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LA BIBBIA
Esodo - Capitolo 15
Canto di vittoria
[1]Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto
al Signore e dissero:
«Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere.
[2]Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
E' il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!
[3]Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.
[4]I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mare Rosso.
[5]Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.
[6]La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;
[7]con sublime grandezza
abbatti i tuoi avversari,
scateni il tuo furore
che li divora come paglia.
[8]Al soffio della tua ira
si accumularono le acque,
si alzarono le onde
come un argine,
si rappresero gli abissi
in fondo al mare.
[9]Il nemico aveva detto:
Inseguirò, raggiungerò,
spartirò il bottino,
se ne sazierà la mia brama;
sfodererò la spada,
li conquisterà la mia mano!
[10]Soffiasti con il tuo alito:
il mare li coprì,
sprofondarono come piombo
in acque profonde.
[11]Chi è come te fra gli dei, Signore?
Chi è come te,
maestoso in santità,
tremendo nelle imprese,
operatore di prodigi?
[12]Stendesti la destra:
la terra li inghiottì.
[13]Guidasti con il tuo favore
questo popolo che hai riscattato,
lo conducesti con forza
alla tua santa dimora.
[14]Hanno udito i popoli e tremano;
dolore incolse gli abitanti della Filistea.
[15]Gia si spaventano i capi di Edom,
i potenti di Moab li prende il timore;
tremano tutti gli abitanti di Canaan.
[16]Piombano sopra di loro
la paura e il terrore;
per la potenza del tuo braccio
restano immobili come pietra,
finché sia passato il tuo popolo, Signore,
finché sia passato questo tuo popolo
che ti sei acquistato.
[17]Lo fai entrare e lo pianti
sul monte della tua eredità,
luogo che per tua sede,
Signore, hai preparato,
santuario che le tue mani,
Signore, hanno fondato.
[18]Il Signore regna
in eterno e per sempre!».
[19]Quando infatti i cavalli del faraone, i suoi carri
e i suoi cavalieri furono entrati nel mare, il Signore fece
tornare sopra di essi le acque del mare, mentre gli Israeliti
avevano camminato sull'asciutto in mezzo al mare. [20]Allora
Maria, la profetessa, sorella di Aronne, prese in mano un
timpano: dietro a lei uscirono le donne con i timpani, formando
cori di danze. [21]Maria fece loro cantare il ritornello:
«Cantate al Signore
perché ha mirabilmente trionfato:
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere!».
II. IL CAMMINO NEL DESERTO
Mara
[22]Mosè fece levare l'accampamento di Israele dal
Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur.
Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. [23]Arrivarono
a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano
amare. Per questo erano state chiamate Mara. [24]Allora il
popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». [25]Egli
invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò
nell'acqua e l'acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore
impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise
alla prova. [26]Disse: «Se tu ascolterai la voce del
Signore tuo Dio e farai ciò che è retto ai suoi occhi, se tu
presterai orecchio ai suoi ordini e osserverai tutte le sue
leggi, io non t'infliggerò nessuna delle infermità che ho
inflitte agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti
guarisce!». [27]Poi arrivarono a Elim, dove sono dodici
sorgenti di acqua e settanta palme. Qui si accamparono presso
l'acqua.
Esodo - Capitolo 16
La manna e le quaglie
[1]Levarono l'accampamento da Elim e tutta la comunità
degli Israeliti arrivò al deserto di Sin, che si trova tra Elim
e il Sinai, il quindici del secondo mese dopo la loro uscita dal
paese d'Egitto.
[2]Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti
mormorò contro Mosè e contro Aronne. [3]Gli Israeliti
dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nel paese
d'Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne,
mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo
deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».
[4]Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per
far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a
raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo
metta alla prova, per vedere se cammina secondo la mia legge o
no. [5]Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che
dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che
raccoglieranno ogni altro giorno».
[6]Mosè e Aronne dissero a tutti gli Israeliti:
«Questa sera saprete che il Signore vi ha fatti uscire dal paese
d'Egitto; [7]domani mattina vedrete la Gloria del Signore;
poiché egli ha inteso le vostre mormorazioni contro di lui. Noi
infatti che cosa siamo, perché mormoriate contro di noi?». [8]Mosè
disse: «Quando il Signore vi darà alla sera la carne da
mangiare e alla mattina il pane a sazietà, sarà perché il
Signore ha inteso le mormorazioni, con le quali mormorate contro
di lui. Noi infatti che cosa siamo? Non contro di noi vanno le
vostre mormorazioni, ma contro il Signore».
