Abramo, suo padrone, e gli prestò giuramento riguardo a questa
cosa. [10]Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e,
portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in
viaggio e andò nel Paese dei due fiumi, alla città di Nacor. [11]Fece
inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo
d'acqua, nell'ora della sera, quando le donne escono ad
attingere. [12]E disse: «Signore, Dio del mio padrone
Abramo, concedimi un felice incontro quest'oggi e usa benevolenza
verso il mio padrone Abramo! [13]Ecco, io sto presso la
fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della città escono per
attingere acqua. [14]Ebbene, la ragazza alla quale dirò:
Abbassa l'anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche
ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata
al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato
benevolenza al mio padrone». [15]Non aveva ancora finito
di parlare, quand'ecco Rebecca, che era nata a Betuèl figlio di
Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l'anfora
sulla spalla. [16]La giovinetta era molto bella d'aspetto,
era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla
sorgente, riempì l'anfora e risalì. [17]Il servo allora
le corse incontro e disse: «Fammi bere un pò d'acqua dalla tua
anfora». [18]Rispose: «Bevi, mio signore». In fretta
calò l'anfora sul braccio e lo fece bere. [19]Come ebbe
finito di dargli da bere, disse: «Anche per i tuoi cammelli ne
attingerò, finché finiranno di bere». [20]In fretta
vuotò l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al
pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui. [21]Intanto
quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se il
Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio. [22]Quando
i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un pendente
d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose
sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d'oro. [23]E
disse: «Di chi sei figlia? Dimmelo. C'è posto per noi in casa
di tuo padre, per passarvi la notte?». [24]Gli rispose:
«Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a
Nacor». [25]E soggiunse: «C'è paglia e foraggio in
quantità da noi e anche posto per passare la notte».
[26]Quell'uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore
[27]e disse: «Sia benedetto il Signore, Dio del mio
padrone Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e
fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, il Signore mi ha
guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio padrone». [28]La
giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte
queste cose. [29]Ora Rebecca aveva un fratello chiamato
Làbano e Làbano corse fuori da quell'uomo al pozzo. [30]Egli
infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della
sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: «Così mi
ha parlato quell'uomo», venne da costui che ancora stava presso
i cammelli vicino al pozzo. [31]Gli disse: «Vieni,
benedetto dal Signore! Perché te ne stai fuori, mentre io ho
preparato la casa e un posto per i cammelli?». [32]Allora
l'uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli, fornì
paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e
ai suoi uomini. [33]Quindi gli fu posto davanti da
mangiare, ma egli disse; «Non mangerò, finché non avrò detto
quello che devo dire». Gli risposero: «Dì pure». [34]E
disse: «Io sono un servo di Abramo. [35]Il Signore ha
benedetto molto il mio padrone, che è diventato potente: gli ha
concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave,
cammelli e asini. [36]Sara, la moglie del mio padrone, gli
ha partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli
ha dato tutti i suoi beni. [37]E il mio padrone mi ha
fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le
figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, [38]ma andrai
alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie
per mio figlio. [39]Io dissi al mio padrone: Forse la
donna non mi seguirà. [40]Mi rispose: Il Signore, alla
cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà
felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una
moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio
padre. [41]Solo quando sarai andato alla mia famiglia,
sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero cedertela,
sarai esente dalla mia maledizione. [42]Così oggi sono
arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio padrone
Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo, [43]ecco,
io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che uscirà ad
attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un pò d'acqua dalla
tua anfora, [44]e mi risponderà: Bevi tu; anche per i
tuoi cammelli attingerò, quella sarà la moglie che il Signore
ha destinata al figlio del mio padrone. [45]Io non avevo
ancora finito di pensare, quand'ecco Rebecca uscire con l'anfora
sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi:
Fammi bere. [46]Subito essa calò l'anfora e disse: Bevi;
anche ai tuoi cammelli darò da bere. Così io bevvi ed essa
diede da bere anche ai cammelli. [47]E io la interrogai:
Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl, il figlio che
Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle
narici e i braccialetti alle braccia. [48]Poi mi
inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il Signore, Dio
del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via
giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio
padrone. [49]Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà
verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere
ugualmente, perché io mi rivolga altrove».
[50]Allora Làbano e Betuèl risposero: «Dal Signore
la cosa procede, non possiamo dirti nulla. [51]Ecco
Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del figlio
del tuo padrone, come ha parlato il Signore».
[52]Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si
prostrò a terra davanti al Signore. [53]Poi il servo
tirò fuori oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti e li diede
a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di
lei. [54]Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e
passarono la notte. Quando si alzarono alla mattina, egli disse:
«Lasciatemi andare dal mio padrone». [55]Ma il fratello
e la madre di lei dissero: «Rimanga la giovinetta con noi
qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai». [56]Rispose
loro: «Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon
esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio
padrone!». [57]Dissero allora: «Chiamiamo la giovinetta
e domandiamo a lei stessa». [58]Chiamarono dunque Rebecca
e le dissero: «Vuoi partire con quest'uomo?». Essa rispose:
«Andrò». [59]Allora essi lasciarono partire Rebecca con
la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini. [60]Benedissero
Rebecca e le dissero:
«Tu, sorella nostra,
diventa migliaia di miriadi
e la tua stirpe conquisti
la porta dei suoi nemici!».
[61]Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono,
montarono sui cammelli e seguirono quell'uomo. Il servo prese con
sé Rebecca e partì. [62]Intanto Isacco rientrava dal
pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb. [63]Isacco
uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli
occhi, vide venire i cammelli. [64]Alzò gli occhi anche
Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. [65]E
disse al servo: «Chi è quell'uomo che viene attraverso la
campagna incontro a noi?». Il servo rispose: «E' il mio
padrone». Allora essa prese il velo e si coprì. [66]Il
servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte. [67]Isacco
introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara;
si prese in moglie Rebecca e l'amò. Isacco trovò conforto dopo
la morte della madre.
Genesi - Capitolo 25
La discendenza di Chetura
[1]Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome
Chetura. [2]Essa gli partorì Zimran, Ioksan, Medan,
Madian, Isbak e Suach. [3]Ioksan generò Saba e Dedan e i
figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim. [4]I
figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti
questi sono i figli di Chetura.
[5]Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco. [6]Quanto
invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede
loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli
lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione
orientale.
Morte di Abramo
[7]La durata della vita di Abramo fu di
centosettantacinque anni. [8]Poi Abramo spirò e morì in
felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi
antenati. [9]Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e
Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di
Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre. [10]E' appunto il
campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono
sepolti Abramo e sua moglie Sara. [11]Dopo la morte di
Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò
presso il pozzo di Lacai-Roi.
La discendenza di Ismaele
[12]Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di
Abramo, che gli aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.
[13]Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro
elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è
Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam, [14]Misma, Duma,
Massa, [15]Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma. [16]Questi
sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro
recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive
tribù. [17]La durata della vita di Ismaele fu di
centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati. [18]Egli
abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell'Egitto
in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i
suoi fratelli.
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