[9]Mosè disse ad Aronne: «Dà questo comando a tutta
la comunità degli Israeliti: Avvicinatevi alla presenza del
Signore, perché egli ha inteso le vostre mormorazioni!». [10]Ora
mentre Aronne parlava a tutta la comunità degli Israeliti, essi
si voltarono verso il deserto: ed ecco la Gloria del Signore
apparve nella nube.
[11]Il Signore disse a Mosè: [12]«Ho inteso la
mormorazione degli Israeliti. Parla loro così: Al tramonto
mangerete carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che
io sono il Signore vostro Dio». [13]Ora alla sera le
quaglie salirono e coprirono l'accampamento; al mattino vi era
uno strato di rugiada intorno all'accampamento. [14]Poi lo
strato di rugiada svanì ed ecco sulla superficie del deserto vi
era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla
terra. [15]Gli Israeliti la videro e si dissero l'un
l'altro: «Man hu: che cos'è?», perché non sapevano che
cosa fosse. Mosè disse loro: «E' il pane che il Signore vi ha
dato in cibo.
[16]Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene
quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo
il numero delle persone con voi. Ne prenderete ciascuno per
quelli della propria tenda».
[17]Così fecero gli Israeliti. Ne raccolsero chi molto
chi poco. [18]Si misurò con l'omer: colui che ne
aveva preso di più, non ne aveva di troppo, colui che ne aveva
preso di meno non ne mancava: avevano raccolto secondo quanto
ciascuno poteva mangiarne. [19]Poi Mosè disse loro:
«Nessuno ne faccia avanzare fino al mattino». [20]Essi
non obbedirono a Mosè e alcuni ne conservarono fino al mattino;
ma vi si generarono vermi e imputridì. Mosè si irritò contro
di loro.
[21]Essi dunque ne raccoglievano ogni mattina secondo
quanto ciascuno mangiava; quando il sole cominciava a scaldare,
si scioglieva.
[22]Nel sesto giorno essi raccolsero il doppio di quel
pane, due omer a testa. Allora tutti i principi della
comunità vennero ad informare Mosè. [23]E disse loro:
«E' appunto ciò che ha detto il Signore: Domani è sabato,
riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da cuocere,
cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza,
tenetelo in serbo fino a domani mattina».
[24]Essi lo misero in serbo fino al mattino, come aveva
ordinato Mosè, e non imputridì, né vi si trovarono vermi.
[25]Disse Mosè: «Mangiatelo oggi, perché è sabato
in onore del Signore: oggi non lo troverete nella campagna. [26]Sei
giorni lo raccoglierete, ma il settimo giorno è sabato: non ve
ne sarà».
[27]Nel settimo giorno alcuni del popolo uscirono per
raccoglierne, ma non ne trovarono. [28]Disse allora il
Signore a Mosè: «Fino a quando rifiuterete di osservare i miei
ordini e le mie leggi? [29]Vedete che il Signore vi ha
dato il sabato! Per questo egli vi dà al sesto giorno il pane
per due giorni. Restate ciascuno al proprio posto! Nel settimo
giorno nessuno esca dal luogo dove si trova».
[30]Il popolo dunque riposò nel settimo giorno.
[31]La casa d'Israele la chiamò manna. Era simile al
seme del coriandolo e bianca; aveva il sapore di una focaccia con
miele.
[32]Mosè disse: «Questo ha ordinato il Signore:
Riempitene un omer e conservatelo per i vostri
discendenti, perché vedano il pane che vi ho dato da mangiare
nel deserto, quando vi ho fatti uscire dal paese d'Egitto».
[33]Mosè disse quindi ad Aronne: «Prendi un'urna e
mettici un omer completo di manna; deponila davanti al
Signore e conservala per i vostri discendenti».
[34]Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè,
Aronne la depose per conservarla davanti alla Testimonianza.
[35]Gli Israeliti mangiarono la manna per quarant'anni,
fino al loro arrivo in una terra abitata, mangiarono cioè la
manna finché furono arrivati ai confini del paese di Canaan. [36]L'omer
è la decima parte di un efa.
Esodo - Capitolo 17
L'acqua scaturita dalla roccia
[1]Tutta la comunità degli Israeliti levò
l'accampamento dal deserto di Sin, secondo l'ordine che il
Signore dava di tappa in tappa, e si accampò a Refidim. Ma non
c'era acqua da bere per il popolo. [2]Il popolo protestò
contro Mosè: «Dateci acqua da bere!». Mosè disse loro:
«Perché protestate con me? Perché mettete alla prova il
Signore?». [3]In quel luogo dunque il popolo soffriva la
sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e
disse: «Perché ci hai fatti uscire dall'Egitto per far morire
di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». [4]Allora
Mosè invocò l'aiuto del Signore, dicendo: «Che farò io per
questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!». [5]Il
Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te
alcuni anziani di Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai
percosso il Nilo, e và! [6]Ecco, io starò davanti a te
sulla roccia, sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà
acqua e il popolo berrà». Mosè così fece sotto gli occhi
degli anziani d'Israele. [7]Si chiamò quel luogo Massa e
Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero
alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi
sì o no?».
Combattimento contro Amalek
[8]Allora Amalek venne a combattere contro Israele a
Refidim. [9]Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni
uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto
sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio». [10]Giosuè
eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro
Amalek, mentre Mosè, Aronne, e Cur salirono sulla cima del
colle. [11]Quando Mosè alzava le mani, Israele era il
più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. [12]Poiché
Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una
pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre
Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra, sostenevano
le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto
del sole. [13]Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo
passandoli poi a fil di spada. [14]Allora il Signore disse
a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli
orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek
sotto il cielo!».
[15]Allora Mosè costruì un altare, lo chiamò «Il
Signore è il mio vessillo» [16]e disse:
«Una mano s'è levata sul trono del Signore:
vi sarà guerra del Signore contro Amalek
di generazione in generazione!».
Esodo - Capitolo 18
Incontro di Ietro e di Mosè
[1]Ietro, sacerdote di Madian, suocero di Mosè, venne
a sapere quanto Dio aveva operato per Mosè e per Israele, suo
popolo, come il Signore aveva fatto uscire Israele dall'Egitto. [2]Allora
Ietro prese con sé Zippora, moglie di Mosè, che prima egli
aveva rimandata, [3]e insieme i due figli di lei, uno dei
quali si chiamava Gherson, perché egli aveva detto: «Sono un
emigrato in terra straniera», [4]e l'altro si chiamava
Eliezer, perché «Il Dio di mio padre è venuto in mio aiuto e
mi ha liberato dalla spada del faraone». [5]Ietro dunque,
suocero di Mosè, con i figli e la moglie di lui venne da Mosè
nel deserto, dove era accampato, presso la montagna di Dio. [6]Egli
fece dire a Mosè: «Sono io, Ietro, tuo suocero, che vengo da te
con tua moglie e i suoi due figli!». [7]Mosè andò
incontro al suocero, si prostrò davanti a lui e lo baciò; poi
si informarono l'uno della salute dell'altro ed entrarono sotto
la tenda. [8]Mosè raccontò al suocero quanto il Signore
aveva fatto al faraone e agli Egiziani per Israele, tutte le
difficoltà loro capitate durante il viaggio, dalle quali il
Signore li aveva liberati. [9]Ietro gioì di tutti i
benefici che il Signore aveva fatti a Israele, quando lo aveva
liberato dalla mano degli Egiziani. [10]Disse Ietro:
«Benedetto sia il Signore, che vi ha liberati dalla mano degli
Egiziani e dalla mano del faraone: egli ha strappato questo
popolo dalla mano dell'Egitto! [11]Ora io so che il
Signore è più grande di tutti gli dei, poiché egli ha operato
contro gli Egiziani con quelle stesse cose di cui essi si
vantavano». [12]Poi Ietro, suocero di Mosè, offrì un
olocausto e sacrifici a Dio. Vennero Aronne e tutti gli anziani
d'Israele e fecero un banchetto con il suocero di Mosè davanti a
Dio.
Istituzione dei giudici
[13]Il giorno dopo Mosè sedette a render giustizia al
popolo e il popolo si trattenne presso Mosè dalla mattina fino
alla sera. [14]Allora Ietro, visto quanto faceva per il
popolo, gli disse: «Che cos'è questo che fai per il popolo?
Perché siedi tu solo, mentre il popolo sta presso di te dalla
mattina alla sera?». [15]Mosè rispose al suocero:
«Perché il popolo viene da me per consultare Dio. [16]Quando
hanno qualche questione, vengono da me e io giudico le vertenze
tra l'uno e l'altro e faccio conoscere i decreti di Dio e le sue
leggi». [17]Il suocero di Mosè gli disse: «Non va bene
quello che fai! [18]Finirai per soccombere, tu e il popolo
che è con te, perché il compito è troppo pesante per te; tu
non puoi attendervi da solo. [19]Ora ascoltami: ti voglio
dare un consiglio e Dio sia con te! Tu stà davanti a Dio in nome
del popolo e presenta le questioni a Dio. [20]A loro
spiegherai i decreti e le leggi; indicherai loro la via per la
quale devono camminare e le opere che devono compiere. [21]Invece
sceglierai tra tutto il popolo uomini integri che temono Dio,
uomini retti che odiano la venalità e li costituirai sopra di
loro come capi di migliaia, capi di centinaia, capi di
cinquantine e capi di decine. [22]Essi dovranno giudicare
il popolo in ogni circostanza; quando vi sarà una questione
importante, la sottoporranno a te, mentre essi giudicheranno ogni
affare minore. Così ti alleggerirai il peso ed essi lo
porteranno con te. [23]Se tu fai questa cosa e se Dio te
la comanda, potrai resistere e anche questo popolo arriverà in
pace alla sua mèta».
[24]Mosè ascoltò la voce del suocero e fece quanto
gli aveva suggerito. [25]Mosè dunque scelse uomini capaci
in tutto Israele e li costituì alla testa del popolo come capi
di migliaia, capi di centinaia, capi di cinquantine e capi di
decine. [26]Essi giudicavano il popolo in ogni
circostanza: quando avevano affari difficili li sottoponevano a
Mosè, ma giudicavano essi stessi tutti gli affari minori. [27]Poi
Mosè congedò il suocero, il quale tornò al suo paese.
Esodo - Capitolo 19
III. L'ALLEANZA SUL SINAI
1. L'ALLEANZA E IL DECALOGO
Arrivo al Sinai
[1]Al terzo mese dall'uscita degli Israeliti dal paese
di Egitto, proprio in quel giorno, essi arrivarono al deserto del
Sinai. [2]Levato l'accampamento da Refidim, arrivarono al
deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò
davanti al monte.
Promessa dell'alleanza
[3]Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal
monte, dicendo: «Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai
agli Israeliti: [4]Voi stessi avete visto ciò che io ho
fatto all'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho
fatti venire fino a me. [5]Ora, se vorrete ascoltare la
mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la
proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! [6]Voi
sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste
parole dirai agli Israeliti».
[7]Mosè andò, convocò gli anziani del popolo e
riferì loro tutte queste parole, come gli aveva ordinato il
Signore. [8]Tutto il popolo rispose insieme e disse:
«Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!». Mosè tornò dal
Signore e riferì le parole del popolo.
Preparazione dell'alleanza
[9]Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire
verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io
parlerò con te e credano sempre anche a te».
Mosè riferì al Signore le parole del popolo.
[10]Il Signore disse a Mosè: «Và dal popolo e
purificalo oggi e domani: lavino le loro vesti [11]e si
tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il
Signore scenderà sul monte Sinai alla vista di tutto il popolo. [12]Fisserai
per il popolo un limite tutto attorno, dicendo: Guardatevi dal
salire sul monte e dal toccare le falde. Chiunque toccherà il
monte sarà messo a morte.
[13]Nessuna mano però dovrà toccare costui: dovrà
essere lapidato o colpito con tiro di arco.
Animale o uomo non dovrà sopravvivere.
Quando suonerà il corno, allora soltanto essi potranno salire
sul monte».
[14]Mosè scese dal monte verso il popolo; egli fece
purificare il popolo ed essi lavarono le loro vesti. [15]Poi
disse al popolo: «Siate pronti in questi tre giorni: non unitevi
a donna».
La teofonia
[16]Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi
furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono
fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell'accampamento
fu scosso da tremore.
[17]Allora Mosè fece uscire il popolo
dall'accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle
falde del monte.
[18]Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di
esso era sceso il Signore nel fuoco e il suo fumo saliva come il
fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. [19]Il
suono della tromba diventava sempre più intenso: Mosè parlava e
Dio gli rispondeva con voce di tuono.
[20]Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla
vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del
monte. Mosè salì.
[21]Poi il Signore disse a Mosè: «Scendi, scongiura
il popolo di non irrompere verso il Signore per vedere,
altrimenti ne cadrà una moltitudine! [22]Anche i
sacerdoti, che si avvicinano al Signore, si tengano in stato di
purità, altrimenti il Signore si avventerà contro di loro!».
[23]Mosè disse al Signore: «Il popolo non può salire
al monte Sinai, perché tu stesso ci hai avvertiti dicendo: Fissa
un limite verso il monte e dichiaralo sacro».
[24]Il Signore gli disse: «Và, scendi, poi salirai tu
e Aronne con te. Ma i sacerdoti e il popolo non si precipitino
per salire verso il Signore, altrimenti egli si avventerà contro
di loro!».
[25]Mosè scese verso il popolo e parlò.
Esodo - Capitolo 20
Il decalogo
[1]Dio allora pronunciò tutte queste parole: [2]«Io
sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese
d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: [3]non avrai
altri dei di fronte a me. [4]Non ti farai idolo né
immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che
è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la
terra. [5]Non ti prostrerai davanti a loro e non li
servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla
quarta generazione, per coloro che mi odiano, [6]ma che
dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che
mi amano e osservano i miei comandi.
[7]Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio,
perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo
nome invano.
[8]Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: [9]sei
giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; [10]ma il
settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non
farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né
il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il
forestiero che dimora presso di te. [11]Perché in sei
giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto
è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il
Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato
sacro.
[12]Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
[13]Non uccidere.
[14]Non commettere adulterio.
[15]Non rubare.
[16]Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo
prossimo.
[17]Non desiderare la casa del tuo prossimo.
Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo,
né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna
cosa che appartenga al tuo prossimo».
[18]Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il
suono del corno e il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da
tremore e si tenne lontano.
[19]Allora dissero a Mosè: «Parla tu a noi e noi
ascolteremo, ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo!».
[20]Mosè disse al popolo: «Non abbiate timore: Dio è
venuto per mettervi alla prova e perché il suo timore vi sia
sempre presente e non pecchiate».
[21]Il popolo si tenne dunque lontano, mentre Mosè
avanzò verso la nube oscura, nella quale era Dio.
2. IL CODICE DELL'ALLEANZA
Legge dell'altare
[22]Il Signore disse a Mosè: «Dirai agli Israeliti:
Avete visto che vi ho parlato dal cielo! [23]Non fate dei
d'argento e dei d'oro accanto a me: non fatene per voi! [24]Farai
per me un altare di terra e, sopra, offrirai i tuoi olocausti e i
tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni
luogo dove io vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti
benedirò. [25]Se tu mi fai un altare di pietra, non lo
costruirai con pietra tagliata, perché alzando la tua lama su di
essa, tu la renderesti profana. [26]Non salirai sul mio
altare per mezzo di gradini, perché là non si scopra la tua
nudità.
Esodo - Capitolo 21
Leggi sugli schiavi
[1]Queste sono le norme che tu esporrai loro. [2]Quando
tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei
anni e nel settimo potrà andarsene libero, senza riscatto. [3]Se
è entrato solo, uscirà solo; se era coniugato, sua moglie se ne
andrà con lui. [4]Se il suo padrone gli ha dato moglie e
questa gli ha partorito figli o figlie, la donna e i suoi figli
saranno proprietà del padrone ed egli se ne andrà solo. [5]Ma
se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone, a mia
moglie, ai miei figli; non voglio andarmene in libertà, [6]allora
il suo padrone lo condurrà davanti a Dio, lo farà accostare al
battente o allo stipite della porta e gli forerà l'orecchio con
la lesina; quegli sarà suo schiavo per sempre.
[7]Quando un uomo venderà la figlia come schiava, essa
non se ne andrà come se ne vanno gli schiavi. [8]Se essa
non piace al padrone, che così non se la prende come concubina,
la farà riscattare. Comunque egli non può venderla a gente
straniera, agendo con frode verso di lei. [9]Se egli la
vuol dare come concubina al proprio figlio, si comporterà nei
suoi riguardi secondo il diritto delle figlie. [10]Se egli
ne prende un'altra per sé, non diminuirà alla prima il
nutrimento, il vestiario, la coabitazione. [11]Se egli non
fornisce a lei queste cose, essa potrà andarsene, senza che sia
pagato il prezzo del riscatto.
Omicidio
[12]Colui che colpisce un uomo causandone la morte,
sarà messo a morte. [13]Però per colui che non ha teso
insidia, ma che Dio gli ha fatto incontrare, io ti fisserò un
luogo dove potrà rifugiarsi. [14]Ma, quando un uomo
attenta al suo prossimo per ucciderlo con inganno, allora lo
strapperai anche dal mio altare, perché sia messo a morte.
[15]Colui che percuote suo padre o sua madre sarà
messo a morte.
[16]Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si
trova ancora in mano a lui, sarà messo a morte.
[17]Colui che maledice suo padre o sua madre sarà
messo a morte.
Colpi e ferite
[18]Quando alcuni uomini rissano e uno colpisce il suo
prossimo con una pietra o con il pugno e questi non è morto, ma
debba mettersi a letto, [19]se poi si alza ed esce con il
bastone, chi lo ha colpito sarà ritenuto innocente, ma dovrà
pagare il riposo forzato e procurargli le cure.
[20]Quando un uomo colpisce con il bastone il suo
schiavo o la sua schiava e gli muore sotto le sue mani, si deve
fare vendetta. [21]Ma se sopravvive un giorno o due, non
sarà vendicato, perché è acquisto del suo denaro.
[22]Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna
incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia,
si esigerà un'ammenda, secondo quanto imporrà il marito della
donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. [23]Ma
se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: [24]occhio
per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, [25]bruciatura
per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido.
[26]Quando un uomo colpisce l'occhio del suo schiavo o
della sua schiava e lo acceca, gli darà la libertà in compenso
dell'occhio. [27]Se fa cadere il dente del suo schiavo o
della sua schiava, gli darà la libertà in compenso del dente.
[28]Quando un bue cozza con le corna contro un uomo o
una donna e ne segue la morte, il bue sarà lapidato e non se ne
mangerà la carne. Però il proprietario del bue è innocente.
[29]Ma se il bue era solito cozzare con le corna gia
prima e il padrone era stato avvisato e non lo aveva custodito,
se ha causato la morte di un uomo o di una donna, il bue sarà
lapidato e anche il suo padrone dev'essere messo a morte. [30]Se
invece gli viene imposta una compensazione, egli pagherà il
riscatto della propria vita, secondo quanto gli verrà imposto. [31]Se
cozza con le corna contro un figlio o se cozza contro una figlia,
si procederà nella stessa maniera.
[32]Se il bue colpisce con le corna uno schiavo o una
schiava, si pagheranno al padrone trenta sicli d'argento e il bue
sarà lapidato.
[33]Quando un uomo lascia una cisterna aperta oppure
quando un uomo scava una cisterna e non la copre, se vi cade un
bue o un asino, [34]il proprietario della cisterna deve
dare l'indennizzo: verserà il denaro al padrone della bestia e
l'animale morto gli apparterrà.
[35]Quando il bue di un uomo cozza contro il bue del
suo prossimo e ne causa la morte, essi venderanno il bue vivo e
se ne divideranno il prezzo; si divideranno anche la bestia
morta. [36]Ma se è notorio che il bue cozzava gia prima e
il suo padrone non lo ha custodito, egli dovrà dare come
indennizzo bue per bue e la bestia morta gli apparterrà.
Furti di animali
[37]Quando un uomo ruba un bue o un montone e poi lo
scanna o lo vende, darà come indennizzo cinque capi di grosso
bestiame per il bue e quattro capi di bestiame per il montone.
Esodo - Capitolo 22
[1]Se un ladro viene sorpreso mentre sta facendo una
breccia in un muro e viene colpito e muore, non vi è vendetta di
sangue. [2]Ma se il sole si era gia alzato su di lui, a
suo riguardo vi è vendetta di sangue.
Il ladro dovrà dare l'indennizzo: se non avrà di che pagare,
sarà venduto in compenso dell'oggetto rubato. [3]Se si
trova ancora in vita e in suo possesso ciò che è stato rubato,
si tratti di bue, di asino o di montone, restituirà il doppio.
Delitti che esigono un indennizzo
[4]Quando un uomo usa come pascolo un campo o una vigna
e lascia che il suo bestiame vada a pascolare nel campo altrui,
deve dare l'indennizzo con il meglio del suo campo e con il
meglio della sua vigna.
[5]Quando un fuoco si propaga e si attacca ai cespugli
spinosi, se viene bruciato un mucchio di covoni o il grano in
spiga o il grano in erba, colui che ha provocato l'incendio darà
l'indennizzo.
[6]Quando un uomo dà in custodia al suo prossimo
argento od oggetti e poi nella casa di questo uomo viene commesso
un furto, se si trova il ladro, restituirà il doppio. [7]Se
il ladro non si trova, il padrone della casa si accosterà a Dio
per giurare che non ha allungato la mano sulla proprietà del suo
prossimo.
[8]Qualunque sia l'oggetto di una frode, si tratti di
un bue, di un asino, di un montone, di una veste, di qualunque
oggetto perduto, di cui uno dice: «E' questo!», la causa delle
due parti andrà fino a Dio: colui che Dio dichiarerà colpevole
restituirà il doppio al suo prossimo.
[9]Quando un uomo dà in custodia al suo prossimo un
asino o un bue o un capo di bestiame minuto o qualsiasi bestia,
se la bestia è morta o si è prodotta una frattura o è stata
rapita senza testimone, [10]tra le due parti interverrà
un giuramento per il Signore, per dichiarare che il depositario
non ha allungato la mano sulla proprietà del suo prossimo. Il
padrone della bestia accetterà e l'altro non dovrà restituire. [11]Ma
se la bestia è stata rubata quando si trovava presso di lui,
pagherà l'indennizzo al padrone di essa. [12]Se invece è
stata sbranata, la porterà in testimonianza e non dovrà dare
l'indennizzo per la bestia sbranata.
[13]Quando un uomo prende in prestito dal suo prossimo
una bestia e questa si è prodotta una frattura o è morta in
assenza del padrone, dovrà pagare l'indennizzo. [14]Ma se
il padrone si trova presente, non deve restituire; se si tratta
di una bestia presa a nolo, la sua perdita è compensata dal
prezzo del noleggio.
Violenza a una vergine
[15]Quando un uomo seduce una vergine non ancora
fidanzata e pecca con lei, ne pagherà la dote nuziale ed essa
diverrà sua moglie. [16]Se il padre di lei si rifiuta di
dargliela, egli dovrà versare una somma di denaro pari alla dote
nuziale delle vergini.
Leggi morali e religiose
[17]Non lascerai vivere colei che pratica la magìa.
[18]Chiunque si abbrutisce con una bestia sia messo a
morte.
[19]Colui che offre un sacrificio agli dei, oltre al
solo Signore, sarà votato allo sterminio.
[20]Non molesterai il forestiero né lo opprimerai,
perché voi siete stati forestieri nel paese d'Egitto.
[21]Non maltratterai la vedova o l'orfano. [22]Se
tu lo maltratti, quando invocherà da me l'aiuto, io ascolterò
il suo grido, [23]la mia collera si accenderà e vi farò
morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli
orfani.
[24]Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo,
all'indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da
usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
[25]Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo,
glielo renderai al tramonto del sole, [26]perché è la
sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe
coprirsi dormendo? Altrimenti, quando invocherà da me l'aiuto,
io ascolterò il suo grido, perché io sono pietoso.
[27]Non bestemmierai Dio e non maledirai il principe
del tuo popolo.
Primizie e primogeniti
[28]Non ritarderai l'offerta di ciò che riempie il tuo
granaio e di ciò che stilla dal tuo frantoio.
Il primogenito dei tuoi figli lo darai a me.
[29]Così farai per il tuo bue e per il tuo bestiame
minuto: sette giorni resterà con sua madre, l'ottavo giorno me
lo darai.
[30]Voi sarete per me uomini santi: non mangerete la
carne di una bestia sbranata nella campagna, la getterete ai
cani.
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